Audizioni sul DDL disforia: Prof.ssa Fulvia Signani “la tutela dei minori e il corretto esercizio delle responsabilità istituzionali”
Ringraziamo la Prof.ssa Fulvia Signani per averci autorizzato a pubblicare la memoria scritta da lui depositata presso la XII Commissione Affari Sociali, a seguito dell’audizione resa in data 2 dicembre 2025 sul DDL “Disposizioni per l’appropriatezza prescrittiva e il corretto utilizzo dei farmaci per la disforia di genere”.
Chi è la Prof.ssa Fulvia Signani?
Psicologa, Psicoterapeuta e Sociologa della Salute; Esperta di Medicina di Genere; Docente incaricata di Sociologia di Genere (Dipartimenti Studi Umanistici e Medicina), nonché
Co-fondatrice e Membro del Direttivo del Centro Universitario Strategico di Studi sulla Medicina di Genere – Università di Ferrara; Co – autrice dell’articolo 3, Legge 3/2018 sulla medicina di genere e dei due Decreti attuativi; Nominata dalla Presidenza Nazionale del CNOP (Consiglio Nazionale Ordine Psicologi) Componente del Tavolo Tecnico della Medicina di Genere presso il Ministero della Salute; Membro del Comitato Scientifico della rivista “Journal of Sex- and Gender-Specific Medicine”; Co- fondatrice e Membro del Direttivo “Comitato di scopo per la prevenzione suicidio”(Padova);
già Dirigente Psicologa AUSL di Ferrara. Autrice di libri e articoli scientifici, nel 2024 ha pubblicato il volume “Potenziare la Gender Medicine – I saperi necessari” (Mimesis/UNIFEStUm), nel quale ha dedicato un apposito capitolo a “Il caso della disforia di genere nei minori”.
Onorevole Presidente, Onorevoli Deputati,
ringrazio la Commissione per l’invito, che mi offre la possibilità di intervenire nel merito del
complesso tema in oggetto al Disegno di Legge n. C. 2575 (DDL C.2575) che stabilisce disposizioni
per l’appropriatezza prescrittiva e il corretto utilizzo dei farmaci per la disforia, proponendo il
condivisibile obiettivo di definire in tempi rapidi, linee guida cliniche sui percorsi di trattamento
della Disforia di Genere (DG).
Il mio sarà un invito ad inquadrare il tema “DG nei minori” in un assetto ampio e completo, di cui
la diagnosi e somministrazione di farmaci, è parte integrante, ma non unica. L’auspicio è che si
possano prevedere indicazioni aggiuntive, atte a favorire la conoscenza ed eventuale contenimento
del fenomeno. Ci tengo a dichiarare la piena condivisione con i contenuti degli interventi che mi
hanno preceduta di Lambruschi, Del Giudice, Terragni e Puccetti.
A lungo Dirigente Psicologa in Azienda Sanitaria, da venticinque anni Docente all’Università di
Ferrara, da quindici mi occupo di Medicina di Genere. La Società Internazionale di Medicina di
Genere1, a merito dell’approfondimento che dedico da anni alla tematica2 mi ha chiesto di relazionare
sulla DG in età evolutiva, al Congresso Internazionale di settembre 2025 alla presenza di undici Paesi.
Il mio invito è stato quello di dedicare attenzione e ricerca ad un tema troppo trascurato3.
Nell’attività clinica ho incontrato giovani con apparenti forme di DG. Ed è stata proprio la complessità
di queste situazioni a spingermi a studiare a fondo un fenomeno che è inedito: per la prima volta nella
storia dell’umanità si ipotizza una trasformazione corporea, strutturata su bambini e preadolescenti
fisicamente sani.
Il percorso clinico a seguito di diagnosi di DG4, si presenta come una filiera a tappe, che comprende
aspetti psicologici, farmaco-clinici, sociali, istituzionali e anche economici. La natura inedita e
multilivello di tali percorsi è stata recentemente evidenziata anche da autorevoli revisioni istituzionali internazionali. Il tema del business farmacologico e tecnico-chirurgico correlato e che qui non
approfondisco, merita comunque molta attenzione.
La scrivente affronta di seguito anche ambiti disciplinari diversi dalla propria area di specializzazione, al fine di rendere accessibili e comprensibili aspetti raramente divulgati in modo organico. Eventuali imprecisioni sono pertanto da intendersi come non intenzionali.
Articolazione dei contenuti della relazione
- L’approccio affermativo
- Prima della triptorelina
- 2.1. La “preservazione della fertilità”
- 2.2. La transizione sociale e anagrafica
- Autodeterminazione del minore?
