Quando gli “Standards of Care” diventano opinioni: la difesa di WPATH davanti al giudice americano
Gli Standards of Care della WPATH non rappresentano per l’Italia un riferimento teorico o distante. Sono le linee guida internazionali, promulgate dall’associazione privata americana WPATH, che vengono seguite dai maggiori centri medici italiani e che consigliano l’applicazione del cosiddetto approccio affermativo nel trattamento della disforia di genere.
È seguendo questo modello di presa in carico, quindi, che viene consigliato ai genitori di assecondare la transizione sociale e gli eventuali successivi interventi medici sui propri figli, dai bloccanti della pubertà ai trattamenti ormonali cross-sex fino alla chirurgia.
Comprendere che cosa la stessa WPATH affermi oggi sulla natura, sulla forza e sui limiti scientifici dei propri Standards assume dunque una rilevanza immediata anche per il nostro Paese. Se quelle indicazioni costituiscono il riferimento utilizzato nei percorsi clinici italiani, il modo in cui gli stessi autori le qualificano quando sono chiamati a difenderle davanti a un giudice non può essere considerato una questione confinata agli Stati Uniti.
Per questo, la recente memoria depositata dalla WPATH merita di essere letta con particolare attenzione.
La causa promossa negli USA contro WPATH
Il 17 giugno 2026, la Federal Trade Commission (FTC), insieme agli Stati di Alaska, Iowa, Nebraska e Texas, ha promosso un’azione giudiziaria contro la World Professional Association for Transgender Health (WPATH), contestando alcune affermazioni contenute negli Standards of Care, Version 8 (SOC-8).
Secondo l’accusa, WPATH avrebbe fornito ai professionisti sanitari indicazioni contenenti affermazioni false, fuorvianti o non adeguatamente supportate.
In risposta a tale azione giudiziaria, il 28 luglio 2026 WPATH ha depositato presso la United States District Court for the Northern District of Texas una memoria con la quale ha chiesto il rigetto dell’azione.
Il documento riveste particolare interesse perché consente di esaminare gli argomenti con i quali la stessa WPATH ha scelto di difendere i propri Standards dalle contestazioni formulate dalla FTC. Al di là degli aspetti strettamente processuali, alcuni passaggi della memoria meritano un’attenta considerazione per le future implicazioni che potrebbero avere sul piano scientifico e clinico.
1. WPATH definisce le proprie conclusioni come mere “opinioni”
Il passaggio forse più significativo della memoria compare già nell’introduzione, laddove WPATH sostiene che le affermazioni contenute nei SOC-8 costituiscono «opinioni su questioni rispetto alle quali esiste incertezza medica e scientifica1».
Il riferimento alle “opinioni” non è affatto occasionale, perché ricorre più volte nella memoria.
Una prima volta nella premessa, una seconda volta quando WPATH ribadisce che «le dichiarazioni contenute nei SOC-8 sono opinioni sulle conclusioni supportate dalla ricerca scientifica esistente2» e una terza volta quando ripete che le raccomandazioni «non sono presentate nei SOC-8 come mere affermazioni di fatto, bensì come opinioni su ciò che gli specifici studi scientifici citati nei SOC-8 sostengono3».
Il dato è rilevante, poiché gli Standards of Care della WPATH, che fino ad oggi sono stati costantemente richiamati dai sostenitori dell’approccio affermativo come autorevole riferimento scientifico, ora vengono descritti dalla stessa WPATH in termini di “opinioni”.
Non, dunque, come verità scientifiche definitivamente acquisite, ma come valutazioni circa le conclusioni che possono essere tratte dalla letteratura disponibile e, come tali, suscettibili di discussione e revisione.
2. WPATH ammette l’incertezza medica e scientifica
Ancora più significativo è il riferimento all’attuale “incertezza medica e scientifica” nell’ambito delle cure di affermazione di genere.
L’espressione è mutuata dalla decisione della Corte Suprema statunitense nella causa United States v. Skrmetti, ma qui viene espressamente richiamata dalla stessa WPATH nella propria memoria.
La differenza merita di essere sottolineata, perché mentre nella causa Skrmetti era stata una Corte a rilevare l’esistenza di un quadro di incertezza medica e scientifica, in questa memoria è la stessa WPATH ad utilizzare tale espressione come parte integrante della propria argomentazione difensiva.
WPATH, quindi, non solo ammette l’esistenza di “opinioni” scientifiche contrapposte, ma riconosce la persistenza di un’incertezza medica e scientifica in un ambito nel quale il dissenso rispetto all’approccio affermativo è stato finora marginalizzato o rappresentato come estraneo al perimetro della scienza.
3. Per WPATH la responsabilità rimane comunque in capo al medico
La qualificazione dei SOC-8 come indicazioni flessibili e non vincolanti produce una conseguenza particolarmente rilevante sul piano della responsabilità professionale.
WPATH riconduce al singolo medico il compito di valutare autonomamente le evidenze, decidere se accogliere o meno le raccomandazioni e assumere le conseguenti decisioni cliniche.
La memoria, infatti, afferma espressamente che i professionisti sanitari devono essere in grado di «riconoscere le opinioni e scegliere se accettarle o respingerle sulla base di una valutazione indipendente dei fatti4» e di «trarre cioè le proprie conclusioni5».
Il principio viene formulato in termini ancora più netti rispetto all’informazione sui rischi, laddove WPATH afferma che «ai medici spetta in ultima istanza la responsabilità di informare sugli effetti collaterali e discuterne6».
Il passaggio è significativo, poiché, secondo l’impostazione difensiva di WPATH, gli Standards of Care possono orientare la pratica clinica, ma non sostituiscono il giudizio professionale, né trasferiscono sull’organizzazione la responsabilità delle scelte terapeutiche operate.
