Chiumello transizione di genere minori

Il Prof. Chiumello sulla transizione precoce: un dibattito che non può essere archiviato

Ringraziamo il Dr. Chiumello per il seguente contributo inviato a GenerAzioneD.


Chi è il Prof. Giuseppe Chiumello

Ricercatore e clinico di fama mondiale nel settore dell’Endocrinologia e della Diabetologia pediatrica Presidente Emerito della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS)
Past President della Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica (SIEDP)
Past President della Società Europea di Endocrinologia Pediatrica (ESPE)
Past President della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS)
Professore emerito di Clinica Pediatrica
Già Direttore

  • dell’Unità Operativa di Pediatria e Neonatologia dell’IRCS Osp. San Raffaele
  • del Centro di Endocrinologia dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’IRCS Osp. San Raffale 
  • del Dipartimento Materno- Infantile dell’IRCS San Raffaele di Milano
  • dell’ Endocrine Unit, Department of Pediatrics, Pittsburgh Medical School
  • dell’Unità Operativa Complessa di Pediatria e Neonatologia dell’Osp. Sacco di Milano
  • del Centro di Endocrinologia dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’Osp. Sacco di Milano

www.chiumellogiuseppe.it


Nel mese di dicembre 2025, giornali e Tv riportavano con toni trionfalistici (quasi fosse un modello culturale e giudiziario) la notizia che il tribunale di La Spezia aveva deciso la rettifica dell’atto di nascita e la riattribuzione del sesso a una ragazzina di 13 anni, che aveva iniziato il percorso di transizione a 9 anni, e di come il caso fosse il più giovane occorso in Italia.

Dopo pochi giorni, la notizia e i relativi dibattiti erano pressoché scomparsi.

Penso che questo fatto non vada dimenticato e vada ampiamente discusso per porre un freno a situazioni purtroppo non rare.

Non possono essere sufficienti cinque sedute con uno psicologo, spesso anche senza esperienza pediatrica, per autorizzare la somministrazione di farmaci e ormoni che, non solo in Italia, vengono somministrati con estrema leggerezza.  

Già nel 2024 il Comitato Nazionale per la Bioetica, riguardo alla disforia di genere, aveva finalmente integrato e modificato una precedente deliberazione per l’uso di farmaci bloccanti la pubertà (come la triptorelina), sottolineando la carenza di dati scientifici e la necessità di promuovere studi rigorosi e controllati. Inoltre, sottolineava come l’approccio clinico debba sempre essere prudente, la valutazione debba essere multidisciplinare (psicologica, psicoterapeutica e psichiatrica) e il farmaco debba essere considerato solo se altri percorsi terapeutici si siano rivelati inefficaci.  

L’istituzione di un Registro Nazionale deve essere prioritaria.

Ritornando al caso riportato dalla stampa, mi auguro che la bambina – che a quanto riportato dai giornali ha iniziato il percorso di transizione a 9 anni – abbia potuto usufruire dell’aiuto di una psicologa infantile, di una psicoterapeuta infantile, di un endocrinologo pediatra e che sia stato coinvolto anche il pediatra di famiglia.

Sottolineo questo perché un noto centro italiano, che ha seguito per anni bambini e ragazzi con disforia di genere, non aveva nella sua equipe competenze pediatriche.

Finalmente, l’8 ottobre 2025 è approdato in commissione Affari sociali della Camera il DDL Roccella-Schillaci «per l’appropriatezza prescrittiva e il corretto utilizzo dei farmaci per la disforia di genere». Nel testo veniva sottolineato che, in attesa dei protocolli definitivi, la somministrazione dovesse essere subordinata all’assenso di un Comitato etico nazionale pediatrico. Sempre in ottobre del 2025, in un’audizione parlamentare, l’Agenzia del Farmaco Italiana (AIFA) ribadiva che, a riguardo dei minori con disforia di genere, fino ad ora non sono emersi nuovi dati scientifici tali da modificare il rapporto beneficio-rischio della triptorelina nei minori.

Le critiche non sono mancate e alcune Società Scientifiche (nessuna di ambito psicologico, psicoterapico e psichiatrico) hanno sostenuto l’inutilità dell’assenso del Comitato Etico Nazionale in ambito pediatrico, in quanto causerebbe un rallentamento di una procedura che ha già ottenuto un parere da un team multidisciplinare.

Secondo me, invece, dà garanzie indispensabili per l’impostazione di un percorso che deve essere ben ponderato per attuarlo correttamente. Per anni ho fatto parte del Comitato etico della Lombardia e assicuro che le richieste venivano valutate non oltre il mese dalla presentazione.

Spiace che nel disegno del suddetto DDL non si sia accennato al problema dei detransitioner sempre più frequenti: sarebbe stata una buona occasione.

Purtroppo ancora non vengono presi in considerazione in maniera corretta le informazioni sulla reversibilità degli effetti collaterali e le conseguenze della somministrazione dei farmaci bloccanti la pubertà: oltre a difficoltà nell’apprendimento, è quasi costante la riduzione del contenuto di calcio nelle ossa (proprio nel periodo puberale si ha la maggiore deposizione di calcio nelle ossa e questo può permanere anche dopo la sospensione del farmaco) con aumentato rischio di fratture e osteoporosi anche nell’età adulta; frequente è l’incremento ponderale per aumento della massa grassa; aumentato il rischio di dislipidemia e di malattie cardiovascolari;  ridotta la velocità di crescita con possibile non raggiungimento del target genito della altezza definitiva.

Da studi fatti in Olanda e negli Stati uniti, emerge che il tasso di suicidio nei transgender è di circa 3-4 volte superiore rispetto alla popolazione generale, specialmente nelle persone che hanno completato la transizione con la chirurgia.

Le discussioni sull’opportunità di iniziare un percorso di transizione in età infantile non tengono conto del fatto che la maggior parte di queste situazioni si risolve nel periodo puberale e postpuberale. In tutto il mondo si stanno però rivedendo alcune posizioni cliniche e psicologiche.

Già nel 2022 il principale centro svedese per minori con disforia di genere ha sospeso la sua attività dopo l’accertamento delle autorità sanitarie che almeno una decina di bambini era stata danneggiata dall’uso improprio di farmaci bloccanti la pubertà.

Il famoso centro inglese di Tavistock ha dovuto interrompere la sua attività dopo che si era appurato che nei pazienti trattati – in media attorno ai 11 anni – non si era considerato che la maggior parte aveva problemi come ansia e stress post-traumatico da abusi; quasi un quarto aveva una storia di autolesionismo, più di un terzo proveniva da famiglie con problemi di salute mentale e molti presentavano tratti autistici gravi.  

Proprio in questi mesi ha chiuso la sua attività il Centro del Children Hospital di Los Angeles, una delle più grandi strutture del settore.

L’uso della triptorelina è stato interrotto o limitato nel Regno Unito, in Svezia, Finlandia, Norvegia

È necessario denunciare abusi e irregolarità, e l’opinione pubblica deve essere al corrente che si tratta di bambini e ragazzi in uno stato di forte fragilità e sofferenza psicologica, che devono essere protetti e seguiti in strutture pediatriche in cui le competenze specifiche devono assolutamente essere presenti.

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