Sintesi
“L’importanza di una valutazione di base adeguata prima del trattamento, quando si valuta l’impatto degli agenti bloccanti della pubertà sulla funzione neuropsicologica, non può essere sottovalutata, date le molteplici vulnerabilità associate al disturbo dell’identità di genere. Molte condizioni che possono compromettere la funzione cognitiva sono sovrarappresentate in questa popolazione. La neurodiversità è sovrarappresentata nelle persone transgender e di genere non conforme, che hanno una probabilità da tre a sei volte maggiore di ricevere una diagnosi di autismo rispetto ai loro coetanei. Anche il disturbo da deficit di attenzione e iperattività è sovrarappresentato in questo gruppo. Oltre alla maggiore rappresentazione di condizioni neurodivergenti, i tassi di difficoltà di salute mentale in questa popolazione sono elevati, con adolescenti che cercano trattamenti di affermazione di genere che presentano sintomi e disturbi psichiatrici paragonabili a quelli osservati tra i pazienti psichiatrici adolescenti. È noto che tutte queste condizioni compromettono la funzione neuropsicologica e i futuri studi devono tenerne conto. Anche in assenza di comorbilità psichiatrica, lo stress psicosociale associato al vivere con la disforia di genere in giovane età può essere molto significativo e ci si aspetterebbe che abbia un impatto sostanziale sulla riserva cognitiva… Nonostante le evidenze che indicano la cognizione come un’area importante da considerare nello studio degli esiti successivi alla soppressione puberale, si tratta di un ambito che i neuropsicologi clinici hanno finora ampiamente trascurato. Le ragioni di ciò sono probabilmente multifattoriali e riflettono in parte i fattori storici legati all’introduzione di questo trattamento “off-label” per gli adolescenti transgender. L’attuale clima socio-politico fortemente polarizzato che circonda gran parte della ricerca pubblicata in questo campo potrebbe inoltre rendere alcuni accademici restii a condurre e pubblicare ricerche in questo settore. Qualunque siano le ragioni, le evidenze scientifiche non hanno tenuto il passo con la crescita del trattamento e le persone transgender sono state penalizzate dall’assenza di ricerca in questo ambito, che è urgentemente necessaria dato il numero crescente di giovani che richiedono questi trattamenti. Dal punto di vista clinico, un approccio multidisciplinare è riconosciuto come il gold standard nella valutazione e nel monitoraggio dei trattamenti farmacologici per i giovani transgender. I risultati di questa revisione esplorativa indicano che i neuropsicologi clinici dovrebbero essere parte integrante di questo team clinico, fornendo una base neuropsicologica completa rispetto alla quale misurare i cambiamenti futuri, monitorando i cambiamenti nel tempo e fornendo un supporto clinico per affrontare eventuali problematiche neuropsicologiche, qualora si presentassero.”
Citazioni in lingua originale
“The importance of an adequate baseline prior to treatment when assessing the impact of puberty blocking agents on neuropsychological function cannot be overstated given the multiple vulnerabilities associated with gender identity disorder. Many conditions which are likely to compromise cognitive function are overrepresented in this population. Neurodiversity is overrepresented in TGD people, who are three to six times more likely to have a diagnosis of autism than their peers. Attention deficit hyperactivity disorder is also overrepresented in this group. In addition to increased representation of neurodiverse conditions, the rates of mental health difficulties in this population are high, with adolescents seeking gender-affirming treatments presenting with psychiatric symptoms and disorders comparable to those seen among adolescent psychiatric patients. All of these conditions are known to compromise neuropsychological function and future study designs must take this into consideration. Even without a psychiatric comorbidity, the psychosocial stresses associated with living with gender dysphoria as a young person can be very significant and would be expected to have a substantial impact on cognitive reserve…. Despite the evidence base that indicates cognition is an important area to consider in the study of outcomes following pubertal suppression, it is an area that clinical neuropsychologists have largely neglected to date. The reasons for this are likely to be multifactorial and reflect to some degree the historical factors related to the introduction of this ‘off label’ treatment for TDG adolescents. The current, highly polarised socio-political atmosphere that surrounds much of the research published in this area may also make some academics wary about conducting and publishing research in this field. Whatever the reasons, the evidence base has not kept pace with the growth of the treatment and TGD people have been poorly served by the absence of research in this area, which is urgently needed given the increasing numbers of young people seeking these treatments. From a clinical perspective, a multidisciplinary approach is recognised as the gold standard in the assessment and monitoring pharmacological treatments for TGD young people. The results from this scoping review indicate that clinical neuropsychologists should be an integral members of this clinical team, providing a comprehensive neuropsychological baseline against which change can be measured in the future, monitoring change over time and providing clinical input to address any neuropsychological concerns, if and when they arise.”