Rassegna degli studi e degli approfondimenti sulla disforia di genere di agosto (n. 8/2026)

Di seguito si riepilogano gli ultimi studi e approfondimenti di rilievo sul tema della disforia di genere e dei relativi trattamenti che sono stati pubblicati, o individuati dalla redazione di GenerAzioneD, nel mese di agosto 2026.


Trovate 27 schede

Disforia infantile: il paradosso che cancella l’omosessualità

Sociologia Italia Agosto 2026 Sociologia Italia

“La tesi che intendo sostenere è la seguente: la precoce etichettatura della disforia di genere e la conseguente medicalizzazione dell’infanzia rappresentano un caso esemplare di come, nella tarda modernità, il sapere esperto plasmi le identità soggettive, spesso in dialogo con interessi economici e ideologici. Attraverso il contributo di alcuni classici delle scienze sociali – da Foucault a Conrad, da Becker a Giddens – mostrerò come questo processo rischi di produrre una sorta di «profezia che si autoavvera», convogliando le varianze di genere verso un’unica narrazione medicale, a scapito della ricchezza delle biografie individuali e, in particolare, dell’espressione di orientamenti omosessuali…. Dall’analisi condotta emergono tre indicazioni per una politica sociosanitaria più equilibrata. In primo luogo, è necessario ristabilire una gerarchia tra sostegno psicologico e intervento medico: nessun bambino dovrebbe essere avviato a percorsi di blocco puberale senza aver prima ricevuto un solido accompagnamento psicologico che esplori tutte le dimensioni della sua identità, compreso il possibile orientamento omosessuale. In secondo luogo, le linee guida pediatriche dovrebbero distinguere con maggiore chiarezza tra espressione di genere atipica e disforia persistente, evitando diagnosi frettolose a tre anni. In terzo luogo, è indispensabile una riflessione pubblica sul conflitto di interessi che lega alcuni professionisti e alcune associazioni a un’industria farmaceutica in cerca di nuovi mercati. La sociologia, con la sua vocazione a svelare i processi sociali che appaiono naturali, ci ricorda che nessuna identità – nemmeno quella di genere – è un’isola: siamo tutti plasmati da discorsi, poteri e interessi. Riconoscerlo non significa negare il diritto di ciascuno a vivere secondo la propria percezione di sé, ma esige un supplemento di prudenza quando si tratta di bambini che hanno tutto il tempo per diventare ciò che vorranno – anche gay, lesbiche o semplicemente adulti non medicalizzati.”

Questa imitazione non è lusinghiera

This Imitation Is Not Flattery

PITT Agosto 2026 Parents with Inconvenient Truths about...

I nostri figli che sono stati coinvolti nell’ideologia transgender sono vittime. Lo capisco. Quello che è successo loro non è colpa loro e non li biasimo. È come se fossero stati rapiti e gettati sul treno della follia della teoria queer, e noi volessimo aiutarli a fuggire. Finché non ci riescono, dedicano molto tempo ed energie a cercare di assomigliare, comportarsi ed essere, in sostanza, il sesso opposto. Ma non credo che abbiano la minima idea di quanto questo comportamento sia offensivo e insultante per le donne. Per i ragazzi e i giovani uomini che cercano di “transizionare” per diventare donne, cosa pensano esattamente che sia una donna? Una persona con i capelli lunghi e la pelle morbida? Una che indossa abiti e il colore rosa? Forse una a cui piace cucinare o cucire? Ho conosciuto molte donne che corrispondono a questa descrizione e molte altre che non vi corrispondono. Ho conosciuto donne che hanno alcune di queste caratteristiche, ma non tutte. Nessuno di questi attributi definisce una donna. Una persona che ha interrotto la transizione l’ha spiegato benissimo: “Mi sono svegliato un giorno, mi sono guardato allo specchio e mi sono chiesto: ‘Che diavolo sto facendo?’ Ho capito che, anche se mi fossi sottoposto a tutti gli interventi chirurgici e avessi continuato con gli ormoni, non sarei mai stato una donna. Nella migliore delle ipotesi sarei stato una caricatura di ciò che credevo fosse una donna”. Esattamente…. Non è molto meglio per le ragazze e le giovani donne che desiderano “transizionare” per diventare uomini. Per molti secoli, e forse anche di più, alle donne è stato detto che non potevano fare un sacco di cose perché erano donne. Ma negli ultimi 100 anni, le donne hanno dimostrato di poter fare praticamente tutto ciò che fanno gli uomini, a parte alcune funzioni biologicamente determinate. Le donne hanno lo stesso successo degli uomini in tutti i settori: affari, politica, università, sport, ecc. Ma ora, seguendo le rigide regole dell’ideologia transgender, alle ragazze non è permesso avere certi tagli di capelli, giocare con certi giocattoli, praticare certi sport, ecc., perché se lo fanno, non sono ragazze, ma ragazzi in corpi da ragazza. Non ci posso credere. A queste ragazze è stata propinata una menzogna, spesso da uomini, secondo cui le ragazze e le donne non possono o non fanno certe cose. Si tratta di un completo ribaltamento degli ultimi 100 anni di progressi in materia di diritti delle donne, durante i quali alle donne è stato progressivamente concesso di fare tutto ciò che fanno gli uomini e di essere orgogliosamente donne. Alle donne viene di nuovo detto cosa possono e non possono fare. La perfida distorsione dell’ideologia di genere è che se una donna fa o pensa certe cose, non è affatto una donna, ma un uomo. È un attacco crudele contro tutte le donne“.

Le possibilità di guarigione di un bambino di 11 anni dovrebbero essere considerate “estremamente remote”?

Should an 11-Year-Old's Chances of Recovery Be Deemed "Vanishingly Remote"?

Stella O’Malley Agosto 2026 Stella O’Malley Substack

“Jo è un ragazzo di 11 anni, nato maschio, che ha subito una transizione di genere verso un’identità femminile all’età di circa due anni e mezzo. Ora presenta una grave disabilità funzionale. Non frequenta più la scuola, trascorre quasi tutto il suo tempo confinato nella sua camera da letto, ha una scarsa interazione sociale e ha sviluppato una ridotta densità ossea a causa della prolungata inattività e dell’assenza di normale esercizio fisico con carico. La sua salute fisica, la sua istruzione, il suo benessere psicologico e il suo sviluppo sociale sono tutti compromessi. Qualunque fossero le intenzioni alla base della precoce transizione sociale di Jo, è chiaro che la sua situazione attuale rappresenta un esito profondamente negativo. Non possiamo sapere come si sarebbe sviluppato il suo percorso se non avesse subito tale transizione. Possiamo tuttavia affermare che l’intervento non ha impedito l’insorgere di un grave disagio psicologico e di un declino funzionale. Qualsiasi formulazione clinica responsabile deve quindi partire dal chiedersi come Jo sia arrivato a questo punto, anziché presumere che il suo percorso di sviluppo fosse inevitabile. La questione clinica centrale non riguarda più solo l’identità di genere. Piuttosto, Jo si presenta come un bambino il cui percorso di sviluppo complessivo si è arrestato. La sua vita si è progressivamente ristretta, isolandolo dai coetanei, rendendolo dipendente dalla famiglia, fisicamente debilitato e sempre più incapace di partecipare alla normale infanzia. La transizione sociale di Jo è avvenuta intorno ai due anni e mezzo di età, durante quella che viene spesso definita la fase preoperatoria dello sviluppo secondo Piaget. A quest’età, i bambini si dedicano naturalmente al pensiero magico, al gioco di ruolo fluido, all’immaginazione simbolica e al ragionamento egocentrico. Non possiedono ancora la comprensione adulta della permanenza biologica o dell’identità nel tempo. Alcuni ragazzi si identificano con personaggi femminili, esprimono il desiderio di essere una ragazza o rifiutano gli stereotipi maschili. Per alcuni, queste esperienze sono fugaci; per altri, sono più intense e persistenti. Nonostante queste differenze, tali esperienze rientrano nella normale fase dello sviluppo infantile e si evolvono generalmente attraverso la continua interazione con la realtà, la maturazione e l’esperienza. Tra i ragazzi indirizzati a cliniche specializzate per l’identità di genere a causa di disforia di genere infantile, l’esito più comune in età adulta per coloro la cui disforia di genere non persiste è un orientamento sessuale omosessuale o bisessuale. Se la pubertà viene sospesa medicalmente prima che questo processo di sviluppo si sia completato, i medici perdono l’opportunità di osservare se tale percorso evolutivo si sarebbe risolto naturalmente nell’accettazione del sesso assegnato alla nascita e, per molti ragazzi, in un orientamento sessuale omosessuale o bisessuale. Nel caso di Jo, i normali processi di sviluppo sembrano essersi intrecciati con un profondo disagio psicologico prima di essere interpretati letteralmente e istituzionalizzati attraverso una transizione sociale completa all’età di due anni. Invece di permettere che l’identificazione immaginativa rimanesse confinata nell’ambito del gioco, gli adulti intorno a lui la trattavano come prova di un’identità duratura. Di conseguenza, una fase dello sviluppo normalmente caratterizzata da flessibilità potrebbe essersi organizzata attorno a una narrazione identitaria fissa. Da una prospettiva evolutiva, ciò potrebbe aver messo in discussione il normale processo attraverso il quale i bambini integrano gradualmente immaginazione, esperienza e realtà in un senso di sé sempre più stabile.”

