Bloccanti della pubertà e sviluppo del cervello dell’adolescente – Prof. Baxendale
Articolo basato sull’intervento della Prof. Sallie Baxendale alla conferenza “Rethinking Youth Gender Medicine”, 5-6 luglio 2026, Londra (professoressa di neuropsicologia clinica presso l’UCL Queen Square Institute of Neurology. Trent’anni di esperienza clinica nel trattamento di persone affette da epilessia a Londra e Oxford ed è l’attuale presidente della Commissione sui metodi diagnostici dell’International League Against Epilepsy – ILAE. Fa parte del Consiglio direttivo dell’International Neuropsychological Society. È specializzata nella valutazione neuropsicologica delle difficoltà cognitive e comportamentali associate all’epilessia e negli interventi non farmacologici per questa patologia).
La prof.ssa Sallie Baxendale critica l’idea che i bloccanti della pubertà siano “completamente reversibili” e non lascino un impatto significativo sullo sviluppo del cervello.
La relatrice basa il suo intervento sulla sua review pubblicata su Acta Paediatrica nel 2024 in cui ha esaminato la letteratura sull’impatto della soppressione puberale sulle funzioni cognitive e comportamentali in animali e umani.
Sallie Baxendale introduce l’argomento dichiarando che il motivo per cui è entrata in questo campo è che stava leggendo sempre più spesso “che i bloccanti della pubertà erano completamente reversibili e da una prospettiva neuropsicologica, questa dichiarazione sembrava davvero sorprendente, soprattutto sulla base di ciò che sappiamo sullo sviluppo cerebrale. Quindi ho pensato che fosse affascinante approfondire l’argomento e sono andata a guardare quale letteratura ci mostra che sono reversibili e questa relazione è in parte il risultato di quell’esplorazione.”

Breve panoramica dello sviluppo cerebrale: le finestre critiche di “opportunità”
Le connessioni sinaptiche del cervello non si sviluppano in modo lineare: il cervello attraversa fasi progressive (formazione di connessioni sinaptiche) e fasi regressive (potatura di connessioni non necessarie, morte cellulare programmata). La fase regressiva è importante quanto la fase progressiva nel processo di maturazione del cervello. Esistono “finestre critiche di opportunità”, cioè periodi predeterminati in cui specifiche funzioni si sviluppano prioritariamente (vista, movimento, linguaggio – seguendo uno schema predeterminato in base alle priorità per la sopravvivenza di ogni individuo). Se l’input necessario manca durante questi periodi, la funzione non si sviluppa correttamente e in seguito, una volta che la finestra è chiusa, questa mancanza non si recupera più completamente. L’esempio più conosciuto riguarda l’acquisizione di una lingua senza accento che avviene solo in età infantile.
L’adolescenza come finestra critica del neurosviluppo
L’adolescenza rappresenta una seconda, importante finestra di neurosviluppo, caratterizzata da intensa potatura sinaptica nelle regioni frontali del cervello: vengono potate tutte quelle conoscenze che non sono più necessarie e sostituite da nuove acquisizioni. Questo processo:
- è guidato dagli ormoni puberali, non dall’età anagrafica;
- è specifico per sesso, poiché i recettori ormonali (per testosterone ed estrogeni) sono distribuiti diversamente nel cervello, specialmente in corteccia prefrontale, ippocampo e amigdala;
- sviluppa funzioni esecutive cruciali: memoria di lavoro, pianificazione, controllo degli impulsi, regolazione emotiva, pensiero flessibile/capacità di cogliere sfumature, cognizione sociale.
“Dal punto di vista dello sviluppo neurologico, l’adolescenza rappresenta una seconda finestra di opportunità.” ha affermato la professoressa Baxendale “e questo lo sappiamo bene. Ecco perché mi ha davvero sorpreso leggere che è possibile semplicemente sospendere la pubertà per poi riprenderla due o tre anni dopo senza alcuna conseguenza. Tutto ciò che sappiamo sulle altre finestre di opportunità ci dice che non è così.”
Come i bloccanti della pubertà interferirebbero con lo sviluppo neurologico
Poiché i processi descritti dipendono dagli ormoni puberali per attivarsi, sopprimere la pubertà equivarrebbe, secondo la relatrice, a interrompere artificialmente la finestra di sviluppo proprio mentre le connessioni frontali dovrebbero formarsi e consolidarsi.
La sua tesi centrale è che “mettere in pausa” la pubertà non significhi poterla “riprendere” più avanti senza conseguenze, analogamente con le altre finestre critiche (es. linguaggio) che non permettono un recupero tardivo.
Evidenze citate
- Studi su animali (soprattutto pecore, oltre a topi e alcune scimmie): il trattamento con bloccanti mostra impatti negativi su apprendimento, comportamento sociale e risposta allo stress, con alterazioni di volume, connettività e densità neuronale; negli arieti, i deficit di memoria spaziale non si sono risolti completamente dopo la sospensione del trattamento.
- Studi su persone (pochissimi, cinque in totale): calo di QI in gruppi con pubertà precoce trattata (media di 7 punti in uno studio, con un caso fino a 15 punti); in soggetti transgender, prestazioni peggiori nel test “Torre di Londra”1 (funzione esecutiva) anche controllando per il QI; un caso singolo con perdite di 15 punti in comprensione verbale, 10 in QI globale e 9 in memoria di lavoro nell’arco di tre anni di trattamento.
Conclusione della relatrice
La professoressa Baxendale afferma “non ho trovato alcuna scoperta rivoluzionaria del tipo: “Indovinate un po’? Si può effettivamente sospendere una fase dello sviluppo per poi riprenderla senza conseguenze”. Afferma che non esistono prove a riguardo. “Credo che il punto fondamentale sia proprio questo: come si è potuto permettere che questa pratica si affermasse come trattamento, nonostante le nostre ampie conoscenze sullo sviluppo cerebrale, sui meccanismi che bloccano la pubertà e sui processi che la caratterizzano?”
Le evidenze disponibili, seppur limitate, non supportano l’idea che gli effetti siano reversibili. Definisce la situazione uno “scandalo medico” e propone che la valutazione neuropsicologica pre e post-trattamento diventi parte integrante della presa in carico multidisciplinare.
Una presentazione della prof.ssa Baxendale, analoga a quella di Londra, può essere visualizzata su youtube.
- Il test della Torre di Londra (Tower of London, o TOL) è una prova neuropsicologica impiegata per valutare le funzioni esecutive, in particolare la capacità di pianificazione strategica, il problem solving e il ragionamento astratto. ↩︎