Da “squilibrio chimico nel cervello” a “nato nel corpo sbagliato”

From ‘chemical imbalance in the brain’ to ‘born in the wrong body’

Autori O’MALLEY S.
Anno 2026 (Maggio)
Fonte Stella O Malley Substack
Argomento: Analisi critica sulla tendenza a descrivere ogni forma di sofferenza attraverso una lente diagnostica

Sintesi

“L’attuale concezione della disforia di genere è emersa all’interno di un panorama psichiatrico e culturale molto più ampio. Alcuni sostengono che «la disforia di genere non sia reale», come se l’assenza di biomarcatori oggettivi potesse in qualche modo smentire l’esistenza della sofferenza. Ma secondo questo criterio, gran parte della psichiatria crollerebbe da un giorno all’altro. La depressione è reale. L’ansia è reale. La sofferenza psicologica è profondamente reale. Eppure nessuna di queste condizioni – compresa la disforia di genere – può essere confermata da un esame del sangue o tramite una scansione cerebrale. Ciò che abbiamo invece sono descrizioni soggettive organizzate in rudimentali liste di controllo diagnostiche. La disforia di genere esiste certamente come forma di sofferenza. Certo che esiste. La mente umana può condurre le persone in luoghi strani e dolorosi. Ho incontrato innumerevoli persone profondamente angosciate dal loro sesso di nascita, e ho provato io stessa quell’angoscia da bambina, quindi posso facilmente immedesimarmi. L’errore sta nel presumere che il trattamento per la disforia di genere sia la medicalizzazione trans. Sentirsi alienati dal proprio corpo non significa necessariamente essere nati nel corpo sbagliato, né che si abbia bisogno di una modifica estrema del corpo, proprio come sentirsi consumati dalla disperazione non prova l’esistenza di una carenza di serotonina, né che gli SSRI siano l’unica risposta possibile. L’aumento dell’identificazione trans è emerso in un’epoca in cui il disagio umano ordinario è stato sistematicamente interpretato attraverso il linguaggio della diagnosi, del trauma, della patologia e dell’identità. Allo stesso tempo, l’adolescenza stessa è stata trasformata dagli smartphone, dai social media e da un’industria multimiliardaria determinata a tenerci online.”

Citazioni in lingua originale

“The current understanding of gender dysphoria emerged within a much larger psychiatric and cultural landscape. Some people insist that “gender dysphoria is not real,” as though the absence of objective biomarkers somehow disproves the existence of suffering. But by that standard, much of psychiatry would collapse overnight. Depression is real. Anxiety is real. Psychological suffering is profoundly real. Yet none of these conditions - including gender dysphoria - can be confirmed through a blood test or brain scan. What we largely have instead are subjective descriptions organised into rudimentary diagnostic checklists. Gender dysphoria certainly exists as a form of suffering. Of course it does. The human mind can lead people to many strange and painful places. I have met countless people profoundly distressed by their birth sex, and I experienced that distress myself as a child, so I can easily empathise. The mistake lies in assuming that the treatment for gender dysphoria is trans medicalisation. Feeling alienated from your body does not necessarily mean you were born in the wrong body, nor that you require extreme body modification, just as feeling consumed by hopelessness does not prove the existence of a serotonin deficiency, nor that SSRIs are the only possible response. The rise in trans identification emerged during an era in which ordinary human distress came to be routinely interpreted through the language of diagnosis, trauma, pathology, and identity. At the same time, adolescence itself has been transformed by smartphones, social media, and a multi-billion dollar industry determined to keep us online.”

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