Non ci saranno eroi

Le cliniche e i media stanno raddrizzando la situazione? È questa la resa dei conti?

Pubblichiamo la traduzione di un articolo della giornalista e scrittrice Lisa Selin Davis riguardo al modo in cui i media hanno – o spesso non hanno – affrontato le tematiche della transizione dei giovani.  Una riflessione importante stimolata dall’uscita di un reportage sul New York Times in cui finalmente si è preso atto dei rischi dell’uso dei bloccanti puberali per i giovani con disforia di genere.

La scorsa settimana, un genitore mi ha raccontato di aver portato suo figlio in una clinica di genere che, in passato, aveva indirizzato velocemente i bambini con problemi di genere verso bloccanti della pubertà e ormoni cross-sessuali. È rimasta piacevolmente sorpresa quando il l’addetto all’accoglienza le ha assicurato che l’approccio è “conservativo” e che valutano attentamente i bambini prima di avviarli verso un percorso medico. Era sollevata: forse suo figlio avrebbe avuto un’assistenza sanitaria decente, dopotutto.

Un altro genitore mi ha scritto di aver chiesto al consulente scolastico della sua strada democratica scuola media statale di non cambiare il nome e i pronomi di suo figlio a sua insaputa o senza il suo consenso, anche se le linee guida della scuola obbligano il personale scolastico a farlo. La consulente era d’accordo e sembrava comprendere il motivo per cui questo poteva essere importante, cioè riconosceva che la triangolazione tra genitori e figli poteva non essere nell’interesse del bambino.

È possibile che, ora che due detransitioners hanno intentato causa, le cliniche di genere comincino a muoversi con attenzione? È possibile che i medici e i consulenti dell’ospedale, visti i contraccolpi fomentati dalla copertura della questione da parte della destra, si assicurino di procedere in modo più responsabile, altrimenti noto come pararsi il c*? O forse stanno osservando ciò che sta accadendo in altri Paesi e si stanno adeguando perché pensano che sia la migliore pratica clinica? È possibile che le scuole smettano di trattare i genitori come nemici da tcui tenersi alla larga? I bambini che potrebbero davvero trarre beneficio dalla transizione otterranno finalmente informazioni complete per il consenso informato, in modo che loro e i loro genitori possano prendere decisioni migliori?

Stiamo vedendo segni di auto-riforma?

L’articolo del New York Times pubblicato all’inizio di questa settimana potrebbe aiutare alcuni operatori a capire perché tutto ciò è importante e a sentirsi più tranquilli nel fare marcia indietro rispetto al modello di mera affermazione. Si trattava, con grande sorpresa di molti, di un articolo effettivamente equilibrato che riconosceva molte delle considerazioni su cui io e pochissimi altri giornalisti abbiamo fatto pressione – e denunciato – per un bel po’ di tempo. I bloccanti della pubertà “sono diventati la prima linea di intervento”, ammettono, tuttavia non sono stati dimostrati sicuri ed efficaci a causa della “scarsa documentazione dei risultati e della mancata approvazione governativa dei farmaci per questo uso, anche da parte della Food and Drug Administration statunitense”. Non sappiamo come soppesare i rischi e i benefici perché non abbiamo abbastanza ricerche valide o dati a lungo termine. Per alcuni giovani, gli svantaggi fisici sono valsi i cambiamenti fisici e psicologici. Per altri, invece, sono stati un grave errore.

I giornalisti ci mostrano quanto siano precoci gli interventi medici: “Molti medici negli Stati Uniti e altrove prescrivono ai pazienti farmaci bloccanti al primo stadio della pubertà, già all’età di 8 anni, e permettono loro di passare agli ormoni cross-sessuali già a 12 o 13 anni”. Questo è importante, perché spesso si sente dire che i bambini non vengono medicalizzati. Penso si possa dire che a 8 anni sono bambini.

