Archivio studi e approfondimenti

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Esplora la raccolta di studi scientifici e approfondimenti sulla disforia di genere e temi correlati.

389 schede trovate

Identità: un’etichetta o una storia?

Identity: A Label or a Story?

Lisa Marchiano Agosto 2026 Cafè Jung

“Le etichette possono offrirci una struttura mentre esploriamo chi siamo e cosa è importante per noi. Attraverso di esse, possiamo trovare significato, solidarietà e appartenenza con persone che la pensano come noi. Tuttavia, adottare un’etichetta dovrebbe essere l’inizio dell’esplorazione dell’identità, non la fine. Le etichette si differenziano dall’identità narrativa in modo fondamentale. McAdams sottolinea che lo sviluppo di una narrazione personale è un processo impegnativo, faticoso e individuale. Secondo McAdams, un mito personale “si evolve lentamente nel tempo”. Al contrario, le identità offerte online tendono ad essere preconfezionate e suggerite da algoritmi. Un’etichetta è riduttiva e generica, mentre una storia, costruita con fatica attraverso sforzi ripetuti, è dinamica, stratificata e profondamente personale. Un’etichetta può essere un punto di partenza nella ricerca di un mito personale che ci sostenga, ma se non troviamo il modo di vivere quell’identità e di farla nostra a pieno, può diventare limitante e restrittiva.”

Senza tregua: genere, performance, e il disagio che nessuno misura

No Intermission: Gender, Performance, and the Distress Nobody Measures

Steve Andrews Agosto 2026 Genspect

“Mi trascino nella sala di pianificazione dei trattamenti del reparto di salute mentale… Conto i pazienti che si identificano come trans. In una qualsiasi serata rappresentano dal venti al quaranta per cento del nostro reparto, dove quasi tutti arrivano per un tentativo di suicidio o con l’intento di compierne uno… La comunità clinica ha una spiegazione ufficiale, e chiunque nel reparto è in grado di recitarla: lo stress da minoranza… Il problema è che è l’unica spiegazione consentita, e che ignora una domanda fondamentale che le persone sembrano aver paura di farsi. Perché le persone si tolgono la vita? …Eppure, quando il paziente si identifica come trans, sospendiamo ciò che sappiamo e appiattiamo ogni possibile motivazione al suicidio in un’unica causa. …Ma c’è una causa non menzionata che la comunità clinica sembra aver paura di esaminare. Considerate ciò che un paziente trans che cerca di “passare” fa effettivamente per tutto il giorno. Tono di voce, impostato e monitorato. L’andatura, regolata e perfezionata. Postura, abbigliamento, modi di fare, tutto gestito, tutto il tempo… Chiunque abbia trattato l’ansia da prestazione conosce questo schema… Il saggio di un musicista finisce. Quello del paziente che cerca di “passare” no. Ogni fila al supermercato, ogni ascensore, ogni sala d’attesa è un’audizione… Erving Goffman lo chiamava “controllo delle impressioni”: il lavoro costante di presentare un sé desiderato a un pubblico. “Passare” è quel lavoro al suo livello più duro – una performance senza un dietro le quinte… In parole semplici: interpretare un personaggio è estenuante, e la maggior parte dei pazienti trans con tendenze suicide nel mio reparto è stanca. …Se gran parte del disagio di questa popolazione è ansia da palcoscenico per uno spettacolo che non finisce mai, allora l’affermazione non è la cura. È l’unica cosa che i clinici dell’ansia sono addestrati a non dare: ulteriore rassicurazione… Ogni “sì, passi, sei valido” segue il solito circolo vizioso: placa la domanda per un momento confermandone il presupposto… L’affermazione non chiude il teatro. Vende più biglietti. Aiutare un paziente a esaminare se il ruolo stesso sia la fonte dell’esaurimento non è una terapia di conversione. È l’ordinario lavoro clinico applicato a un ambito che il settore ha dichiarato off-limits… Quindi, quanto è davvero “salvavita” e “medicalmente necessaria” la cura d’affermazione di genere? La risposta scomoda è che nessuno lo sa, perché il settore ha attribuito ogni minimo grammo di sofferenza al pubblico e non si è mai chiesto quanto costi mandare in scena lo spettacolo… Ciò che non misurerà è il carico psicologico dell’interpretare se stessi senza sosta. Misuriamo quasi tutto. Questa potrebbe essere l’unica cosa che abbiamo dimenticato.”