Terapia farmacologica in pazienti con disforia di genere: uno studio di coorte nella regione Lazio, Italia

Pharmacological Therapy in Patients With Gender Dysphoria: A Cohort Study in the Lazio Region, Italy

Valeria Belleudi, Sara Lopes,... Agosto 2026 Pharmacoepidemiology and Drug Safety

“La disforia di genere è una condizione in cui le persone provano disagio perché la loro identità di genere non corrisponde al sesso assegnato alla nascita. Molte persone con disforia di genere necessitano di supporto medico, inclusi trattamenti ormonali. Abbiamo analizzato i dati sanitari della Regione Lazio per comprendere con quale frequenza questi individui assumono farmaci rispetto alla popolazione generale. Tra le 365 persone identificate tra il 2011 e il 2021, circa il 72% ha ricevuto almeno una prescrizione nell’anno successivo, rispetto al 43% di altre persone della stessa età e sesso. Le modalità di assunzione dei farmaci differivano in base al sesso assegnato alla nascita: gli individui assegnati al sesso maschile alla nascita (AMAB) ricevevano più spesso estrogeni, antiandrogeni e vitamine, mentre gli individui assegnati al sesso femminile alla nascita (AFAB) ricevevano più spesso testosterone, farmaci psichiatrici e farmaci per la digestione… I pazienti con disforia di genere hanno mostrato un maggiore utilizzo di farmaci rispetto alla popolazione generale, con modelli distinti a seconda del sesso assegnato alla nascita. Questi risultati sottolineano l’importanza del monitoraggio e della valutazione della sicurezza a lungo termine delle terapie farmacologiche.”

Medicina di genere pediatrica: il dovere della psichiatria di dare un esempio di disaccordo rispettoso

Pediatric Gender Medicine: Psychiatry’s Duty to Model Respectful Disagreement

Kathleen McDeavitt, Kristopher Kaliebe Agosto 2026 American Journal of Psychiatry

“In diversi Paesi europei dotati di sistemi sanitari pubblici, le autorità sanitarie nazionali hanno commissionato revisioni sistematiche delle evidenze relative agli interventi di PMT e, successivamente, hanno aggiornato le proprie linee guida cliniche, limitando gli interventi endocrini a contesti di ricerca sottoposti a supervisione nazionale o a circostanze eccezionali. Molte revisioni sistematiche commissionate dai governi negli ultimi sei anni sono giunte alla stessa conclusione: le evidenze sono di qualità molto bassa. Sebbene clinici, attivisti e politici indichino frequentemente i risultati di singoli studi come una “prova” dell’efficacia del trattamento, spesso omettono di menzionare ampi studi nei quali gli esiti relativi alla salute mentale sono peggiorati durante il trattamento oppure gli elevati tassi di suicidio riportati nei minori che assumono ormoni. Più in generale, i principi della medicina basata sulle evidenze impongono che il processo decisionale clinico sia guidato dalle migliori evidenze disponibili, che in questo caso non sono costituite da singoli studi osservazionali, bensì dall’insieme delle revisioni sistematiche e delle meta-analisi che, più volte, sono giunte alla conclusione che non esistono evidenze affidabili a sostegno dell’affermazione secondo cui la PMT produca un miglioramento degli esiti di salute mentale. Che cosa dovrebbero fare gli psichiatri con queste informazioni? Breslow e colleghi sostengono che dovremmo continuare a raccomandare bloccanti della pubertà, ormoni del sesso opposto e interventi chirurgici ai minori, che dovremmo intensificare il nostro sostegno a questi interventi nell’ambito delle politiche pubbliche, della politica e della legislazione e che dovremmo impegnarci a insegnare a un maggior numero di studenti di medicina e specializzandi che questi interventi sono essenziali, basati sulle evidenze, necessari dal punto di vista medico e salvavita. Noi non siamo d’accordo. L’etica medica impone di considerare la PMT non come un diritto umano inalienabile, ma come un intervento medico destinato a una popolazione vulnerabile. In quanto tale, i ricercatori dovrebbero esaminare attentamente la sua giustificazione clinica, il decorso naturale della disforia di genere pediatrica in assenza di trattamento, la base di evidenze e i profili di rischio/beneficio degli interventi e dei trattamenti alternativi, nonché le considerazioni etiche (in primo luogo il miglior interesse medico dei pazienti minorenni). L’attività di sostegno è importante, ma deve rimanere fondata sulla scienza e sull’etica medica. In questo caso, la scienza non è più seriamente contestata: sia i sostenitori ben informati che i critici concordano sul fatto che la qualità delle prove sia scarsa”.

Comprendere l’ideazione transgender

Understanding Transgender Ideation

Stella O'Malley Agosto 2026 Stella O'Malley Substack

“Non abbiamo un termine descrittivo equivalente per la persistente preoccupazione cognitiva che si manifesta quando una persona rimane ossessionata dall’idea di identificarsi con un sesso o un’identità di genere diversa. Tendiamo invece a passare direttamente alla spiegazione. Un clinico vede autismo; un altro una parafilia. Un clinico con una formazione specifica sul trauma potrebbe essere convinto che si tratti di una manifestazione di un trauma, mentre un clinico che si occupa di affermazione di genere la considererà disforia di genere. Molti indicheranno il contagio sociale. Il problema è che il dibattito inizia prima ancora di aver concordato su cosa stiamo cercando di spiegare. Propongo il termine “ideazione transgender” per descrivere un sintomo psicologico caratterizzato da una preoccupazione cognitiva persistente o ricorrente riguardo all’essere, al diventare o all’identificarsi con un altro sesso o identità di genere. Questa preoccupazione cognitiva può anche trovare espressione comportamentale nella ricerca ripetuta di informazioni, cambiamenti nell’aspetto esteriore, cambiamenti nei pronomi, utilizzo di binder, packing, tucking, depilazione, allenamento vocale e modificazioni corporee. Molte persone con ideazione transgender cercheranno una transizione sociale o medica. Come l’ideazione suicidaria, l’ideazione transgender può emergere attraverso molteplici percorsi psicologici. Ho scelto questo termine deliberatamente. Il concetto di “ideazione” è già familiare in psicologia e psichiatria. Si riferisce a uno schema di pensiero ricorrente senza implicare una diagnosi o una causa specifica. Utilizzando il termine “ideazione transgender”, propongo un costrutto descrittivo analogo che identifica un sintomo cognitivo ricorrente, pur rimanendo agnostico riguardo alle sue origini, al suo significato e al trattamento appropriato. La distinzione va oltre la mera semantica. Una volta ottenuto un quadro sintomatologico descrittivo, interrogativi scientifici e clinici significativi diventano possibili. Possiamo iniziare a misurarne la prevalenza, identificare i fattori di rischio, confrontare diversi percorsi psicologici, esaminare quali interventi sono associati a miglioramenti o persistenza dei sintomi e indagare se particolari schemi predicono la transizione medica, la detransizione o gli esiti psicologici a lungo termine. Attualmente, molte di queste domande rimangono difficili da rispondere perché non abbiamo ancora concordato su cosa stiamo cercando di descrivere. Credo che l’ideazione transgender fornisca un tassello mancante del quadro concettuale necessario per avviare questo lavoro”.

