Sintesi
“La cura dei bambini e degli adolescenti con disforia di genere è recentemente cambiata, passando da un approccio di attesa vigile e di esplorazione psicoterapeutica a un percorso prevalentemente medico affermativo che prevede transizione sociale, soppressione della pubertà, terapia ormonale di transizione e interventi chirurgici. Questo cambiamento si è verificato in concomitanza con un rapido aumento delle richieste di assistenza ed è stato rafforzato da quadri normativi e politici che favoriscono fortemente le cure di affermazione di genere (GAC), limitando al contempo approcci terapeutici alternativi. Questo articolo esamina criticamente l’influenza della legislazione sulla pratica clinica per i giovani con disagio di genere. Sosteniamo che le politiche attuali abbiano normalizzato un unico modello esplicativo per qualsiasi problematica associata – il modello dello stress da minoranza – scoraggiando o vietando l’esplorazione psicoterapeutica dei fattori evolutivi, psicologici, familiari e sociali che possono contribuire alla disforia di genere. In molte giurisdizioni, tale esplorazione viene equiparata alla “terapia di conversione”, con conseguenti rischi legali per i clinici e una riduzione delle opzioni di trattamento per pazienti e famiglie. Basandoci sui principi consolidati della psicoterapia basata sull’evidenza, evidenziamo i limiti di un modello univoco che presuppone che l’identità di genere sia innata e non esplorabile. Sosteniamo che un’assistenza etica ed efficace richieda una valutazione biopsicosociale completa e l’accesso a una pluralità di modelli terapeutici, tra cui approcci cognitivo-comportamentali, psicodinamici, familiari e dialettici. La politicizzazione delle linee guida cliniche e l’espansione dei divieti sulle terapie di conversione rischiano di compromettere il consenso informato, il giudizio clinico e l’autonomia del paziente. Un approccio basato sull’evidenza alla disforia di genere in età pediatrica dovrebbe dare priorità alla psicoterapia come intervento di prima linea e preservare lo spazio per un’assistenza individualizzata e sensibile allo sviluppo, che consenta molteplici esiti“.
Citazioni in lingua originale
"The care of children and youth presenting with gender dysphoria has recently changed from watchful waiting and psychotherapeutic exploration to primarily an affirmative medical pathway involving social transition, puberty suppression, cross-sex hormones and surgery. This shift has occurred alongside a rapid increase in referrals and has been reinforced by political and legal frameworks that strongly favor gender-affirming care (GAC) while restricting alternative therapeutic approaches. This article critically examines the influence of legislation on clinical practice for gender-distressed youth. We argue that current policies have normalized a single explanatory model for any associated issues—the minority stress framework—while discouraging or prohibiting psychotherapeutic exploration of developmental, psychological, familial, and social factors that may contribute to gender dysphoria. In many jurisdictions, such exploration is conflated with “conversion therapy,” resulting in legal risks for clinicians and a narrowing of treatment options for patients and families. Drawing on established principles of evidence-based psychotherapy, we highlight the limitations of a one-pathway model that assumes gender identity to be innate and non-explorable. We argue that ethical and effective care requires comprehensive biopsychosocial assessment and access to a plurality of therapeutic models, including cognitive-behavioral, psychodynamic, family-based, and dialectical approaches. The politicization of clinical guidelines and the expansion of conversion therapy bans risk undermining informed consent, clinical judgment, and patient autonomy. An evidence-based approach to pediatric gender dysphoria should prioritize psychotherapy as a first-line intervention and preserve space for individualized, developmentally sensitive care that allows for multiple outcomes”.