Mettere il mondo fuori dalla porta: la mia conversazione con Joe Burgo

Making the world go away: My conversation with Joe Burgo

Sarah Mittermaier Agosto 2026 Sarah Mittermaier Substack

“Joe: Psicologo clinico e psicoanalista. Oggi mi occupo quasi esclusivamente di maschi che si identificano come trans, uomini che hanno intrapreso la detransizione e uomini che lottano con l’autoginefilia. …Penso che nel mondo di oggi sia difficile per i ragazzi e i giovani uomini diventare adulti. …Nel 2018 l’APA ha pubblicato delle linee guida per il lavoro con uomini e ragazzi, basate sull’idea che ogni forma di mascolinità sia effettivamente mascolinità tossica. Questa è una visione capillare tra i terapeuti, con l’implicazione che dobbiamo insegnare ai ragazzi a diventare più simili alle ragazze… Quindi, quando cresci come ragazzo, arrivi alla pubertà e il testosterone inizia a cambiare il tuo corpo… ti ritrovi a vivere in un mondo in cui ciò che stai provando viene visto come qualcosa di sbagliato. …Come cultura stiamo fallendo nei confronti dei ragazzi, non insegnando più loro come diventare uomini. …Quindi, se ti senti sbagliato, se sei confuso o provi disagio per il modo in cui il tuo corpo e la tua mente stanno cambiando, l’idea di diventare una donna può esercitare un forte attrattiva… Non sanno cosa fare con la propria energia sessuale e la propria aggressività. A quel punto arriva l’identità di genere e offre una via d’uscita. …E poi ci sono ragazzi stanchi di essere colpevolizzati solo perché sono maschi. …I ragazzi con ROGD [disforia di genere a insorgenza rapida] hanno spesso sostenitori nella vita reale… Quindi la transizione può diventare un’opportunità per un ragazzo un po’ eccentrico di ricevere attenzione dalle ragazze… Si sentono persi, cercano di costruire un’identità e trovano un modo per spiegare la propria stranezza, il proprio disagio o le proprie diversità dicendosi: «Oh, sono trans, ecco cos’è». …I clienti più adulti che seguo sono invece quelli con AGP [autoginefilia]. …Hanno questo feticcio nascosto che cercano di gestire da anni. Poi si imbattono in questo nuovo modo di concepire le proprie pulsioni – cioè che sono trans – e imparano che dovrebbero assecondarle. …Riscontro questo aspetto in ogni uomo con AGP che incontro. È un meccanismo per scaricare lo stress. C’è questa idea che essere un uomo sia estremamente stressante, mentre diventare donna… Pensano che l’essere donna sia più facile e che, diventandolo, si possa sfuggire a tutto lo stress dell’essere uomo. …Considero la dipendenza come una forma di rifugio psichico, ed è così che interpreto l’AGP. …Quando il mondo diventa troppo stressante, puoi ritirarti nell’illusione di essere l’oggetto sexy del tuo stesso desiderio e tutto il resto scompare. …Ciò su cui mi concentro è cercare di affrontare i problemi prendendoli alla larga. Cerco sempre di spingere i ragazzi a pensare al loro futuro. …Cerco di aiutarli a riflettere su ciò in cui riescono bene e su quali azioni intraprendere per mettere a frutto le proprie capacità. Mi concentro molto sullo sviluppo dell’autostima maschile. …Con gli uomini con AGP, cerco di aiutarli a superare l’ossessione per il corpo e le singole parti anatomiche, orientandoli verso la comprensione dei propri stati di sofferenza e su come ritrovare la calma. …Se riesco ad aiutarli a trovare modi alternativi per prendersi cura di sé, non avranno più bisogno di ricorrere alle maniere forti, ovvero alla fantasia autoginefila. …In altri casi… si tratta di fare finalmente i conti con il fatto che la transizione ha fallito. Si può alimentare questa illusione solo fino a un certo punto… Una parte fondamentale della transizione si basa sull’idea che diventerai una persona nuova e migliore, ma non credo sia possibile sostenere questa convinzione all’infinito.”

