Rassegna degli studi e degli approfondimenti sulla disforia di genere di gennaio (n. 1/2026)
Di seguito si riepilogano gli ultimi studi e approfondimenti di rilievo sul tema della disforia di genere e dei relativi trattamenti che sono stati pubblicati, o individuati dalla redazione di GenerAzioneD, nel mese di gennaio 2026.
Gennaio 2026 in Journal of Infant, Child, and Adolescent Psychotherapy
Diagnosi e identità dell’adolescente
Diagnosis and Adolescent Identity
Autori: GENSLER D.
Link: https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/15289168.2026.2615213
Argomento: Approfondimento sulla detransizione
Estratto: “Questo articolo utilizza un caso illustrativo per esplorare come le diagnosi mediche, psichiatriche e dello sviluppo possano influenzare lo sviluppo dell’identità mentre i giovani attraversano l’adolescenza e diventano giovani adulti. Ci sono adolescenti la cui ricerca di identità li conduce nel territorio psichiatrico mentre affrontano i cambiamenti del loro corpo e il desiderio di intimità. I genitori sottopongono i figli a valutazioni psicologiche, mediche e dello sviluppo per capire come aiutarli con problemi quali relazioni con i coetanei, disforia di genere, ADHD, segni di autismo, disturbi dell’apprendimento, problemi medici e altre fonti di ansia. I loro figli ricevono diagnosi, identificandosi con alcune e rifiutandone altre. Arrivati all’adolescenza, confusi dal sentirsi “fuori posto” e “non normali”, vogliono sapere chi sono e se esistono altre persone simili a loro. Si aggrappano a nuove identità e a nuove persone o gruppi con cui potersi identificare. Il passaggio dalla sofferenza passiva all’auto-direzione attiva dà loro un senso di empowerment… Gli adolescenti imparano a usare le diagnosi per difendere sé stessi, spiegarsi, e discutere con genitori o amici che pensano stiano cercando scuse per il loro cattivo comportamento. Abbracciare definizioni psichiatriche di sé stessi aliena alcuni amici e ne attira altri, e possono quindi modificare di conseguenza i propri gruppi sociali…”.1
Gennaio 2026 su Substack
Identità, rifugio psichico e fuga dallo sviluppo
Identity, Psychic Retreat and the Flight from Development
Autori: EVANS M.
Link: https://open.substack.com/pub/marcusevanspsych/p/dentity-psychic-retreat-and-the-flight?utm_campaign=post-expanded-share&utm_medium=post%20viewer
Argomento: Approfondimento psicanalitico sulla disforia di genere
Estratto: “In “Identity and the Foundational Myth”, esploro come l’identità possa operare non solo come auto‑descrizione, ma anche come un racconto strutturante che stabilizza la vita psichica quando lo sviluppo diventa precario. Piuttosto che trattare l’identità esclusivamente come auto‑espressione, sostengo che essa possa anche avere una funzione difensiva, organizzando l’esperienza, riducendo l’ansia e proteggendo dalla disintegrazione psichica. Ciò che segue sviluppa ulteriormente questa idea, esaminando come l’identità possa, in alcuni casi, assumere la forma di un rifugio psichico, modellato dalle difficoltà nel tollerare incertezza, ambivalenza, conflitto e perdita. Un’osservazione clinica ricorrente è che la chiarezza identitaria non porta sempre sollievo… In un sistema psichico che non può tollerare ansia, vergogna o perdita, la consapevolezza realistica non facilita lo sviluppo. Al contrario, diventa persecutoria, manifestandosi come auto‑attacco o come certezza difensiva. Da questa prospettiva, i pensieri di autolesionismo possono essere compresi non principalmente come un desiderio di morte, ma come un tentativo concreto di localizzare, controllare o eradicare un dolore psichico non contenuto quando il pensiero simbolico è venuto meno… Molti ambienti contemporanei offrono forme potenti di appartenenza, spesso con autentico calore e rassicurazione, ma al prezzo dell’esame critico o del dubbio. L’accettazione è condizionata dalla certezza. Per gli individui che già lottano per tollerare l’incertezza e l’ambivalenza, questa combinazione può essere particolarmente seducente. La credenza diventa non solo confortante, ma anche stabilizzante… La sfida clinica, relazionale e istituzionale è come ripristinare le condizioni in cui l’incertezza, il conflitto e il dolore psichico possano di nuovo essere pensati anziché aboliti. È un lavoro lento e scomodo. Ma è anche il lavoro attraverso il quale lo sviluppo, anziché il ritiro, diventa possibile”.2
Novembre 2025 in Aftenposten
Il trattamento dei giovani con incongruenza di genere richiede più del semplice consenso
Behandling av unge med kjønnsinkongruens krever mer enn samtykke
Autori: BJERKELI M.S.
Link: https://www.aftenposten.no/meninger/debatt/i/GyvKmq/alle-oensker-aa-hjelpe-barn-som-strever-med-kjoennsidentitet-men-helsehjelp-maa-bygge-paa-kunnskap-ikke-bare-paa-gode-intensjoner
Argomento: Approfondimento sulle attuali carenze nel processo di consenso informato per i giovani con disforia di genere
Estratto: “Negli ultimi anni, le opzioni terapeutiche per bambini e ragazzi con incongruenza di genere hanno ricevuto maggiore attenzione sia da parte del pubblico che del settore sanitario. Il fatto che questi bambini e ragazzi vengano visti e ascoltati è un importante passo avanti. Allo stesso tempo, però, noi, come società, abbiamo la responsabilità di garantire che l’assistenza sanitaria offerta sia solida, basata sulla conoscenza ed eticamente corretta. In questo dibattito, termini come “diritto al trattamento” e “consenso informato” vengono usati frequentemente, ma spesso senza approfondire il loro significato effettivo in senso medico e legale…
L’interesse superiore del bambino richiede più di una conferma (Il superiore interesse del bambino riguarda la salvaguardia della sua integrità, del suo futuro e della sua sicurezza. Si tratta di valutare il rischio, lo sviluppo, la comprensione e quale trattamento sarà effettivamente benefico per il bambino a lungo termine…. Fornire assistenza sanitaria a bambini e adolescenti con incongruenza di genere non equivale a confermare un’autodiagnosi)”.
Non tutto può essere autodeterminato (…Un nuovo studio nazionale norvegese mostra che oltre il 60% dei bambini e dei ragazzi indirizzati a un centro per l’incongruenza di genere soffre di almeno una malattia mentale preesistente. Oltre un terzo ha una storia di autolesionismo. Ciò significa che molti di coloro che cercano aiuto si trovano in situazioni di vita difficili e complesse. Abbiamo il dovere di affrontarle in modo olistico, non solo affermativo…)
Le linee guida mancano di indicazioni cliniche (Senza queste linee guida, si rischia una pratica incoerente, una minore sicurezza del paziente e un trattamento più inadeguato).