Il medico resta dunque chiamato in prima persona a esaminare criticamente le evidenze e a informare compiutamente il paziente sui rischi e sui benefici, assumendo la piena responsabilità delle decisioni conseguentemente adottate.
4. Il consenso degli esperti non equivale alla prova scientifica
Occorre ricordare che la metodologia adottata da WPATH per elaborare le raccomandazioni dei SOC-8 non è stata fondata esclusivamente sulla letteratura scientifica disponibile, ma ha dato grande valenza al cosiddetto “consensus-based expert opinion”, ossia il giudizio condiviso (consenso) degli esperti che sono stati coinvolti nella redazione dei SOC-8.
Nella memoria difensiva WPATH chiarisce che le affermazioni elaborate tramite questo “consensus” non sono perseguibili per legge, poiché rientrano anch’esse nella categoria delle «espressioni di opinione7».
La precisazione è quindi degna di nota, poiché viene chiarito dalla stessa WPATH che il consenso degli esperti può certamente contribuire alla formulazione di una raccomandazione clinica, ma rimane comunque un giudizio professionale che non diventa, per effetto del consenso, evidenza empirica.
Ne emerge dunque una distinzione essenziale: il consenso può concorrere a fondare una raccomandazione, ma non deve essere confuso con la prova scientifica che quella raccomandazione sia necessariamente vera e scientificamente comprovata.
5. Il caso emblematico dei bloccanti della pubertà
Particolarmente significativo è anche il passaggio dedicato ai bloccanti della pubertà. La FTC contesta l’affermazione contenuta nei SOC-8 secondo cui tali trattamenti sarebbero definiti come “fully reversible”, ossia “completamente reversibili”.
Nella propria memoria difensiva WPATH richiama la fonte citata nei SOC-8 a sostegno di questa affermazione (un contributo di Ashley del 2019) e osserva come la FTC non abbia dimostrato l’inadeguatezza di tale fonte.
Con questa argomentazione WPATH contesta sul piano giuridico la fondatezza dell’obiezione della FTC, ma non sostiene, come avrebbe potuto fare, che la completa reversibilità costituisca una verità scientifica definitivamente accertata.
La distinzione non è secondaria. Affermare che qualcuno sia giunto alla conclusione che i bloccanti sono completamente reversibili, non significa dimostrare che quella conclusione costituisca una certezza acquisita, soprattutto se si cita una fonte del 2019 e si omette di considerare tutta la letteratura successiva.
Il punto, dunque, torna necessariamente alle evidenze. Definire i bloccanti della pubertà “completamente reversibili” è un’affermazione categorica, la cui solidità deve poter essere verificata e discussa sul piano scientifico, senza che il richiamo a una singola fonte possa, di per sé, sottrarla al confronto.
6. Linee Guida flessibili e non vincolanti per i medici
Un ultimo elemento merita attenzione. Nelle primissime pagine della memoria WPATH definisce i SOC-8 «una serie di linee guida cliniche non vincolanti per i medici8».
La memoria definisce inoltre le linee guida come “flexible”, cioè modificabili dal medico in relazione alla specifica situazione anatomica, sociale e psicologica del paziente.
È qui che la memoria assume un significato che trascende la controversia giudiziaria americana.
Per anni gli Standards of Care della WPATH sono stati richiamati nel dibattito internazionale come il principale riferimento per la gestione clinica delle persone con disforia di genere, qualificando come “non scientifica” qualsiasi altra posizione.
Quando però è chiamata a difendere giuridicamente le proprie affermazioni, WPATH sottolinea come i SOC-8 non siano affatto vincolanti, come le raccomandazioni in essi contenute siano flessibili, come la situazione su tale ambito sia caratterizzata da “incertezza medica e scientifica” e come i medici debbano, sotto la propria esclusiva responsabilità, valutare autonomamente le evidenze, accoglierle o respingerle, poiché le proposizioni scientifiche dei SOC-8 non sono altro che “opinioni” desunte dalla ricerca attualmente disponibile.
Conclusioni
Quanto emerge dagli atti di causa dovrebbe indurre la comunità scientifica ad una maggior cautela.
Non vi è nulla di anomalo nel riconoscere che la medicina, in un ambito caratterizzato da incertezza medica e scientifica, debba procedere anche attraverso giudizi professionali formulati sulla base di evidenze incomplete e suscettibili di revisione.
Ciò che invece è gravemente anomalo, è aver stigmatizzato per anni ogni dissenso, rappresentando come standard incontrovertibile quello che ora in sede giudiziaria viene qualificato come opinione scientifica non vincolante.
Questo è il punto più importante della vicenda.
Se persino WPATH, nel difendere i propri Standards, rivendica il carattere opinabile delle proprie conclusioni, ora contestare quelle conclusioni non può più essere considerato un atto contro la scienza.
Al contrario, è esattamente ciò che il metodo scientifico avrebbe sempre dovuto consentire e richiedere.
- «non-actionable opinions about subjects on which there is ‘medical and scientific uncertainty’» ↩︎
- «the statements in SOC-8 are opinions about what conclusions existing scientific research supports» ↩︎
- «are not presented in SOC-8 as bare assertions of fact, but rather opinions about what the specific scientific studies cited in SOC-8 support» ↩︎
- «identify opinions and choose to accept or reject them on the basis of an independent evaluation of the facts.» ↩︎
- «draw their own conclusions» ↩︎
- «Doctors bear ultimately responsibility to disclose and discuss side effects» ↩︎
- “expressions of opinion” ↩︎
- «a set of non-binding Standards of Care for doctors» ↩︎