“È come una reazione a catena di disagio”: uno studio fenomenologico qualitativo sull’intersezione fra autismo e incongruenza di genere negli adolescenti

“It’s Like a Chain Reaction of Discomfort”: A Phenomenological Qualitative Study on the Intersection of...

Linda W. David, Trond... Agosto 2026 Journal of Autism and Developmental...

“…Il numero di invii alle cliniche di genere per bambini e adolescenti è aumentato negli ultimi due decenni… La maggior parte delle persone inviate è costituita da giovani transmascolini, ovvero adolescenti a cui è stato assegnato il sesso femminile alla nascita (AFAB) e che si identificano nello spettro maschile. …Gli studi su popolazioni cliniche mostrano costantemente una sovrarappresentazione di individui autistici tra coloro che cercano assistenza per l’incongruenza di genere (GI)… con una stima di prevalenza complessiva dell’11%, un valore superiore alla stima dell’1%-3% per la popolazione generale. …Negli ultimi anni, la letteratura ha sempre più inquadrato l’ASD (disturbo dello spettro autistico) e la GI come condizioni che si intersecano piuttosto che come entità diagnostiche indipendenti… tuttavia non è stata ancora raggiunta una comprensione sfaccettata dell’esperienza corporea, della pubertà, dell’esperienza sensoriale e dello sviluppo dell’identità. …In che modo gli adolescenti autistici con GI vivono il proprio corpo e il proprio genere nella vita quotidiana, e come attribuiscono significato all’intersezione tra autismo e GI nel vissuto di tutti i giorni?… I risultati fanno luce sulla complessa interazione tra autismo e disforia di genere e rivelano come le sensibilità sensoriali e il disagio legato all’identità di genere si intensifichino a vicenda. …La pubertà dovrebbe essere affrontata come una transizione potenzialmente angosciante/ad alto rischio per gli adolescenti autistici con GI… una psicoeducazione mirata e adattata all’autismo sullo sviluppo puberale… può aiutare a ridurre l’incertezza e ad aumentare la prevedibilità. …I clinici dovrebbero essere preparati a – e convalidare- il fatto che alcuni adolescenti esprimono il disagio di genere attraverso reazioni sensoriali e forte disagio in specifiche parti del corpo. …Adattare la valutazione e il trattamento in modo collaborativo in base alle sensibilità sensoriali, allo stile cognitivo, alle preferenze comunicative e ai bisogni di supporto di ciascuna persona. ….”