Non tutto il consenso è qualità (Le linee guida tedesche del 2025 sono considerate esaustive e in linea con le altre misure di assistenza sanitaria per i minori. Ma questo quadro non racconta tutta la verità. Diversi professionisti e organizzazioni si sono ritirati dal lavoro sulle linee guida tedesche in segno di protesta. Ritenevano che il processo non tenesse conto della mancanza di prove scientifiche e che il principio della valutazione psicologica fosse indebolito. Il documento infine adottato è un cosiddetto documento S2k, ovvero un documento di consenso, non una linea guida sistematica basata sulla conoscenza. La qualità scientifica non è quindi al livello di quella altrimenti richiesta per la pratica medica).3
Gennaio 2026 in I.W.Features
Frenare sulle cure di affermazione di genere è la scelta giusta. Ecco perché.
Pumping the Brakes on ‘Gender-Affirming Care’ Is the Right Call. Here’s Why
Autori: MURTHY V.
Link: https://www.iwfeatures.com/commentary/pumping-the-brakes-on-gender-affirming-care-is-the-right-call/
Argomento: Critica alle posizioni favorevoli alle cure di affermazione di genere nell’Università Del Michigan
Estratto: “Come cardiologo, sono particolarmente allarmato dai rischi cardiovascolari che questi interventi comportano per cuori giovani ancora in sviluppo. Gli ormoni cross‑sex, come estrogeni nei maschi biologici o testosterone nelle femmine biologiche, sono noti per alterare i profili lipidici, aumentare la coagulazione del sangue ed elevare il rischio di eventi tromboembolici, ictus, infarto del miocardio e ipertensione. Numerosi studi e revisioni hanno documentato questi pericoli: la terapia estrogenica può aumentare la probabilità di tromboembolia venosa ed eventi ischemici, mentre il testosterone può peggiorare il colesterolo e favorire un ispessimento anomalo del muscolo cardiaco (ipertrofia cardiaca). Negli adolescenti, i cui sistemi cardiovascolari sono ancora in maturazione, questi effetti possono sommarsi nel corso della vita, portando potenzialmente a cardiopatie premature—la principale causa di morte nel mondo. Questi rischi potrebbero teoricamente essere giustificabili se disponessimo di solide prove di benefici rispetto ad approcci alternativi. Ma tali prove non esistono… Documenti interni trapelati nel 2024 hanno rivelato membri WPATH che riconoscevano come molti giovani pazienti non fossero in grado di prestare pieno consenso informato agli effetti irreversibili della “gender‑affirming care”, come sterilità o disfunzione sessuale. Questi file hanno evidenziato lacune etiche e una mancanza di rigore scientifico, erodendo ulteriormente la fiducia nel modello di “affermazione” come unica via… Ciò non significa che non possiamo—o non dobbiamo—trattare la disforia di genere. Anzi, dobbiamo farlo. Ma dovremmo farlo attraverso la terapia, invece di alterare permanentemente i corpi dei nostri pazienti pediatrici e sperare che non sperimentino effetti collaterali potenzialmente fatali... Quando istituzioni d’élite procedono con sicurezza su evidenze deboli—soprattutto su qualcosa di irreversibile come la medicalizzazione del disagio di genere nei bambini—confermano ogni sospetto che siamo più guidati dall’ideologia che dalla scienza”.4
Gennaio 2026 in Substack
Quando la “terapia di conversione” diventa un pretesto: come la paura sostituisce il pensiero nella psicoterapia
When “Conversion Therapy” Becomes a Straw Man: How Fear Replaces Thought in Psychotherapy
Autori: EVANS M.
Argomento: Approfondimento sulle differenze fra la psicoterapia esplorativa e la terapia di conversione
Estratto: “Il termine ‘terapia di conversione’ è diventato un argomento fantoccio. Trasforma un lavoro psicoterapeutico serio ed esplorativo in qualcosa di punitivo e coercitivo, cosa che non è. Il lavoro esplorativo significa aiutare i giovani a riflettere sul loro disagio, non indirizzarli verso risultati predeterminati. Significa creare spazio per la comprensione psicologica piuttosto che imporre posizioni ideologiche. Questa confusione non protegge i pazienti. Blocca il pensiero e funziona sempre più come un’arma ideologica piuttosto che come una salvaguardia clinica… La psicoterapia si basa su una solida formazione, una supervisione riflessiva e la fiducia istituzionale nell’incertezza. Si basa anche sulla tutela di un lavoro serio ed esplorativo che non promette un sollievo immediato, ma rende possibile lo sviluppo. In cosa consiste questo lavoro? Significa creare uno spazio in cui un giovane possa riflettere sul proprio disagio, anziché limitarsi ad agire di conseguenza. Significa esplorare il contesto evolutivo delle relazioni precoci, dei traumi e delle dinamiche familiari che possono plasmare le sue attuali rappresentazioni. Significa tollerare il disagio del non sapere e rimanere con domande che non hanno risposte immediate. Significa aiutare i giovani a sviluppare la capacità di pensare con la propria testa, anziché cercare rifugio in certezze premature. Questo lavoro richiede libertà clinica. Non può sopravvivere in un clima di paura.”5
Gennaio 2026 in Psychopharmacology Bullettin
L’intersezione tra disforia di genere (GD) e disturbo dello spettro autistico (ASD): una serie di casi
The Intersection of Gender Dysphoria (GD) and Autism Spectrum Disorder (ASD): A Case Series
Autori: SHARMA T., Reddy A.
Link: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41531994/
Argomento: Disforia di genere (GD) e disturbo dello spettro autistico (ASD)
Estratto: “Negli ultimi due decenni, si è registrato un crescente interesse per la co-occorrenza di disforia di genere (GD) e disturbo dello spettro autistico (ASD). Questa serie di casi esaminerà cinque pazienti della nostra popolazione clinica che presentano entrambe le diagnosi. Analizzeremo differenze e somiglianze tra i casi, riassumendo il percorso di presentazione di ciascun paziente. Questo includerà l’età di esordio per entrambe le diagnosi, i sintomi clinici che hanno portato alla diagnosi e le attuali risposte al trattamento. Il nostro obiettivo è quello di contribuire alla letteratura esistente sull’intersezione di queste diagnosi”.6
Gennaio 2026 in JAMA Dermatology (Journal of the American Medical Association)
Incidenza e gravità dell’acne negli individui transgender
Acne Incidence and Severity in Transgender Individuals
Autori: SMITH C.A., Kaabi O., Manatunga A.K., Lash T.L., Silverberg M.J., Getahun D., Vupputuri S., McCracken C.E., Chen S.C., Tangpricha V., Goodman M., Yeung H.
Link: https://jamanetwork.com/journals/jamadermatology/article-abstract/2844107
Argomento: Effetti delle terapie ormonali sull’acne
Estratto: “In questo studio di coorte multicentrico su 280.997 individui, gli individui transmascolini presentavano un rischio di acne 4 volte superiore rispetto agli uomini cisgender e 1,5 volte superiore rispetto alle donne cisgender, con un picco di rischio nel primo anno dopo l’inizio della terapia con testosterone e un livello di rischio che rimaneva elevato per 5 anni. Gli individui transfemminili che iniziavano la terapia con estradiolo presentavano un rischio di acne più elevato rispetto agli uomini cisgender, ma inferiore rispetto alle donne cisgender… Questo studio ha evidenziato modelli di incidenza dell’acne distinti negli individui transgender rispetto alle coorti cisgender di uomini e donne. I medici dovrebbero monitorare e trattare l’acne negli individui transmascolini a cui è stato prescritto testosterone secondo le linee guida cliniche, in particolare durante il primo anno. I medici dovrebbero anche riconoscere che l’acne può svilupparsi negli individui transfemminili dopo l’inizio della terapia con estradiolo.”7
Gennaio 2026 in The International Journal of Psychoanalysis
Trans non è il nuovo gay: Come l’elitarismo psicoanalitico e il rifiuto della scienza stanno creando una ripetizione del passato
Trans is Not the New Gay: How psychoanalytic elitism and the rejection of science are creating a repetition of the past
Autori: D’ANGELO R.
