Inizia da qui: una guida per genitori che camminano sulle uova
Strategie pratiche per attenuare i conflitti, stabilizzare la vostra famiglia e ritrovare il vostro intuito genitoriale.
Da un articolo della psicoterapeuta americana Sasha Ayad.
Recentemente ho condotto un sondaggio tra i genitori iscritti alla mia community ponendo loro una semplice domanda:
Qual è la parte più difficile nell’affrontare il disagio di genere di tuo figlio in questo momento?
Le risposte sono state tantissime, ma i temi erano sorprendentemente simili. Quindi, se vi sentite soli, terrorizzati o confusi, i risultati del sondaggio che segue dovrebbero darvi un po’ di sollievo: non siete soli e nemmeno pazzi.
Ecco i tre problemi principali con cui centinaia di genitori (come voi) stanno lottando e come nella mia pratica aiuto i genitori ad affrontarli con maggiore discernimento, saggezza e compassione.
1. “Non so cosa dire senza causare un’esplosione”.
Il problema: la risposta più comune nel sondaggio è stata la paura nel comunicare. I genitori si sentono come se stessero “camminando sulle uova”, terrorizzati che un pronome sbagliato o una domanda delicata possano causare una chiusura del figlio, atti di autolesionismo o l’interruzione dei contatti.
Il modo migliore per affrontarlo: con autentica sincerità. Non riuscirete a entrare in connessione con vostro figlio se vi limitate a recitare un copione o a discutere sui fatti. Dovete impostare il tono della vostra comunicazione in modo autentico e sincero. Nel mio Parent Membership Group, offro esempi di linguaggio, non perché li memorizziate e li ripetiate a pappagallo, ma affinché possiate sentirvi nuovamente liberi di fidarvi del vostro istinto. Ci concentriamo sull’attenuare la paura, in modo che possiate trovare le vostre parole per dire la verità con amore, piuttosto che entrare in una discussione accesa o vivere in un silenzio radiofonico sulle questioni di genere.
2. “Devo fermare il treno della transizione medica, ma non so come fare”.
Il problema: molti di voi stanno correndo contro il tempo, che si tratti di un sedicenne che chiede ormoni o di un diciottenne in procinto di andare all’università. Vi sentite impotenti di fronte a un sistema medico che sembra progettato per accelerare la transizione e, nel mentre, escludere voi, genitori preoccupati, dall’intero processo. E, se vostro figlio ha già iniziato la terapia ormonale, vi trovate di fronte a un ulteriore stato di emergenza: la terribile sensazione che la finestra utile per tornare indietro si stia ormai chiudendo.
Il modo migliore per affrontarlo: vi serve una strategia per rallentare. In una consulenza individuale, possiamo costruire insieme una tabella di marcia personalizzata sulle dinamiche specifiche della vostra famiglia. Esaminando il contesto della vostra situazione, capiremo come far leva sul vostro amore e la vostra autorità, come sviluppare strategie di comunicazione migliori e come erigere barriere di sicurezza per ottenere ciò di cui vostro figlio ha maggiormente bisogno: il tempo.
3. “Mi sento screditato dagli ‘esperti’.”
Il problema: scuole, terapeuti e influencer online insegnano a te (e a tuo figlio) che dare ‘sostegno’ voglia dire approvazione totale e “affermazione” (dell’identità transgender, ndr). Quando figure autorevoli nella vita di vostro figlio classificano le vostre preoccupazioni legittime, screditandole come bigottismo “transfobico”, la vostra capacità di fare i genitori e di rimanere in connessione con vostro figlio viene attaccata e indebolita.
Il modo migliore per affrontarlo: dovete riappropriarvi della vostra autorità. Nel mio lavoro di terapeuta aiuto i genitori a ritrovare la fiducia nel proprio intuito genitoriale. Spesso vi viene presentata una falsa scelta: dovete assecondare vostro figlio oppure lo perderete per sempre. Non è vero!
“Non dovete scegliere tra mantenere un legame affettivo e conservare il vostro buon senso. Anzi, vostro figlio ha bisogno della vostra forza e della vostra autorità amorevole ora più che mai.” Sasha Ayad
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