Reintrodurre le sfumature psicologiche nella medicina di genere

Restoring Psychological Nuance to Gender Medicine

Joe Figliolia Agosto 2026 Reality’s Last Stand Substack

“Le fondamenta concettuali della medicina di genere per i giovani abbracciano diverse opzioni controverse… Tuttavia, un recente articolo pubblicato sul Journal of Sex and Marital Therapy fornisce un’importante correzione clinica ad alcune delle narrazioni culturali dominanti… In Exploring the Psychological Mechanism of Transition and Detransition, i ricercatori Lal e Levine attingono a trentasette racconti autobiografici retrospettivi di detransitioner per proporre diversi percorsi evolutivi e psicologici sovrapposti che possono contribuire all’identificazione trans. I meccanismi proposti includono il contagio sociale, i disturbi dello sviluppo neurologico, le risposte dissociative ad abusi sessuali, il disagio legato all’attrazione per lo stesso sesso e le paure riguardanti la sessualità adulta e gli stereotipi di genere. …Lal e Levine, al contrario, sostengono che l’identificazione trans possa funzionare più come un idioma di disagio – una cornice disponibile a livello culturale attraverso cui il disagio psicologico diffuso viene interpretato ed espresso… Aspetto fondamentale, quasi tutti i partecipanti allo studio hanno riferito che le forze sociali e istituzionali hanno svolto un ruolo nelle loro transizioni iniziali… in particolare, alcuni partecipanti hanno paragonato l’ideologia di genere a un ‘virus mimetico’… la cui esposizione si è estesa anche alle scuole… dove la transizione sociale veniva attivamente incoraggiata dal personale… Un altro percorso di transizione emerso dai dati delle interviste riguarda la relazione tra disturbi dello sviluppo neurologico come l’autismo e l’ADHD… In particolare, un terzo del campione ha riferito una diagnosi neuroevolutiva… Un secondo percorso sovrapposto… ha comportato l’identificazione transgender come risposta dissociativa ad abusi sessuali o traumi. Quasi metà del campione (N = 17) ha suggerito che questo abbia avuto un ruolo… collegandosi a un altro percorso… che coinvolge la paura della sessualità adulta e delle aspettative di genere (N = 12)… Curiosamente, un altro tema di transizione emerso è stato che, per alcuni giovani, identificarsi e passare al sesso opposto è stato percepito come meno stigmatizzante rispetto al riconoscere apertamente la propria attrazione per lo stesso sesso… Lo studio offre anche spunti sui potenziali meccanismi che possono contribuire a mantenere l’identificazione trans, tra cui l’‘euforia da validazione’ e la fallacia dei costi sommersi… oltre ai potenziali catalizzatori del cambiamento di identità… che hanno comportato un evento o una conseguenza che ha interrotto le precedenti percezioni di sé dei partecipanti… Sfortunatamente, poiché i racconti dei detransitioner sfidano l’ortodossia del modello di cura affermativo, i loro notevoli bisogni vengono spesso trascurati… Nelle interviste, i partecipanti hanno descritto la sensazione di essere stati abbandonati dall’ambiente medico e ostracizzati dai precedenti coetanei trans… Nel loro insieme, i risultati forniscono ulteriore supporto ai critici che sostengono che il modello ‘affermativo’ sia incompatibile con le migliori pratiche cliniche e privo delle sfumature psicologiche e di sviluppo che dovrebbero essere fondamentali per una solida assistenza clinica… Fondamentalmente, queste discipline devono allontanarsi dal giustificare interventi sperimentali sulla base di rivendicazioni d’identità o imperativi di diritti civili e riconoscere che il disagio, e non l’identità, è il vero oggetto del trattamento.”

Dalla transidentità alla transidentificazione. L’attivazione rapida della disforia di genere negli adolescenti che affrontano il malessere della pubertà

De la transidentité à la transidentification. Déclenchement rapide de la « dysphorie de genre »...

Céline Masson, Alexandre Ledrait,... Settembre 2024 L'Évolution Psychiatrique

“Pertanto, sulla base di questi dati clinici, come possiamo concepire l’ascolto, l’impegno nel lavoro psicologico e il nostro posizionamento nei confronti di queste ragazze adolescenti? Gli incontri con queste ragazze, per quelle che loro definiscono “richieste di transizione”, vengono il più delle volte avviati sotto il segno dell’imperativo di rispondere alla loro richiesta e alla loro esigenza di un rapido accesso a trattamenti ormonali o addirittura chirurgici. La difficoltà risiede nella loro determinazione e convinzione, ma soprattutto nella loro intensa sofferenza, che si manifesta con crolli emotivi di grande portata o richieste insistenti. A volte occorrono molti mesi trascorsi a garantire una presenza che miri, in un primo momento, solo ad accogliere e a dare credito a questa sofferenza, affinché possa gradualmente emergere un’articolazione significativa. Ciò dimostra quanto sia importante prendersi il tempo necessario, «dare tempo al tempo», non rispondere con azioni impulsive e cercare di intraprendere un lavoro psicologico ogni volta che sia possibile… La questione del quadro etico per la pratica con questi giovani è urgente. Il riferimento all’ascolto psicoanalitico implica considerare le dinamiche trasferali, individuare la natura della richiesta e rimanere fedeli al principio dell’assenza di una conoscenza che possa essere definita in nome di una verità prestabilita. L’attenzione dedicata all’ascolto di queste giovani e alla loro richiesta non può ridursi alla realtà del corpo in sé, ma deve cercare di aprire un altro spazio, che l’analisi delle dinamiche trasferali può tentare di realizzare. Il gioco del confronto speculare a cui queste ragazze si prestano è forse una maschera che può essere superata per aprire un’altra scena. A volte, si tratta piuttosto di uno schermo, il che richiederà l’uso di tutti gli spazi istituzionali disponibili per cercare di instaurare una terza parte nello spazio di cura. Si tratta quindi di cercare di ascoltare la richiesta, di avvicinarsi il più possibile alle domande che il giovane si pone, senza pregiudizi, modellandosi così per aderire ai principi stessi della psicoanalisi: liberarsi da ogni giudizio a priori e collocarsi nella massima vicinanza possibile, «caso per caso», al discorso e al linguaggio di ciascuno, con i suoi effetti di risonanza che formano un corpo e che al tempo stesso separano. Ciò che potremmo notare qui è il registro arcaico a cui questi adolescenti ci richiamano e la necessità di ascoltarli con tutta la presenza e la disponibilità psichica possibili. Questo quadro dovrebbe consentire di ripristinare la funzione simbolica di un Altro che ha fallito, di dare consistenza a un narcisismo vacillante, facendo eco a ciò che Winnicott ha saputo trasmetterci. Winnicott affermava che «l’adolescente non vuole essere compreso», aggiungendo che «questo periodo della vita, che è essenzialmente un periodo di scoperta di sé, deve essere vissuto. Ognuno è impegnato in un’esperienza, quella del vivere, e in un problema, quello dell’esistere. Il problema», aggiunge, «è che siamo messi alla prova e, in quanto adulti, dobbiamo affrontarlo piuttosto che rimediare ad esso». Si tratta quindi di sostenere e ascoltare ogni adolescente nel suo percorso soggettivo in quanto soggetto desiderante, tenendo presente la necessaria differenziazione clinica tra transidentità e transidentificazione: mentre la persona trans cambia corpo e aspetto per trovare la propria identità, i nostri adolescenti sintomatici cercano un’identità attraverso un’immagine corporea idealizzata, o addirittura un corpo apparente spogliato dei suoi attributi sessuali.”