Revisione sistematica degli esiti dell’uretroplastica successiva all’allungamento uretrale negli uomini transgender

Systematic review of the outcomes of urethroplasty following urethral lengthening in transgender men

Paul Neuville, François-Xavier Madec,... Agosto 2026 International Journal of Impotence Research

“Le complicanze uretrali successive all’allungamento dell’uretra negli uomini transgender, come stenosi e fistole, sono comuni e spesso richiedono interventi chirurgici secondari. Questi interventi variano significativamente nelle tecniche utilizzate e sono valutati con notevole eterogeneità, il che rende una sintesi dei loro risultati preziosa per guidare la gestione clinica. Questa revisione sistematica ha incluso 14 studi selezionati tramite una ricerca in database (Medline, Embase, Web of Science) che riportavano complicanze uretrali dopo allungamento dell’uretra. Tra i 595 pazienti considerati, il 76% è stato sottoposto a falloplastica e il 24% a metoidioplastica. I nostri risultati evidenziano che le tecniche di uretroplastica a stadi hanno dimostrato i tassi di recidiva più bassi (0-25%), in particolare nella gestione delle stenosi lunghe nell’uretra peniena. Al contrario, le uretroplastiche in un’unica fase, soprattutto quelle eseguite senza aumento di volume, sono risultate associate ad alti tassi di recidiva, che raggiungono circa il 50%, anche quando sono stati utilizzati innesti di mucosa buccale per l’aumento di volume. I risultati riferiti dai pazienti sono stati documentati solo in un terzo degli studi inclusi, sottolineando la limitata valutazione funzionale dei risultati dell’uretroplastica dopo falloplastica. La notevole variabilità nelle tecniche di uretroplastica, nei tipi di ricostruzione genitale e negli standard di segnalazione evidenzia la necessità di valutazioni dei risultati più complete e standardizzate. Studi futuri saranno essenziali per approfondire la nostra comprensione e ottimizzare la gestione di questi casi complessi.”

Il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS) pubblica un rapporto che smaschera la codifica fraudolenta delle assicurazioni per le procedure di rifiuto del sesso sui minori

HHS Releases Report Exposing Fraudulent Insurance Coding For Sex-rejecting Procedures On Minors

U.S. Department of Health... Agosto 2026 U.S. Department of Health and...

“Il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti (HHS) ha pubblicato oggi il rapporto “Lupi in camice bianco: come medici e ospedali hanno promosso e tratto profitto dalla frode della ‘medicina di genere'”, un rapporto commissionato che esamina le pratiche di codifica assicurativa, gli incentivi finanziari perversi e la fornitura di procedure di rifiuto del sesso per i minori. Basandosi sulle linee guida dei Centers for Medicare & Medicaid Services (CMS), sulle indagini del Dipartimento di Giustizia (DOJ), sulla letteratura scientifica peer-reviewed, sulle cartelle cliniche ospedaliere, sulle testimonianze di informatori, sulle analisi dei sinistri assicurativi a livello nazionale e sulle interviste con pazienti e genitori, il rapporto presenta i risultati e le raccomandazioni dell’HHS sul settore che promuove e trae profitto dalla cosiddetta ‘medicina di genere’. Insieme al rapporto è stato pubblicato anche un opuscolo che illustra i risultati e mette in luce le storie delle vittime di pratiche mediche predatorie basate sul genere. Secondo il rapporto, oltre 225 ospedali e sistemi sanitari hanno istituito programmi pediatrici per la definizione del genere a livello nazionale. Il rapporto analizza inoltre i dati relativi alle richieste di rimborso a livello nazionale dal 2015 al 2025 e identifica circa 50 milioni di dollari di richieste di rimborso assicurativo per bloccanti della pubertà fatturate utilizzando il codice diagnostico per disturbi endocrini E34.9 (Disturbo endocrino non specificato). Il rapporto segnala inoltre che quasi 11 milioni di dollari di richieste di rimborso per pazienti di età compresa tra 13 e 17 anni sono state fatturate utilizzando il codice diagnostico per pubertà precoce E301: risultati che, secondo il rapporto, giustificano un’ulteriore revisione delle pratiche di codifica assicurativa.”

Da Gold Standard a semplicemente un’opinione. WPATH fa marcia indietro sui propri standard di cura

From Gold Standard To Just An Opinion. WPATH backtracks on its own standards of care

Yvonne van Dongen Agosto 2026 Yvonne van Dongen Substack

“…Durante l’estate, in un tribunale federale, WPATH ha ammesso di non rappresentare lo standard di cura definitivo come invece viene comunemente considerato. Secondo le loro stesse parole, hanno affermato di aver semplicemente presentato lo SOC-8 come un’opinione espressa nell’ambito della libertà di espressione: una fonte a cui fare riferimento in un campo che ora definiscono caratterizzato da “incertezza medica e scientifica”. Inoltre, ha dichiarato al tribunale che i medici e le strutture sanitarie che vi aderiscono – e lo trattano come lo status quo – «si assumeranno la responsabilità in prima persona»; in altre parole, «l’acquirente si assuma la responsabilità». Si tratta di una notizia di enorme portata. Per anni i suoi standard di cura sono stati i punti di riferimento non ufficiali per i minori e gli adulti affetti da disforia di genere presso le principali istituzioni mediche, gli ospedali e le cliniche degli Stati Uniti. Chiunque esprimesse dubbi metteva a rischio la propria carriera. Ciò nonostante diverse revisioni condotte in tutto il mondo (tra cui la revisione Cass nel Regno Unito) avessero concluso che la base di evidenze a sostegno dell’uso di inibitori della pubertà, ormoni del sesso opposto e interventi chirurgici nei minori fosse gravemente inadeguata. La Society for Evidence-Based Gender Medicine, nella sua analisi dettagliata della mozione (il documento è disponibile al pubblico), la sintetizza in questo modo:
• La WPATH riconosce ora due posizioni nel dibattito scientifico sulla cura dei giovani con disforia di genere: il modello di affermazione di genere che essa promuove e gli approcci della Cass Review o ad essa allineati, che limitano o vietano l’uso di inibitori della pubertà e ormoni nei minori.
• Descrive la medicina pediatrica transgender come caratterizzata da incertezza medica e scientifica.
• Inquadra le raccomandazioni SOC-8 come un’espressione della libertà di espressione della WPATH piuttosto che come uno standard di cura consolidato.
La WPATH sostiene che i medici e le organizzazioni che fanno affidamento sul SOC-8 come standard si assumono tutte le responsabilità e gli obblighi derivanti da tale affidamento.”

Rafforzare la prospettiva biopsicosociale nell’assistenza ai giovani transgender

Strengthening the biopsychosocial perspective in youth transgender care

Harry Horsmane, Chris Verhaak Agosto 2026 European Journal of Developmental Psychology

“Infine, è fondamentale riconsiderare se un modello principalmente biomedico di disforia di genere nei bambini e negli adolescenti, come promosso dagli Standard di cura WPATH versione 8 (Coleman et al.,Citazione2022 ), riflette adeguatamente le complesse dimensioni psicologiche e socioculturali dello sviluppo dell’identità e della disforia di genere. Gli interventi psicoterapeutici sono discussi negli Standard di cura WPATH principalmente come misure di supporto al trattamento medico, quando indicato. La psicoterapia non è descritta come un intervento equivalente a sé stante. I risultati degli interventi medici rimangono inconcludenti, il che suggerisce che il modello biomedico da solo non può spiegare adeguatamente la disforia di genere vissuta da bambini e adolescenti. Trattare la disforia di genere isolatamente dai più ampi processi di sviluppo rafforza questa prospettiva limitata. È quindi importante distinguere tra incongruenza di genere e disforia di genere. Mentre molte persone sperimentano incongruenza, solo alcune sviluppano disforia, il che indica che l’incongruenza di per sé non è necessariamente fonte di disagio. Comprendere perché alcuni giovani sviluppano disforia di genere mentre altri no potrebbe essere legato alle differenze nella gestione della variazione di genere. Il nostro approccio nell’ambito della salute mentale convenzionale mira a rafforzare questa capacità di adattamento e a esplorare se un miglioramento di tale capacità possa ridurre la disforia senza alterare la variazione di genere stessa. In tal caso, gli interventi psicologici potrebbero diminuire la dipendenza dai trattamenti medici. Integrare la comprensione sociale e potenziare la resilienza mentale potrebbe quindi contribuire a un’assistenza realmente inclusiva dal punto di vista di genere, riconoscendo che i soli interventi medici non possono risolvere la disuguaglianza sociale”.