- Desistenza e detransizione
- Il contagio sociale
- La progressiva erosione del consenso sull’approccio affermativo
- 6.1. Revisioni istituzionali internazionali
- 6.2. Revisioni professionali e raccomandazioni – panorama internazionale
- La situazione italiana
Proposte di integrazione del testo del Disegno di Legge C.2575
1. L’approccio affermativo
Finora l’intervento sulla DG in età evolutiva si è basato sul cosiddetto approccio affermativo, derivato
dal “protocollo olandese” sviluppato negli anni Novanta. Tale approccio consiste nel considerare la
dichiarazione del bambino/a, ragazzo/a (“sono maschio ma mi sento e voglio trasformarmi in femmina”,
e viceversa) come base del percorso clinico. Si tratta di un’interpretazione non supportata da evidenze
scientifiche, che favorisce il definire “l’identità transgender” come uno stato innato e immutabile,
conoscibile attraverso l’auto-dichiarazione del soggetto di qualunque età. A quel punto al/la minore,
vengono prefigurati trattamenti farmacologici (ormoni bloccanti della pubertà – triptorelina) e di seguito
ciò che specificheremo più avanti nel testo. Nel tempo, questo approccio si è diffuso rapidamente anche
al di fuori dei contesti clinici originari, pur in assenza di studi ampi e di lungo periodo in grado di
confermare efficacia e sicurezza nei minori. Parallelamente, si è ridotto lo spazio dedicato alla
valutazione psicologica approfondita e alla diagnosi differenziale5, mentre ha preso forza una narrativa
che presenta l’intervento precoce come necessario e urgente. Questo insieme di fattori ha
progressivamente portato a un confronto pubblico sempre più acceso, ponendo le basi per una
successiva messa in discussione dell’approccio affermativo stesso. In particolare, ciò che viene trattato
nel DDL C.2575, l’uso dei cosiddetti bloccanti della pubertà, prescritti off-label (cioè per indicazioni,
età o condizioni diverse da quelle per cui è stato ufficialmente autorizzato) e privi di sperimentazioni
mirate su bambini e adolescenti senza patologie organiche, ha sollevato crescenti interrogativi sul piano
clinico ed etico.
2. Prima della triptorelina
Ma gli effetti dell’approccio affermativo iniziano ben prima della triptorelina: nella narrativa tra pari e
social, nei contesti educativi, nelle risposte degli adulti e nel clima di attesa che si costruisce. Alla
triptorelina seguono gli ormoni cross-sex, come correttamente affronta il DDL C.2575 e, in età adulta
gli interventi demolitivi (es. mastectomia bilaterale, evirazione) e costruttivi (es. vaginoplastica) definiti
“di riassegnazione di sesso”. Non vanno però trascurate due tappe cruciali: la cosiddetta “preservazione
della fertilità” e la transizione sociale. Tappe della filiera precedenti la somministrazione e con effetti psicologici significativi, sulle quali il DDL C.2575 si suggerisce richieda almeno una cornice conoscitiva e rendicontativa.
2.1 La “preservazione della fertilità”
Il tema della cosiddetta “preservazione della fertilità” — espressione eufemistica che rinvia in realtà
alla crioconservazione dei gameti — riguarda una pratica originariamente sviluppata in ambito
oncologico, come intervento compassionevole rivolto ad adulti sottoposti a trattamenti potenzialmente
sterilizzanti. Tale procedura6 è stata successivamente traslata nei percorsi di affermazione di genere. Un
position paper italiano7 del 2024 specifica che, prima di qualsiasi intervento medico o chirurgico di
affermazione di genere, i pazienti — e, nel caso di minorenni, le loro famiglie — debbano essere
adeguatamente informati riguardo: a) la possibile compromissione della fertilità (a conferma del fatto
che la perdita della funzione riproduttiva dopo la somministrazione dei bloccanti della pubertà è oggi
considerata un rischio concreto); b) le potenziali conseguenze a lungo termine sull’apparato riproduttivo
(aspetto che richiederebbe urgenti approfondimenti); c) le opzioni disponibili di crioconservazione dei
gameti. Tali contenuti vengono presentati come parte integrante del consenso informato. La
crioconservazione viene prospettata quindi, anche per soggetti minorenni. Con l’autorizzazione
dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ad assumere triptorelina a partire dai 12 anni e la conseguente
necessità di non averne intrapreso l’assunzione, la tecnica risulta applicabile in età prepubere. La sola
descrizione di questa “opportunità” rischia tuttavia di distogliere l’attenzione dalle ricadute immediate e future — mediche, psicologiche ed etiche. Nei maschi prepuberi, la mancanza di spermatozoi maturi rende incerti gli esiti delle procedure di preservazione della fertilità; nelle femmine dopo una stimolazione
ormonale, si procede con il prelievo ovocitario per via transvaginale.
