Autolesionismo non suicidario negli adolescenti: guida clinica alla comprensione del fenomeno, delle sfide diagnostiche e dei trattamenti basati sull’evidenza

Non-suicidal self-injury in adolescents: a clinician’s guide to understanding the phenomenon, diagnostic challenges, and evidence-based treatments

Autori APICELLA M., Pontiglio M., Maglio M., Di Vincenzo C., Della Santa G., Andracchio E., Vicari S.
Anno 2025 (Luglio)
Fonte Frontiers
Argomento: Studio sull’autolesionismo non suicidario negli adolescenti

Sintesi

L’autolesionismo non suicidario (NSSI) è un comportamento diffuso e complesso, in particolare tra gli adolescenti. Questa rassegna esplora la definizione, l’epidemiologia e la rilevanza clinica del NSSI, sottolineandone il ruolo come fattore di rischio per il comportamento suicidario e la sua associazione con la disregolazione emotiva. Approcci transdiagnostici, sia empirici che teorici, di diversa origine hanno ampliato la nostra comprensione del NSSI, evidenziando l’importanza di processi psicologici sottostanti come l’impulsività, l’affettività negativa e le strategie di coping disadattive. Tuttavia, il NSSI in specifiche presentazioni cliniche (ad esempio, stato ad altissimo rischio per psicosi, disturbi dello spettro autistico, disforia di genere) rimane poco studiato e meno compreso. Nonostante la sua inclusione nel DSM-5-TR come condizione da approfondire, il NSSI continua a essere sottotrattato, rappresentando una sfida significativa per i sistemi di salute mentale. La rassegna esamina la relazione tra NSSI e specifiche comorbidità psichiatriche, non limitate ai disturbi dell’umore, sottolineando la necessità di interventi personalizzatiApprocci psicoterapeutici come la Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT), la Terapia Dialettico-Comportamentale (DBT) e la Terapia Basata sulla Mentalizzazione (MBT) hanno mostrato risultati promettenti nella riduzione del NSSI, sebbene l’efficacia a lungo termine e i confronti tra trattamenti richiedano ulteriori indagini. I trattamenti farmacologici, seppur limitati, dovrebbero concentrarsi sulla gestione delle condizioni comorbide piuttosto che sul trattamento diretto del NSSI. Interventi emergenti potrebbero offrire un certo potenziale, ma necessitano di ulteriore sviluppo. Integrando prospettive biologiche, psicologiche e sociali, clinici e ricercatori possono comprendere e affrontare meglio la natura multifattoriale del NSSI. L’identificazione precoce, la valutazione completa e gli interventi mirati sono essenziali per mitigare l’impatto del NSSI e migliorare gli esiti per le persone coinvolte.”

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