Le principali associazioni mediche USA contro l’affermazione di genere nei minori e neo-maggiorenni
Nell’ultimo mese si è registrato un significativo sviluppo nel dibattito medico internazionale relativo agli interventi chirurgici di affermazione di genere nei minori, a seguito delle pronunce delle principali società mediche americane.
In tale contesto, appare pertanto opportuno esaminare nel dettaglio le posizioni espresse dalle principali organizzazioni scientifiche coinvolte, al fine di delineare con maggiore precisione l’evoluzione del quadro medico e regolatorio internazionale.
La pronuncia dell’American Society of Plastic Surgeons (ASPS)
L’ASPS è la principale società scientifica e professionale dei chirurghi plastici negli Stati Uniti e una delle più autorevoli a livello internazionale nel campo della chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica. Fondata nel 1931, l’organizzazione svolge attività di definizione di standard clinici, formazione continua, ricerca scientifica e advocacy in ambito sanitario. L’ASPS rappresenta oltre 11.000 chirurghi plastici certificati (board-certified) negli Stati Uniti e circa 20.000 membri a livello globale, configurandosi come la più grande associazione mondiale nel settore.
In ragione della sua ampia rappresentatività e del ruolo nella definizione delle linee guida cliniche, le sue prese di posizione sono considerate particolarmente rilevanti nel dibattito medico-scientifico internazionale.
Nel mese di febbraio 2026 l’American Society of Plastic Surgeons ha pubblicato un Position Statement sugli interventi di affermazione di genere, raccomandando esplicitamente un approccio prudenziale in ragione delle seguenti considerazioni:
- “gli interventi chirurgici correlati al genere si basano su presupposti circa la persistenza della disforia di genere nel tempo, e attualmente non esistono metodi convalidati che permettano ai clinici di distinguere in modo affidabile i bambini e gli adolescenti il cui disagio persisterà da quelli il cui disagio si risolverà senza intervento medico o chirurgico”;
- “i rischi legati all’uso di ormoni per la transizione nei giovani sono ancora scarsamente compresi, e gli effetti a lungo termine sulla fertilità e sulla salute ossea sono preoccupanti”;
- “le evidenze disponibili sono insufficienti a dimostrare un rapporto rischio-beneficio favorevole per il percorso di interventi endocrinologici e chirurgici correlati al genere nei bambini e negli adolescenti”;
- “l’adozione di terapie ormonali, senza una valutazione approfondita e a lungo termine, potrebbe comportare rischi significativi”;
- “un’assistenza umana, etica ed equa, in particolare nei confronti di bambini e adolescenti, deve bilanciare la compassione con il rigore scientifico, le considerazioni sullo sviluppo e l’attenzione al benessere a lungo termine”.
Per tali motivi l’ASPS raccomanda che i chirurghi “rinviino gli interventi chirurgici correlati al genere a livello mammario/toracico, genitale e facciale fino a quando il paziente non abbia almeno 19 anni”.
Il sostegno dell’American Medical Association (AMA)
L’American Medical Association è la più grande associazione professionale di medici negli Stati Uniti e una delle principali istituzioni di riferimento a livello internazionale per la definizione di standard etici, politici e professionali in ambito sanitario. Fondata nel 1847, l’AMA svolge un ruolo centrale nella rappresentanza della professione medica, nella promozione della ricerca, nella formazione continua e nell’elaborazione di linee guida e politiche sanitarie. L’organizzazione rappresenta oltre 270.000 medici, specializzandi e studenti di medicina negli Stati Uniti. Per dimensione e influenza istituzionale, le sue posizioni hanno un impatto significativo sia sul sistema sanitario statunitense sia sul dibattito medico-scientifico globale.
A seguito della pronuncia dell’ASPS, l’American Medical Association è intervenuta a condividerne il contenuto, dichiarando che “le prove a sostegno degli interventi chirurgici di affermazione di genere nei minori sono insufficienti […] [e] gli interventi […] dovrebbero essere generalmente rimandati all’età adulta” (Strack, 2026; Brown, 2026). L’AMA ha inoltre ribadito il principio della necessità di trattamenti “basati su prove scientifiche”.
