ragazza in clinica privata legge il listino prezzi per la mastectomia per affermazione dl genere

Il mercato europeo della chirurgia di riassegnazione di genere è in forte espansione

Roísín Michaux, giornalista e autrice irlandese, sul turismo medico transgender e sugli interessi economici senza scrupoli che alimentano le cliniche private di riassegnazione di genere.

Traduzione di un articolo pubblicato da Genspect il 19 maggio 2026 e consultabile qui in lingua originale

Nei gruppi di supporto online ricorrono i nomi delle stesse città: Varsavia, Salonicco, Vilnius, Madrid. Lo stesso vale per i nomi delle cliniche: quella economica in Lituania, quella grande in Belgio, le molteplici opzioni in Germania (ma soprattutto quella di Düsseldorf, con tempi di attesa brevi).

Ci si passa anche i nomi dei singoli chirurghi, e quelli di psicoterapeuti “affermativi”, endocrinologi e medici di base: si trovano a Liegi e Anderlecht. Lione e Lille. Galway e Drogheda.

Persone provenienti da paesi con regole rigide, costi elevati e/o lunghe liste d’attesa per l’assistenza sanitaria transgender prendono voli Ryanair verso paesi che offrono condizioni migliori. Volano da Helsinki a Berlino, da Dublino a Madrid, da Edimburgo ad Atene. La decisione da quale chirurgo “andare” è una questione di compromessi: un chirurgo magari è più costoso, ma opera in base al “consenso informato” (non chiede diagnosi o referenze). Un altro magari è più economico, ma non esegue interventi “non binari” (il che significa che potresti dover tenere gli odiati capezzoli).

Chirurghi e cliniche in tutta l’UE operano in parallelo al servizio nazionale di genere del loro paese, se esiste, e si stanno inventando proprio set di criteri per queste “cure”, che possono variare dal cauto al lassista a livello criminale. I servizi nazionali si trovano solitamente negli ospedali pubblici, spesso in unità multidisciplinari per l’identità di genere, e hanno delle regole per stabilire chi è “veramente trans”. Questi servizi autorizzati dallo Stato forniscono al pubblico la rassicurazione psicologica che qualcuno stia regolando l’accesso a interventi irreversibili per persone in grave sofferenza.

Tuttavia, molte (se non la maggior parte) delle persone in lista d’attesa per la valutazione “ufficiale” nei vari paesi figurano anche in un’altra lista, ben più breve, per ottenere i trattamenti nel privato. E non si parla solo della chirurgia: vale anche per i trattamenti ormonali cross-sex, i bloccanti della pubertà, la femminilizzazione del viso e l’addestramento vocale.

C’è un numero crescente di eleganti centri chirurgici che operano in modo eticamente indipendente, decidendo quali interventi di affermazione trans eseguire, a quali condizioni e a partire da che età. L’unica barriera all’accesso è il prezzo.

La trafila burocratica

Alcune di queste cliniche e chirurghi richiedono una diagnosi di disforia di genere, mentre altri si accontentano di una lettera del medico di base che attesti semplicemente che il paziente sia “in cerca” di cure di affermazione di genere (non che il paziente le stia effettivamente ricevendo). Una clinica si fa bastare una lettera nella quale si afferma che il paziente è angosciato riguardo al proprio genere (non c’è da andare in panico per il contenuto della lettera: sui social media è pieno di sconosciuti che vi forniranno l’esatta dicitura).

Un’altra clinica collabora con professionisti della salute mentale selezionati, che sanno molto bene cosa deve contenere la lettera di invio. Anche questo servizio può essere incluso nel preventivo. Si tratta di un sistema ingegnoso che crea un perfetto iter documentale – peccato che sia progettato avendo a cuore la futura responsabilità legale, non il benessere dei pazienti (molti dei quali iniziano a organizzare i propri interventi chirurgici molto prima di compiere 18 anni).

Alcune cliniche saltano a piè pari la messinscena etica, richiedendo nient’altro che una firma e un bonifico bancario. Per i minori di 18 anni, in Spagna, in Germania e a Malta basta la firma di un genitore (posso attestarlo personalmente). Probabilmente è così anche in altri paesi.

