Sintesi
“Un nuovo studio innovativo, sottoposto a revisione paritaria, rivela ampi rischi per la salute dei maschi che assumono ormoni femminilizzanti (estrogeni e/o antiandrogeni). Raccogliendo oltre 50 studi, questa revisione ad accesso aperto sposta radicalmente il dibattito dalla mancanza di benefici comprovati a chiare indicazioni di potenziali danni diretti, che richiedono un’attenzione urgente. La revisione documenta rischi che coinvolgono più sistemi, con conseguenti possibili riduzioni significative della durata della vita negli uomini che assumono ormoni eterosessuali. Tra i rischi più evidenti figurano:
- Rischi cardiovascolari: aumento di 5,1 volte dei coaguli di sangue (TEV) dopo due anni e aumento di quasi 10 volte del rischio di ictus dopo sei anni, con rischi in aumento nel tempo.
- Perdita di fertilità: probabile atrofia testicolare permanente e cessazione della produzione di sperma.
- Rischio di cancro: tassi elevati di cancro ai testicoli (potenzialmente 26,5 volte superiori), al seno (potenzialmente >40 volte superiori rispetto agli uomini non-TGNB) e alla tiroide.
- Malattie autoimmuni: aumento dell’incidenza di lupus, artrite reumatoide e sclerosi sistemica.
- Salute cognitiva e mentale: cambiamenti cerebrali, collegamenti con il declino cognitivo e la depressione.
- Mortalità: un ampio studio olandese ha rilevato un rischio di mortalità complessivo superiore dell’80% (rapporto di mortalità standardizzato 1,8) rispetto alla popolazione generale maschile.
Non si tratta di preoccupazioni di minore importanza; la revisione suggerisce che questi rischi potrebbero contribuire a ridurre significativamente la durata della vita. Si confronti la situazione con i ritiri di farmaci storici come il Vioxx (quando Merck pagò una multa di quasi 5 miliardi di dollari), che fu ritirato dal mercato per l’elevato rischio cardiovascolare, nonostante offrisse alcuni comprovati benefici. In netto contrasto, le solide prove di benefici rimangono deboli“.