Dallo scorrimento dei contenuti all’elaborazione dell’esperienza: adolescenza, algoritmi e la ricerca di senso e coerenza

From Scrolling Through to Working Through Adolescence, Algorithms and the Search for Coherence

Alessandra Lemma Agosto 2026 Psychoanalytic Inquiry

“Le tecnologie digitali sono diventate parte integrante dello sviluppo adolescenziale, plasmando le condizioni in cui si delineano l’identità e l’esperienza di sé. In questo panorama mutato, alcuni giovani ricorrono sempre più spesso all’autodiagnosi online e alle pratiche di monitoraggio della salute come strumenti per stabilizzare un fragile senso di sé, dove ogni dato è un’eco che promette conoscenza di sé ma giunge rifratta attraverso il vetro algoritmico. Questo articolo concettualizza tre dinamiche interconnesse che caratterizzano il coinvolgimento degli adolescenti in queste pratiche digitali, estendendo i concetti psicoanalitici per adattarli alle specificità dell’esperienza mediata dalla tecnologia. In primo luogo, la corazzatura digitale si riferisce a un processo di cristallizzazione difensiva dell’identità digitale, in cui etichette diagnostiche ripetitive e cariche di emotività, insieme alle pratiche di monitoraggio di sé, favoriscono una fissazione prematura su identità ben definite, precludendo l’esplorazione del significato inconscio e sostituendosi al lavoro psicoanalitico di elaborazione. In secondo luogo, l’identificazione proiettiva mediata dagli algoritmi descrive come gli algoritmi fungano da canali per le ansie collettive e le narrazioni sintomatiche, proiettate negli ambienti digitali e reintroiettate dagli adolescenti come definizioni di sé, trasformando il conflitto interno in rivendicazioni identitarie rafforzate dagli algoritmi. In terzo luogo, il super-io digitale designa l’interiorizzazione degli imperativi algoritmici di ottimizzazione e visibilità, che opera come un’agenzia persecutoria che esige costante autosorveglianza e prestazione. Attingendo a materiale clinico, sostengo che l’affidamento degli adolescenti all’autodiagnosi digitale e al monitoraggio della salute esemplifica un fragile divenire psicotecnico, mettendo in luce come il riconoscimento e l’identità siano ormai negoziati attraverso specchi macchinici che promettono controllo e minacciano al contempo di erodere il lavoro essenziale della rappresentazione.”

La transizione medica o chirurgica riduce i tassi di disforia di genere?: Una revisione sistematica

Does medical or surgical transitioning reduce rates of gender dysphoria?: A systematic review

Benjamin Chang Agosto 2026 The New Bioethics

“Gli ormoni sessuali incrociati e la chirurgia di transizione sono interventi ampiamente utilizzati per le persone che soffrono di disforia di genere. Tuttavia, sorprendentemente, vi è poca chiarezza riguardo alle prove sull’efficacia di queste terapie. Metodi: È stata condotta una ricerca sistematica su PubMed, PsycINFO e Cochrane Library. I criteri di inclusione miravano a studi peer-reviewed che valutavano l’effetto degli ormoni sessuali incrociati o della chirurgia di transizione sulla disforia di genere. Risultati: Cinque studi hanno soddisfatto i criteri di inclusione ( N = 857). Tutti e cinque hanno indicato un’associazione tra intervento medico o chirurgico e riduzione della disforia di genere. Tuttavia, si è riscontrata una notevole carenza di studi randomizzati controllati, gruppi di controllo e periodi di follow-up prolungati. Vi era anche un alto grado di ambiguità riguardo all’applicabilità clinica dei risultati. Conclusione: Attualmente vi è una scarsità di prove di alta qualità sull’efficacia degli ormoni sessuali incrociati e della chirurgia di transizione per ridurre la disforia di genere. Sono necessarie ulteriori ricerche in questo ambito prima che l’efficacia possa essere stabilita“.

I medici devono esigere risposte da WPATH

Physicians Must Demand Answers from WPATH

Karla Solheim Agosto 2026 The OB/GYN Power Project

“Nel luglio di quest’anno, la Commissione Federale per il Commercio degli Stati Uniti (FTC) ha tenuto un’udienza di un’intera giornata durante la quale il suo presidente, Andrew Ferguson, ha presentato un caso piuttosto convincente di possibile frode nel campo della medicina per la transizione di genere i età adolescenziale. La giornata si è conclusa con un invito all’azione: la FTC ha richiesto ai pazienti e ai loro genitori che ritengono di essere stati indotti in errore durante le loro esperienze con la medicina per la transizione di genere in età adolescenziale di inviare commenti che possano guidare una futura indagine sulle frodi mediche… La WPATH ha pubblicato gli Standard di Cura 8 sull’International Journal of Transgender Health. Si tratta di un caso di frode accademica che è rimasto in gran parte non denunciato e non riconosciuto dalla comunità medica. È evidente che la WPATH ha affermato di aver utilizzato un approccio rigoroso per la stesura dei suoi Standard di Cura 8, basandosi su revisioni sistematiche e su una rigorosa valutazione dei conflitti di interesse, quando in realtà non ha fatto né l’una né l’altra cosa. Inoltre, ha fornito informazioni fuorvianti sui propri metodi di ricerca ai colleghi di altre organizzazioni mediche… Noi, la comunità medica, siamo stati gravemente ingannati da WPATH. Come minimo, bambini e genitori sono stati ingannati sui rischi e i benefici della transizione di genere medicalizzata. È stato detto loro che il rischio di suicidio, in assenza di tali interventi, è elevato. Questa falsa affermazione è stata ripetuta così tante volte da essere diventata un luogo comune, sebbene non sia supportata da alcuna prova. Lo stesso avvocato dell’ACLU che si è opposto al divieto del Tennessee sulla medicina per la transizione di genere dei giovani davanti alla Corte Suprema, Chase Strangio, è stato costretto ad ammetterlo: “Non ci sono prove, in alcuni studi, che questo trattamento riduca i suicidi portati a termine. E il motivo è che i suicidi portati a termine, per fortuna e per ammissione di tutti, sono rari e stiamo parlando di una popolazione molto ristretta di individui, con studi che non necessariamente includono casi di suicidio portati a termine. È molto probabile che, nel complesso, i bambini abbiano sofferto e forse perso la vita a causa del Far West della medicina di genere giovanile… La nostra credibilità come medici è stata compromessa e siamo stati fatti apparire come degli sciocchi. È giunto il momento che tutte le organizzazioni mediche che basano le proprie linee guida sugli standard di cura della WPATH rivalutino tali linee guida sulla base della propria esperienza clinica, poiché non ci si può più fidare di quella della WPATH. “

Quando l’aiuto si trasforma in danno: storie di donne che hanno interrotto il percorso di transizione, raccontate come il viaggio di un’eroina

When Help Turns Harmful: Detransitioned Women’s Stories Told as a Heroine’s Journey

Sawyer Louise M. Agosto 2026 ProQuest (Fielding Graduate University)

“Negli ultimi 15 anni il profilo demografico delle persone indirizzate per disforia di genere è cambiato notevolmente, con un numero senza precedenti di donne di nascita affette da disturbi concomitanti di salute mentale e dello sviluppo neurologico che ricorrono a cure mediche di affermazione di genere. Allo stesso tempo, è cresciuta la visibilità delle persone in fase di detransizione, ovvero coloro che interrompono o invertono gli interventi medici di affermazione di genere. Nonostante questa tendenza, la ricerca sulle motivazioni e sulle esperienze associate alla detransizione è limitata. Avvalendosi della teoria dell’attaccamento e dei modelli analitici junghiani, questo studio narrativo ha esaminato il modo in cui 11 donne che hanno interrotto il percorso di transizione hanno descritto le loro esperienze di sviluppo e relazionali durante l’infanzia, la transizione e la detransizione. I loro sentimenti, pensieri e convinzioni sono emersi attraverso il processo di narrazione. Questo studio presenta la loro storia collettiva come un adattamento del «Viaggio dell’eroina» — un arco narrativo emerso attraverso il processo analitico iterativo. Le partecipanti hanno inoltre riflettuto sulle loro esperienze con le cure di affermazione di genere e su come la loro percezione di esse si sia evoluta. I risultati hanno rivelato narrazioni altamente emotive in cui modelli di attaccamento genitore-figlio insicuri hanno lasciato il posto a forti influenze sociali durante l’adolescenza, tra cui le comunità LGBTQ e le piattaforme online. Le partecipanti hanno descritto diverse vulnerabilità che hanno preceduto l’insorgenza della disforia di genere, tra cui disagio nei confronti dell’attrazione verso persone dello stesso sesso, solitudine, depressione, ansia, differenze neuroevolutive, disagio puberale e traumi sessuali. Nel cercare sollievo dal proprio disagio, le partecipanti hanno abbracciato la transizione come soluzione concreta. Tuttavia, anni dopo, in seguito alla terapia ormonale e all’intervento chirurgico, i partecipanti hanno finito per considerare questa soluzione illusoria. La loro percezione dell’assistenza affermativa è passata dalla fiducia e dall’ottimismo iniziali a un atteggiamento prevalentemente critico. Hanno descritto il modello come eccessivamente affrettato nella medicalizzazione, insufficiente nell’esplorazione di altre cause di disagio fisico e potenzialmente iatrogeno. Questi risultati suggeriscono la necessità di una maggiore cautela da parte dei medici nel fornire cure e procedure legate al genere ai giovani. Ricerche future dovrebbero indagare in che modo le influenze sociogeniche contribuiscano all’insorgenza e al persistere della disforia di genere, nonché la loro relazione con la detransizione”.

In che modo le evidenze meccanicistiche dovrebbero guidare l’equilibrio clinico nella transizione medica pediatrica?

