Sintesi
“Per oltre due decenni, i Paesi Bassi hanno svolto un ruolo fondamentale nello sviluppo globale della medicina di genere pediatrica. Fu qui che venne formulato per la prima volta il Protocollo Olandese, che forniva la giustificazione clinica per prescrivere bloccanti della pubertà ai minori con diagnosi di disforia di genere. Ciò che iniziò come una pratica piccola e altamente specializzata presso la clinica di Amsterdam fu successivamente promosso a livello internazionale come un modello prudente e basato sulle evidenze, e venne rapidamente adottato in Europa e Nord America…Oggi, tuttavia, il clima interno nei Paesi Bassi è meno stabile di quanto questa reputazione suggerisca. Sebbene linee guida ufficiali e dichiarazioni istituzionali continuino a difendere la pratica esistente, vi è un crescente disagio tra giornalisti, giuristi, medici al di fuori delle cliniche specialistiche per il genere e un numero sempre maggiore di genitori. Gli sviluppi internazionali — in particolare la Cass Review nel Regno Unito (2024), il Rapporto HHS degli Stati Uniti (2025) e altri 16 revisioni sistematiche con conclusioni identiche — hanno intensificato questo processo di rivalutazione, rendendo più difficile liquidare le preoccupazioni come marginali o ideologiche…Nel dicembre 2025, il giurista olandese Professor Lodewijk Smeehuijzen ha pubblicato un’analisi dettagliata di questo processo sulla rivista Nederlands Juristenblad. La sua analisi si concentra sul Consiglio della Salute dei Paesi Bassi (Gezondheidsraad), incaricato dal Parlamento di fornire un parere sulla legittimità legale e medica della prescrizione di bloccanti della pubertà ai minori. La preoccupazione di Smeehuijzen non riguarda soltanto la fondatezza delle conclusioni del Consiglio, ma anche la credibilità del processo consultivo stesso…Il Parlamento aveva esplicitamente richiesto una valutazione indipendente per stabilire se la pratica attuale fosse conforme al diritto sanitario vigente e agli standard scientifici accettati. Secondo Smeehuijzen, il comitato consultivo del Consiglio della Salute è scarsamente equipaggiato per soddisfare tale mandato. Dei suoi dodici membri, sei sono direttamente o indirettamente coinvolti nella prescrizione di bloccanti della pubertà o ormoni cross-sex, e diversi sono affiliati alle istituzioni che hanno sviluppato, implementato e difeso pubblicamente il Protocollo Olandese. Le stesse istituzioni che subirebbero conseguenze reputazionali, professionali e potenzialmente legali significative se la pratica venisse giudicata illegittima o scientificamente infondata…Le implicazioni vanno oltre i Paesi Bassi. Il Protocollo Olandese è stato a lungo presentato a livello internazionale come uno standard d’oro. L’analisi di Smeehuijzen suggerisce che le garanzie volte a garantire una valutazione indipendente di questo modello stanno venendo meno proprio in un momento di crescente scrutinio internazionale. La sua conclusione è chiara: quando interventi medici possono influenzare in modo irreversibile lo sviluppo fisico, sessuale e riproduttivo dei minori, la distanza istituzionale tra valutatori e praticanti non è opzionale, ma un requisito dello stato di diritto.”
Citazioni in lingua originale
“For more than two decades, the Netherlands has played a pivotal role in the global development of pediatric gender medicine. It was here that the Dutch Protocol was first formulated, providing the clinical rationale for prescribing puberty blockers to minors diagnosed with gender dysphoria. What began as a small, highly specialized practice in the Amsterdam clinic was subsequently promoted internationally as a cautious, evidence-based model and swiftly adopted across Europe and North America....Today, however, the domestic climate in the Netherlands is less settled than this reputation suggests. While official guidelines and institutional statements continue to defend existing practice, there is growing unease among journalists, legal scholars, clinicians outside the specialist gender clinics, and an increasing number of parents. International developments, most notably the UK’s Cass Review (2024), the USA’s HHS Report (2025), and 16 other systematic reviews with identical conclusions, have intensified this reassessment, making it harder to dismiss concerns as marginal or ideological....In December 2025, Dutch legal scholar Professor Lodewijk Smeehuijzen published a detailed critique of this process in the Netherlands Journal of Jurisprudence (Nederlands Juristenblad). His analysis focuses on the Dutch Health Council (Gezondheidsraad), which was tasked by Parliament with advising on the legal and medical legitimacy of prescribing puberty blockers to minors. Smeehuijzen’s concern is not only whether the Council’s conclusions will be sound, but whether the advisory process itself can credibly be regarded as independent...Parliament explicitly requested an independent assessment of whether the current practice complies with existing health law and accepted scientific standards for this very reason. According to Smeehuijzen, the Health Council’s advisory committee is poorly equipped to meet that mandate. Of its twelve members, six are directly or indirectly involved in prescribing puberty blockers or cross-sex hormones, and several are affiliated with the institutions that developed, implemented, and publicly defended the Dutch Protocol. Those same institutions would face significant reputational, professional, and potentially legal consequences if the practice were deemed unlawful or scientifically unsound...The implications extend beyond the Netherlands. The Dutch Protocol has long been presented internationally as a gold standard. Smeehuijzen’s analysis suggests that the safeguards meant to ensure independent evaluation of this model are failing precisely at a moment of heightened international scrutiny. His conclusion is clear: when medical interventions can irreversibly affect the physical, sexual, and reproductive development of minors, institutional distance between evaluators and practitioners is not optional but a requirement of the rule of law.”