A parte le pratiche burocratiche, i medici stabiliscono autonomamente anche i criteri sullo stato fisico del paziente. Al crescere del mercato, aumenta anche la concorrenza, e i prerequisiti per accedere alle “cure” scompaiono. L’obesità per alcuni chirurghi smette di essere un problema. Alcuni medici richiedono pochissimo (o nessun) tempo trascorso sotto testosterone, ad altri non importa di aver davanti un fumatore accanito (o non lo chiedono nemmeno). Nel frattempo, l’elenco delle comorbilità e dei farmaci che potrebbero essere motivo di esclusione viene ridotto. Avere una grave malattia mentale non è un problema. Dopotutto, nessuno esamina la storia di salute mentale del paziente per aumentare il volume di un seno – perché farsi un problema per rimuoverlo?

Che i medici ritengano che il paziente sia davvero “trans” non è importante.

Laddove non esiste un limite minimo di età esplicito previsto dalla legge, le decisioni terapeutiche si basano sulla coscienza personale dei singoli medici e sulla loro propensione ad affrontare potenziali azioni legali future. I paesi le cui autorità consentono la transizione ai minori usano espressioni come “in casi eccezionali”, senza specificare quali siano le eccezioni accettabili.

Con un linguaggio così vago, il mercato colma il vuoto, e probabilmente non manca molto alle prime cause legali. Può darsi che i chirurghi abbiano già pronto un piano di fuga. Per ora, fin tanto che non entrano in conflitto con leggi o linee guida nazionali esplicite – che, ancora una volta, in alcuni luoghi non esistono, o sono coperte da regole di etica medica generale troppo generiche per essere applicabili – i medici si attengono al proprio codice etico.

La ricerca del chirurgo online

Le community si ritrovano su Facebook, Reddit e Discord per fare shopping di medici. Si chiedono informazioni su prezzi, approcci nei confronti delle persone trans, raggiungibilità con i trasporti pubblici e recensioni degli Airbnb nel quartiere. Alcuni pazienti già operati scrivono lunghi saggi che descrivono con dovizia di particolari ogni momento, dalla prima email alla clinica, alle foto del “dopo” a 3 mesi, allo stato delle cicatrici e tutti i dettagli cruenti e logistici nel mezzo. Chi fa shopping ne va matto.

Il gergo include anche termini tecnici: doppia incisione, periareolare, batwing, donut. Dai drenaggi alle temute “orecchie di cane”. I capezzoli che cadono, le croste staccate troppo presto, le cicatrici che rimangono definitivamente rosse perché praticate in punti dove la pelle si piega, perché non massaggiate abbastanza, o perché il paziente era impaziente e ha ricominciato a sollevare pesi troppo presto. “Non fate gli stessi errori che ho fatto io”, si dicono a vicenda, ma le cicatrici non sono sempre sgradite; essere visibilmente ‘trans’ in spiaggia d’estate spesso è l’obiettivo.

“Non fate nulla per alcune settimane dopo l’intervento”, viene avvertito chi si sottopone all’intervento. Ma pochi sembrano in grado di seguire i consigli post-operatori. Non c’è quasi nessun follow-up da parte della clinica. Per molte persone, far controllare le ferite significherebbe dover prendere un volo. Una clinica intraprendente ha aggiunto un servizio di assistenza post-operatoria opzionale ai suoi numerosi pazienti di Regno Unito e Irlanda, a pagamento ovviamente.

Il tacito accordo – prima, durante o dopo l’intervento stesso – è che il pagamento della procedura e l’ottenimento di un rimborso sono problema a esclusivo carico del paziente. Alcuni scoprono troppo tardi che soddisfare i requisiti della clinica non garantisce che il sistema sanitario (o anche un’ottima polizza assicurativa) coprirà i costi. Questo si verifica in particolare quando le persone optano per la chirurgia privata nel proprio Paese, convinti che il sistema sanitario pubblico coprirà i costi dal momento che prevede l’autoidentificazione legale. Sono così impazienti di portare a termine la procedura che l’ottenimento del rimborso diventa una preoccupazione marginale. E le cliniche di certo non si soffermano granché sulle conseguenze finanziarie durante le loro consultazioni di routine su WhatsApp e Zoom (ammesso che le offrano).

In una comunità online, ho visto un utente spiegare agli altri come il suo dottore le avesse dato consigli per aggirare i criteri dell’assicurazione pubblica. Il chirurgo le aveva detto di fornire alle autorità un codice assicurativo che si riferisse alla riparazione di cicatrici (anziché alla mastectomia). In un altro caso, una giovane donna ha trovato un agente ideologicamente allineato, il quale ha deciso di prendere le sue parti all’interno della società assicurativa ed è riuscito a farle recuperare parte del denaro.