L’impatto della soppressione della pubertà sulla funzione neuropsicologica: una revisione

The impact of suppressing puberty on neuropsychological function: A review

Sallie Baxendale Settembre 2024 Acta Pediatrica

“L’importanza di una valutazione di base adeguata prima del trattamento, quando si valuta l’impatto degli agenti bloccanti della pubertà sulla funzione neuropsicologica, non può essere sottovalutata, date le molteplici vulnerabilità associate al disturbo dell’identità di genere. Molte condizioni che possono compromettere la funzione cognitiva sono sovrarappresentate in questa popolazione. La neurodiversità è sovrarappresentata nelle persone transgender e di genere non conforme, che hanno una probabilità da tre a sei volte maggiore di ricevere una diagnosi di autismo rispetto ai loro coetanei. Anche il disturbo da deficit di attenzione e iperattività è sovrarappresentato in questo gruppo. Oltre alla maggiore rappresentazione di condizioni neurodivergenti, i tassi di difficoltà di salute mentale in questa popolazione sono elevati, con adolescenti che cercano trattamenti di affermazione di genere che presentano sintomi e disturbi psichiatrici paragonabili a quelli osservati tra i pazienti psichiatrici adolescenti. È noto che tutte queste condizioni compromettono la funzione neuropsicologica e i futuri studi devono tenerne conto. Anche in assenza di comorbilità psichiatrica, lo stress psicosociale associato al vivere con la disforia di genere in giovane età può essere molto significativo e ci si aspetterebbe che abbia un impatto sostanziale sulla riserva cognitiva… Nonostante le evidenze che indicano la cognizione come un’area importante da considerare nello studio degli esiti successivi alla soppressione puberale, si tratta di un ambito che i neuropsicologi clinici hanno finora ampiamente trascurato. Le ragioni di ciò sono probabilmente multifattoriali e riflettono in parte i fattori storici legati all’introduzione di questo trattamento “off-label” per gli adolescenti transgender. L’attuale clima socio-politico fortemente polarizzato che circonda gran parte della ricerca pubblicata in questo campo potrebbe inoltre rendere alcuni accademici restii a condurre e pubblicare ricerche in questo settore. Qualunque siano le ragioni, le evidenze scientifiche non hanno tenuto il passo con la crescita del trattamento e le persone transgender sono state penalizzate dall’assenza di ricerca in questo ambito, che è urgentemente necessaria dato il numero crescente di giovani che richiedono questi trattamenti. Dal punto di vista clinico, un approccio multidisciplinare è riconosciuto come il gold standard nella valutazione e nel monitoraggio dei trattamenti farmacologici per i giovani transgender. I risultati di questa revisione esplorativa indicano che i neuropsicologi clinici dovrebbero essere parte integrante di questo team clinico, fornendo una base neuropsicologica completa rispetto alla quale misurare i cambiamenti futuri, monitorando i cambiamenti nel tempo e fornendo un supporto clinico per affrontare eventuali problematiche neuropsicologiche, qualora si presentassero.”