L’articolo presenta numerosi problemi, tra cui l’affermazione che “gli adolescenti transgender soffrono di tassi sproporzionatamente elevati di depressione e altri problemi di salute mentale”. Non sappiamo se gli adolescenti con alti tassi di depressione tendano a sviluppare la disforia di genere o se la disforia di genere causi alti tassi di depressione, ed è importante essere chiari su questo punto. Gli studi dimostrano che “i farmaci hanno alleviato la disforia di genere di alcuni pazienti, ovvero l’angoscia per la mancata corrispondenza tra il sesso di nascita e l’identità di genere”. Ma si tratta di studi che le revisioni scientifiche hanno giudicato di bassa o bassissima qualità – il che vuol dire che i risultati potrebbero non essere validi al di fuori degli studi stessi. I ricercatori fanno notare che l’aumento degli adolescenti che si identificano come trans ha “alimentato le revisioni governative in Europa”. Ma non menzionano che queste “revisioni governative” includono il tipo di revisioni sistematiche delle prove che l’Accademia Americana di Pediatria e l’Associazione Professionale Mondiale per la Salute dei Transgender si sono rifiutate di fare.

L’altra mia critica è più difficile da articolare. Riguarda il modo in cui i media e le istituzioni mediche usano la parola transgender quando si parla di bambini. “La pubertà può aiutare a definire il genere, dicono i medici – per alcuni adolescenti consolidando il loro sesso alla nascita, e per altri confermando che sono transgender”, scrivono gli autori del pezzo del New York Times. È importante riconoscere, come più o meno si fa in questo articolo, che la pubertà è storicamente il momento in cui la maggior parte dei giovani fa i conti con il proprio sesso e alla fine supera la disforia di genere; in altre parole, la pubertà è sempre stata il percorso migliore per la risoluzione della disforia di genere, e i bloccanti della pubertà possono interrompere questa risoluzione naturale.

Al giorno d’oggi, transgender può significare diverse cose, da chi ha un’identità di genere diversa dal sesso a chi non si conforma agli stereotipi. Molte persone si identificano come trans senza desiderare interventi medici, e non tutti coloro che soffrono di disforia di genere fa una transizione diventando trans. Abbiamo un problema terminologico fondamentale. Penso quindi che dovremmo usare la parola transgender per riferirci ai bambini che effettuano una transizione, psicologica o medica. In questo caso, gli autori direbbero che la pubertà potrebbe per qualcuno chiarire una reale volontà di transizione. È un piccolo punto, ma credo importante, perché dimostra che la transizione è una strategia, una scelta, una risposta a una situazione, che sia la disforia di genere, un trauma, l’orientamento sessuale. C’è ancora una mancanza di comprensione, o di curiosità, sull’origine della disforia di genere e sul modo migliore per trattarla.

L’aspetto notevole dell’articolo è che non fa alcun riferimento ai precedenti articoli del giornale che presentavano i bloccanti della pubertà come sicuri e completamente reversibili, affermando che solo i repubblicani si opponevano al loro uso, mentre gli specialisti in campo medico concordavano sulla loro appropriatezza. Se gli autori di quegli articoli avessero semplicemente intervistato i molti medici professionisti che da anni si espongono, invece di liquidarli come bigotti, forse saremmo arrivati a questo articolo molto tempo fa.

Per quelli di noi che hanno cercato di trasmettere questo messaggio attraverso i canali principali – alcuni per anni, nel mio caso per un anno e mezzo – è un po’ frustrante vedere queste informazioni presentate come una specie di rivelazione. Ma è soprattutto un sollievo. È un segnale per le altre testate che si può esprimere disaccordo che è radicato nella scienza, non nell’odio. Forse questo è il momento che molti di noi stavano aspettando, quando i media si impegneranno nella missione di informare fedelmente, anche quando è politicamente scomodo farlo.

Molte persone mi hanno inviato il pezzo, suggerendo che io e coloro che come me hanno cercato di raccontare questo lato della storia saremmo stati a questo punto assolti. Chi ha lanciato l’allarme e cercato di raccontare una storia un po’ più complicata, per molto più tempo di me, potrà finalmente strappare la lettera scarlatta dal suo bavero e dire “ve l’avevo detto”? Oppure i media inizieranno semplicemente a riportare una nuova storia, senza accennare al fatto che prima non ne parlavano, senza fare mea culpa, senza riconoscere la precedente disinformazione e senza riconoscere i costi – i corpi e le menti gravemente feriti da una pratica medica dominata dall’ideologia più che dalla scienza, non disposta a vedere i costi, ma solo i benefici?

