Panorama “IL CORPO FERITO DEI BABY TRANS”
L’articolo di Irene Cosul Cuffaro, pubblicato su Panorama il 28 gennaio 2026, raccoglie testimonianze dirette di genitori della nostra associazione che raccontano con dolore e preoccupazione i percorsi di affermazione di genere intrapresi dai loro figli all’interno del sistema sanitario italiano, mettendo in luce criticità cliniche, procedurali e umane.
La narrazione si apre con la storia di una madre torinese il cui figlio, dopo un’infanzia e un’adolescenza serene e senza segnali di incongruenza di genere, manifesta una profonda sofferenza psicologica dopo il lockdown. In seguito a pochi colloqui con una psicologa privata, viene indirizzato all’ambulatorio di varianza di genere dell’Ospedale Regina Margherita di Torino, dove la sua autodichiarazione viene accolta senza che venga effettuato un approfondito percorso diagnostico e con l’immediata adozione del pronome femminile.
Divenuto maggiorenne, il ragazzo, affetto da disturbi specifici dell’apprendimento, viene seguito dal Cidigem dell’Ospedale Molinette. Dopo otto incontri di un’ora, firma un consenso informato giudicato dalla famiglia incompleto e inizia una terapia ormonale cross sex. Successivamente, una neuropsichiatra esterna gli diagnostica una bulimia nervosa. La madre denuncia gravi negligenze, in particolare l’assenza di un neuropsichiatra, figura raccomandata dall’Aifa per confermare la diagnosi di disforia di genere prima dell’avvio delle terapie ormonali.
Il Cidigem respinge le accuse, dichiarando la presenza di due psichiatri, senza però chiarire da quando siano operativi. L’assessore regionale alla Sanità del Piemonte riconosce la delicatezza del caso ma sottolinea che, trattandosi di un maggiorenne, le decisioni spettano esclusivamente al paziente. La madre descrive il figlio come isolato, influenzato dai social, senza benefici dalla terapia e con i primi effetti collaterali già evidenti, tra cui una riduzione della densità ossea riscontrata dopo pochi mesi di trattamento.
L’articolo approfondisce gli effetti delle terapie di femminilizzazione e mascolinizzazione, spiegando che si tratta di trattamenti a vita. Vengono citati estrogeni, antiandrogeni, GnRH analoghi come la triptorelina e il testosterone, illustrandone i potenziali rischi.
L’endocrinologo pediatrico Giuseppe Chiumello avverte che tali ormoni possono essere particolarmente dannosi in adolescenza, aumentando il rischio di patologie cardiovascolari, trombosi, depressione, tossicità epatica, alterazioni del comportamento e infertilità permanente. La triptorelina, utilizzata per bloccare la pubertà, è associata a rallentamento della crescita e riduzione della densità ossea, come spiega anche il pediatra Martino Ruggieri.
Accanto al caso torinese, vengono riportate molte altre testimonianze di genitori appartenenti all’associazione GenerAzioneD. Emergono storie di ragazzi neurodivergenti, con autismo, Adhd, disturbi alimentari, depressione, disturbo bipolare o borderline, che ricevono diagnosi di disforia di genere dopo percorsi brevi e frammentati, spesso senza un confronto continuativo con uno psichiatra.
Alcuni iniziano terapie ormonali subito dopo la maggiore età, altri riescono addirittura a procurarsi ormoni illegalmente online prima di entrare nei percorsi ufficiali del Servizio sanitario nazionale. In diversi casi si arriva rapidamente a interventi irreversibili come la mastectomia.
Dai racconti emerge un senso diffuso di smarrimento, paura e abbandono da parte delle famiglie, che non si definiscono ostili alle persone trans ma profondamente angosciate per la salute fisica e psichica dei figli fragili. Molti genitori riferiscono di essersi sentiti messi di fronte a un ricatto emotivo, con l’idea che senza il cambio di sesso il rischio di suicidio sarebbe inevitabile.
Ciò che li accomuna, conclude il quadro tracciato dall’articolo, è il desiderio semplice e straziante di vedere i propri figli vivi, protetti e davvero felici.