Cosa fa il testosterone al corpo femminile?
Una cosa buona che in quantità eccessive danneggia il corpo e il cervello delle donne, di Robin Jones
Traduzione dell’articolo pubblicato il 7 settembre 2026 su Genspect Substack
Stiamo appena iniziando a comprendere gli effetti a lungo termine del testosterone somministrato nell’ambito della medicalizzazione di genere, soprattutto in seguito all’uso di bloccanti della pubertà, ma una cosa che sappiamo è che dosi elevate di testosterone sopprimono la capacità delle ovaie di produrre estrogeni. Il naturale declino della produzione di estrogeni durante la menopausa ha effetti noti sulla salute delle donne. Sebbene esistano importanti differenze (e in alcuni casi i cambiamenti siano parzialmente reversibili), osservare gli effetti della menopausa ci dà un’idea del possibile impatto concreto del testosterone sulle persone di sesso femminile che si identificano come transgender.
Il testosterone nel corpo femminile
Il testosterone è naturalmente presente nel corpo femminile. Piccole quantità vengono rilasciate nel sangue dalle ovaie e dalle ghiandole surrenali. Il testosterone svolge un ruolo importante nella formazione e nel mantenimento della massa ossea, nella produzione di nuove cellule del sangue, nel mantenimento della libido e nella regolazione dell’umore. Gli effetti combinati del testosterone e degli estrogeni contribuiscono alla crescita, alla riparazione e al mantenimento dei tessuti riproduttivi femminili.
Le donne producono naturalmente quantità di testosterone molto inferiori rispetto agli uomini, circa 15 volte inferiori, soprattutto dopo la pubertà. Alle persone di sesso femminile che si identificano come transgender vengono prescritti quantitativi molto più elevati di questo androgeno maschile per ottenere l’aspetto desiderato, più mascolino. Seppure l’abbassamento della voce e la crescita dei peli sono effetti desiderati — sono, infatti, lo scopo del trattamento — questi cambiamenti sono permanenti. Lo sono anche altri effetti, come la calvizie di tipo maschile e l’ingrossamento del clitoride, che possono provocare disagio e sofferenza.
Una quantità eccessiva di testosterone non trasforma una donna in un uomo, ma può provocare problemi di salute associati a una carenza di estrogeni simile a quella della menopausa.
Non è soltanto l’eccesso di testosterone, ma anche l’assenza di produzione di estrogeni (soppressa dal testosterone esogeno) a determinare alcune problematiche di salute. Per esempio, nelle donne alle quali le ovaie vengono asportate per motivi medici (tumore, endometriosi, cisti ovariche ecc.), la conseguente perdita di estrogeni provoca una “menopausa chirurgica”. Queste donne vengono generalmente trattate con la terapia ormonale sostitutiva (HRT) e monitorate attentamente per quanto riguarda la perdita di massa ossea, la salute cardiovascolare e gli effetti collaterali del trattamento. Anche quantità relativamente moderate di testosterone somministrato alle persone di sesso femminile che si identificano come transgender possono sopprimere la produzione di estrogeni al punto da indurre una menopausa chimica. Alcune possono inoltre scegliere di sottoporsi all’asportazione chirurgica delle ovaie e dell’utero, spesso come presunta misura di “affermazione di genere” (per eliminare le mestruazioni o facilitare la falloplastica), dopo la quale perdono praticamente tutta la capacità di produrre autonomamente estrogeni.
Somiglianze e differenze con la menopausa naturale
Molti dei problemi di salute riscontrati nelle persone di sesso femminile che si identificano come transgender, tra l’adolescenza e i vent’anni, e che hanno assunto testosterone, assomigliano a quelli affrontati dalle donne a partire da circa 50 anni durante la menopausa naturale. Esaminiamo alcuni dei più importanti.
Osteoporosi
La menopausa aumenta il rischio di osteoporosi, una condizione che rende le ossa fragili e più soggette a fratture. Ciò accade perché i livelli di estrogeni diminuiscono durante la menopausa, rallentando la formazione e la riparazione delle ossa.
Le ragazze alle quali vengono somministrati bloccanti della pubertà sono a rischio di una riduzione della densità minerale ossea (compresa l’osteopenia e, in alcuni casi, l’osteoporosi), perché gli ormoni sessuali normalmente prodotti durante la pubertà sono essenziali per accelerare e consolidare la crescita delle ossa e per raggiungere il massimo livello di massa ossea.