Link: https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/00207578.2025.2591921
Argomento: Approfondimento sull’egemonia psicanalitica nella gestione clinica della disforia di genere
Estratto: “Ci troviamo ora in un altro momento cruciale nella storia della psicoanalisi. La teoria psicoanalitica contemporanea ha abbracciato le problematiche transgender e si impegna a proteggere le persone transgender dagli atteggiamenti patologizzanti che gli omosessuali hanno dovuto affrontare nel ventesimo secolo. La teoria psicoanalitica si è allineata all’attivismo politico, che determina sempre più il modo in cui il genere può essere compreso e discusso. Esplorare le dinamiche inconsce delle identità trans e della disforia di genere evoca ansia e senso di colpa per come i pazienti gay venivano trattati in passato. I clinici che promuovono l’esplorazione psicologica, piuttosto che l’affermazione immediata, vengono etichettati come terapeuti della conversione, danneggiando i loro pazienti anziché proteggerli. Autori contemporanei (Gherovici 2017; Gozlan 2011; Hansbury 2017; Harris 2022; Saketopoulou e Pellegrini 2023) propongono nuovi modelli teorici che rifuggono da formulazioni patologizzanti. Questi nuovi modelli psicoanalitici della soggettività trans incorporano e normalizzano ampiamente la transizione medica e chirurgica come aspetto integrante dell’esperienza trans. Determinati a evitare una ripetizione della nostra storia con l’omosessualità, si confrontano solo superficialmente con la scienza dei risultati, se mai lo fanno, e sorvolano sui reali rischi di danno associati a questi interventi, mettendo invece in primo piano le possibilità liberatorie della vita trans. Mentre parliamo, la teoria psicoanalitica contemporanea si scontra con la scienza emergente che suggerisce che i benefici di questi interventi non superino i rischi per i giovani. Eppure gli psicoanalisti rimangono in silenzio sulla questione o attaccano coloro che lanciano l’allarme. Queste scoperte dovrebbero farci riflettere su cosa questo significhi per i nostri pazienti e su come possiamo aiutarli a gestire le loro esperienze di genere. Invece, stiamo assistendo a una ripetizione della storia: le idee scientifiche che sfidano l’ortodossia psicoanalitica del momento vengono costantemente screditate e respinte. Mentre gli analisti che hanno sfidato l’ortodossia psicoanalitica in relazione all’omosessualità hanno ricevuto lettere di odio, anche da parte di eminenti educatori (Downey e Friedman 2008), coloro che sfidano l’egemonia psicoanalitica sui trans affrontano accuse di pregiudizio di destra, transfobia e persino intenti genocidi (McGleughlin 2024; Saketopoulou 2022; Saketopoulou e Pellegrini 2023). Il nostro rifiuto di considerare seriamente i dati empirici significa che corriamo il serio rischio di partecipare a una ripetizione della nostra storia di danni alle minoranze sessuali e di genere. Se la storia ha qualcosa da insegnarci, è che evitiamo la scienza a nostro rischio e pericolo.”8
Gennaio 2026 in North Brisbane Psychologists
“Preferiresti una figlia morta o un figlio vivo?” – Ciò che i genitori meritano di sapere
“Would You Rather a Dead Daughter or a Living Son?” — What Parents Deserve to Know
Autori: HANNAM R.
Argomento: Approfondimento sulla minaccia morale ai genitori di giovani con disforia di genere e sull’effettivo rischio suicidio
Estratto: “Molti genitori di bambini con disagio di genere riferiscono di aver ricevuto di aver ricevuto messaggi allarmistici del tipo: se non affermi la nuova identità di genere di tuo figlio – a livello sociale o medico – stai mettendo a rischio la sua vita. A volte questo concetto viene espresso senza mezzi termini: “Preferiresti avere una figlia morta o un figlio vivo?” Questo tipo di ragionamento è emotivamente devastante e fa sentire i genitori intrappolati, terrorizzati e messi alle strette dal punto di vista morale. Ma le buone decisioni genitoriali dovrebbero essere guidate dalle evidenze e dalla cura, non dalla paura. Un importante studio finlandese pubblicato su BMJ Mental Health nel 2024 aiuta a chiarire cosa dimostrano effettivamente le prove… I ricercatori finlandesi hanno utilizzato le cartelle cliniche nazionali per seguire oltre 2.000 adolescenti e giovani adulti indirizzati a servizi specialistici per l’identità di genere tra il 1996 e il 2020. Li hanno confrontati con oltre 16.000 coetanei simili appartenenti alla popolazione generale. Poiché la Finlandia dispone di registri sanitari nazionali completi, questo studio ha potuto monitorare i decessi effettivi, incluso il suicidio, e non solo il disagio auto-riferito… A prima vista, i giovani indirizzati a un centro per la disforia di genere sembravano avere tassi di suicidio più elevati rispetto ai loro coetanei. Ma i ricercatori non si sono fermati qui. Quando hanno preso in considerazione pregressi gravi problemi di salute mentale – come depressione, ansia, traumi o precedenti trattamenti psichiatrici – la differenza è scomparsa. In altre parole, il rischio di suicidio è stato spiegato da problemi di salute mentale sottostanti, non dalla disforia di genere in sé. Lo studio ha anche esaminato se la ricezione di trattamenti medici di genere (come ormoni o interventi chirurgici) riducesse il rischio di suicidio. Non ha riscontrato differenze statisticamente significative nella mortalità per suicidio tra coloro che hanno ricevuto interventi medici e coloro che non li hanno ricevuti, una volta considerati i fattori di salute mentale… Lo studio finlandese non offre risposte semplici. Ma offre una rassicurazione: non state scegliendo tra la vita di vostro figlio e il suo corpo. È giusto scegliere un approccio terapeutico con i giovani che si interrogano sul loro genere che enfatizzi la valutazione, l’esplorazione e la comprensione psicologica prima di assumere un modello affermativo (vedi Ayad et al., 2022). State scegliendo il modo migliore per prendervi cura di un giovane vulnerabile, e questa scelta merita onestà, sfumature e compassione, non paura”.9
Gennaio 2026 in SpiWeb (sito della Società Psicoanalitica Italiana)
L’adolescente postmoderno: il corpo come confine del pensabile
Autori: RUGGIERO I.
