Dr.ssa Cass: “Nel dibattito sulla disforia di genere i bambini sono stati strumentalizzati”
Hilary Cass, autrice della revisione pubblicata dal NHS inglese nel 2024 sull’assistenza a bambini e adolescenti con incongruenza di genere, in un’intervista rilasciata al programma Sunday with Laura Kuenssberg della BBC ha delineato un quadro molto preoccupante sulle terapie di affermazione di genere, affermando che i minori sono stati “strumentalizzati” all’interno di una discussione polarizzata sui diritti delle persone transgender.
Secondo Hilary Cass, la polarizzazione posta in essere dagli adulti sul trattamento della disforia di genere ha trasceso i bisogni clinici individuali di bambini e adolescenti, per concentrarsi su questioni prettamente ideologiche.
I punti affrontati nell’intervista sono molteplici e meritano di essere evidenziati singolarmente.
Fondamenti epistemologici “fragili” della medicina di genere pediatrica
La Cass Review del 2024 aveva concluso che la medicina di genere ha finora operato su “fondamenta fragili” per quanto concerne l’evidenza a supporto dei trattamenti medici.
Tale constatazione evidenzia una criticità clinica e metodologica ben nota a chi osserva le estremizzazioni dell’approccio affermativo, che viene reiterato nonostante la scarsità di studi longitudinali controllati, l’eterogeneità dei campioni osservati e la difficoltà di distinguere esiti correlazionali da effetti causali nei percorsi di transizione medica in età evolutiva.
Hilary Cass sottolinea come nel proporre il percorso affermativo sia ricorrente la “mancanza di realismo rispetto a ciò che la transizione comporta realmente e a quanto possa essere difficile”. Secondo Cass, viene in buona sostanza effettuata una rappresentazione edulcorata del percorso, nonostante l’approccio preveda la somministrazione di “trattamenti medici piuttosto intensivi“ e di “interventi chirurgici piuttosto brutali“.
Persistenza, desistenza e carenze nei dati longitudinali
Secondo la dottoressa Cass, uno dei punti più critici su cui riflettere riguarda la traiettoria evolutiva della disforia di genere. Alla domanda su quanti bambini con disagio legato al genere mantengano tale condizione in età adulta, Hilary Cass dichiara che è impossibile fornire una stima precisa, ma che si tratterebbe di “un numero davvero molto esiguo”, a testimonianza che la sola vigile attesa, senza trattamenti farmacologici, comporta una mitigazione spontanea del sentimento disforico nella gran parte di bambini e ragazzi.
Con riferimento ai percorsi individuali dei ragazzi trattati rispetto a quelli non affermati, Hilary Cass evidenzia inoltre una lacuna significativa nel follow-up dei pazienti non avviati a percorso medico: “Abbiamo cercato con grande impegno di capire dal Tavistock che cosa fosse accaduto a coloro che non avevano intrapreso un percorso medico. Semplicemente non li hanno seguiti nel tempo e non disponevano di quei dati.”
Tale mancato monitoraggio non permette di confrontare nel tempo la condizione di coloro che sono stati trattati con bloccanti e ormoni con quella di coloro che non hanno intrapreso la strada della medicalizzazione. La Cass ricorda che al “gruppo di bambini che non intraprende un percorso medico”, vanno poi aggiunti tutti quelli “che attraversano due o tre anni di interrogativi sul proprio genere e poi desistono”. Costoro rappresentano una platea molto consistente che finora non è stata in alcun modo monitorata, fuorviando le conclusioni di molti studi.
La distinzione tra persistenza e desistenza, centrale nella letteratura scientifica, risulta quindi attualmente ostacolata dall’assenza di dati sistematici e prospettici, con la conseguenza che non è possibile fare valutazioni corrette circa la validità dell’approccio farmacologico e chirurgico, rispetto ad altri percorsi clinici.
Influenza dei social media e costruzione narrativa dell’identità
Con riferimento ai trattamenti estremi praticati nella clinica Tavistock di Londra, che tanto scandalo ha suscitato nel Regno Unito, la Cass ricorda quanto segue: “Quando la clinica ha iniziato, c’erano circa 50 bambini all’anno nel Regno Unito, e quando ho avviato la mia revisione il numero era salito a 3.500 all’anno.” Questo incremento esponenziale, ancora oggi non spiegato, pone interrogativi epidemiologici complessi in merito ai cambiamenti nei criteri diagnostici, alla maggiore visibilità sociale, alla riduzione dello stigma e anche a possibili fenomeni di influenza culturale e sociale.
Fra le cause di una tale ingiustificata esplosione di casi di ragazzi con disforia di genere, Hilary Cass ha attribuito un ruolo rilevante ai contesti digitali, parlando di “immagini e aspettative irrealistiche sui social media” e di una narrativa che potrebbe aver “tratto in inganno i bambini”.
In particolare, ha aggiunto: “Penso che ciò che in qualche modo abbia tratto in inganno i bambini sia la convinzione che, se non sei una ragazza tipica, se ti piace giocare con i camion, o se sei un ragazzo a cui piace travestirsi, o se provi attrazione per persone dello stesso sesso, allora questo significhi che sei trans, mentre in realtà non è così: tutte queste sono variazioni normali.”
