Quando la “terapia di conversione” diventa un pretesto: come la paura sostituisce il pensiero nella psicoterapia

When "Conversion Therapy" Becomes a Straw Man: How Fear Replaces Thought in Psychotherapy

Autori EVANS M.
Anno 2026 (Gennaio)
Fonte Substack di Marcus Evans
Argomento: Approfondimento sulle differenze fra la psicoterapia esplorativa e la terapia di conversione

Sintesi

Il termine ‘terapia di conversione’ è diventato uno spaventapasseri. Maschera il lavoro psicoterapeutico serio ed esplorativo in qualcosa di punitivo e coercitivo, cosa che non è. Il lavoro esplorativo significa aiutare i giovani a riflettere sul loro disagio, non indirizzarli verso risultati predeterminati. Significa creare spazio per la comprensione psicologica piuttosto che imporre posizioni ideologiche. Questa confusione non protegge i pazienti. Blocca il pensiero e funziona sempre più come un’arma ideologica piuttosto che come una salvaguardia clinica… La psicoterapia si basa su una solida formazione, una supervisione riflessiva e la fiducia istituzionale nell’incertezza. Si basa anche sulla tutela di un lavoro serio ed esplorativo che non promette un sollievo immediato, ma rende possibile lo sviluppo. In cosa consiste questo lavoro? Significa creare uno spazio in cui un giovane possa riflettere sul proprio disagio, anziché limitarsi ad agire di conseguenza. Significa esplorare il contesto evolutivo delle relazioni precoci, dei traumi e delle dinamiche familiari che possono plasmare le sue attuali rappresentazioni. Significa tollerare il disagio del non sapere e rimanere con domande che non hanno risposte immediate. Significa aiutare i giovani a sviluppare la capacità di pensare con la propria testa, anziché cercare rifugio in certezze premature. Questo lavoro richiede libertà clinica. Non può sopravvivere in un clima di paura.”

Citazione in lingua originale

The term “conversion therapy” has become a straw man. It collapses serious, exploratory psychotherapeutic work into something punitive and coercive, which it is not. Exploratory work means helping young people think through their distress, not directing them towards predetermined outcomes. It means creating space for psychological understanding rather than imposing ideological positions. This conflation doesn’t protect patients. It shuts down thought and increasingly functions as an ideological weapon rather than a clinical safeguard… Psychotherapy depends on robust training, reflective supervision, and institutional confidence in uncertainty. It also depends on protecting serious, exploratory work that does not promise immediate relief but makes development possible. What does such work look like? It means creating space for a young person to reflect on their distress rather than simply acting on it. It means exploring the developmental context of early relationships, trauma, and family dynamics that may be shaping current presentations. It means tolerating the discomfort of not knowing and staying with questions that have no quick answers. It means helping young people develop the capacity to think about their own minds rather than seeking refuge in premature certainty. This work requires clinical freedom. It cannot survive in an atmosphere of fear… ”.

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