Argomento: Approfondimento sulla disforia di genere che rappresenta una sfida per l’analista
Estratto: “Differenziare le situazioni nelle quali l’identità transgender rappresenta l’espressione di un nucleo originario profondo da quelle in cui esprime una impossibilità di affrontare il processo adolescenziale e costituisce un assetto difensivo dall’angoscia suscitata dal corpo sessuato o l’esito di un arenarsi in identificazioni primarie e secondarie contraddittorie e conflittuali costituisce un’operazione clinicamente e teoricamente molto complessa. Penso che, almeno nel periodo dell’adolescenza, le problematiche legate al genere non dovrebbero essere collocate in una casella a sé stante perché, se talvolta costituiscono l’espressione di un nucleo autentico e profondo, che configura un dissidio non sanabile tra il vissuto di genere e il corpo biologico, altre volte rappresentano l’esito di complesse difese erette contro la pubertà, il risultato di difficoltà dovute a una fragilità narcisistico-identitaria che rende inaffrontabile il processo adolescenziale e impossibile il compito di rappresentare e integrare nella mente le trasformazioni puberali. Altre volte, la scelta di un’identità transgender può esprimere un tentativo di dare forma e nome a una sofferenza psichica priva di parole e di senso soggettivo. La possibilità di aderire a un modello identitario culturalmente disponibile, oggi ampiamente rappresentato e valorizzato nei social media, può offrire una coerenza identitaria provvisoria capace di contenere e canalizzare esperienza interna caotica e frammentata. Questa scelta, più che l’esito di un autentico processo di soggettivazione, rappresenta un tentativo difensivo di mantenere una continuità psichica sentita come minacciata. Nella clinica, occorre un lungo e paziente lavoro per orientarsi in queste contraddittorie e talvolta compresenti possibilità”.
Gennaio 2026 in Neue Zürcher Zeitung
Per molto tempo è stato tabù parlare di trend quando si parlava di persone trans. Ora è chiaro: la rivoluzione di genere è finita
Lange war es ein Tabu, bei trans von einem Trend zu sprechen. Nun zeigt sich: Die Gender-Revolution ist vorbei
Autori: SCHMID B.
Link: https://www.nzz.ch/meinung/generation-z-und-trans-trend-zahlen-sinken-gender-hype-vorbei-ld.1921232
Argomento: Approfondimento sul numero dei casi di incongruenza di genere in Svizzera
Estratto: “Ciò che accade culturalmente negli Stati Uniti spesso arriva in Europa con un certo ritardo. La politica identitaria, nata nelle università americane, ne è il miglior esempio. Sembra aver raggiunto il suo apice. Il calo di interesse per la rivoluzione di genere non è percepibile solo nei media. L’attivismo sul tema «trans», che ha coinvolto anche medici, politici e insegnanti, si sta indebolendo.Anche in Svizzera ci sono segnali in questo senso. Ad esempio, per quanto riguarda la domanda presso i centri specializzati. Nello studio di consulenza di genere della psichiatria e psicoterapia infantile e giovanile dell’Università di Zurigo (KJPP), il numero di richieste di appuntamento per incongruenza di genere è aumentato costantemente dal 2016, raggiungendo un picco di 134 richieste nel 2021. Era il periodo del coronavirus. Nel 2024 il numero si è dimezzato a 60. Per un certo periodo sembrava davvero di moda definirsi trans o non binari. Gli esperti attivisti hanno giustificato l’aumento delle diagnosi come una conseguenza positiva della sensibilizzazione: in passato la transidentità semplicemente non veniva riconosciuta o trattata, mancavano informazioni e modelli di riferimento. Ma se ora i numeri stanno nuovamente diminuendo, ciò non è certo dovuto alla mancanza di informazione. Al contrario”.10
Gennaio 2026 in European Child & Adolescent Psychiatry
Il campo della psichiatria infantile e adolescenziale deve abbracciare il pensiero e l’azione dialettici per affrontare efficacemente le future sfide della salute mentale
The field of child and adolescent psychiatry must embrace dialectical thinking and action to effectively address future mental health challenges
Autori: KAESS M.
Link: https://link.springer.com/article/10.1007/s00787-026-02962-3
Argomento: Invito del Direttore della rivista European Child and Adolescent Psychiatry ad una ricerca più rigorosa nell’ambito della disforia di genere
Estratto: “Un’ulteriore questione critica attualmente al centro dell’attenzione è l’identità di genere, in particolare la disforia di genere, e la sua crescente prevalenza. Parallelamente, i controversi interventi medici relativi all’assistenza affermativa di genere hanno suscitato un dibattito considerevole e sempre più polarizzato. Oltre a queste discussioni, è stata attirata l’attenzione anche su ambienti – come scuole, famiglie e assistenza extra-familiare – che possono attenuare o contribuire ai rischi per la salute mentale di bambini e adolescenti… Abbiamo bisogno di una scienza più rigorosa, una scienza che sia al tempo stesso esaustiva e sfaccettata, evitando la ricerca di risposte superficiali o eccessivamente semplicistiche. Ad esempio, dovremmo sostenere lo sviluppo di studi longitudinali che esplorino l’impatto a lungo termine dei media digitali (e dei loro componenti e contenuti) sulla salute mentale, o studi interculturali che ci aiutino a comprendere come i diversi contesti sociali influenzino i risultati in termini di salute mentale nei giovani. Allo stesso tempo, dobbiamo dare priorità allo sviluppo scientifico e alla valutazione di soluzioni pragmatiche che possano essere facilmente implementate nella pratica clinica di routine. Non esiste una gerarchia di importanza tra questi obiettivi; entrambi sono essenziali per il progresso del nostro campo.”11
Gennaio 2026 in Giuricivile
Interesse del minore e discrezionalità giudiziaria nelle decisioni identitarie. La rettificazione del sesso anagrafico tra autodeterminazione e tutela pubblica
Autori: SCOTTI L.
Argomento: Approfondimento giuridico sul diritto all’autodeterminazione del minore
Estratto: “La rettificazione del sesso anagrafico in età minorile rappresenta oggi uno dei punti più delicati di frizione tra autodeterminazione, tutela pubblica e limiti della decisione giudiziaria. Il caso deciso dal Tribunale di La Spezia, con la sentenza del 10 dicembre 2025, impone di interrogarsi non tanto sull’esito, quanto sul fondamento e sulla misura della discrezionalità che il giudice può esercitare quando manca una disciplina legislativa specifica. In questo quadro, il principio del superiore interesse del minore resta centrale, ma non può trasformarsi in una clausola “onnivalente” capace di supplire alla legge nella definizione anticipata dello status personale… Tale capacità dovrebbe essere esercitata all’interno di un procedimento strutturato, idoneo a valorizzare l’ascolto del minore e il ruolo della responsabilità genitoriale, in una prospettiva di garanzia e di accompagnamento istituzionale, ferma restando la funzione meramente orientativa del richiamo a una soglia anagrafica, quale criterio di razionalizzazione della decisione pubblica. Una simile opzione normativa non risponderebbe all’esigenza di comprimere la tutela del minore, bensì a quella di sottrarre decisioni strutturalmente irreversibili a una valutazione esclusivamente giudiziale in assenza di parametri normativi predeterminati, consentendo di orientare la discrezionalità giudiziaria in modo più coerente e sistematico e, al contempo, di ridurre l’incertezza sistemica derivante dall’anticipazione giurisdizionale della definizione dello status identitario. In assenza di un simile intervento legislativo, il rischio sistemico è evidente: la giurisdizione viene investita del compito di stabilire quando e come un’identità personale possa essere giuridicamente consolidata, assumendo funzioni di supplenza e trasformando una decisione di tutela in una scelta di fondo sull’assetto dello status, che eccede la funzione del giudice e segnala l’urgenza di una presa di responsabilità legislativa”.