La bolla della realtà sospesa

The Bubble of Suspended Reality

Stephanie Winn Luglio 2026 Some Kind of Therapist Substack

“Se vi siete mai chiesti come faccia vostro figlio a tenere insieme la sua nuova identità, guardate tanto a ciò da cui è protetto quanto a ciò che mette in scena. L’adolescente che si identifica come trans raramente vive all’interno di un unico mondo coerente. Vive in due o tre mondi diversi, e può muoversi tra essi solo perché i muri che li separano rimangono in piedi. A casa può essere chiamato con il suo vecchio nome ed essere coccolato, abbracciato, nutrito, vestito, sostenuto economicamente. A scuola o online può essere una persona completamente diversa, chiamato con un nome scelto, protetto dalla conoscenza dei genitori grazie a insegnanti o amici. Quando i due mondi si sfiorano, crollano un po’; e in quel crollo si può vedere quanto siano in realtà sottili i muriUna bolla non è semplicemente una divisione; è un involucro fragile che richiede che la pressione esterna ne sia tenuta lontana. Il bambino al suo interno è protetto dai fatti più crudi della propria situazione perché qualcuno, da qualche parte, sta tenendo in piedi le pareti. Quando una figlia dice a sua madre che un giorno intende sottoporre il proprio corpo a interventi medici e, subito dopo, usa la carta di credito di quella stessa madre per prenotare un corso di leadership all’aria aperta, entrambe le mosse possono coesistere solo perché le realtà concrete non hanno ancora bussato alla sua porta. Nessuno le ha detto che i soldi messi da parte per iniziare la sua vita da adulta potrebbero non esserci più se ha intenzione di mettere a rischio la propria salute. Nessuno le ha detto che il sacco a pelo che sta mettendo in valigia è stato acquistato con un corpo che intende alterare. Può permettersi entrambe le fantasie contemporaneamente perché è qualcun altro a pagare le spese per ciascuna di esse. All’interno di questa bolla si annida quel fenomeno che i genitori riconosceranno immediatamente come «avere la botte piena e la moglie ubriaca». La figlia vuole essere vista come un ragazzo quando fa sport, ma accetta di partecipare ai pigiama party perché, tecnicamente, sono tutte ragazze. Il figlio vuole accedere alla sauna delle donne a diciotto anni, ma stasera vuole che sia sua madre a preparare la cena… La tentazione per i genitori è quella di rompere la bolla in un unico scontro o di lasciarla completamente intatta. Nessuno dei due approcci funziona. Un unico scontro produce tipicamente proprio quella rottura per cui il bambino si è preparato; il bambino interpreta lo scontro come prova che i genitori non sono affidabili e si ritira ulteriormente nei propri mondi compartimentati, a volte muovendosi prima piuttosto che poi verso quella medicalizzazione che i genitori speravano di evitare. Lasciare invece la bolla intatta invita il bambino a navigare verso la maggiore età senza che gli siano mai state presentate le realtà più dure. La via di mezzo richiede un approccio più sottile: una reintroduzione graduale, paziente e leggermente dirompente della realtà ordinaria, un vincolo alla volta.”

