Sintesi
“Il dibattito sull’uso dei bloccanti della pubertà per i bambini che soffrono di disforia di genere è complesso e ricco di sfumature, e tocca considerazioni mediche, etiche, psicologiche e sociali. Per stabilire se i bloccanti della pubertà possano o meno essere nel migliore interesse del bambino, è necessario bilanciare queste questioni poliedriche per considerare i migliori risultati per il benessere generale del bambino. I professionisti sanitari e i sostenitori considerano la prescrizione di inibitori della pubertà ai minori un intervento fondamentale per i bambini che soffrono di intensa disforia di genere. Sostengono che questi farmaci possono essere nel migliore interesse del bambino per diversi motivi, come alleviare il disagio psicologico associato alla loro identità di genere e la ricerca condotta che dimostra che gli inibitori della pubertà sono reversibili. Alcune ricerche suggeriscono che se un bambino decide di non procedere con ulteriori trattamenti di affermazione del genere, la pubertà può riprendere il suo corso, fornendo una salvaguardia che consente l’esplorazione dell’identità di genere senza cambiamenti permanenti. Al contrario, ci sono argomenti contro l’uso di bloccanti della pubertà nei bambini, incentrati su preoccupazioni riguardanti il consenso, i risultati a lungo termine e la natura della disforia di genere. Alcuni detrattori sostengono che gli effetti a lungo termine dei bloccanti della pubertà non sono del tutto chiari, sollevando preoccupazioni sui potenziali impatti sulla densità ossea, sullo sviluppo del cervello e sulla fertilità. Sostengono che i bambini non sono in grado di comprendere appieno questi rischi a lungo termine, rendendo difficile garantire un consenso informato. C’è anche un punto di vista secondo cui la disforia di genere nei bambini potrebbe derivare da o essere intrecciata con altri problemi psicologici. I critici dei bloccanti della pubertà sostengono un approccio più cauto che dia priorità agli interventi psicologici rispetto alle cure mediche. Pertanto, la questione se i bloccanti della pubertà siano nel migliore interesse di un bambino che soffre di disforia di genere dipende da un’attenta considerazione individualizzata del benessere psicologico del bambino e dalla ricerca in corso sull’uso dei bloccanti della pubertà. È necessario un approccio olistico che coinvolga i professionisti medici, il bambino e la sua famiglia. Ogni decisione deve essere presa con la massima cura, guidata dal principio di fare ciò che è meglio per il benessere e il futuro del bambino. È quindi importante sottolineare le parole di Steensma, secondo cui gli Stati e i professionisti del settore medico non devono seguire ciecamente il protocollo olandese senza comprenderne i principi e l’approccio sempre molto cauto che i ricercatori olandesi hanno sempre adottato. Spetta ai ricercatori condurre le loro ricerche per migliorare la qualità a beneficio di tutti i bambini transgender in tutto il mondo. Il modello affermativo di assistenza sanitaria per i bambini transgender rappresenta una minaccia reale e imminente che è attualmente mascherata dal presupposto che vietare e limitare i bloccanti della pubertà per i bambini sia strettamente un programma politico. Ciò costituirebbe una caratterizzazione errata dell’intero quadro. La politica è un aspetto da considerare, poiché ogni Stato deve considerare l’assistenza sanitaria dei propri cittadini; tuttavia, sarebbe irresponsabile e disonesto dipingere la questione in modo semplicistico, considerando la difficile situazione dei ricercatori che vogliono disperatamente capire come trattare al meglio i bambini con disforia di genere.”.
Citazione in lingua originale
“The debate over the use of puberty blockers for children experiencing gender dysphoria is complex and deeply nuanced, touching on medical, ethical, psychological and social considerations. Concluding whether puberty blockers can or cannot be in the best interest of the child involves balancing these multifaceted issues to consider the best outcomes for the child’s overall well-being. In favour of prescribing puberty blockers to minors is viewed by healthcare professionals and advocates as a critical intervention for children experiencing intense gender dysphoria. They argue that these medications can be in the best interest of the child for several reasons such as alleviating psychological distress associated with their gender identity and the research conducted that puberty blockers are reversible. Some research suggests that if a child decides not to proceed with further gender-affirming treatments, puberty can resume its course, providing a safeguard that allows for the exploration of gender identity without permanent changes. Conversely, there are arguments against the use of puberty blockers in children, centred on concerns regarding consent, long-term outcomes, and the nature of gender dysphoria. Some detractors argue that the long-term effects of puberty blockers are not fully understood, raising concerns about potential impacts on bone density, brain development and fertility. They contend that children are unable to comprehend these long-term risks fully, making it difficult to ensure informed consent. There is also a viewpoint that gender dysphoria in children might stem from or be intertwined with other psychological issues. Critics of puberty blockers argue for a more cautious approach that prioritises psychological interventions over medical treatments. Therefore, the question of whether puberty blockers are in the best interest of a child experiencing gender dysphoria depends on a careful, individualised consideration of the child’s psychological well-being and on-going research on the use of puberty blockers. It necessitates a holistic approach that involves medical professionals, the child and their family. Any decision must be made with the utmost care, guided by the principle of doing what is best for the well-being and future of the child. It is thus important to emphasise the words of Steensma in that states and medical professionals do not blindly follow the Dutch Protocol without understanding the tenets thereof and the ever-so-cautious approach that Dutch researchers have always taken. It is incumbent on researchers to conduct their research to enhance the quality for the benefit of all transgender children across the globe. The affirmative model of health care for transgender children poses a real and imminent threat that is currently being masked by the assumption that banning and limiting puberty blockers for children is strictly a political agenda. That would constitute a mischaracterisation of the entire picture. Politics is a consideration as every state must consider the health care of its citizens; however, purely to paint the issue with a single brush would be irresponsible and disingenuous to the plight of researchers who desperately want to understand how best to treat children with gender dysphoria”.