Gennaio 2026 in Psychreg
Il fallimento delle cure affermative di genere
The Failure of Gender Affirmative Care
Autori: MACLENNAN N.
Link: https://www.psychreg.org/failure-of-gender-affirmative-care/
Argomento: Approfondimento sul fallimento dell’approccio affermativo
Estratto: “Credo che la maggioranza della popolazione desideri assistere a pratiche etiche e responsabili per aiutare chi soffre di incongruenza di genere. Ciò può essere ottenuto: Dando priorità alle prove (Valutazioni psicologiche complete, secondo le raccomandazioni della Cass, dovrebbero essere effettuate su base obbligatoria, prima di qualsiasi tipo di intervento medico).Valutazioni condotte da persone non ideologizzate (Se le valutazioni vengono effettuate da persone in grado di identificare le probabili cause dell’incongruenza di genere e competenti nell’uso delle terapie per affrontarla, è possibile evitare i rischi di un approccio “solo affermativo”). Incoraggiare l’esplorazione (Impegnarsi in una terapia significativa per affrontare e superare le cause alla radice dell’incongruenza di genere prima di qualsiasi intervento medico). Proteggere i soggetti vulnerabili (Vietare tutti gli interventi medici o chirurgici sui minori fino a quando non saranno disponibili dati attendibili. Nella maggior parte dei paesi, le persone non possono acconsentire ad avere rapporti sessuali fino all’età di 16 anni. Sicuramente non si può permettere loro di acconsentire a diventare sterili e anorgasmici per tutta la vita). Incoraggiare un dialogo aperto e reciprocamente costruttivo(L’incongruenza di genere non scomparirà. Ogni generazione nella storia ha avuto e continuerà ad avere persone affette da incongruenza di genere. Se vogliamo aiutarle e sostenerle nell’affrontare una sfida difficile e dolorosa, dobbiamo porre fine alla cultura della cancellazione e consentire un dibattito aperto senza timori). Essere compassionevoli. (La stragrande maggioranza delle persone che si presentano con incongruenza di genere, l’80%, nell’arco della vita adotta uno stile di vita gay. Prima però, lottano con la pressione sociale a essere convenzionali e con il senso di colpa di essere diversi. Se noi, come società, accettassimo maggiormente la varietà della sessualità umana, meno persone sentirebbero il bisogno di essere del sesso opposto per vivere bene e contribuire alle loro comunità). Equilibrio dei diritti (Per il piccolo numero di persone la cui incongruenza di genere non può essere affrontato con la terapia e che non vivono uno stile di vita gay, dobbiamo trovare il modo di rispettare il loro diritto di vivere nel miglior modo possibile con questa difficoltà, proteggendo al contempo il diritto delle donne alla privacy e le legittime preoccupazioni dei genitori e degli atleti). Sviluppare il pensiero critico durante l’istruzione (Se riusciamo a fornire a una parte più ampia della popolazione gli strumenti per mettere in discussione i propri pregiudizi emotivi e discutere utilizzando fatti, scienza, evidenze e compassione, possiamo garantire che le future generazioni di persone affette da incongruenza di genere vivano in maggiore armonia con le loro comunità)”.12
Gennaio 2026 in Human Nature
La realtà biologica del sesso e del genere: sfidare il costruttivismo sociale
The Biological Reality of Sex and Gender: Challenging Social Constructionism
Autori: DEFANT M.
Argomento: Approfondimento sul costruttivismo sociale su sesso e genere
Estratto: “In sintesi, questo articolo ha raccolto prove provenienti dalla psicologia evoluzionistica, dalle neuroscienze, dagli studi sugli ormoni, dalle indagini interculturali e dalle analisi sull’orientamento sessuale per dimostrare che i fattori biologici svolgono un ruolo fondamentale nel plasmare il sesso e il genere. Abbiamo visto che l’esposizione agli ormoni prenatali e postnatali modella la struttura del cervello e il comportamento in modi prevedibili e specifici per ciascun sesso; che le differenze cognitive e fisiche – come i vantaggi del ragionamento spaziale dei maschi umani e i punti di forza verbali ed empatici delle femmine umane – emergono in modo coerente in società disparate. Inoltre, le critiche al costruzionismo sociale – sia in contesti femministi, filosofici o istituzionali come le linee guida dell’APA – rivelano una inquietante disponibilità a subordinare la realtà empirica agli impegni ideologici. Nel loro insieme, questi risultati confutano i principi fondamentali del costruzionismo sociale radicale: mentre la cultura e la socializzazione influenzano indubbiamente il modo in cui il genere viene espresso o controllato, esse non sovrascrivono le profonde basi biologiche del sesso e del genere. Riconoscere questa doppia realtà – onorando sia la nostra umanità condivisa che la nostra diversità biologica – ci permette di elaborare politiche, programmi educativi e pratiche cliniche che rispettano la dignità individuale senza ignorare la verità scientifica. Andando avanti, è imperativo spostare la nostra attenzione dalle battaglie ideologiche sul se il genere sia “reale” o “costruito” e invece basare le nostre decisioni su un’indagine rigorosa e basata sul merito. Che si tratti di sviluppare linee guida mediche, definire programmi educativi o discutere di equità nello sport, i nostri criteri dovrebbero essere le prove e i risultati, non l’appartenenza politica. Rinnovando il nostro impegno a favore di un’etica che mette al primo posto la scienza, salvaguardiamo sia l’integrità intellettuale che il progresso sociale, garantendo che i dibattiti sul sesso e sul genere siano informati dai dati piuttosto che dal dogma e che la nostra ricerca collettiva dell’equità sia costruita su una base di fatti piuttosto che di fazioni.”13
Gennaio 2026 in Pediatric Neurology
Comportamenti funzionali simili ai tic nei giovani con disforia di genere: una serie di casi
Functional Tic-like behaviors in Youth with Gender Dysphoria: A Case Series
Autori: MANBECK C.P., SAMANTA D.
Link: https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0887899426000263
Argomento: Approfondimento sulla coesistenza fra comportamenti funzionali (FTLB) e disforia di genere
Estratto: “Abbiamo esaminato retrospettivamente pazienti di età inferiore ai 18 anni che si sono presentati ai Tourette Centers of Excellence dell’Arkansas Children’s Hospital (gennaio 2022-dicembre 2023) con tic complessi a esordio improvviso e disforia di genere coesistente… L’insorgenza dei tic si è verificata entro sei mesi prima o dopo la diagnosi di disforia di genere. La fenomenologia includeva comportamenti motori dipendenti dal contesto (autolesionismo, lancio di oggetti, copropraxia, freezing, episodi di caduta) e vocalizzazioni socialmente inappropriate o innescate dalla situazione. I sintomi oscillavano con la frequente comparsa di nuovi movimenti o suoni. La comorbilità psichiatrica era universale: il 100% presentava ansia e depressione, il 44% ADHD, il 44% ideazione suicidaria e il 33% precedenti tentativi di suicidio. Ulteriori diagnosi includevano PTSD (22%), DOC (22%), disturbi alimentari (11%) e autismo (11%). Tutti i pazienti hanno ricevuto psicoterapia; il 78% ha ricevuto farmaci, più comunemente SSRI (classe di antidepressivi, ndr) e alfa-2 agonisti (farmaci dagli effetti sedativi, analgesici e antiipertensivi, ndr). A un follow-up di ≥12 mesi, tutti i pazienti hanno dimostrato una risoluzione completa o quasi completa della FTLB, insieme a una migliore stabilità psichiatrica e un recupero funzionale. Questa serie di casi sottolinea l’intersezione tra FTLB e disforia di genere, evidenziando la necessità di un’assistenza sanitaria mentale multidisciplinare e integrata.”14
Gennaio 2026 in Substack
Ansia istituzionale e confusione dei ruoli nelle scuole
Institutional Anxiety and the Blurring of Roles in Schools
Autori: EVANS M.
