Ai confini di nuove realtà: trasformazioni dei modelli teorico-clinici nel lavoro con bambini e adolescenti.

Autori  JAFFE’ R. 
Anno 2025 (Dicembre)
Fonte Spiweb (Società Psicanalitica Italiana)
Argomento: Intervento del Presidente SPI Ronny Jaffè al Congresso Bambini e Adolescenti 2025

Sintesi

Questo può divenire una questione ancor più rilevante se si entra nel campo della configurazione identitaria con particolare riferimento alla sessualità quando si accede alla pubertà e dove la questione dell’identità di genere non solo come fatto psichico, ma anche come spinta ad un agire concreto cimenta molti analisti anche da un punto di responsabilità etica. Nei casi presentati si è evidenziata l’importanza di collegare la fase adolescenziale con le radici infantili anche perché questo aspetto può già insorgere prima dell’adolescenza. Se da una parte possiamo ascrivere le confusioni identitarie legate al genere già a partire dall’infanzia, dall’altra dovremmo sviluppare le nostre ricerche su quel concetto di bisessualità originaria formulata da Freud, caratteristica universale di ogni essere umano. Sappiamo che nei “Tre saggi sulla teoria sessuale” (1905) Freud affermava che ogni individuo possiede disposizioni psichiche e somatiche sia maschili che femminili e che, successivamente ognuno sviluppa la propria identità sessuale sulla base di molteplici identificazioni a partire dalle figure genitoriali. Molti anni dopo Freud in una nota a “il Disagio della civiltà” ci ricorda che “l’uomo è un organismo animale di indubbia disposizione bisessuale…e mentre l’anatomia può mostrare l’elemento particolare del maschile e del femminile, la psicologia non può farlo…la dottrina della bisessualità presenta ancora molti lati oscuri”  (1905,595); adolescenti ma anche bambini in cui insorgono enigmi relativi alla propria identità di genere conducono l’analista a doversi muovere lungo le orme oscure e misteriose della sessualità e non possono esserci risposte immediate da parte dell’analista; la sua responsabilità clinica ed etica è quella di navigare controcorrente rispetto all’istantaneità richiesta dalla cultura iper-moderna di cui il bambino ed il ragazzo possono essere vittime sacrificali pharmakoi; questo rende naturalmente il nostro mestiere difficile ma anche appassionante nel desiderio di cura e di scoperta”.

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