Panorama: “Baby trans senza limiti”
Panorama del 14 gennaio 2026, con un articolo di Irene Cosul Cuffaro, affronta il tema della transizione di genere nei minorenni in Italia, inserendolo in un contesto internazionale segnato da ripensamenti restrizioni e ripercussioni dolorose. Al cuore del racconto c’è il vuoto normativo italiano, che consente decisioni giudiziarie di enorme portata sulla vita di bambini e adolescenti, in assenza di leggi chiare, di linee guida scientifiche condivise e di un chiaro consenso medico.
Il caso simbolo è quello della tredicenne della Spezia, alla quale di recente un tribunale ha autorizzato la rettifica anagrafica del sesso e del nome, riconoscendo come definitiva e irreversibile la percezione di incongruenza tra corpo e identità. Una decisione descritta come storica, avvenuta in una terra di nessuno legislativa dove la pubertà è trattata come un processo che si può mettere in pausa e successivamente riavviare, quando in realtà – spiegano molti specialisti – rappresenta una soglia biologica che, una volta superata, non consente ritorni.
Il testo sottolinea come in Italia sia possibile avviare percorsi di transizione in bambini che frequentano ancora le elementari, con conseguenze che accompagnano l’intera esistenza, quando già molti Paesi hanno fatto marcia indietro con un ritorno alla prudenza o veri e propri divieti.
Ampio spazio è dedicato al ruolo dei farmaci bloccanti della pubertà e in particolare alla triptorelina, medicinale che impedisce lo sviluppo degli organi sessuali e che viene somministrato anche a bambini di nove o dieci anni. Si menzionano i possibili effetti collaterali, anche gravi, e il fatto che l’ospedale Careggi di Firenze – centro di riferimento per questi trattamenti – sia stato oggetto di ispezioni ministeriali nel 2024 per il mancato rispetto delle procedure Aifa. L’ispezione aveva rilevato l’assenza, in alcuni casi, di percorsi psicoterapeutici e psichiatrici completi prima della prescrizione dei farmaci, la mancanza di un neuropsichiatra infantile a tempo pieno e l’omissione dell’invio di relazioni aggiornate all’Agenzia del farmaco.
Il racconto si allarga al dibattito politico citando il disegno di legge presentato dai ministri Eugenia Roccella e Orazio Schillaci, che mira a regolamentare l’appropriatezza prescrittiva e l’uso corretto di farmaci e ormoni nei minorenni con disforia di genere. Il ddl prevede l’istituzione di un registro delle terapie e la valutazione di ogni nuova somministrazione da parte di un comitato etico. Secondo il Garante per l’infanzia e l’adolescenza Marina Terragni, questa proposta si inserisce nel solco delle iniziative legislative adottate in molti Paesi occidentali e rappresenta un passo necessario per riportare al centro il trattamento psicologico e limitare l’uso dei farmaci a protocolli sperimentali rigorosamente sorvegliati.
L’articolo riporta anche l’autorevole contributo di Sarantis Thanapulos, già presidente della Società psicoanalitica italiana, che critica l’identificazione della cura della disforia con l’uso dei bloccanti, nonché le testimonianze delle madri di GenerAzioneD ascoltate in Parlamento, che denunciano una narrazione che presenta la disforia come una condizione innata e immutabile e che utilizza l’argomento del suicidio come leva emotiva nei confronti dei genitori. Una pressione devastante per le famiglie che rende impossibile una valutazione serena.
L’articolo dedica attenzione anche al clima culturale e mediatico che circonda il tema con una forte esposizione sui social network di influencer giovanissimi che raccontano il proprio percorso di transizione contribuendo a una narrazione semplificata e seducente. Viene ricordato come molti casi di disforia siano insorti improvvisamente durante o dopo il lockdown, periodo di grande isolamento e fragilità emotiva per gli adolescenti accompagnato da una massiccia presenza dei social.