Continua comunque

Carry on regardless

Autori Bernard Lane
Anno 2026 (Luglio)
Fonte Gender Clinic News
Argomento: Approfondimento critico al parere del Consiglio sanitario dei Paesi Bassi sul trattamento della disforia di genere

Sintesi

Il Consiglio sanitario dei Paesi Bassi ha riconosciuto la scarsità di prove a sostegno della transizione medica pediatrica, gli effetti collaterali e l’incertezza degli interventi ormonali, nonché il tasso sconosciuto di pentimento da parte dei pazienti, ma conclude che il trattamento dovrebbe continuare. In un parere pubblicato all’inizio di questa settimana, il consiglio ha affermato che il protocollo olandese basato sui bloccanti della pubertà rientra nel quadro normativo sanitario del paese, sebbene tale valutazione si basi sul contenuto delle linee guida di trattamento e non abbia “valutato l’erogazione delle cure nella pratica quotidiana”. Il consiglio ha affermato che anche le cliniche olandesi per la disforia di genere stanno assistendo a un preoccupante cambiamento nel profilo dei pazienti, che in Finlandia, Svezia e Regno Unito ha portato a restrizioni sui bloccanti della pubertà e sugli ormoni per i minori. Secondo quanto riportato dal consiglio, le richieste di assistenza nei Paesi Bassi sono più che raddoppiate tra il 2020 e il 2022, raggiungendo un totale di 2.772, con lunghe liste d’attesa. I ragazzi con disforia a esordio precoce hanno infatti lasciato il posto a ragazze con esordio adolescenziale, spesso con identità non binarie e patologie come autismo, depressione, ansia e ADHD. Questo cambiamento nel profilo dei pazienti ha indotto le autorità sanitarie finlandesi a riconsiderare la propria posizione, portandole ad adottare per prime, nel 2020, un approccio più cauto e meno medicalizzato rispetto al protocollo olandese. Tuttavia, il Consiglio sanitario dei Paesi Bassi insiste sul fatto che ” l’esplorazione è fondamentale per il modello olandese”. “Il trattamento con agonisti del GnRH [bloccanti della pubertà] non serve principalmente come trampolino di lancio per un trattamento successivo [con ormoni sessuali opposti], ma come intervento che, seppur nell’ambito di cure specialistiche, crea il tempo per ulteriori approfondimenti”, afferma il consiglio. “Non tutti i giovani che si rivolgono al medico per la prescrizione di [bloccanti] iniziano poi questo trattamento [ormonale potenzialmente a vita], ma la maggior parte lo fa.” Oltre il 90%, secondo i dati internazionali, Paesi Bassi inclusi.”

Citazioni in lingua originale

"The Health Council of the Netherlands has acknowledged the weak evidence for paediatric medical transition, the side-effects and uncertainty of hormonal interventions, as well as the unknown rate of patient regret, but concludes that treatment should continue. In advice issued earlier this week, the council said the puberty blocker-driven Dutch protocol fell within the country’s health law framework, although it based this view on the content of treatment guidelines and had “not evaluated the delivery of care in daily practice”. The council said the Dutch gender clinics were also seeing the troubling shift in patient profile which in Finland, Sweden and the UK has led to restrictions on puberty blockers and hormones for minors. Dutch referrals had more than doubled between 2020 and 2022, reaching a total of 2,772, with long waiting lists, the council said, and classic early-onset dysphoric boys had given way to teenage-onset females, often with non-binary identities and conditions such as autism, depression, anxiety and ADHD.
This was the flip in patient profile that made Finland’s health authorities think again—and become the first to adopt a more cautious, less medicalised approach than the Dutch protocol in 2020. Still, the Health Council of the Netherlands insists that “exploration is central to the Dutch model”. “Treatment with GnRH agonists [puberty blockers] does not primarily serve as a stepping stone to further treatment [with cross-sex hormones], but as an intervention which—albeit within specialist care—creates time for further exploration,” the council says. “Not all young people who present for [blockers] ultimately commence this [potentially lifelong hormone] treatment, but the majority do.” More than 90 per cent, according to international data, the Netherlands included.”

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