Continua comunque

Carry on regardless

Bernard Lane Luglio 2026 Gender Clinic News

Il Consiglio sanitario dei Paesi Bassi ha riconosciuto la scarsità di prove a sostegno della transizione medica pediatrica, gli effetti collaterali e l’incertezza degli interventi ormonali, nonché il tasso sconosciuto di pentimento da parte dei pazienti, ma conclude che il trattamento dovrebbe continuare. In un parere pubblicato all’inizio di questa settimana, il consiglio ha affermato che il protocollo olandese basato sui bloccanti della pubertà rientra nel quadro normativo sanitario del paese, sebbene tale valutazione si basi sul contenuto delle linee guida di trattamento e non abbia “valutato l’erogazione delle cure nella pratica quotidiana”. Il consiglio ha affermato che anche le cliniche olandesi per la disforia di genere stanno assistendo a un preoccupante cambiamento nel profilo dei pazienti, che in Finlandia, Svezia e Regno Unito ha portato a restrizioni sui bloccanti della pubertà e sugli ormoni per i minori. Secondo quanto riportato dal consiglio, le richieste di assistenza nei Paesi Bassi sono più che raddoppiate tra il 2020 e il 2022, raggiungendo un totale di 2.772, con lunghe liste d’attesa. I ragazzi con disforia a esordio precoce hanno infatti lasciato il posto a ragazze con esordio adolescenziale, spesso con identità non binarie e patologie come autismo, depressione, ansia e ADHD. Questo cambiamento nel profilo dei pazienti ha indotto le autorità sanitarie finlandesi a riconsiderare la propria posizione, portandole ad adottare per prime, nel 2020, un approccio più cauto e meno medicalizzato rispetto al protocollo olandese. Tuttavia, il Consiglio sanitario dei Paesi Bassi insiste sul fatto che ” l’esplorazione è fondamentale per il modello olandese”. “Il trattamento con agonisti del GnRH [bloccanti della pubertà] non serve principalmente come trampolino di lancio per un trattamento successivo [con ormoni sessuali opposti], ma come intervento che, seppur nell’ambito di cure specialistiche, crea il tempo per ulteriori approfondimenti”, afferma il consiglio. “Non tutti i giovani che si rivolgono al medico per la prescrizione di [bloccanti] iniziano poi questo trattamento [ormonale potenzialmente a vita], ma la maggior parte lo fa.” Oltre il 90%, secondo i dati internazionali, Paesi Bassi inclusi.”

Il pacco: cosa fare quando tuo figlio arriva con tutta la valigia già pronta

The Package: What to Do When Your Child Arrives With Their Whole Case Already Made

Stephanie Winn Luglio 2026 Some Kind of Therapist Substack

“Tua figlia di dodici, quindici o vent’anni non dirà nulla a cui tu non abbia già pensato alle tre del mattino. Non è in possesso di qualche segreto su se stessa che ti colpirà come un fulmine e farà evaporare tutto ciò che conosci. Quello che probabilmente dirà, in un modo o nell’altro, è uno dei soliti copioni: ” Sono sempre stata così”, “Lo so da quando avevo cinque anni”, “Morirò se non lo fai”. Sono frasi dolorose da sentire. Non sono nuove. E non meritano il potere che a volte concediamo loro rifiutandoci di lasciarle pronunciare. Uno di questi schemi narrativi merita di essere citato in particolare perché colpisce duramente i genitori. Si tratta della frase “Lo so da quando avevo cinque anni”, o di una sua variante. I genitori mi dicono che quando il loro figlio pronuncia questa frase, suona come un’accusa: cosa mi sono perso? Come ho fatto a non accorgermene? Che razza di genitore sono? Voglio che mi capiate bene. Vostra figlia non ricorda correttamente la sua infanzia. Qualunque cosa creda di aver saputo fin da quando aveva cinque anni, la sta reinterpretando a posteriori. È quello che fanno questi ragazzi. Scandagliano la propria storia alla ricerca di prove e costruiscono una narrazione in cui l’identità attuale è sempre stata lì, in attesa di essere scoperta. Non è una bugia nel senso comune del termine; lei ci crede. Ma è una distorsione, ed è una distorsione comune, e se si sa in anticipo cosa sta per arrivare, perde gran parte del suo peso quando si manifesta. Vorrei aggiungere un’ultima cosa riguardo al riflesso automatico in cui molti genitori cadono quando non sanno cos’altro fare: chiedere ” Perché ti senti così?”. Vi prego, se c’è una cosa che dovete ricordare di questo articolo, è che questa domanda non è lo strumento. È ciò a cui si ricorre quando non si ha altro strumento. Sembra rispettosa. Sembra curiosa. In realtà, invita vostro figlio a ripetere ad alta voce la storia che si è costruito, usando tutte le parole che ha appreso dalla sua comunità online, dalla scuola e dai suoi amici. Ogni volta che ripete quella storia, rafforza i percorsi neurali che la sostengono. Non lo state aiutando a pensare; lo state solo aiutando a difendersi…”

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