La densità ossea assoluta spesso rimane stabile durante il trattamento con i bloccanti, ma i punteggi Z (che confrontano la densità ossea di una persona con quella media delle persone della stessa età e dello stesso sesso) diminuiscono rispetto ai coetanei che continuano ad accumulare massa ossea.
L’assunzione di testosterone può contribuire a compensare questi effetti, anche se il grado di recupero dipende da fattori quali la durata dell’utilizzo dei bloccanti e il momento in cui viene iniziata la terapia ormonale.

Disfunzione del pavimento pelvico (PFD)
L’impatto della menopausa sul pavimento pelvico è ben documentato. I tessuti si atrofizzano e si assottigliano; il tessuto connettivo e il tono muscolare si indeboliscono. Questi cambiamenti del pavimento pelvico associati alla menopausa possono portare a incontinenza urinaria, sintomi di vescica iperattiva, prolasso degli organi pelvici, infezioni ricorrenti delle vie urinarie, secchezza vaginale, disfunzioni sessuali e, in alcuni casi, dolore pelvico o muscoloscheletrico cronico. La riduzione degli estrogeni nelle persone di sesso femminile che si identificano come transgender può provocare questi sintomi e altri effetti associati all’uso del testosterone.1
Incontinenza e sintomi correlati
L’incontinenza urinaria è praticamente garantita nelle persone di sesso femminile che si identificano come transgender e assumono dosi di testosterone (e, per una sfortunata minoranza, anche l’incontinenza fecale). Uno studio ha rilevato che: «Gli uomini transgender sottoposti a terapia ormonale presentano un’elevata incidenza di disfunzione del pavimento pelvico (94,1%) e una maggiore frequenza di sintomi urinari (86,7%).»
L’impatto dell’incontinenza è molto maggiore del semplice imbarazzo e dei problemi pratici legati alla gestione delle perdite. Può provocare una forma dolorosa e debilitante di dermatite. La delicata pelle delle labbra e della vulva non è progettata per essere costantemente a contatto con l’urina, che è molto acida. Per questo motivo, l’assistenza standard per le donne anziane costrette a letto che utilizzano biancheria assorbente per l’incontinenza prevede una pulizia quotidiana del perineo, allo scopo di preservare l’integrità della pelle in questa zona particolarmente sensibile.
Infezioni delle vie urinarie
Un altro sintomo associato alla disfunzione del pavimento pelvico è l’aumento del rischio di infezioni delle vie urinarie (UTI). La riduzione della produzione di estrogeni durante la menopausa provoca un assottigliamento dei tessuti genitali, che può determinare un cambiamento nella posizione della vescica e lo sviluppo di pareti più sottili e meno elastiche. Questo, a sua volta, allarga l’uretra, facilitando l’ingresso dei patogeni e rendendo più probabili le infezioni urinarie frequenti. Molte donne anziane soffrono di infezioni urinarie croniche, che possono portare alla colonizzazione della vescica da parte di batteri e causare infezioni persistenti, talvolta quasi impossibili da eliminare completamente.
Per questo motivo, sta diventando una pratica sempre più comune offrire alle donne anziane una crema estrogenica intravaginale, che aiuta a mantenere la salute. Tuttavia, le donne identificate come trans possono essere riluttanti a utilizzare la terapia con estrogeni.
Perdita di elasticità dei tessuti
La perdita di elasticità del pavimento pelvico dovuta alla riduzione degli estrogeni dopo la menopausa interessa anche i tessuti circostanti. Per esempio, esiste una relazione complessa ma ben documentata tra la salute del pavimento pelvico e il dolore nella parte bassa della schiena. Un altro sintomo associato è l’edema degli arti inferiori, che può portare a cellulite cronica, infezioni e altri gravi problemi cutanei. Le persone di sesso femminile che si identificano come transgender sperimentano molti degli stessi sintomi.
Cambiamenti nei genitali
Un problema che le persone di sesso femminile che si identificano come transgender possono sperimentare in modo specifico è la clitoromegalia (ingrossamento del clitoride), un effetto collaterale atteso dell’uso di testosterone esogeno nelle donne. In alcuni casi, il clitoride può sporgere al punto che indossare normali indumenti diventa doloroso. Alcune donne ritengono che questo migliori l’esperienza sessuale, mentre altre hanno difficoltà a raggiungere l’orgasmo oppure trovano così doloroso il post-orgasmo da evitare del tutto i rapporti sessuali. Inoltre, la ridotta elasticità del pavimento pelvico può rendere difficile raggiungere l’orgasmo a causa della diminuzione del tono muscolare.