How Should Mechanistic Evidence Inform Clinical Equipoise in Pediatric Medical Transition?

Yuan Zhang Luglio 2026 Social Science Research Network (SSRN)

“L’incertezza è un principio etico fondamentale nella ricerca clinica che richiede un reale dubbio sui benefici e i rischi relativi di interventi alternativi prima che uno studio possa essere condotto in modo etico. La giustificazione etica della conduzione dello studio PATHWAYS si basa sull’incertezza clinica. Attualmente, le revisioni sistematiche delle evidenze cliniche concludono che le prove relative sia ai benefici che ai rischi della transizione medica pediatrica sono altamente incerte. Tuttavia, queste conclusioni si basano principalmente su evidenze epidemiologiche, che presentano dei limiti nella valutazione dei rischi. La valutazione delle migliori evidenze disponibili richiede pertanto l’integrazione di dati farmacologici, tossicologici, fisiologici e meccanicistici, che nel loro insieme suggeriscono un chiaro potenziale di rischio derivante dalla transizione medica pediatrica.”

Disforia di genere nell’infanzia e nell’adolescenza

Geschlechtsdysphorie im Kindes- und Jugendalter

Florian Daniel Zepf, Werner... Luglio 2026 Handbuch Entwicklungs- und Erziehungspsychologie

“Una delle principali innovazioni delle linee guida è il tentativo di distinguere tra una presunta incongruenza di genere ‘stabile’ e una ‘insoddisfazione temporanea per il proprio genere’… Sebbene questo approccio sembri plausibile a prima vista, fallisce nella pratica: le linee guida non specificano alcun criterio verificabile con cui questi due gruppi possano essere distinti in modo affidabile l’uno dall’altro in anticipo. Rimane inoltre poco chiaro in che misura tale distinzione sarebbe effettivamente valida. Senza marcatori diagnostici affidabili, questa differenziazione rimane un mero costrutto teorico senza un’immediata rilevanza pratica… Sebbene la linea guida riconosca che le prove siano limitate, in particolare per quanto riguarda i bloccanti della pubertà e gli ormoni sessuali opposti, non ne trae praticamente alcuna conclusione pratica… Le analisi internazionali, comprese le revisioni sistematiche del National Institute for Health and Care Excellence (NICE) del Regno Unito e la Cass Review, concludono all’unanimità che mancano prove solide di efficacia. La nuova linea guida S2k in lingua tedesca… si discosta significativamente dagli sviluppi internazionali su questo tema e adotta quindi una posizione sempre più isolata.”

Oltre la retorica di affermazione di genere: un’analisi approfondita dei dati a livello di popolazione

Beyond Gender-Affirming Rhetoric: Scrutinising Population-Level Data

Parents with Inconvenient Truths... Agosto 2026 Parents with Inconvenient Truths about...

“L’assistenza al paziente dovrebbe sempre essere guidata da dati rigorosi e verificati, piuttosto che da tendenze cliniche a breve termine. Questo principio è particolarmente importante per le procedure mediche irreversibili, che devono essere supportate da prove inconfutabili o sospese fino a quando non emergano dati chiari. Basti pensare a tragedie storiche come quelle legate alla talidomide o alle lobotomie prefrontali per ricordare cosa accade quando l’entusiasmo medico supera le evidenze scientifiche. Questo principio non dovrebbe essere controverso. È il fondamento di una buona assistenza sanitaria e del giuramento di Ippocrate. Quando un trattamento comporta importanti cambiamenti fisici a carico di diversi sistemi corporei, conseguenze a lungo termine e fattori psicologici complessi, pazienti, medici e responsabili politici necessitano di dati affidabili sui benefici e sui rischi. Devono sapere non solo se un intervento è utile a lungo termine per alcune persone, ma anche chi ne trae beneficio, chi no, quali rischi esistono e quando, e se tali rischi vengono valutati a fondo prima del trattamento. Il dibattito sulle cure di affermazione di genere (GAC), inclusa la chirurgia di affermazione di genere (GAS), è stato spesso inquadrato come un conflitto tra due fazioni: da un lato, trattamenti medici necessari e in grado di cambiare la vita, supportati da studi che coinvolgono un numero relativamente piccolo di pazienti reclutati attraverso le cliniche; dall’altro, preoccupazioni sui rischi a lungo termine, con i critici che sottolineano la debolezza delle prove a lungo termine e la scarsa qualità della progettazione degli studi. Sebbene i media popolari abbiano evitato di dare risalto alle recenti revisioni sistematiche, tra cui la revisione Cass del 2024, è innegabile che le prove a sostegno dell’uso diffuso di bloccanti della pubertà, ormoni sessuali e GAS siano considerevolmente più deboli di quanto i sostenitori abbiano precedentemente affermato, e che i danni non abbiano ricevuto sufficiente attenzione. Anche se gli attivisti affermano: ” Le cure di affermazione di genere salvano vite umane “, credo che possiamo superare questo dibattito con una semplice domanda: le prove a disposizione sono sufficienti a giustificare l’attuale livello di certezza espresso dai sostenitori delle cure di affermazione di genere? Io sostengo che non lo sia.”

Coesistenza di disturbo dello spettro autistico e incongruenza di genere in una paziente adolescente: sfide diagnostiche in un’associazione clinica poco conosciuta

Co-occurrence of Autism Spectrum Disorder and Gender Incongruence in an Adolescent Female Patient: Diagnostic Challenges...

Cristiano David Galindo, Angelica... Luglio 2026 Cureus-Spinger Nature

“Prove sempre più numerose sostengono un’associazione clinicamente significativa tra ASD (disturbo dello spettro autistico) e GI (incongruenza di genere). Studi epidemiologici hanno costantemente dimostrato tassi più elevati di tratti autistici e di diagnosi formali di ASD tra le persone di genere diversificato, mentre la diversità di genere sembra essere rappresentata in modo sproporzionato all’interno delle popolazioni autistiche. Sebbene le stime di prevalenza varino da uno studio all’altro a causa dell’eterogeneità metodologica e delle differenze negli approcci diagnostici, recenti revisioni sistematiche e meta-analisi suggeriscono che questa sovrapposizione sia significativamente maggiore di quanto ci si aspetterebbe per puro caso. Questi risultati hanno contribuito a un crescente riconoscimento dell’ASD e della GI come condizioni che coesistono frequentemente e possono interagire in modi clinicamente rilevanti… I meccanismi alla base dell’associazione tra ASD e incongruenza di genere (GI) rimangono non completamente compresi e sono probabilmente multidimensionali. Sono stati proposti diversi modelli esplicativi, tra cui le differenze nella cognizione sociale, nello sviluppo dell’identità, nell’elaborazione sensoriale, nella flessibilità cognitiva e nella ridotta adesione alle norme di genere convenzionali. Tuttavia, nessun modello singolo spiega adeguatamente la notevole eterogeneità osservata negli studi. Le prove attuali sostengono sempre più una prospettiva multifattoriale in cui le predisposizioni biologiche interagiscono dinamicamente con le esperienze evolutive, i processi psicologici e le influenze socioculturali durante la formazione e lo sviluppo dell’identità. Il caso in esame è coerente con questa concettualizzazione, poiché sia le vulnerabilità dello sviluppo neurologico che i fattori di stress ambientali sembrano aver contribuito al percorso di sviluppo del paziente, alle sue esperienze legate al genere e al quadro clinico psichiatrico. Un altro importante contributo di questo caso riguarda il valore diagnostico di una valutazione completa dello sviluppo neurologico negli adolescenti con identità di genere non convenzionale che presentano sintomi psichiatrici gravi. La diagnosi di ASD non è stata stabilita esclusivamente sulla base della presentazione attuale dei sintomi, ma è emersa attraverso l’integrazione della storia dello sviluppo, delle relazioni fornite dai caregiver, dell’osservazione clinica diretta, della valutazione neuropsicologica e della somministrazione dell’ADI-R. L’ADI-R si è rivelato particolarmente prezioso poiché ha documentato sistematicamente anomalie di lunga data nell’interazione sociale reciproca, nella comunicazione e nei modelli comportamentali ristretti e ripetitivi che non erano stati adeguatamente riconosciuti durante le precedenti valutazioni psichiatriche. Questo risultato rafforza le attuali raccomandazioni che sottolineano l’importanza di valutazioni strutturate dello sviluppo quando si sospetta l’autismo in giovani di genere diversificato ed evidenzia il rischio di “diagnosi oscurate” quando i sintomi psichiatrici dominano il quadro clinico.”

