sullo sfondo bandiera trans, bambina inglese dice stop

Nel Regno Unito arriva lo stop alla sperimentazione dei bloccanti della pubertà: effetti irreversibili

L’MHRA inglese conferma gli effetti irreversibili dei bloccanti della pubertà e l’NHSE ne sospende la sperimentazione.

A seguito delle eccezioni sollevate dalla Medicines and Healthcare products Regulatory Agency (MHRA), l’agenzia governativa del Regno Unito responsabile della regolamentazione dei medicinali, il National Health Service England (NHSE), il sistema sanitario pubblico del Regno Unito, dopo aver vietato la somministrazione dei bloccanti della pubertà agli under 18, ha deciso di sospendere anche la sperimentazione programmata su un campione di bambini, in attesa di adeguare i protocolli alle richieste della MHRA.

Le obiezioni sollevate dalla MHRA sono molteplici.

1. Applicazione di un limite minimo di età: necessità di una protezione aggiuntiva per i minorenni

Un aspetto cruciale della comunicazione dell’MHRA riguarda la richiesta di introdurre un limite minimo di età per la partecipazione alla sperimentazione. Questo limite sarebbe fissato a 14 anni, al fine di bilanciare i rischi potenziali derivanti dal trattamento con GnRHa (agonisti del GnRH) e l’importanza di evitare danni biologici a lungo termine, ancora non completamente quantificati. La decisione di introdurre un’età minima non nasce solo da una considerazione medica, ma anche da una valutazione etica: infatti, la disforia di genere potrebbe essere una condizione psicologica in continua evoluzione durante l’adolescenza, con impatti complessi sui diversi stadi di sviluppo biologico e psichico. L’introduzione di un limite di età, quindi, non solo garantirebbe una maggiore sicurezza biologica, ma rappresenterebbe anche un approccio progressivo, consentendo una valutazione adeguata dei trattamenti in relazione all’età e alla fase dello sviluppo del partecipante.

2. Rischi nel lungo periodo sulla fertilità e sullo sviluppo fisico

L’MHRA fa esplicito riferimento agli effetti fisiologici potenzialmente irreversibili del trattamento con GnRHa, per cui suggerisce di includere una valutazione molto più dettagliata dei rischi legati a questa perdita di fertilità, che potrebbe implicare futuri trattamenti per il recupero della fertilità, nonché interventi medici dall’esito incerto. Visto che il trattamento comporta modifiche irreversibili che potrebbero avere ripercussioni considerevoli sul benessere dei partecipanti nel lungo periodo, la consapevolezza dei partecipanti (e dei genitori, nel caso di minori) riguardo a questi rischi dovrebbe essere un aspetto centrale del processo di consenso.

3. Danni sullo sviluppo osseo certo e danno cognitivo potenziale

L’MHRA esprime preoccupazione anche in merito agli effetti collaterali fisici e cognitivi del trattamento. Tra i possibili effetti avversi segnala i danni alla densità minerale ossea (BMD), che potrebbero non essere reversibili dopo un trattamento prolungato con triptorelina, nonché il rischio di sanguinamenti vaginali, che in alcuni casi potrebbero persistere oltre le due settimane. Il protocollo di sperimentazione dovrebbe, pertanto, includere criteri di monitoraggio approfonditi, con particolare attenzione alla riduzione della BMD e alle fratture ossee, che potrebbero rivelarsi sintomi di fragilità ossea a lungo termine. 

Un ulteriore aspetto sollevato riguarda gli effetti cognitivi, per i quali l’MHRA suggerisce di consultare esperti in neuro-cognizione e neuroimaging per monitorare eventuali alterazioni cerebrali che potrebbero indicare danni irreversibili. In particolare, l’utilizzo di risonanze magnetiche funzionali (fMRI) potrebbe aiutare a individuare cambiamenti nel segnale BOLD, che potrebbero indicare effetti dannosi sulla funzione cerebrale.

4. Potenziale Modifica dei Criteri di Ritiro: Protezione dei Partecipanti

L’MHRA raccomanda anche di rivedere i criteri di ritiro dalla sperimentazione in caso di effetti avversi significativi. Tra i criteri proposti segnala l’interruzione del trattamento per i partecipanti che presentino una riduzione clinicamente significativa della densità minerale ossea, fratture ossee o una significativa riduzione della velocità di crescita. Inoltre, il sanguinamento vaginale persistente oltre le due settimane potrebbe costituire un motivo di ritiro, così come eventuali effetti cognitivi evidenziati da neuroimaging. 

Includere criteri di ritiro più stringenti risulta fondamentale per proteggere la salute dei partecipanti, soprattutto in un contesto in cui gli effetti collaterali sono ancora in fase di valutazione e potrebbero rivelarsi più gravi di quanto inizialmente previsto.

Conclusioni

Le affermazioni dell’MHRA sono tanto chiare quanto inquietanti: 

  • Poiché esiste un rischio potenzialmente significativo e, al momento, non quantificato di danni biologici a lungo termine per i partecipanti e la sicurezza biologica non è stata dimostrata in modo definitivo in questa coorte proposta…”
  • “…gli effetti fisiologici e farmacologici avversi potrebbero durare più a lungo e superare qualsiasidifferenza rilevata nella qualità della vita
  • i dati disponibili suggeriscono che un trattamento con triptorelina superiore ai 12 mesi comporterà un cambiamento strutturale delle ossa persistente e potenzialmente permanente. Il coinvolgimento dei pazienti per 24 mesi significa che i pazienti potrebbero mostrare danni irreversibili alla scansione dei 12 mesi”
  • “gli effetti attesi dei farmaci includono l’effetto sterilizzante dei bloccanti della pubertà seguiti dagli ormoni sessuali incrociati”
  • È ampiamente riconosciuto che la riduzione della gametogenesi causerà molto probabilmente infertilità in questi giovani. Si tratta di effetti medici rilevanti per un futuro individuo adulto che potrebbero comportare trattamenti per l’infertilità e interventi medici significativi”.
  • Effetti cognitivi: Raccomandiamo di chiedere il parere di esperti clinici indipendenti in neuro-cognizione e imaging cerebrale per stabilire quale grado di variazione negativa del segnale BOLD

Rischi potenzialmente significativi, danni biologici a lungo termine non quantificati, effetti fisiologici avversi superiori ai benefici, cambiamento strutturale delle ossa persistente e permanente, danni irreversibili alle ossa, effetti cognitivi negativi, effetto sterilizzante e infertilità sono le obiezioni sollevate dalla MHRA

Nel leggere queste parole i genitori italiani si pongono una domanda inquietante: perché i professionisti sanitari italiani che promuovono l’utilizzo dei bloccanti della pubertà, anche nelle sedi istituzionali, continuano a qualificare tale trattamento come totalmente reversibile, decantando i presunti benefici psicologici e non evidenziando mai i rischi certi e potenziali della sospensione puberale?

E perché 12 associazioni e società scientifiche italiane parlano di “natura assolutamente transitoria e largamente reversibile del trattamento con GnRHA” (comunicato del 2024)? Non conoscono le evidenze scientifiche o le nascondono? Questo modo di esprimersi è deontologia o ideologia?  

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