Corinna Cohn, una transessuale (come lei stessa si definisce) che ha co-fondato il Gender Care Consumer Advocacy Network per richiedere una migliore assistenza sanitaria per le persone con un disagio rispetto al genere, propende per il secondo scenario.

Mi ha scritto:

“A un certo punto l’opinione pubblica sulla medicalizzazione dei bambini si stabilizzerà intorno all’idea che ormoni e chirurgia vadano proibiti nei bambini. Quando ciò accadrà, sarà merito degli sforzi di giornalisti, accademici, genitori e attivisti che avranno perso amici, saranno stati licenziati dal lavoro e avranno perso opportunità di sviluppo professionale per aver avuto l’audacia di pronunciarsi su questo tema. Non ci saranno celebrazioni né eroi del cambiamento. Coloro che hanno sostenuto silenziosamente la medicalizzazione dei bambini cambieranno silenziosamente le loro posizioni, e tutti andremo avanti come se fosse sempre stato così. Chi sta facendo sacrifici ora, lo fa in modo disinteressato, perché non ci saranno riconoscimenti per questo impegno”.

Cioè: Non ci sarà una resa dei conti pubblica, nessuna rivincita per chi è stato defenestrato da una finestra di Overton ristretta. Chi ha subito danni nelle relazioni e nella propria reputazione non sarà vendicato.

Naturalmente, è molto più importante che le cure mediche per i pazienti con problematiche legate al genere vengano accuratamente verificate, rispetto alla prospettiva, per chi di noi ha perso qualcosa – amici, lavoro, posizione sociale – di riguadagnare terreno. Ma è ugualmente una triste previsione. Quando il “Satanic Panic” si rivelò un’isteria di massa, non ci furono stati mea culpa da parte dei media. Semplicemente, si orientarono a raccontare una nuova versione della storia. Forse non c’è da stupirsi che la fiducia nei media sia ai minimi storici. Ma credo che la domanda sia: se non facciamo davvero i conti con quello che è successo, se la correzione di rotta viene insabbiata, come se la caveranno quelli che sono stati danneggiati? E come potremo evitare che tali errori si ripetano?

Questa settimana mi ha colpito molto un’altro fatto riportato dai genitori. Una coppia della Carolina del Sud mi ha raccontato che il loro Stato sta cercando di far passare versioni di quelle che in altri Stati vengono spesso chiamate leggi “anti-trans”, che impongono ai bambini di praticare sport in base al sesso, non all’identità di genere, o impediscono agli insegnanti di parlare di questioni di genere e sessualità ai bambini, oltre a limitare la medicalizzazione di genere ai maggiori di 18 anni. Io mi oppongo ai divieti perché a) non voglio che sia il governo a prendere queste decisioni e b) penso che ostacolino una riforma di cui c’è un disperato bisogno. Ma c’è un’altra ragione: rafforzano la paura e l’odio nei confronti dei ragazzini che si identificano come trans, trasformando un disagio in politica. Mi ha detto che molti adulti nel suo Stato, che non hanno alcuna esperienza con le persone trans, le considerano il diavolo e farebbero qualsiasi cosa per tenere l’identificazione trans fuori dalle opzioni per i loro figli. Questo è spaventoso.

Come ho detto molte volte, non credo che questo movimento, questa idea sull’identità di genere, stia generando una maggiore comprensione della diversità di genere. I due schieramenti sono talmente estremi che questi bambini che si trovano veramente nel mezzo, che sono veramente “gender variante”, non vengono accettati per ciò che sono da nessuna delle due parti. A questo punto i Repubblicani stanno reagendo alla prepotenza dei Democratici. Spetta quindi ai liberali raddrizzare la nave, moderare, correggere. Sta veramente succedendo? Se lo fanno di nascosto e non ce ne accorgiamo, conterà lo stesso? Mi rendo conto che sono solo grandi “se”. Nel frattempo, mi fa piacere che i media più importanti stiano lavorando meglio.

Ti potrebbe interessare anche

“Trans”: siamo di fronte alla nuova anoressia?

Il trattamento della disforia di genere in Svezia: dietro-front su tutta la linea

Anche l’Inghilterra rivede il proprio approccio alla disforia di genere

Il trattamento della disforia di genere: l’esempio della Finlandia