Pediatria, LGBTQIA+ e disforia di genere

Pediatria, LGBTQIA+ e disforia di genere

Autori Sarantis Thanopulos
Anno 2026 (Luglio)
Fonte Huffington Post
Argomento: Linea Guida SIP e ACP sulla disforia di genere

Sintesi

“L’Associazione culturale pediatri (Acp)… ha un rapporto di collaborazione con la Società Italiana di Pediatria (Sip)… Negli ultimi tempi è stata la portavoce del movimento Lgbtqia+ all’interno della pediatria e ha giocato un ruolo importante nella spinta a somministrare i bloccanti della pubertà a preadolescenti che soffrono di “disforia di genere”… Recentemente l’Acp ha pubblicato insieme alla Sip un opuscolo intitolato “Guida pratica su varianza di genere, orientamenti sessuali e omogenitorialità: per un ambulatorio pediatrico accogliente”… Leggendo la guida ci si accorge, tuttavia, che essa è centrata sul “genere”, sembra un indottrinamento ideologico dei pediatri avulso dal campo specifico della loro conoscenza e competenza… Perché un pediatra per prendere cura buona di un suo paziente dovrebbe partire dall’acronimo… e non considerare, invece, il fatto, più chiaro e comprensibile, che il paziente qualsiasi cosa professi sul piano della sua identità o orientamento sessuale è sempre e comunque una persona? …Le astrazioni metafisiche, una cattiva filosofia di cui è piena la Guida, non c’entrano con il lavoro dei pediatri… In realtà il problema che si vuole affrontare… è la “disforia di genere”: la sofferenza presente in ragazzi preadolescenti e adolescenti che si percepiscono come appartenenti al sesso opposto al loro sesso biologico… L’idea adottata… è quella di attribuire la sofferenza esclusivamente allo stigma… Si rischia, invece, il silenzio “politicamente corretto” su una sofferenza importante che non deriva dal pregiudizio: non avere il corpo biologico desiderato è causa di dolore e di lutto… Spesso la disforia di genere coesiste con altre sofferenze che tende a coprire… Né il cambiamento di sesso, né (men che mai) il blocco della pubertà le risolvono… I pediatri come medici devono tener assolutamente conto della diagnosi differenziale e non applicare ai loro pazienti letture del loro disagio prefabbricate.”

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