Precauzioni metodologiche nell’interpretazione dell’autismo e della disforia di genere in un campione clinico di pazienti inviati a specialisti

Methodological Cautions in Interpreting Autism and Gender Dysphoria in a Referred Clinical Sample

Irina Dinu, Chan Kulatunga-Moruzi,... Luglio 2026 Canadian Journal of Psychiatry

“Interpretazione attenta dei risultati relativi all’autismo e alla disforia di genere in un campione di pazienti inviati a una clinica. Pascoe e colleghi hanno studiato adulti inviati a una clinica per l’identità di genere e hanno confrontato persone con e senza una diagnosi di autismo registrata. Il loro studio solleva importanti interrogativi su come l’autismo, il disagio legato al genere e le difficoltà di salute mentale possano sovrapporsi nelle persone che cercano assistenza. Questa lettera sostiene che i risultati dovrebbero essere interpretati con cautela. Lo studio si è basato su diagnosi di autismo già registrate nelle cartelle cliniche, piuttosto che confermare l’autismo attraverso una valutazione strutturata. Ciò significa che alcune persone autistiche potrebbero non essere state individuate, mentre altre potrebbero aver avuto maggiori probabilità di avere una diagnosi di autismo documentata perché presentavano anamnesi di salute mentale più complesse. Entrambe le situazioni potrebbero influenzare il confronto tra i gruppi. La lettera osserva inoltre che lo studio riporta molti confronti statistici, quindi alcuni risultati potrebbero richiedere un’interpretazione più cauta. Il risultato più rilevante e clinicamente significativo potrebbe non essere la differenza nella diagnosi di disforia di genere, ma il maggiore carico di difficoltà di salute mentale e neuroevolutive nel gruppo con diagnosi di autismo registrata. Nel complesso, la lettera non si oppone all’assistenza per gli adulti autistici con identità di genere non conforme. Piuttosto, sottolinea che quando autismo, difficoltà di salute mentale e disagio legato all’identità di genere si sovrappongono, i clinici dovrebbero prendersi il tempo necessario per comprendere la situazione individuale di ogni persona prima di trarre conclusioni sul percorso di cura più appropriato.”

La convinzione che costruisce la propria gabbia

Stephanie Winn Agosto 2026 Stephanie Winn Substack

“La costruzione di significato si basa sulle storie che una persona ha a disposizione. Se si offre a un’adolescente in difficoltà una cultura in cui questa particolare storia è onnipresente, normalizzata, celebrata, proposta come chiave di lettura per spiegare un disagio che altrimenti non riuscirebbe a definire, le probabilità che vi si aggrappi aumentano vertiginosamente. Non sta facendo nulla di strano. Sta facendo ciò che gli esseri umani fanno da sempre: attingere alle narrazioni che la circondano per dare un senso alla propria vita, e questa è semplicemente la narrazione più vicina. Il vantaggio secondario, quindi, acuisce l’attrazione. Quando la storia è accompagnata da attenzione, senso di appartenenza, un modo per essere interessanti, coraggiosi o visti, l’incentivo ad adottarla cresce e l’incentivo a metterla in discussione diminuisce. Poi inizia l’effetto valanga. L’accresciuta neuroplasticità dell’adolescenza fa sì che la mente sia insolitamente desiderosa di costruire e rafforzare schemi. Una volta che la ragazza inizia a filtrare le sue esperienze attraverso questa cornice, sempre più aspetti della sua vita vi confluiscono. Una brutta giornata a scuola, un litigio con un’amica, la normale sofferenza di un corpo che cambia, tutto viene assorbito in un’unica spiegazione, ogni nuova aggiunta compatta la neve e fa rotolare la palla sempre più grande. Ciò che era iniziato come una domanda incerta si solidifica, per pura accumulazione, in un’identità che ora organizza ogni cosa… Osservate cosa accade nel punto in cui la sofferenza incontra la narrazione, perché è proprio questo il punto di congiunzione che tiene insieme il tutto. Da un lato c’è un disagio reale, il normale dolore dell’adolescenza acuito da qualunque cosa questa ragazza si porti dentro: il disagio di un corpo che cambia, un mondo sociale che sembra un’aula di tribunale, un temperamento sensibile, forse un trauma o una perdita. Dall’altro lato, c’è la soluzione proposta che ha assimilato dalla cultura che la circonda. La convinzione fonde questi due aspetti, così il disagio si lega alla narrazione relativa a tale soluzione. La “disforia”, come la chiama tuo figlio (invece di usare parole che esprimano sentimenti reali come tristezza, insicurezza o rabbia), si lega indissolubilmente al desiderio della fantasia dell’“euforia”. La convinzione, sempre più grandiosa, è la seguente: ora mi sento male, ma i miei sentimenti negativi sono la prova che mi indicano una nuova forma di benessere che dovrei provare. Posso e proverò qualcosa di molto più grande del sollievo: qualcosa che si chiama euforia di genere. La mia sofferenza attuale è la prova che sono destinato a qualcosa di molto più grande. Ora ogni brutta giornata, ogni ondata di insicurezza, ogni momento in cui si sente a disagio nella propria pelle viene interpretato come una nuova prova della validità di questa convinzione. Vedete, sono infelice e rimarrò infelice finché non otterrò ciò che desidero”.

Identità: un’etichetta o una storia?

Identity: A Label or a Story?

Lisa Marchiano Agosto 2026 Cafè Jung

“Le etichette possono offrirci una struttura mentre esploriamo chi siamo e cosa è importante per noi. Attraverso di esse, possiamo trovare significato, solidarietà e appartenenza con persone che la pensano come noi. Tuttavia, adottare un’etichetta dovrebbe essere l’inizio dell’esplorazione dell’identità, non la fine. Le etichette si differenziano dall’identità narrativa in modo fondamentale. McAdams sottolinea che lo sviluppo di una narrazione personale è un processo impegnativo, faticoso e individuale. Secondo McAdams, un mito personale “si evolve lentamente nel tempo”. Al contrario, le identità offerte online tendono ad essere preconfezionate e suggerite da algoritmi. Un’etichetta è riduttiva e generica, mentre una storia, costruita con fatica attraverso sforzi ripetuti, è dinamica, stratificata e profondamente personale. Un’etichetta può essere un punto di partenza nella ricerca di un mito personale che ci sostenga, ma se non troviamo il modo di vivere quell’identità e di farla nostra a pieno, può diventare limitante e restrittiva.”

Senza tregua: genere, performance, e il disagio che nessuno misura

No Intermission: Gender, Performance, and the Distress Nobody Measures

Steve Andrews Agosto 2026 Genspect

“Mi trascino nella sala di pianificazione dei trattamenti del reparto di salute mentale… Conto i pazienti che si identificano come trans. In una qualsiasi serata rappresentano dal venti al quaranta per cento del nostro reparto, dove quasi tutti arrivano per un tentativo di suicidio o con l’intento di compierne uno… La comunità clinica ha una spiegazione ufficiale, e chiunque nel reparto è in grado di recitarla: lo stress da minoranza… Il problema è che è l’unica spiegazione consentita, e che ignora una domanda fondamentale che le persone sembrano aver paura di farsi. Perché le persone si tolgono la vita? …Eppure, quando il paziente si identifica come trans, sospendiamo ciò che sappiamo e appiattiamo ogni possibile motivazione al suicidio in un’unica causa. …Ma c’è una causa non menzionata che la comunità clinica sembra aver paura di esaminare. Considerate ciò che un paziente trans che cerca di “passare” fa effettivamente per tutto il giorno. Tono di voce, impostato e monitorato. L’andatura, regolata e perfezionata. Postura, abbigliamento, modi di fare, tutto gestito, tutto il tempo… Chiunque abbia trattato l’ansia da prestazione conosce questo schema… Il saggio di un musicista finisce. Quello del paziente che cerca di “passare” no. Ogni fila al supermercato, ogni ascensore, ogni sala d’attesa è un’audizione… Erving Goffman lo chiamava “controllo delle impressioni”: il lavoro costante di presentare un sé desiderato a un pubblico. “Passare” è quel lavoro al suo livello più duro – una performance senza un dietro le quinte… In parole semplici: interpretare un personaggio è estenuante, e la maggior parte dei pazienti trans con tendenze suicide nel mio reparto è stanca. …Se gran parte del disagio di questa popolazione è ansia da palcoscenico per uno spettacolo che non finisce mai, allora l’affermazione non è la cura. È l’unica cosa che i clinici dell’ansia sono addestrati a non dare: ulteriore rassicurazione… Ogni “sì, passi, sei valido” segue il solito circolo vizioso: placa la domanda per un momento confermandone il presupposto… L’affermazione non chiude il teatro. Vende più biglietti. Aiutare un paziente a esaminare se il ruolo stesso sia la fonte dell’esaurimento non è una terapia di conversione. È l’ordinario lavoro clinico applicato a un ambito che il settore ha dichiarato off-limits… Quindi, quanto è davvero “salvavita” e “medicalmente necessaria” la cura d’affermazione di genere? La risposta scomoda è che nessuno lo sa, perché il settore ha attribuito ogni minimo grammo di sofferenza al pubblico e non si è mai chiesto quanto costi mandare in scena lo spettacolo… Ciò che non misurerà è il carico psicologico dell’interpretare se stessi senza sosta. Misuriamo quasi tutto. Questa potrebbe essere l’unica cosa che abbiamo dimenticato.”

