Risposta alla critica di Edmiston et al., Banos et al. e Sandri et al. di Ruuska et al.
Risposta di Ruuska et al. ad alcune critiche allo studio sulla morbilità psichiatrica negli adolescenti...
“Ringraziamo Edmiston et al., Banos et al. e Sandri et al. per i loro commenti sul nostro studio. Sebbene le loro critiche sollevino questioni importanti, riteniamo che diverse preoccupazioni siano basate su fraintendimenti del sistema sanitario finlandese, della natura della ricerca basata sui registri e della portata del nostro studio. Un’affermazione ricorrente è che i benefici dell’avvio della riassegnazione di genere medica (RG) durante l’adolescenza siano ben consolidati, in particolare per quanto riguarda la salute mentale. Tuttavia, precedenti revisioni hanno costantemente concluso che le prove di alta qualità in questo campo rimangono limitate e i risultati dovrebbero quindi essere interpretati con cautela. Il nostro studio affronta le principali lacune metodologiche nei lavori precedenti utilizzando un’ampia coorte nazionale basata su registri con un lungo follow-up e gruppi di confronto appropriati. Diverse critiche mettono in discussione il nostro utilizzo dell’assistenza psichiatrica specialistica come misura di esito. In Finlandia, l’accesso ai servizi psichiatrici specialistici è limitato ai disturbi mentali gravi, con criteri di riferimento standardizzati a livello nazionale, come menzionato nel nostro articolo. I criteri di ammissione a questi servizi specialistici sono gli stessi indipendentemente dalla fonte di riferimento. Le condizioni lievi e moderate vengono gestite nell’assistenza primaria e il follow-up nei servizi specialistici termina una volta raggiunta la remissione da un disturbo grave. Di conseguenza, l’utilizzo dei servizi psichiatrici specialistici costituisce un valido indicatore indiretto dell’attuale morbilità psichiatrica grave. Una maggiore frequenza di contatto riflette esigenze di assistenza sostenute e/o intensive, indipendentemente dalle etichette diagnostiche… Alcune critiche sembrano essere motivate dal tentativo di screditare le scoperte scientifiche che non si allineano con l’agenda preferita dai critici, un atteggiamento tipico della medicina di genere. La responsabilità scientifica ed etica invocata non si adempie nascondendo prove scomode, bensì garantendo che la comunità scientifica abbia accesso alle informazioni che si accumulano e che sono necessarie per lo sviluppo continuo delle pratiche cliniche e delle politiche sanitarie”.