Argomento: Approfondimento sulla confusione di ruoli nelle scuole
Estratto: “Quando le istituzioni si trovano ad affrontare pressioni prolungate, spesso reagiscono in modo difensivo. Preoccupate per i risultati, la tutela e il controllo pubblico, le scuole possono essere spinte verso azioni visibili e rassicuranti che segnalino attenzione, anche quando tali azioni sono scarsamente allineate con la loro funzione principale. L’ansia istituzionale può quindi allontanare dal compito primario, incoraggiando l’adozione di pratiche che sembrano protettive, ma che confondono i ruoli e ne minano lo scopo. Queste pressioni non giustificano l’annullamento del confine tra istruzione e terapia. Quando le pratiche terapeutiche vengono integrate nella vita quotidiana in classe, rischiano di minare il compito primario della scuola, ovvero l’apprendimento, senza offrire ai bambini un contesto psicologico adeguato in cui affrontare le difficoltà in sicurezza. Nel tentativo di soddisfare ogni esigenza in classe, le scuole rischiano di non svolgere efficacemente né l’attività educativa né quella terapeutica.”15
- “This paper uses a case illustration to explore how medical, psychiatric, and developmental diagnoses can affect identity development as youths move through adolescence into young adulthood. There are teens whose search for identity takes them through psychiatric territory as they deal with their changing bodies and longing for intimacy. Parents take their children for psychological, medical, and developmental evaluations to determine how to help them with issues such as peer relations, gender dysphoria, ADHD, signs of autism, learning disabilities, medical trouble, and other sources of anxiety. Their children acquire diagnoses, identifying with some and rejecting others. By adolescence, confused about not fitting in and not feeling normal, they want to know who they are and whether there are others like them. They cling to new identities and new people or groups with whom they can identify. The shift from passive suffering to active self-direction feels empowering. … Teens learn to use diagnoses to advocate for themselves, explain themselves, and argue with parents or friends who think they are making excuses for bad behavior. Embracing psychiatric self-definitions alienates some friends and attracts others, and they may shift their social groups accordingly. …”. ↩︎
- “In Identity and the Foundational Myth, I explore how identity can operate not only as self-description but also as a structuring narrative that stabilizes psychic life when development becomes precarious. Rather than treating identity solely as self-expression, I argue that it can also function defensively, organizing experience, reducing anxiety, and protecting against psychic disintegration. What follows further develops that idea by examining how identity can, in some cases, take the form of a psychic retreat, shaped by difficulties in tolerating uncertainty, ambivalence, conflict, and loss. A recurring clinical observation is that clarity of identity does not always bring relief. […] In a psychic system that cannot tolerate anxiety, shame, or loss, realistic awareness does not facilitate development. Instead, it becomes persecutory, manifesting as self-attack or defensive certainty. From this perspective, thoughts of self-harm can be understood not primarily as a wish for death but as a concrete attempt to locate, control, or eradicate uncontained psychic pain when symbolic thinking has failed. […]Many contemporary environments offer powerful forms of belonging, often with genuine warmth and reassurance, but at the expense of critical examination or doubt. Acceptance is conditional on certainty. For individuals already struggling to tolerate uncertainty and ambivalence, this combination can be especially compelling. Belief becomes not only comforting but also stabilizing […] The clinical, relational, and institutional challenge is how to restore the conditions in which uncertainty, conflict, and psychic pain can once again be thought about rather than abolished. That is slow, uncomfortable work. But it is also the work through which development, rather than retreat, becomes possible.” ↩︎
- “Behandlingstilbudet til barn og unge med kjønnsinkongruens har de siste årene fått større oppmerksomhet i både offentligheten og helsesektoren. Det er et viktig fremskritt at disse barna og ungdommene blir sett og lyttet til. Men samtidig har vi som samfunn et ansvar for å sikre at helsehjelpen som tilbys, er forsvarlig, kunnskapsbasert og etisk gjennomtenkt. I denne debatten brukes begreper som «rett til behandling» og «informert samtykke» hyppig, men ofte uten å gå inn i hva disse faktisk betyr i medisinsk og juridisk forstand. Det er på høy tid at vi gjør nettopp det…. Ikke alt kan bestemmes selv… En ny nasjonal studie fra Norge viser at over 60 prosent av barn og unge som henvises for kjønnsinkongruens, har minst én psykisk lidelse fra før. Over en tredjedel har en historie med selvskading. Det betyr at mange av dem som søker hjelp, står i krevende og komplekse livssituasjoner. Vi skylder dem å møte dem helhetlig, ikke bare bekreftende… Retningslinjene mangler klinisk veiledning… Uten dette risikerer vi uensartet praksis, svekket pasientsikkerhet og dårligere behandling. Ikke all konsensus er kvalitet… Det sies at de tyske retningslinjene fra 2025 er grundige og i tråd med annen helsehjelp for mindreårige. Men dette bildet forteller ikke hele historien. Flere fagpersoner og organisasjoner trakk seg fra arbeidet med de tyske retningslinjene i protest. De opplevde at prosessen ikke tok høyde for manglende evidensgrunnlag, og at prinsippet om psykologisk utredning ble svekket. Dokumentet som til slutt ble vedtatt, er et såkalt S2k-dokument, altså et konsensusdokument, ikke en systematisk kunnskapsbasert retningslinje. Den vitenskapelige kvaliteten er derfor ikke på nivå med det man ellers krever for medisinsk praksis. Barnets beste krever mer enn bekreftelse… Barnets beste handler om å ivareta helhet, fremtid og trygghet. Det handler om å vurdere risiko, utvikling, forståelse og hvilken behandling som faktisk gagner barnet på sikt… Å gi helsehjelp til barn og unge med kjønnsinkongruens er ikke det samme som å bekrefte en selvdiagnose. Det er et faglig ansvar, og det må behandles som det.”. ↩︎
- “As a cardiologist, I am particularly alarmed by the cardiovascular risks these interventions pose to developing young hearts. Cross-sex hormones, such as estrogen in biological males or testosterone in biological females, are known to alter lipid profiles, increase blood clotting, and elevate the risk of thromboembolic events, stroke, myocardial infarction (heart attack), and hypertension. Multiple studies and reviews have documented these dangers: estrogen therapy may raise the likelihood of venous thromboembolism and ischemic events, while testosterone can worsen blood cholesterol and promote abnormal thickening of the heart muscle (cardiac hypertrophy). In adolescents, whose cardiovascular systems are still maturing, these effects could compound over a lifetime, potentially leading to premature heart disease—the leading cause of death worldwide. These risks could potentially make sense if we had strong evidence of benefits over alternative approaches. But this evidence is lacking… Leaked internal documents in 2024 revealed WPATH members acknowledging that many young patients cannot fully consent to the irreversible effects of “gender-affirming care” like sterility or sexual dysfunction. These files highlighted ethical lapses and a lack of rigorous evidence, further eroding confidence in the “affirmation-only” model… That doesn’t mean we can’t or shouldn’t treat gender dysphoria. Indeed, we should, but we should do so via therapy, rather than permanently altering our pediatric patients’ bodies and crossing our fingers that they don’t experience life-threatening side effects… When elite institutions charge ahead on weak evidence—especially on something as irreversible as medicalizing children’s gender distress—it confirms every suspicion that we’re more captured by ideology than we are committed to science.” ↩︎