Questa osservazione tocca un nodo delicato, rappresentato dalla distinzione tra non conformità di genere, orientamento sessuale e identità di genere.
Dal punto di vista dello sviluppo psicologico, la variabilità nei comportamenti e negli interessi durante l’infanzia e l’adolescenza è una componente fisiologica naturale, ma nel contesto contemporaneo viene frequentemente interpretata in modo riduttivo. Il risultato di tale pressione induce nel ragazzo un senso di inadeguatezza rispetto alle aspettative sociali, rispetto alla quale la transizione di genere viene rappresentata come l’unica soluzione per alleviare tale dissonanza emotiva indotta.
Hilary Cass ha notato che “alle bambine e alle giovani veniva trasmessa una narrazione secondo cui non è accettabile essere diversi dalle ragazze tipizzate su Instagram”, suggerendo un paradosso culturale in cui gli stereotipi vengono amplificati dai social media per costruire un nuovo modello normativo che spinge i giovani a conformarsi a un’immagine predefinita di normalità e identità al fine di sentirsi accettati socialmente.
Transizione sociale precoce e traiettorie evolutive
In merito alle linee guida scolastiche inglesi, Hilary Cass ha sostenuto l’importanza di operare con cautela e prudenza estrema nei bambini che iniziano una transizione sociale, poiché “se effettuano una transizione sociale troppo precoce, pensiamo che possano rimanere incanalati in una traiettoria che potrebbe non essere stata la traiettoria naturale corretta per loro”.
Fin dai primi studi sull’incongruenza di genere si è infatti osservato che i percorsi individuali di sviluppo identitario non son affatto lineari e stabili, e che l’identità si consolida progressivamente attraverso rinforzi ambientali.
In tale quadro la transizione sociale non può essere considerata come un processo neutro, poiché può determinare effetti di cristallizzazione precoce, in cui l’identità si stabilizza in modo rigido, riducendo la plasticità necessaria per un adattamento flessibile alle esperienze future e non permettendo di fare scelte consapevoli supportate da una maturazione psicologica completa.
Puberty blockers e necessità di sperimentazione clinica
Un ulteriore nodo cruciale affrontato da Hilary Cass concerne i bloccanti della pubertà.
A seguito della pubblicazione della Cass Review, l’NHS inglese aveva vietato per i minori di 18 anni la somministrazione dei bloccanti che sopprimono la secrezione degli ormoni responsabili della pubertà, nell’attesa che una sperimentazione clinica ne valuti la sicurezza e l’efficacia.
Secondo la decana dei pediatri l’avvio di uno studio clinico sugli under-16 è fondamentale, poiché in assenza di dati rigorosi “rischiamo di avere continuamente ciarlatani che distribuiscono farmaci inappropriati”, anche tramite vendita privata online.
Polarizzazione e silenzi
Hilary Cass osserva anche che all’interno del dibattito sul trattamento della disforia di genere la maggioranza moderata è finora rimasta silente, mentre “le persone agli estremi” e la retorica mediatica si sono rivelate “spaventose per i giovani”.
Ha inoltre affermato che alcuni attivisti sono stati “così intransigenti da rendere più difficile la vita alle stesse persone trans che cercano semplicemente di vivere senza attirare l’attenzione”, così come coloro che sostengono che nessuno dovrebbe mai intraprendere una transizione hanno “analogamente reso la situazione più difficile”.
E’ un dato evidente a tutti che in ambito di trattamento della disforia di genere, la polarizzazione delle posizioni ha finora impedito l’attuazione di un approccio terapeutico equilibrato, creando barriere tra differenti orientamenti clinici e ideologici, e ostacolando una comprensione sfumata e individualizzata del vissuto di ogni persona. Ciò ha portato a produrre diagnosi precipitose e trattamenti dannosi, che non tengono in minimo conto della complessità delle esperienze personali e dei percorsi di sviluppo psicologico.
Conclusioni
L’intervista di Hilary Cass si inserisce coerentemente nel quadro delle linee guida adottate dai paesi storicamente più progrediti nell’approccio alla disforia di genere, quali la Svezia e la Finlandia, proponendo un modello basato su una rinnovata cautela, sull’ampliamento dell’evidenza empirica, sull’istituzione di follow-up sistematici e sulla personalizzazione dei percorsi terapeutici, al fine di garantire una gestione della condizione che rispetti la complessità e la variabilità individuale e promuovendo una pratica clinica più rigorosa e fondata su solide basi scientifiche.
E mentre all’estero il dibattito si apre verso una maggiore consapevolezza di tale condizione, nel contesto italiano nessuna società scientifica sembra trovare il coraggio di sottoscrivere i principi invocati da HiIary Cass e richiamati dalle linee guida dei paesi nordici, nel timore che assumere una posizione chiara e informata riguardo alla gestione della disforia di genere in età evolutiva possa arrecare loro danno.
E al danno subito dai bambini e dagli adolescenti non ci pensa nessuno?