Una parvenza di responsabilità

Questo mercato grigio rimane completamente estraneo alle discussioni sulle decisioni delle autorità pubbliche in materia di cure di affermazione di genere. Non emerge mai nelle discussioni dei media sulla disponibilità e la copertura di tali interventi. Sembra che i redattori non abbiano il coraggio di affrontare l’argomento.

La presenza di donne senza seno e di uomini con protesi al torace (o senza rigonfiamenti genitali, o con la rasatura tracheale) porterebbe a pensare che la persona sia stata valutata approfonditamente da professionisti e che sia stata ritenuta “veramente” transgender. Ma è probabile che questo accada raramente. Nelle comunità online è molto più comune leggere testimonianze di persone che hanno ottenuto l’affermazione del proprio genere attraverso interventi chirurgici e terapia ormonale nonostante il sistema pubblico dei loro paesi d’origine, e non grazie a esso.

Mentre l’opinione pubblica assume che dietro le quinte esista un solido sistema di controlli e valutazioni, in realtà gli interventi chirurgici transgender vengono banalmente assimilati a qualsiasi altra innovazione nel mercato della chirurgia plastica.

L’Italia è un buon esempio di questo contrasto in atto: ufficialmente è un giudice a decidere chi può effettuare la transizione medica, un sistema che gli attivisti contestano da tempo. Ma si tratta di una cortina di fumo che offre alle ONG qualcosa contro cui inveire. In realtà, se hai soldi e il nome di un medico compiacente, ogni cosa è possibile. Dal momento che il fenomeno trans nella sua attuale forma è in gran parte un contagio sociale della classe medio-alta, la coorte più suscettibile è anche quella che ha più probabilità di avere i mezzi per effettuare la transizione senza alcuna valutazione.

La verità è che le lotte sull’assistenza trans in realtà sono semplicemente lotte sulla copertura assicurativa pubblica. Il settore è in forte espansione.

Uomini che vogliono il seno

Per illustrare quanto la realtà della medicina di genere sia lontana dalle supposizioni del pubblico riguardo alla supervisione clinica, ho incontrato comunità online di uomini che volevano un aumento del petto e che non si identificavano come transgender o disforici di genere, e nemmeno avevano il desiderio di vivere come donne. Molti di loro discutevano su come ottenere gli interventi chirurgici nelle stesse cliniche europee raccomandate all’interno delle comunità trans, comprese quelle frequentate da pazienti britannici e irlandesi.

Storicamente, le cliniche di genere operavano partendo dal presupposto che fosse necessario un approfondito screening psicologico prima di procedere con interventi irreversibili. Man mano che queste tutele sono state smantellate, hanno smesso di esistere per tutti, comprese le persone che ricorrono alla chirurgia per ragioni del tutto estranee alla disforia di genere.

A carico del bilancio pubblico

Esiste una normativa europea che consente ai cittadini di recarsi all’estero per cure mediche e ottenere il rimborso a determinate condizioni: lo stesso trattamento non deve essere disponibile nel proprio paese (o non deve essere disponibile entro un lasso di tempo ragionevole) e deve essere considerato “necessario dal punto di vista medico”.

Il programma irlandese per le cure all’estero (per i trattamenti chirurgici delle persone transgender, ndr), come riportato recentemente da Paddy O’Gorman su questo sito web, è stato utilizzato per un valore di oltre 330.000 euro solo nel 2024. Non è chiaro cosa, esattamente, il sistema sanitario pubblico irlandese stia rimborsando e a chi. Una mastectomia economica nell’UE costa circa 3.000 euro, senza alcuna spesa aggiuntiva. Nella fascia più alta, il costo può arrivare a circa 10.000 euro tutto compreso. Interventi più complicati, come la vaginoplastica e la metoidioplastica, possono arrivare a costare decine di migliaia di euro.

I pericoli

Le critiche ai chirurghi e alle loro tecniche non sono sempre ben accette nei forum online, in particolare quando riguardano servizi molto economici e facilmente accessibili. Le opzioni sono così limitate che i pochi preziosi medici devono essere protetti a tutti i costi.

Un chirurgo belga spesso raccomandato nelle reti online di donne che passano al genere maschile è stato oggetto di accuse di comportamento sessualmente inappropriato durante una visita. Quando una donna ha condiviso le sue preoccupazioni in un forum di supporto, altri utenti hanno risposto sulla difensiva, sostenendo che le critiche avrebbero potuto compromettere l’accesso all’intervento. Secondo quanto riferito, i post sono stati cancellati e la donna ha lasciato il gruppo.

