Sintesi
“La rettificazione del sesso anagrafico in età minorile rappresenta oggi uno dei punti più delicati di frizione tra autodeterminazione, tutela pubblica e limiti della decisione giudiziaria. Il caso deciso dal Tribunale di La Spezia, con la sentenza del 10 dicembre 2025, impone di interrogarsi non tanto sull’esito, quanto sul fondamento e sulla misura della discrezionalità che il giudice può esercitare quando manca una disciplina legislativa specifica. In questo quadro, il principio del superiore interesse del minore resta centrale, ma non può trasformarsi in una clausola “onnivalente” capace di supplire alla legge nella definizione anticipata dello status personale… Tale capacità dovrebbe essere esercitata all’interno di un procedimento strutturato, idoneo a valorizzare l’ascolto del minore e il ruolo della responsabilità genitoriale, in una prospettiva di garanzia e di accompagnamento istituzionale, ferma restando la funzione meramente orientativa del richiamo a una soglia anagrafica, quale criterio di razionalizzazione della decisione pubblica. Una simile opzione normativa non risponderebbe all’esigenza di comprimere la tutela del minore, bensì a quella di sottrarre decisioni strutturalmente irreversibili a una valutazione esclusivamente giudiziale in assenza di parametri normativi predeterminati, consentendo di orientare la discrezionalità giudiziaria in modo più coerente e sistematico e, al contempo, di ridurre l’incertezza sistemica derivante dall’anticipazione giurisdizionale della definizione dello status identitario. In assenza di un simile intervento legislativo, il rischio sistemico è evidente: la giurisdizione viene investita del compito di stabilire quando e come un’identità personale possa essere giuridicamente consolidata, assumendo funzioni di supplenza e trasformando una decisione di tutela in una scelta di fondo sull’assetto dello status, che eccede la funzione del giudice e segnala l’urgenza di una presa di responsabilità legislativa”.