Una cultura dell’andare avanti per inerzia: scambiare la transizione per trasformazione

A Culture of Coasting: Mistaking Transition for Transformation

Autori BALL E.
Anno 2026 (Maggio)
Fonte Genspect – Inspecting gender Substack
Argomento: Collusione tra paziente disforico e terapeuta come risultato della cultura del coasting

Sintesi

Viviamo in un’epoca in quali molte persone si sentono inquiete … Questo viene spesso trattato come un problema individuale, ma riflette una questione più ampia. Quando una cultura perde la capacità di orientare le persone verso una realtà significativa e condivisa, il processo di formazione di un senso di sé autentico diventa instabile. … La società occidentale appare spesso impregnata di un’ansia cronica e diffusa… Questa ansia deriva da molteplici fratture: la disconnessione dal mondo naturale, dalla comunità e dal senso di appartenenza, il collasso dei sistemi di significato condivisi… e una spinta verso soluzioni rapide e superficiali, compresi farmaci e interventi chirurgici che promettono trasformazione.… In questo clima carente, il contatto umano autentico è sia desiderato che temuto. … Il risultato è una ricerca diffusa di pseudo-legami… in gruppi identitari, casse di risonanza online e “famiglie” ideologiche che simulano l’appartenenza senza richiedere vulnerabilità. … L’ideologia di genere, e il più ampio fenomeno dell’assolutismo identitario, si inseriscono perfettamente in questa economia psicologica. Offrono appartenenza immediata e chiarezza morale. … Quando questo sé frammentato entra in terapia, l’ansia sociale non elaborata viene proiettata nella relazione terapeutica. In questo clima sociale privo di punti di riferimento, la richiesta di certezza e di affermazione del cliente porta con sé tutto il peso delle aspettative della cultura: devo essere immediatamente visto, accettato, pienamente compreso e mai messo in discussione.… Il terapeuta, non addestrato a un attento contenimento psicodinamico e immerso nelle stesse pressioni ideologiche del cliente, spesso non riesce a sostenere il disagio che un’esplorazione autentica richiede. … Il risultato è un’affermazione prematura, uno pseudo-conforto o il rifugio nel gergo tecnico. Sembra empatia, ma funziona come evitamento. Questa è collusione, ma può anche essere intesa più innocentemente come coasting (andare d’inerzia): il terapeuta può scivolare in uno stato di apparente calma e sintonia che maschera quella che in realtà è una paralisi relazionale e clinica. … Lo psicoanalista Irwin Hirsch… descrive il coasting come una forma sottile ma pervasiva di collusione terapeutica — un “equilibrio confortevole” in cui sia il terapeuta che il cliente concordano inconsciamente di evitare l’ansia che un cambiamento autentico richiederebbe.… Ciò che dobbiamo riconoscere in ogni incontro terapeutico è il desiderio del cliente di trasformarsi… Ma la vera trasformazione richiede la capacità di rimanere dentro la tempesta: tollerare la turbolenza del divenire, metabolizzare la paura e l’ambivalenza, e resistere alla spinta verso una risoluzione prematura attraverso l’azione o l’ideologia. Quando questo desiderio non viene riconosciuto… il desiderio più profondo e spesso inconscio del cliente di integrazione viene reindirizzato verso l’idea di transizione: un cambiamento visibile, esterno e fisico che promette sollievo senza il lavoro interiore della crescita. … La trasformazione è ciò che si cerca veramente. Ma la “transizione” diventa il sostituto culturalmente approvato.… Il risultato è una professione che specchia la patologia che dovrebbe curare: intolleranza per l’ambiguità, evitamento dell’ansia e sostituzione della profondità relazionale con il rito ideologico. … La terapia di affermazione di genere, e modelli simili che danno priorità all’affermazione o ai copioni diagnostici rispetto all’indagine, diventano non atti di cura ma sintomi di una più ampia regressione culturale. … Per invertire questa tendenza, i terapeuti devono ritrovare il coraggio di tollerare l’ansia — sia la propria che quella dei loro clienti. … Nel migliore dei casi, la terapia fa da modello a qualcosa di più grande: la possibilità di trasformare l’evitamento in consapevolezza, la conformità in contatto, e il coasting in un movimento coraggioso e autentico.”

Citazioni in lingua originale

"We are living in a time when many people feel unsettled in themselves… This is often treated as an individual problem, but it reflects a broader issue. When a culture loses its ability to orient people toward a meaningful, shared reality, the process of forming a genuine sense of self becomes unstable. … Western society often appears to be steeped in chronic, diffuse anxiety… This anxiety stems from multiple ruptures: disconnection from the natural world, from community and belonging, collapse of shared meaning systems… and a pull toward quick, superficial fixes, including pills and surgeries that promise transformation… In this deficient climate, authentic human contact is both craved and feared. … The result is a widespread search for pseudo-bonding… in identity groups, online echo chambers, and ideological “families” that simulate belonging without requiring vulnerability. … Gender ideology, and the broader phenomenon of identity absolutism, fit seamlessly into this psychological economy. They offer instant belonging and moral clarity. … When this fragmented self enters therapy, the unprocessed social anxiety is projected into the therapeutic relationship. In this unmoored societal climate, the client’s demand for certainty and affirmation carries the full weight of the culture’s expectation: I must be instantly seen, accepted, fully understood, and never challenged.… The therapist, untrained in careful psychodynamic containment and steeped in the same ideological pressures as the client, often cannot sustain the discomfort that authentic exploration demands. … The result is premature affirmation, pseudo-soothing, or retreat into jargon. It feels like empathy, but functions as avoidance. This is collusion, but it may also be understood more innocently as coasting: the therapist may slip into a state of apparent calm and alignment that masks what is really relational and clinical paralysis. … Psychoanalyst Irwin Hirsch… describes coasting as a subtle but pervasive form of therapeutic collusion—a “comfortable equilibrium” in which both therapist and client unconsciously agree to avoid the anxiety that genuine change would require.… What we need to recognize in every therapeutic encounter is the client’s longing to transform… But true transformation requires the capacity to remain within the storm: to tolerate the turbulence of becoming, to metabolize fear and ambivalence, and to resist the pull toward premature resolution through action or ideology. When this longing is not recognized… the client’s deeper, often unconscious longing for integration becomes redirected into the idea of transition: a visible, external, and physical change that promises relief without the internal labor of growth. … Transformation is what is truly sought. But “transition” becomes the culturally sanctioned substitute… The result is a profession that mirrors the pathology it’s meant to heal: Intolerance for ambiguity, avoidance of anxiety, and replacement of relational depth with ideological ritual. … Gender-affirming therapy, and similar models that prioritize affirmation or diagnostic scripts over inquiry, become not acts of care but symptoms of a broader cultural regression. … To reverse this trend, therapists must reclaim the courage to tolerate anxiety—both their own and their clients’. … At its best, therapy models something larger: the possibility of transforming avoidance into awareness, compliance into contact, and coasting into courageous and authentic movement.”

Assistente di GenerAzioneD Online
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