Mettere il mondo fuori dalla porta: la mia conversazione con Joe Burgo

Making the world go away: My conversation with Joe Burgo

Sarah Mittermaier Agosto 2026 Sarah Mittermaier Substack

“Joe: Psicologo clinico e psicoanalista. Oggi mi occupo quasi esclusivamente di maschi che si identificano come trans, uomini che hanno intrapreso la detransizione e uomini che lottano con l’autoginefilia. …Penso che nel mondo di oggi sia difficile per i ragazzi e i giovani uomini diventare adulti. …Nel 2018 l’APA ha pubblicato delle linee guida per il lavoro con uomini e ragazzi, basate sull’idea che ogni forma di mascolinità sia effettivamente mascolinità tossica. Questa è una visione capillare tra i terapeuti, con l’implicazione che dobbiamo insegnare ai ragazzi a diventare più simili alle ragazze… Quindi, quando cresci come ragazzo, arrivi alla pubertà e il testosterone inizia a cambiare il tuo corpo… ti ritrovi a vivere in un mondo in cui ciò che stai provando viene visto come qualcosa di sbagliato. …Come cultura stiamo fallendo nei confronti dei ragazzi, non insegnando più loro come diventare uomini. …Quindi, se ti senti sbagliato, se sei confuso o provi disagio per il modo in cui il tuo corpo e la tua mente stanno cambiando, l’idea di diventare una donna può esercitare un forte attrattiva… Non sanno cosa fare con la propria energia sessuale e la propria aggressività. A quel punto arriva l’identità di genere e offre una via d’uscita. …E poi ci sono ragazzi stanchi di essere colpevolizzati solo perché sono maschi. …I ragazzi con ROGD [disforia di genere a insorgenza rapida] hanno spesso sostenitori nella vita reale… Quindi la transizione può diventare un’opportunità per un ragazzo un po’ eccentrico di ricevere attenzione dalle ragazze… Si sentono persi, cercano di costruire un’identità e trovano un modo per spiegare la propria stranezza, il proprio disagio o le proprie diversità dicendosi: «Oh, sono trans, ecco cos’è». …I clienti più adulti che seguo sono invece quelli con AGP [autoginefilia]. …Hanno questo feticcio nascosto che cercano di gestire da anni. Poi si imbattono in questo nuovo modo di concepire le proprie pulsioni – cioè che sono trans – e imparano che dovrebbero assecondarle. …Riscontro questo aspetto in ogni uomo con AGP che incontro. È un meccanismo per scaricare lo stress. C’è questa idea che essere un uomo sia estremamente stressante, mentre diventare donna… Pensano che l’essere donna sia più facile e che, diventandolo, si possa sfuggire a tutto lo stress dell’essere uomo. …Considero la dipendenza come una forma di rifugio psichico, ed è così che interpreto l’AGP. …Quando il mondo diventa troppo stressante, puoi ritirarti nell’illusione di essere l’oggetto sexy del tuo stesso desiderio e tutto il resto scompare. …Ciò su cui mi concentro è cercare di affrontare i problemi prendendoli alla larga. Cerco sempre di spingere i ragazzi a pensare al loro futuro. …Cerco di aiutarli a riflettere su ciò in cui riescono bene e su quali azioni intraprendere per mettere a frutto le proprie capacità. Mi concentro molto sullo sviluppo dell’autostima maschile. …Con gli uomini con AGP, cerco di aiutarli a superare l’ossessione per il corpo e le singole parti anatomiche, orientandoli verso la comprensione dei propri stati di sofferenza e su come ritrovare la calma. …Se riesco ad aiutarli a trovare modi alternativi per prendersi cura di sé, non avranno più bisogno di ricorrere alle maniere forti, ovvero alla fantasia autoginefila. …In altri casi… si tratta di fare finalmente i conti con il fatto che la transizione ha fallito. Si può alimentare questa illusione solo fino a un certo punto… Una parte fondamentale della transizione si basa sull’idea che diventerai una persona nuova e migliore, ma non credo sia possibile sostenere questa convinzione all’infinito.”

“È come una reazione a catena di disagio”: uno studio fenomenologico qualitativo sull’intersezione fra autismo e incongruenza di genere negli adolescenti

“It’s Like a Chain Reaction of Discomfort”: A Phenomenological Qualitative Study on the Intersection of...

Linda W. David, Trond... Agosto 2026 Journal of Autism and Developmental...

“…Il numero di invii alle cliniche di genere per bambini e adolescenti è aumentato negli ultimi due decenni… La maggior parte delle persone inviate è costituita da giovani transmascolini, ovvero adolescenti a cui è stato assegnato il sesso femminile alla nascita (AFAB) e che si identificano nello spettro maschile. …Gli studi su popolazioni cliniche mostrano costantemente una sovrarappresentazione di individui autistici tra coloro che cercano assistenza per l’incongruenza di genere (GI)… con una stima di prevalenza complessiva dell’11%, un valore superiore alla stima dell’1%-3% per la popolazione generale. …Negli ultimi anni, la letteratura ha sempre più inquadrato l’ASD (disturbo dello spettro autistico) e la GI come condizioni che si intersecano piuttosto che come entità diagnostiche indipendenti… tuttavia non è stata ancora raggiunta una comprensione sfaccettata dell’esperienza corporea, della pubertà, dell’esperienza sensoriale e dello sviluppo dell’identità. …In che modo gli adolescenti autistici con GI vivono il proprio corpo e il proprio genere nella vita quotidiana, e come attribuiscono significato all’intersezione tra autismo e GI nel vissuto di tutti i giorni?… I risultati fanno luce sulla complessa interazione tra autismo e disforia di genere e rivelano come le sensibilità sensoriali e il disagio legato all’identità di genere si intensifichino a vicenda. …La pubertà dovrebbe essere affrontata come una transizione potenzialmente angosciante/ad alto rischio per gli adolescenti autistici con GI… una psicoeducazione mirata e adattata all’autismo sullo sviluppo puberale… può aiutare a ridurre l’incertezza e ad aumentare la prevedibilità. …I clinici dovrebbero essere preparati a – e convalidare- il fatto che alcuni adolescenti esprimono il disagio di genere attraverso reazioni sensoriali e forte disagio in specifiche parti del corpo. …Adattare la valutazione e il trattamento in modo collaborativo in base alle sensibilità sensoriali, allo stile cognitivo, alle preferenze comunicative e ai bisogni di supporto di ciascuna persona. ….”