In un altro caso, una donna scozzese denunciava che la clinica in cui si era sottoposta all’intervento non aveva notato un’infezione post-operatoria, che le aveva causato una sepsi dopo il ritorno a casa. La clinica ha negato qualsiasi negligenza. Nonostante queste testimonianze, sia il chirurgo che la clinica continuano ad essere volentieri raccomandati all’interno delle comunità trans online.

Questi incidenti illustrano l’assenza di una supervisione trasparente, di un’assistenza post-operatoria solida e di una condivisione onesta delle esperienze negative in alcuni settori del mercato transnazionale della chirurgia di riassegnazione di genere.

Dott. Jesús Lago

C’è un nome che ricorre continuamente online: il dottor Jesús Lago di Madrid. È così popolare che esiste un gruppo Facebook a lui dedicato. Il moderatore del gruppo risiede in Irlanda. La comunità “I discepoli del dottor Jesús Lago” conta quasi 900 membri.

Ho contattato la clinica Instituto Jesús Lago ad aprile e ho spiegato all’operatrice che “mio figlio”, una ragazza autistica di 15 anni profondamente depressa, che assume farmaci per la depressione e altri disturbi, desidera disperatamente farsi asportare il seno.

Ne abbiamo discusso su WhatsApp e lei ha subito organizzato una chiamata. Le ho detto che sia io che il padre eravamo d’accordo sull’operazione e che potevo fornire una lettera di uno psichiatra che attestasse la disforia di genere. L’operatrice mi ha comunicato che entrambi i genitori avrebbero dovuto essere presenti di persona a Madrid, il giorno prima dell’operazione, per firmare i moduli di consenso. Nessun problema, ho risposto. Potrebbe anche farsi rimuovere e cucire la vagina? No, mi è stato detto, per quello dovrà aspettare fino ai 18 anni, perché non è reversibile.

Dopo alcuni giorni, mi è stato offerto un appuntamento per ottobre e mi è stato chiesto di confermare versando un acconto.

Ho risposto dicendo che era insorto un problema: purtroppo il padre di mio figlio non sarebbe potuto venire a Madrid per firmare il modulo di consenso e, inoltre, lo psichiatra si stava rifiutando di fornire la lettera. La signora della clinica mi ha chiamato ed ha espresso disappunto nei confronti dello psichiatra immaginario. Alla fine comunque la clinica ha accettato di eseguire l’intervento. Al momento la clinica è in attesa di di ricevere la mia caparra.

La transizione come diritto umano

Recentemente ci sono stati alcuni sviluppi legali preoccupanti: quattro persone hanno portato in tribunale i fondi assicurativi regionali e statali francesi perché si erano rifiutati di coprire i costi delle loro procedure di transizione medica, e il 29 aprile il giudice si è pronunciato a loro favore.

Questo è l’ultimo di una serie di casi strategici simili sostenuti da attivisti in tutta la Francia. I ricorrenti in questo caso – uno dei quali era minorenne quando ha avuto luogo la “transizione” – hanno convinto il giudice che costituiva una disparità di trattamento rimborsare gli interventi chirurgici relativi al cancro, ma rifiutarsi di rimborsare il costo dello stesso intervento effettuato sulla base dell’essere “trans”.

Il giudice ha citato la Convenzione europea dei diritti dell’uomo nella sentenza, sostenendo che richiedere alle persone trans di sottoporsi a valutazioni onerose nel processo di transizione costituisce una violazione della vita privata.

Un modo per affrontare il fenomeno medico trans è considerarlo come qualsiasi altro intervento estetico: accessibile agli adulti, che se ne assumono le conseguenze e i costi, senza pretendere di imporre agli altri la propria percezione di sé come persona che ha cambiato sesso. Ma imporre all’assicurazione statale di riconoscere il “trans” come uno stato del cervello umano, reso reale da una semplice dichiarazione e affermato da una serie di costosi interventi medici – e rendere questa affermazione una responsabilità pubblica – è una proposta molto diversa.

Da quando ho iniziato a fare ricerche in questi gruppi alcuni anni fa, il numero dei nominativi di chirurghi, cliniche e altri medici nelle comunità online è esploso. Una volta che questi servizi sono stati avviati, ci sono molti interessi (economici) nel mantenerli in funzione. Potrebbe persino essere più facile riportare le istituzioni pubbliche alla ragione che distogliere il mercato del turismo medico da una nuova e redditizia fonte di entrate.

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