- “The term “conversion therapy” has become a straw man. It collapses serious, exploratory psychotherapeutic work into something punitive and coercive, which it is not. Exploratory work means helping young people think through their distress, not directing them towards predetermined outcomes. It means creating space for psychological understanding rather than imposing ideological positions. This conflation doesn’t protect patients. It shuts down thought and increasingly functions as an ideological weapon rather than a clinical safeguard… Psychotherapy depends on robust training, reflective supervision, and institutional confidence in uncertainty. It also depends on protecting serious, exploratory work that does not promise immediate relief but makes development possible. What does such work look like? It means creating space for a young person to reflect on their distress rather than simply acting on it. It means exploring the developmental context of early relationships, trauma, and family dynamics that may be shaping current presentations. It means tolerating the discomfort of not knowing and staying with questions that have no quick answers. It means helping young people develop the capacity to think about their own minds rather than seeking refuge in premature certainty. This work requires clinical freedom. It cannot survive in an atmosphere of fear… ”. ↩︎
- “Over the past two decades, there has been a growing interest in the co-occurrence of gender dysphoria (GD) and autism spectrum disorder (ASD). This case series will examine five patients from our clinic population who present with both diagnoses. We will analyze differences and similarities among the cases, summarizing each patient’s presentation trajectory. This will include the age of onset for both diagnoses, the clinical symptoms that led to the diagnosis, and current treatment responses. Our objective is to contribute to the existing literature on the intersection of these diagnoses”. ↩︎
- “In this multicenter cohort study of 280 997 individuals, transmasculine individuals had 4-fold higher acne risk than cisgender men and 1.5-fold higher than cisgender women, with risk peaking in the first year after testosterone initiation and remaining elevated throughout 5 years. Transfeminine individuals initiating estradiol had higher acne risk than cisgender men but lower than cisgender women… This study revealed distinct acne incidence patterns in transgender individuals compared with matched cis male and female cohorts. Clinicians should monitor and treat acne in transmasculine individuals prescribed testosterone per clinical guidelines, particularly during the first year. Clinicians should also recognize that acne may develop in transfeminine individuals after estradiol initiation…”. ↩︎
- “We are now at another crucial point in the history of psychoanalysis. Contemporary psychoanalytic theory has embraced transgender issues and is committed to protecting transgender people from the pathologising attitudes that homosexuals faced in the twentieth century. Psychoanalytic theorising has aligned itself with political activism, which increasingly determines how gender can be understood and discussed. Exploring the unconscious dynamics of trans identities and gender dysphoria evokes anxiety and guilt regarding how gay patients were treated in the past. Clinicians who advocate psychological exploration, rather than immediate affirmation, are cast as conversion therapists, harming their patients rather than protecting them. Contemporary writers (Gherovici 2017; Gozlan 2011; Hansbury 2017; Harris 2022; Saketopoulou and Pellegrini 2023) are proposing new theoretical models that eschew pathologising formulations. These new psychoanalytic models of trans subjectivity largely incorporate and normalise medical and surgical transition as an integral aspect of trans experience. Determined to avoid a repetition of our history with homosexuality, they engage only superficially with the outcome science, if at all, and gloss over the real risks of harm associated with these interventions, instead foregrounding the liberating possibilities of trans life. As we speak, contemporary psychoanalytic theorising is colliding with emerging science which suggests that the benefits of these interventions do not outweigh the risks for young people. Yet psychoanalysts remain silent on the issue, or attack those who raise the alarm. These findings should give us pause to consider what this means for our patients and how can we help them to navigate their gendered experiences. Instead, we are witnessing a repetition of history: scientific ideas that challenge the psychoanalytic orthodoxy of the day are consistently discredited and dismissed. While analysts who challenged psychoanalytic orthodoxy in relation to homosexuality received hate mail, including from prominent educators (Downey and Friedman Citation2008), those who challenge the psychoanalytic hegemony on trans face accusations of right-wing bias, transphobia and even genocidal intent (McGleughlin 2024; Saketopoulou 2022; Saketopoulou and Pellegrini 2023). Our refusal to seriously consider empirical data means that we are in serious danger of participating in a repetition of our history of harming sexual and gender minorities. If history has anything to teach us, it is that we avoid science at our own peril.” ↩︎
- “Many parents of gender-distressed children report being told some version of a frightening message: If you don’t affirm your child’s new gender identity – socially or medically – you are putting their life at risk. Sometimes this message is put bluntly: “Would you rather have a dead daughter or a living son?” That framing is emotionally devastating. It leaves parents feeling trapped, terrified, and morally cornered. But good parenting decisions should be guided by evidence and care, not fear. A major Finnish study published in BMJ Mental Health in 2024 helps clarify what the evidence actually shows… Researchers in Finland used nationwide health records to follow over 2,000 adolescents and young adults who were referred to specialist gender identity services between 1996 and 2020. They compared them with more than 16,000 similar peers from the general population. Because Finland has comprehensive national health registries, this study could track actual deaths, including suicide — not just self-reported distress… At first glance, young people referred for gender dysphoria appeared to have higher suicide rates than their peers. But the researchers didn’t stop there. When they accounted for prior serious mental-health conditions – such as depression, anxiety, trauma, or earlier psychiatric treatment – the difference disappeared. In other words, suicide risk was explained by underlying mental-health struggles, not by gender dysphoria itself. The study also examined whether receiving medical gender treatments (such as hormones or surgery) reduced suicide risk. It found no statistically significant difference in suicide mortality between those who received medical interventions and those who did not, once mental-health factors were considered… The Finnish study doesn’t offer simple answers. But it does offer reassurance: you are not choosing between your child’s life and your child’s body. It is okay to choose an approach to therapy with gender-questioning youth that emphasises assessment, exploration, and psychological understanding first over assuming an affirming model (see Ayad et al., 2022). You are choosing how best to care for a vulnerable young person, and that choice deserves honesty, nuance, and compassion, not fear”. ↩︎
- “Was kulturell in den USA passiert, gelangt oft mit einer Verzögerung nach Europa. Die Identitätspolitik, wie sie an amerikanischen Universitäten den Anfang nahm, ist das beste Beispiel dafür. Sie scheint den Höhepunkt erreicht zu haben. Das nachlassende Interesse an der Gender-Revolution ist nicht nur in den Medien spürbar. Der Aktivismus bezüglich des Themas «trans», der auch Mediziner, Politiker und Lehrer erfasste, schwächt sich ab. Auch in der Schweiz gibt es Anzeichen dafür. Etwa, was die Nachfrage bei Fachstellen betrifft. In der Gender-Sprechstunde der Kinder- und Jugendpsychiatrie und Psychotherapie der Universität Zürich (KJPP) stieg die Zahl der Anmeldungen wegen Geschlechtsinkongruenz seit 2016 kontinuierlich an und erreichte 2021 einen Höhepunkt von 134 Anmeldungen. Es war die Zeit von Corona. 2024 halbierte sich die Zahl um mehr als die Hälfte auf 60. Es schien eine Zeitlang tatsächlich Mode, sich als trans oder nonbinär zu definieren. Aktivistische Fachleute begründeten den Anstieg der Diagnosen zwar gerne als positive Folge der Sensibilisierung: Früher sei Transidentität einfach nicht erkannt oder behandelt worden, Informationen hätten gefehlt, Vorbilder. Doch wenn die Zahlen nun wieder sinken, liegt dies kaum noch an mangelnder Aufklärung. Im Gegenteil…”. ↩︎