Reintrodurre le sfumature psicologiche nella medicina di genere

Restoring Psychological Nuance to Gender Medicine

Joe Figliolia Agosto 2026 Reality’s Last Stand Substack

“Le fondamenta concettuali della medicina di genere per i giovani abbracciano diverse opzioni controverse… Tuttavia, un recente articolo pubblicato sul Journal of Sex and Marital Therapy fornisce un’importante correzione clinica ad alcune delle narrazioni culturali dominanti… In Exploring the Psychological Mechanism of Transition and Detransition, i ricercatori Lal e Levine attingono a trentasette racconti autobiografici retrospettivi di detransitioner per proporre diversi percorsi evolutivi e psicologici sovrapposti che possono contribuire all’identificazione trans. I meccanismi proposti includono il contagio sociale, i disturbi dello sviluppo neurologico, le risposte dissociative ad abusi sessuali, il disagio legato all’attrazione per lo stesso sesso e le paure riguardanti la sessualità adulta e gli stereotipi di genere. …Lal e Levine, al contrario, sostengono che l’identificazione trans possa funzionare più come un idioma di disagio – una cornice disponibile a livello culturale attraverso cui il disagio psicologico diffuso viene interpretato ed espresso… Aspetto fondamentale, quasi tutti i partecipanti allo studio hanno riferito che le forze sociali e istituzionali hanno svolto un ruolo nelle loro transizioni iniziali… in particolare, alcuni partecipanti hanno paragonato l’ideologia di genere a un ‘virus mimetico’… la cui esposizione si è estesa anche alle scuole… dove la transizione sociale veniva attivamente incoraggiata dal personale… Un altro percorso di transizione emerso dai dati delle interviste riguarda la relazione tra disturbi dello sviluppo neurologico come l’autismo e l’ADHD… In particolare, un terzo del campione ha riferito una diagnosi neuroevolutiva… Un secondo percorso sovrapposto… ha comportato l’identificazione transgender come risposta dissociativa ad abusi sessuali o traumi. Quasi metà del campione (N = 17) ha suggerito che questo abbia avuto un ruolo… collegandosi a un altro percorso… che coinvolge la paura della sessualità adulta e delle aspettative di genere (N = 12)… Curiosamente, un altro tema di transizione emerso è stato che, per alcuni giovani, identificarsi e passare al sesso opposto è stato percepito come meno stigmatizzante rispetto al riconoscere apertamente la propria attrazione per lo stesso sesso… Lo studio offre anche spunti sui potenziali meccanismi che possono contribuire a mantenere l’identificazione trans, tra cui l’‘euforia da validazione’ e la fallacia dei costi sommersi… oltre ai potenziali catalizzatori del cambiamento di identità… che hanno comportato un evento o una conseguenza che ha interrotto le precedenti percezioni di sé dei partecipanti… Sfortunatamente, poiché i racconti dei detransitioner sfidano l’ortodossia del modello di cura affermativo, i loro notevoli bisogni vengono spesso trascurati… Nelle interviste, i partecipanti hanno descritto la sensazione di essere stati abbandonati dall’ambiente medico e ostracizzati dai precedenti coetanei trans… Nel loro insieme, i risultati forniscono ulteriore supporto ai critici che sostengono che il modello ‘affermativo’ sia incompatibile con le migliori pratiche cliniche e privo delle sfumature psicologiche e di sviluppo che dovrebbero essere fondamentali per una solida assistenza clinica… Fondamentalmente, queste discipline devono allontanarsi dal giustificare interventi sperimentali sulla base di rivendicazioni d’identità o imperativi di diritti civili e riconoscere che il disagio, e non l’identità, è il vero oggetto del trattamento.”

Dalla transidentità alla transidentificazione. L’attivazione rapida della disforia di genere negli adolescenti che affrontano il malessere della pubertà

De la transidentité à la transidentification. Déclenchement rapide de la « dysphorie de genre »...

Céline Masson, Alexandre Ledrait,... Settembre 2024 L'Évolution Psychiatrique

“Pertanto, sulla base di questi dati clinici, come possiamo concepire l’ascolto, l’impegno nel lavoro psicologico e il nostro posizionamento nei confronti di queste ragazze adolescenti? Gli incontri con queste ragazze, per quelle che loro definiscono “richieste di transizione”, vengono il più delle volte avviati sotto il segno dell’imperativo di rispondere alla loro richiesta e alla loro esigenza di un rapido accesso a trattamenti ormonali o addirittura chirurgici. La difficoltà risiede nella loro determinazione e convinzione, ma soprattutto nella loro intensa sofferenza, che si manifesta con crolli emotivi di grande portata o richieste insistenti. A volte occorrono molti mesi trascorsi a garantire una presenza che miri, in un primo momento, solo ad accogliere e a dare credito a questa sofferenza, affinché possa gradualmente emergere un’articolazione significativa. Ciò dimostra quanto sia importante prendersi il tempo necessario, «dare tempo al tempo», non rispondere con azioni impulsive e cercare di intraprendere un lavoro psicologico ogni volta che sia possibile… La questione del quadro etico per la pratica con questi giovani è urgente. Il riferimento all’ascolto psicoanalitico implica considerare le dinamiche trasferali, individuare la natura della richiesta e rimanere fedeli al principio dell’assenza di una conoscenza che possa essere definita in nome di una verità prestabilita. L’attenzione dedicata all’ascolto di queste giovani e alla loro richiesta non può ridursi alla realtà del corpo in sé, ma deve cercare di aprire un altro spazio, che l’analisi delle dinamiche trasferali può tentare di realizzare. Il gioco del confronto speculare a cui queste ragazze si prestano è forse una maschera che può essere superata per aprire un’altra scena. A volte, si tratta piuttosto di uno schermo, il che richiederà l’uso di tutti gli spazi istituzionali disponibili per cercare di instaurare una terza parte nello spazio di cura. Si tratta quindi di cercare di ascoltare la richiesta, di avvicinarsi il più possibile alle domande che il giovane si pone, senza pregiudizi, modellandosi così per aderire ai principi stessi della psicoanalisi: liberarsi da ogni giudizio a priori e collocarsi nella massima vicinanza possibile, «caso per caso», al discorso e al linguaggio di ciascuno, con i suoi effetti di risonanza che formano un corpo e che al tempo stesso separano. Ciò che potremmo notare qui è il registro arcaico a cui questi adolescenti ci richiamano e la necessità di ascoltarli con tutta la presenza e la disponibilità psichica possibili. Questo quadro dovrebbe consentire di ripristinare la funzione simbolica di un Altro che ha fallito, di dare consistenza a un narcisismo vacillante, facendo eco a ciò che Winnicott ha saputo trasmetterci. Winnicott affermava che «l’adolescente non vuole essere compreso», aggiungendo che «questo periodo della vita, che è essenzialmente un periodo di scoperta di sé, deve essere vissuto. Ognuno è impegnato in un’esperienza, quella del vivere, e in un problema, quello dell’esistere. Il problema», aggiunge, «è che siamo messi alla prova e, in quanto adulti, dobbiamo affrontarlo piuttosto che rimediare ad esso». Si tratta quindi di sostenere e ascoltare ogni adolescente nel suo percorso soggettivo in quanto soggetto desiderante, tenendo presente la necessaria differenziazione clinica tra transidentità e transidentificazione: mentre la persona trans cambia corpo e aspetto per trovare la propria identità, i nostri adolescenti sintomatici cercano un’identità attraverso un’immagine corporea idealizzata, o addirittura un corpo apparente spogliato dei suoi attributi sessuali.”

L’impatto della soppressione della pubertà sulla funzione neuropsicologica: una revisione

The impact of suppressing puberty on neuropsychological function: A review

Sallie Baxendale Settembre 2024 Acta Pediatrica

“L’importanza di una valutazione di base adeguata prima del trattamento, quando si valuta l’impatto degli agenti bloccanti della pubertà sulla funzione neuropsicologica, non può essere sottovalutata, date le molteplici vulnerabilità associate al disturbo dell’identità di genere. Molte condizioni che possono compromettere la funzione cognitiva sono sovrarappresentate in questa popolazione. La neurodiversità è sovrarappresentata nelle persone transgender e di genere non conforme, che hanno una probabilità da tre a sei volte maggiore di ricevere una diagnosi di autismo rispetto ai loro coetanei. Anche il disturbo da deficit di attenzione e iperattività è sovrarappresentato in questo gruppo. Oltre alla maggiore rappresentazione di condizioni neurodivergenti, i tassi di difficoltà di salute mentale in questa popolazione sono elevati, con adolescenti che cercano trattamenti di affermazione di genere che presentano sintomi e disturbi psichiatrici paragonabili a quelli osservati tra i pazienti psichiatrici adolescenti. È noto che tutte queste condizioni compromettono la funzione neuropsicologica e i futuri studi devono tenerne conto. Anche in assenza di comorbilità psichiatrica, lo stress psicosociale associato al vivere con la disforia di genere in giovane età può essere molto significativo e ci si aspetterebbe che abbia un impatto sostanziale sulla riserva cognitiva… Nonostante le evidenze che indicano la cognizione come un’area importante da considerare nello studio degli esiti successivi alla soppressione puberale, si tratta di un ambito che i neuropsicologi clinici hanno finora ampiamente trascurato. Le ragioni di ciò sono probabilmente multifattoriali e riflettono in parte i fattori storici legati all’introduzione di questo trattamento “off-label” per gli adolescenti transgender. L’attuale clima socio-politico fortemente polarizzato che circonda gran parte della ricerca pubblicata in questo campo potrebbe inoltre rendere alcuni accademici restii a condurre e pubblicare ricerche in questo settore. Qualunque siano le ragioni, le evidenze scientifiche non hanno tenuto il passo con la crescita del trattamento e le persone transgender sono state penalizzate dall’assenza di ricerca in questo ambito, che è urgentemente necessaria dato il numero crescente di giovani che richiedono questi trattamenti. Dal punto di vista clinico, un approccio multidisciplinare è riconosciuto come il gold standard nella valutazione e nel monitoraggio dei trattamenti farmacologici per i giovani transgender. I risultati di questa revisione esplorativa indicano che i neuropsicologi clinici dovrebbero essere parte integrante di questo team clinico, fornendo una base neuropsicologica completa rispetto alla quale misurare i cambiamenti futuri, monitorando i cambiamenti nel tempo e fornendo un supporto clinico per affrontare eventuali problematiche neuropsicologiche, qualora si presentassero.”

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