Rischio di demenza
È stato stabilito da tempo che la menopausa precoce (che si verifica prima dei 40 anni) aumenta il rischio di sviluppare demenza in età avanzata. La carenza di estrogeni riduce gli effetti neuroprotettivi dell’ormone sulla plasticità sinaptica e compromette la funzione e la sopravvivenza dei mitocondri nelle cellule cerebrali.
In generale, le donne presentano un rischio più basso di demenza nella mezza età, ma un rischio più elevato di malattia di Alzheimer nella tarda età rispetto agli uomini. Dati emergenti indicano che le persone di sesso femminile che si identificano come transgender e assumono testosterone presentano punteggi di rischio per l’Alzheimer in età avanzata più elevati rispetto sia agli uomini sia alle donne che non assumono ormoni cross-sex. Questo aumento sembra essere determinato principalmente da una maggiore presenza di fattori di rischio modificabili, quali depressione, stress cronico, malattie cardiovascolari e isolamento sociale. Il contributo relativo della terapia ormonale in sé rimane difficile da distinguere da quello delle più ampie comorbilità legate alla salute mentale e delle difficoltà sociali che accompagnano frequentemente l’identificazione trans.
Fertilità
Discutere della “menopausa” nel contesto di giovani persone di sesso femminile che assumono testosterone è complicato. La definizione formale di menopausa naturale comprende la cessazione permanente delle mestruazioni dovuta all’esaurimento dei follicoli ovarici e alla conseguente perdita della fertilità naturale. (I rari casi sperimentali di gravidanza in donne anziane in post-menopausa hanno richiesto interventi medici complessi e comportano rischi elevati.)
Tuttavia, esiste un’importante distinzione per quanto riguarda la fertilità. Nelle persone di sesso femminile che si identificano come transgender, l’amenorrea (quando le mestruazioni cessano per 3 mesi o più) e altri sintomi simili a quelli della menopausa indotti dal testosterone possono spesso essere reversibili se il testosterone viene sospeso e si desidera una gravidanza. Inoltre, l’ovulazione non necessariamente cessa semplicemente perché le mestruazioni sono terminate: gli studi mostrano che una minoranza sostanziale di persone di sesso femminile amenorroiche che assumono testosterone continua a presentare evidenze istologiche di una recente ovulazione. Pertanto, le persone di sesso femminile che si identificano come transgender e hanno rapporti sessuali con uomini non possono presumere di essere infertili semplicemente perché, durante l’assunzione di testosterone, non hanno più le mestruazioni.
Altri effetti
Oltre agli effetti androgenici attesi — aumento della crescita dei peli sul corpo e sul viso, abbassamento della voce e maggiore massa muscolare — il testosterone esogeno produce generalmente un marcato aumento della libido. Alcune persone di sesso femminile che si identificano come transgender interpretano questi cambiamenti non come una forma di menopausa (un evento fisiologico specificamente femminile), ma come una sorta di “pubertà” maschile che trasforma il loro corpo in linea con il sesso desiderato.
In realtà, rimangono effetti dell’azione di elevate dosi di androgeni su un organismo di sesso femminile; non costituiscono una pubertà maschile e non trasformano una donna in un uomo.
“Uomini” che hanno figli
Le persone di sesso femminile che si identificano come transgender possono rimanere e rimangono incinte, ma la loro ridotta capacità di produrre estrogeni complica notevolmente la gravidanza.
Atrofia vaginale
L’atrofia vaginale dovuta alla drastica riduzione degli estrogeni è uno dei disturbi più comuni della menopausa. È una condizione che interessa anche le persone di sesso femminile che si identificano come transgender. Alcune scelgono di intraprendere una gravidanza e, come già osservato, altre rimangono incinte accidentalmente perché utilizzano il testosterone come forma di contraccezione. L’atrofia vaginale può rendere molto dolorosi i rapporti penetrativi, rendendo difficile il concepimento senza l’uso di tecnologie di riproduzione assistita.
