La bolla della realtà sospesa
The Bubble of Suspended Reality
“Se vi siete mai chiesti come faccia vostro figlio a tenere insieme la sua nuova identità, guardate tanto a ciò da cui è protetto quanto a ciò che mette in scena. L’adolescente che si identifica come trans raramente vive all’interno di un unico mondo coerente. Vive in due o tre mondi diversi, e può muoversi tra essi solo perché i muri che li separano rimangono in piedi. A casa può essere chiamato con il suo vecchio nome ed essere coccolato, abbracciato, nutrito, vestito, sostenuto economicamente. A scuola o online può essere una persona completamente diversa, chiamato con un nome scelto, protetto dalla conoscenza dei genitori grazie a insegnanti o amici. Quando i due mondi si sfiorano, crollano un po’; e in quel crollo si può vedere quanto siano in realtà sottili i muri… Una bolla non è semplicemente una divisione; è un involucro fragile che richiede che la pressione esterna ne sia tenuta lontana. Il bambino al suo interno è protetto dai fatti più crudi della propria situazione perché qualcuno, da qualche parte, sta tenendo in piedi le pareti. Quando una figlia dice a sua madre che un giorno intende sottoporre il proprio corpo a interventi medici e, subito dopo, usa la carta di credito di quella stessa madre per prenotare un corso di leadership all’aria aperta, entrambe le mosse possono coesistere solo perché le realtà concrete non hanno ancora bussato alla sua porta. Nessuno le ha detto che i soldi messi da parte per iniziare la sua vita da adulta potrebbero non esserci più se ha intenzione di mettere a rischio la propria salute. Nessuno le ha detto che il sacco a pelo che sta mettendo in valigia è stato acquistato con un corpo che intende alterare. Può permettersi entrambe le fantasie contemporaneamente perché è qualcun altro a pagare le spese per ciascuna di esse. All’interno di questa bolla si annida quel fenomeno che i genitori riconosceranno immediatamente come «avere la botte piena e la moglie ubriaca». La figlia vuole essere vista come un ragazzo quando fa sport, ma accetta di partecipare ai pigiama party perché, tecnicamente, sono tutte ragazze. Il figlio vuole accedere alla sauna delle donne a diciotto anni, ma stasera vuole che sia sua madre a preparare la cena… La tentazione per i genitori è quella di rompere la bolla in un unico scontro o di lasciarla completamente intatta. Nessuno dei due approcci funziona. Un unico scontro produce tipicamente proprio quella rottura per cui il bambino si è preparato; il bambino interpreta lo scontro come prova che i genitori non sono affidabili e si ritira ulteriormente nei propri mondi compartimentati, a volte muovendosi prima piuttosto che poi verso quella medicalizzazione che i genitori speravano di evitare. Lasciare invece la bolla intatta invita il bambino a navigare verso la maggiore età senza che gli siano mai state presentate le realtà più dure. La via di mezzo richiede un approccio più sottile: una reintroduzione graduale, paziente e leggermente dirompente della realtà ordinaria, un vincolo alla volta.”