Il sostegno espresso dall’American Medical Association alla posizione prudenziale dell’American Society of Plastic Surgeons assume particolare rilevanza sotto il profilo medico-scientifico, in quanto si discosta, almeno parzialmente, dal tradizionale orientamento affermativo adottato fin qui dall’AMA in materia di cure per l’incongruenza di genere.
Tale convergenza verso un approccio più cauto rappresenta quindi un vero e proprio punto di svolta e appare indicativa di una possibile rivalutazione critica del livello e della qualità delle evidenze disponibili, nonché di una crescente attenzione ai limiti epistemologici e agli esiti a lungo termine degli interventi irreversibili nei minori.
Il plauso dell’American College of Pediatricians
L’American College of Pediatricians è un’associazione medica statunitense di pediatri fondata nel 2002, attiva nella promozione di posizioni cliniche e di politica sanitaria in ambito pediatrico, con particolare attenzione ai temi dello sviluppo infantile e adolescenziale. Pur avendo una minore rappresentatività numerica rispetto ad altre società scientifiche, l’organizzazione interviene nel dibattito medico con documenti e position statement su temi eticamente e clinicamente sensibili.
A seguito della pubblicazione del documento emanato dall’ASPS, anche l’American College of Pediatricians ha accolto favorevolmente l’adozione di criteri più restrittivi per gli interventi di affermazione del genere, richiamando il principio etico del primum non nocere e sostenendo che tali interventi “non sono supportati da medicine basate su evidenze” e possono comportare “danni fisici, mentali ed emotivi” nei minori.
Conclusione
Dal fronte americano arrivano quindi le voci concordi dei chirurghi, dei medici e dei pediatri a sollevare allarme per un approccio affermativo che sta mettendo a rischio la salute dei bambini, degli adolescenti e dei giovani adulti, i quali vengono sottoposti a interventi farmacologici e chirurgici rischiosi e irreversibili, senza che vi siano solide evidenze scientifiche a supporto.
Pare evidente che, nel complesso, queste prese di posizione convergono nel delineare un orientamento prudenziale fondato su tre elementi principali:
- insufficienza delle evidenze scientifiche relative agli esiti a lungo termine;
- natura irreversibile degli interventi chirurgici;
- necessità di tutelare i minori attraverso il differimento delle decisioni a un’età adulta.
Tale evoluzione segnala un progressivo consolidamento di un paradigma clinico basato sulla cautela e sull’evidence-based medicine, con rilevanti implicazioni per le politiche sanitarie e regolatorie a livello internazionale.
Alla luce dei profondi cambiamenti in atto in numerosi contesti internazionali, appare legittimo interrogarsi se le società scientifiche italiane intendano mantenere invariata la posizione espressa nei documenti precedenti — in particolare nel comunicato congiunto del 31 gennaio 2024 a sostegno dell’impiego della triptorelina e nel successivo comunicato del dicembre 2025 contrario al DDL n. 2575, che prevedeva l’istituzione di un registro nazionale delle prescrizioni e una regolamentazione più stringente dell’impiego della triptorelina, con un suo utilizzo subordinato a protocolli strutturati e controllati di tipo clinico-sperimentale — o se, invece, ritengano opportuno avviare una riflessione critica alla luce delle nuove evidenze emergenti.
Permanendo il silenzio di fronte a una comunità scientifica internazionale che si interroga e cambia, diventa centrale comprendere in quale misura tali posizioni rappresentino effettivamente il consenso diffuso tra i professionisti iscritti oppure quanto riflettano prevalentemente orientamenti espressi da organi direttivi, potenzialmente influenzati da dinamiche ideologiche e relazionali.
Proprio per questo colpevole immobilismo, si rende quanto mai necessario promuovere un confronto interno ampio, trasparente e metodologicamente rigoroso, capace di restituire la pluralità delle posizioni presenti nella comunità scientifica e di garantire che le scelte pubbliche siano fondate su evidenze solide e su un reale consenso professionale.