Portare a termine una gravidanza è ancora più difficile che rimanere incinte. Un utero atrofico non si espande e non cresce facilmente per accogliere la gravidanza; ciò può portare a nascite premature, restrizione della crescita intrauterina e condizioni congenite come il talipes (piede torto). Gli studi sulle donne in gravidanza in perimenopausa, che producono naturalmente meno estrogeni, mostrano che sviluppano placente più piccole, con conseguenze negative sulla crescita e sullo sviluppo complessivi del feto. È probabile che lo stesso, o qualcosa di peggiore, si verifichi nelle persone di sesso femminile che si identificano come transgender e assumono testosterone.
Le pareti vaginali delle donne in età riproduttiva sono spesse, robuste ed elastiche, tanto da poter accogliere la crescita di un bambino. Analogamente a quanto avviene durante la menopausa, la carenza di estrogeni nelle persone di sesso femminile che si identificano come transgender fa sì che le pareti vaginali diventino sottili, fragili e facilmente soggette a lacerazioni o danni. Man mano che l’età della popolazione di giovani donne che assumono testosterone entrerà negli anni di massima fertilità, possiamo aspettarci un numero maggiore di gravidanze, sia programmate sia accidentali; ciò aumenterebbe la probabilità di lesioni legate al parto e di ricorso a parti cesarei programmati, con tutti i rischi e i costi che ciò comporta.
Un “cervello da mamma”?
Nuove ricerche sui cambiamenti cerebrali durante la gravidanza rafforzano l’osservazione secondo cui i corpi femminili e maschili differiscono in modi fondamentali, determinati dalla biologia specifica del sesso. La gravidanza produce importanti cambiamenti nella neuroplasticità cerebrale — in particolare riduzioni del volume della materia grigia in regioni coinvolte nella cognizione sociale — che sembrano preparare il cervello materno alla cura del bambino e alla creazione del legame con il neonato. È stato dimostrato in studi controllati che la somministrazione di testosterone riduce l’empatia cognitiva nelle donne (per esempio, compromettendo le prestazioni in compiti come il Test degli Occhi). Ciò solleva una domanda: in che modo un cervello femminile influenzato dal testosterone affronta i compiti necessari della gravidanza, affinché le madri siano preparate a fornire ai propri bambini le cure disinteressate di cui hanno bisogno per crescere e prosperare?
Le madri che hanno precedentemente assunto testosterone e che non possono allattare al seno perché si sono sottoposte a un intervento chirurgico di mascolinizzazione del torace si trovano ad affrontare ulteriori svantaggi pratici e fisiologici. L’allattamento al seno normalmente rafforza importanti meccanismi ormonali (che coinvolgono ossitocina, prolattina e sistemi correlati) che favoriscono il legame madre-bambino, la capacità di risposta ai bisogni del neonato e la resilienza. Queste donne amano profondamente i propri bambini e, come altre madri che non possono allattare al seno, possono comunque sviluppare legami profondi e sicuri con loro; tuttavia, non beneficeranno di gran parte del rafforzamento ormonale che normalmente accompagna i profondi cambiamenti legati alla maternità nei suoi primi mesi.
Le donne hanno bisogno di estrogeni
Alle donne che intraprendono una transizione viene venduta la menzogna secondo cui possono scegliere di entrare nella condizione maschile attraverso i bloccanti della pubertà e/o gli ormoni cross-sex e gli interventi chirurgici. Ma estrogeni e testosterone non sono intercambiabili. Il corpo femminile ha bisogno degli estrogeni per mantenersi in salute, e cercare di sostituirli con il testosterone significa soltanto intraprendere un percorso medico dal quale non si può uscire indenni in quanto donne, e nemmeno diventare uomini.
Robin Jones è un’ostetrica in pensione e IBCLC (consulente internazionale certificata per l’allattamento) e vive in Nuova Zelanda. Ha conseguito un master in bioetica e ha lavorato per oltre 40 anni come volontaria nel sostegno all’allattamento da madre a madre. Sa che nessun mammifero sul pianeta può scegliere o modificare il proprio sesso.
- Qui è disponibile un link alla conferenza del Clinical Advisory Network on Sex and Gender, durante la quale è intervenuta Elaine Miller, fisioterapista scozzese e ricercatrice di primo piano sui problemi pelvici nelle persone di sesso femminile che si identificano come transgender e assumono testosterone. È possibile trovare un resoconto del suo intervento qui. ↩︎