Alle nostre ragazze.

Alle nostre ragazze.

A quelle che da piccole giocavano coi maschi e volevano diventare forti come papà.
A quelle che amavano vestirsi da principesse, giocare con le bambole e rubare i trucchi della mamma.
A quelle (la maggior parte) che erano tutto questo e molto altro.

A voi che da bambine credevate che avreste potuto fare tutto.

A voi che a un certo punto siete state tradite, dal corpo e dal mondo.

Quel corpo senza ombre che serviva per giocare, correre e farsi coccolare da mamma e papà, all’improvviso era dolorante, sanguinante, invadente. Troppo indifeso, troppo vistoso, troppo invisibile, troppo diverso, soprattutto troppo distante dai corpi delle vostre amiche del cuore, anch’essi rinchiusi in una stanza, davanti a uno schermo che era vetrina di corpi perfetti.

Quel mondo che da bambine era vostro, tanto quanto era dei maschi, si svelava per quello che ancora è, una battaglia impari. Come se la vita fosse una gara tra i sessi, nella quale dover competere con meno muscoli, più dolore, più pericoli, più giudizi e molti più commenti non richiesti.

A voi che avete rimpianto di non essere nate maschi.
A voi che avete pensato di essere nate nel corpo sbagliato.
A voi che, ancora fanciulle, avete creduto a chi vi ha mostrato una via di fuga, promettendovi che potevate diventare maschi e vivere finalmente felici.
A quelle di voi che hanno rinunciato alla salute, al seno, alla maternità in cambio di un biglietto per il paese Trans sullo scivolo dell’arcobaleno – vittime dell’ennesima violenza sul corpo e sull’anima delle donne.

A voi meravigliose creature vanno tutte le nostre mimose, ma soprattutto la promessa di lottare sempre per un mondo dove possiate essere per davvero LIBERE.

Le vostre mamme e i vostri papà

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