- “A further critical issue currently in the spotlight is gender identity, particularly gender dysphoria, and its increasing prevalence. Alongside this, the controversial medical interventions related to gender affirming care have raised considerable and increasingly polarized debate. In addition to these discussions, attention has also been drawn to environments — such as schools, households, and out-of-home care — that may either mitigate or contribute to mental health risks for children and adolescents… We need more rigorous science — science that is both comprehensive and nuanced, avoiding the pursuit of superficial or overly simplistic answers. For instance, we should support the development of longitudinal studies that explore the long-term impact of digital media (and its components and content) on mental health, or cross-cultural studies that help us understand how different societal contexts affect mental health outcomes in youth. At the same time, we must prioritize the scientific development and evaluation of pragmatic solutions that can be readily implemented into routine clinical practice. There is no hierarchy of importance between these objectives; both are essential for advancing our field.” ↩︎
- “I believe that the majority of the population want to see ethical and responsible practice to help GI sufferers. That can be achieved by: Prioritising evidence (Comprehensive psychological assessments, as per the Cass recommendations, should be carried out on a mandatory basis, before any kind of medical intervention). Assessments being conducted by non-ideologues (If the assessments are carried out by people who are capable of identifying likely causes of GI, and skilled in the use of therapies to address GI, the risks of “affirmative only” can be avoided). Encouraging exploration (Engage in meaningful therapy to address and overcome the root causes of GI before any medical steps). Protecting the vulnerable (Ban all medical or surgical interventions on minors until after robust data emerges. In most countries, people cannot consent to have sex until they are 16. Surely, they cannot be allowed to consent to being rendered sterile and anorgasmic for life?) Encourage open mutually constructive dialogue (GI is not going away. Every generation in history has had, and will continue to have GI sufferers. If we are to help and support them facing a difficult and painful challenge, we must see an end to cancel culture and allow open debate without fear). Being compassionate (The vast majority of people who present as GI, 80%, go on to live a gay lifestyle. Before that they struggle with social pressure to be conventional, and guilt about being different. If we, as a society, are more accepting of the range of human sexuality, fewer people would feel the need to be the opposite gender to live well, and contribute to their communities). Balancing of rights (For the small number of people whose GI cannot be addressed by therapy, and who do not live a gay lifestyle, we must find ways to respect their rights to live as well as they can with the challenge, while also protecting the rights to private spaces for women, and the legitimate concerns of parents and athletes). Develop critical thinking during education (If we can equip more of the population to question their emotional biases, and debate using fact, science, evidence and compassion, we can ensure future generations of GI sufferers live more in harmony with their communities).” ↩︎
- “In summary, this paper has brought together evidence from evolutionary psychology, neuroscience, hormonal studies, cross-cultural surveys, and analyses of sexual orientation to demonstrate that biological factors play a foundational role in shaping sex and gender. We have seen that prenatal and postnatal hormone exposures sculpt brain structure and behavior in predictable, sex-specific ways; that cognitive and physical differences – such as human males’ spatial reasoning advantages and human females’ verbal and empathic strengths – emerge consistently across disparate societies. Moreover, critiques of social constructionism – whether in feminist, philosophical, or institutional contexts like the APA’s guidelines – reveal an unsettling willingness to subordinate empirical reality to ideological commitments. Taken together, these findings refute the core tenets of radical social constructionism: while culture and socialization undoubtedly influence how gender is expressed or policed, they do not overwrite the deep biological underpinnings of sex and gender. Recognizing this dual reality – honoring both our shared humanity and our biological diversity – allows us to craft policies, educational programs, and clinical practices that respect individual dignity without disregarding scientific truth. Moving forward, it is imperative that we shift our focus away from ideological battles over whether gender is “real” or “constructed,” and instead ground our decisions in rigorous, merit-based inquiry. Whether we are developing medical guidelines, shaping educational curricula, or debating fairness in sports, our criteria should be evidence and outcome, not political allegiance. By recommitting to a science-first ethos, we safeguard both intellectual integrity and social progress – ensuring that debates about sex and gender are informed by data rather than dogma, and that our collective pursuit of fairness is built on a foundation of fact rather than faction”. ↩︎
- “We retrospectively reviewed patients under 18 years presenting to the Tourette Centers of Excellence at Arkansas Children’s Hospital (January 2022–December 2023) with sudden-onset complex tics and coexisting gender dysphoria. Nine patients met inclusion criteria (median age 15 years, range 9–18; 89% assigned female at birth; all White/Caucasian). Tic onset occurred within six months before or after gender dysphoria diagnosis. Phenomenology included context-dependent motor behaviors (self-injury, object throwing, copropraxia, freezing, drop episodes) and socially inappropriate or situationally triggered vocalizations. Symptoms fluctuated with frequent emergence of new movements or sounds. Psychiatric comorbidity was universal: 100% had anxiety and depression, 44% ADHD, 44% suicidal ideation, and 33% prior suicide attempts. Additional diagnoses included PTSD (22%), OCD (22%), eating disorder (11%), and autism (11%). All patients received psychotherapy; 78% received medications, most commonly SSRIs and alpha-2 agonists. At ≥12 months follow-up, all patients demonstrated complete or near-complete resolution of FTLB, alongside improved psychiatric stability and functional recovery. This case series underscores the intersection of FTLBs and gender dysphoria, highlighting the need for multidisciplinary, integrated mental health care”. ↩︎
- “When institutions face sustained pressure, they often respond defensively. Anxious about outcomes, safeguarding, and public scrutiny, schools can be drawn towards visible, reassuring actions that signal care, even when those actions are poorly aligned with their core function. Institutional anxiety can therefore drive a drift away from the primary task, encouraging the adoption of practices that feel protective yet blur roles and undermine purpose. These pressures do not justify dissolving the boundary between education and therapy. When therapeutic practices are incorporated into everyday classroom life, they risk undermining the school’s primary task of learning while failing to provide children with an appropriate psychological setting in which difficulties can be safely addressed. In attempting to meet every need within the classroom, schools risk doing neither education nor therapy particularly well”. ↩︎