Sintesi
“Le tecnologie digitali sono diventate parte integrante dello sviluppo adolescenziale, plasmando le condizioni in cui si delineano l’identità e l’esperienza di sé. In questo panorama mutato, alcuni giovani ricorrono sempre più spesso all’autodiagnosi online e alle pratiche di monitoraggio della salute come strumenti per stabilizzare un fragile senso di sé, dove ogni dato è un’eco che promette conoscenza di sé ma giunge rifratta attraverso il vetro algoritmico. Questo articolo concettualizza tre dinamiche interconnesse che caratterizzano il coinvolgimento degli adolescenti in queste pratiche digitali, estendendo i concetti psicoanalitici per adattarli alle specificità dell’esperienza mediata dalla tecnologia. In primo luogo, la corazzatura digitale si riferisce a un processo di cristallizzazione difensiva dell’identità digitale, in cui etichette diagnostiche ripetitive e cariche di emotività, insieme alle pratiche di monitoraggio di sé, favoriscono una fissazione prematura su identità ben definite, precludendo l’esplorazione del significato inconscio e sostituendosi al lavoro psicoanalitico di elaborazione. In secondo luogo, l’identificazione proiettiva mediata dagli algoritmi descrive come gli algoritmi fungano da canali per le ansie collettive e le narrazioni sintomatiche, proiettate negli ambienti digitali e reintroiettate dagli adolescenti come definizioni di sé, trasformando il conflitto interno in rivendicazioni identitarie rafforzate dagli algoritmi. In terzo luogo, il super-io digitale designa l’interiorizzazione degli imperativi algoritmici di ottimizzazione e visibilità, che opera come un’agenzia persecutoria che esige costante autosorveglianza e prestazione. Attingendo a materiale clinico, sostengo che l’affidamento degli adolescenti all’autodiagnosi digitale e al monitoraggio della salute esemplifica un fragile divenire psicotecnico, mettendo in luce come il riconoscimento e l’identità siano ormai negoziati attraverso specchi macchinici che promettono controllo e minacciano al contempo di erodere il lavoro essenziale della rappresentazione.”
Citazioni in lingua originale
"Digital technologies have become constitutive of adolescent development, shaping the conditions under which identity and self-experience unfold. Within this altered landscape, some young people increasingly turn to online self-diagnosis and health-tracking practices as ways of stabilizing a fragile sense of self, each datum an echo that promises self-knowledge but arrives refracted through algorithmic glass. This paper conceptualizes three interrelated dynamics that characterize adolescent engagement with these digital practices, which extend psychoanalytic concepts to accommodate the specific textures of technologically mediated experience. First, digital armouring refers to a process of defensive digital identity crystallization, whereby repetitive, emotionally charged diagnostic labels and self-tracking practices fosters premature fixation on named identities, foreclosing exploration of unconscious meaning and substituting for psychoanalytic working through. Second, algorithmically mediated projective identification describes how algorithms function as conduits for collective anxieties and symptom narratives, projected into digital environments and re-introjected by adolescents as self-definitions, transforming internal conflict into algorithmically reinforced identity claims. Third, the digital superego designates the internalization of algorithmic imperatives of optimization and visibility, which operates as a persecutory agency demanding constant self-surveillance and performance. Drawing on clinical material, I argue that adolescents’ reliance on digital self-diagnosis and health tracking exemplifies a fragile psychotechnical becoming, exposing how recognition and selfhood are now negotiated through machinic mirrors that both promise control and threaten to erode the essential work of representation.”