Adolescenti, identità e neuroscienze: perché il mondo reale conta

Appunti dall’incontro per gli Associati di GenerAzioneD tenuto dal dott. Alberto Pellai nel giugno 2026


I consigli del dott. Pellai ai genitori di figli adolescenti in crisi di identità

Negli ultimi 10–15 anni bambini e adolescenti sono cresciuti dentro trasformazioni profonde, legate soprattutto all’ingresso precoce e massiccio del digitale nella vita quotidiana. Smartphone, social media e community online hanno modificato il modo in cui i ragazzi affrontano passaggi fondamentali della crescita: il rapporto con il corpo, l’ingresso nella sessualità, l’appartenenza al gruppo dei pari e la costruzione dell’identità.

La preadolescenza è una fase delicatissima. Tra i 10 e i 14 anni il cervello emotivo accelera con grande intensità, mentre la corteccia prefrontale, cioè la parte più razionale e regolativa, è ancora immatura. Il risultato è una forte vulnerabilità emotiva: emozioni potenti, difficili da contenere, che hanno bisogno di essere accompagnate, non semplicemente represse.

Per questo il mondo adulto ha un compito decisivo: creare “transenne”, cioè confini, direzioni e corridoi sicuri. Non si tratta di bloccare l’energia del preadolescente, ma di canalizzarla verso esperienze reali, corporee, sociali e maturative. La crescita ha bisogno di realtà: relazioni concrete, corpo, limiti, responsabilità, confronto con gli altri.

Il digitale, invece, tende spesso a eliminare questi confini. Offre appartenenze immediate ma fragili, sostituisce la comunità reale con community costruite anche per trattenere attenzione e generare profitto, rende il corpo meno centrale nell’esperienza di sé e alimenta una continua “fabbrica dell’inadeguatezza”. Il ragazzo si confronta con modelli, immagini e aspettative che possono deformare la percezione del proprio valore personale.

Tra i 14 e i 20 anni il cervello attraversa una fase di grande neuroplasticità: elimina le connessioni meno utilizzate e rafforza quelle più esercitate (pruning). In altre parole, l’identità si scolpisce attraverso le esperienze quotidiane.

Se l’ambiente principale diventa un “brodo digitale” iperstimolante, il cervello assorbe da lì norme, aspettative e modelli su corpo, sessualità, relazioni e appartenenza.

Il ruolo dei genitori e degli adulti non è quindi quello di spaventarsi o reagire con panico. Più l’adulto è spaventato, più rischia di diventare spaventante.

Serve invece una presenza stabile: offrire confini, proteggere dall’eccesso digitale, testimoniare la bellezza del mondo reale e mantenere una relazione fatta di ascolto, fiducia e continuità.

La relazione resta il principale fattore protettivo. In un tempo in cui il digitale promette risposte immediate ma spesso lascia più soli e più confusi, gli adolescenti hanno bisogno di adulti capaci di esserci: non per controllare tutto, ma per accompagnare la crescita dentro esperienze vere, incarnate e umane.

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