Medicina di genere pediatrica: il dovere della psichiatria di dare un esempio di disaccordo rispettoso

Pediatric Gender Medicine: Psychiatry’s Duty to Model Respectful Disagreement

Autori Kathleen McDeavitt, Kristopher Kaliebe
Anno 2026 (Agosto)
Fonte American Journal of Psychiatry
Argomento: Stato delle evidenze sulla transizione medica di genere

Sintesi

“In diversi Paesi europei dotati di sistemi sanitari pubblici, le autorità sanitarie nazionali hanno commissionato revisioni sistematiche delle evidenze relative agli interventi di PMT e, successivamente, hanno aggiornato le proprie linee guida cliniche, limitando gli interventi endocrini a contesti di ricerca sottoposti a supervisione nazionale o a circostanze eccezionali. Molte revisioni sistematiche commissionate dai governi negli ultimi sei anni sono giunte alla stessa conclusione: le evidenze sono di qualità molto bassa. Sebbene clinici, attivisti e politici indichino frequentemente i risultati di singoli studi come una “prova” dell’efficacia del trattamento, spesso omettono di menzionare ampi studi nei quali gli esiti relativi alla salute mentale sono peggiorati durante il trattamento oppure gli elevati tassi di suicidio riportati nei minori che assumono ormoni. Più in generale, i principi della medicina basata sulle evidenze impongono che il processo decisionale clinico sia guidato dalle migliori evidenze disponibili, che in questo caso non sono costituite da singoli studi osservazionali, bensì dall’insieme delle revisioni sistematiche e delle meta-analisi che, più volte, sono giunte alla conclusione che non esistono evidenze affidabili a sostegno dell’affermazione secondo cui la PMT produca un miglioramento degli esiti di salute mentale. Che cosa dovrebbero fare gli psichiatri con queste informazioni? Breslow e colleghi sostengono che dovremmo continuare a raccomandare bloccanti della pubertà, ormoni del sesso opposto e interventi chirurgici ai minori, che dovremmo intensificare il nostro sostegno a questi interventi nell’ambito delle politiche pubbliche, della politica e della legislazione e che dovremmo impegnarci a insegnare a un maggior numero di studenti di medicina e specializzandi che questi interventi sono essenziali, basati sulle evidenze, necessari dal punto di vista medico e salvavita. Noi non siamo d’accordo. L’etica medica impone di considerare la PMT non come un diritto umano inalienabile, ma come un intervento medico destinato a una popolazione vulnerabile. In quanto tale, i ricercatori dovrebbero esaminare attentamente la sua giustificazione clinica, il decorso naturale della disforia di genere pediatrica in assenza di trattamento, la base di evidenze e i profili di rischio/beneficio degli interventi e dei trattamenti alternativi, nonché le considerazioni etiche (in primo luogo il miglior interesse medico dei pazienti minorenni). L’attività di sostegno è importante, ma deve rimanere fondata sulla scienza e sull’etica medica. In questo caso, la scienza non è più seriamente contestata: sia i sostenitori ben informati che i critici concordano sul fatto che la qualità delle prove sia scarsa”.

Citazioni in lingua originale

"In several European countries with socialized health care systems, national health authorities commissioned systematic evidence reviews of PMT interventions and subsequently updated their clinical guidance, restricting endocrine interventions to nationally-overseen research contexts or exceptional circumstances. Many rigorous systematic reviews commissioned over the past 6 years have all reached the same conclusion: the evidence is very low quality. Although clinicians, activists, and politicians frequently point to individual study results as “proof” of treatment effectiveness, they often neglect to mention large studies in which mental health outcomes worsened during treatment or the high suicide rates reported in minors taking hormones. More fundamentally, evidence-based medicine principles dictate that clinical decision-making be guided by the best available evidence, which in this case is comprised not of individual observational research studies, but of the systematic reviews and meta-analyses that have concluded, time and again, that there is no reliable evidence supporting the assertion that PMT leads to improved mental health outcomes. What should psychiatrists do with this information? Breslow and colleagues’ contention is that we should continue to recommend puberty blockers, cross-sex hormones, and surgeries to minors, that we should ramp up our advocacy for these interventions in the arenas of public policy, politics, and legislation, and that we should endeavor to teach more medical students and more residents that these interventions are essential, evidence-based, medically necessary, and life-saving. We disagree. Medical ethics dictates that we instead PMT not as some inalienable human right but as a medical intervention intended for a vulnerable population. As such, researchers should carefully scrutinize its clinical rationale, the natural history of pediatric gender dysphoria in the absence of treatment, the evidence base and risk/benefit profiles for the interventions and alternative treatments, and ethical considerations (primarily the best medical interest of minor patients). Advocacy is important, but it must remain grounded in science and medical ethics. The science in this case is no longer seriously disputed: knowledgeable advocates and critics alike agree the evidence quality is poor.”

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