Una procedura invasiva e non priva di rischi (disegno 1).
In entrambi i casi, si tratta di interventi che implicano una focalizzazione clinica precoce su aspetti sessuali e riproduttivi, con potenziali ricadute psicologiche significative per un minore. Inoltre, per i soggetti di sesso maschile, tali pratiche contribuiscono a normalizzare l’idea di un futuro ricorso alla procreazione medicalmente assistita. Per le femmine, la crioconservazione degli ovociti apre a scenari
ulteriormente complessi, in particolare: la possibilità, in caso di successiva asportazione dell’utero nell’ambito del percorso chirurgico di transizione, di destinare i propri ovociti a una gravidanza portata avanti da altra donna (gestazione per altri); o la possibilità – qualora, nonostante tutti i correlati alla transizione, l’utero non venga rimosso – di una gravidanza.
Quest’ultima evenienza è comunemente associata alla figura dei cosiddetti “seahorse dads” (o “papà
cavalluccio”), definizione metaforica che richiama una specie animale in cui la gestazione avviene nel
maschio. Esistono ovvie implicazioni psico-sociali in tutto ciò. La letteratura scientifica disponibile non consente di quantificare in modo attendibile, a livello internazionale, il numero annuale di tali gravidanze, a causa dell’assenza di registri dedicati e di dati epidemiologici strutturati. Gli aspetti dei possibili eventi futuri dovrebbero essere inclusi in modo esplicito e completo nei processi di informazione e di acquisizione del consenso informato riguardante la crioconservazione dei gameti.
Si tenga inoltre conto che sia fonti istituzionali internazionali8 che testimonianze di genitori confermano che, nell’ambito dell’approccio affermativo, vengono spesso utilizzate formule fortemente polarizzanti (es. “preferisce un figlio trans o un figlio morto?”9), potenzialmente in grado di generare pressione emotiva e a compromettere un consenso realmente informato. Tali modalità risultano inappropriate di per sé, ma in modo particolare se pronunciate (riguardo entrambe le tematiche – crioconservazione gameti; possibile ideazione o azione suicidaria) in presenza di minorenni.
2.2 La transizione sociale e anagrafica
La transizione sociale per i minori, solitamente coincide con la cosiddetta “carriera alias” scolastica.
Si tratta di una procedura amministrativa interna che consente allo studente l’utilizzo di un nome di elezione negli atti e nelle comunicazioni interne dell’istituto, senza produrre effetti giuridici sullo stato civile o sui titoli di studio10.
Non disponiamo di dati ufficiali, possiamo però supporre che prenda avvio anche prima dell’assunzione dei farmaci bloccanti. Abbiamo anche testimonianze che spesso questa viene attuata nelle scuole italiane senza contemporanea informazione o coinvolgimento dei genitori.
Si suggerisce a tal proposito che il DDL C.2575 preveda l’interessamento del Ministero dell’Istruzione e del Merito ad un progetto dedicato alla costruzione di una banca dati sulle carriere alias, nel rispetto dell’autonomia scolastica.
La transizione anagrafica. È del 2025, pubblicata il 21 dicembre, la sentenza del Tribunale di La Spezia che, accogliendo il ricorso presentato dai genitori, ha autorizzato la rettifica anagrafica di nome e dichiarazione di sesso di appartenenza, per un adolescente di 13 anni, riconoscendo legalmente il percorso di transizione da femminile a maschile, seguito con il supporto di specialisti e della famiglia, rendendolo il più giovane caso noto in Italia di questo tipo11. In seguito al provvedimento, che incide definitivamente sul piano anagrafico e amministrativo, sono emerse alcune (solo alcune!!!) osservazioni critiche in merito alla fase valutativa e alle implicazioni della scelta. Analisi – pubblicate nei giorni immediatamente successivi – sottolineano come la normativa italiana (L. 164/1982) richieda una verifica giudiziale delle “modificazioni dei caratteri sessuali” ma osservano altresì che, nel caso di un minore, la valutazione della maturità e del consenso consapevole risulta particolarmente complessa. In tali commenti si evidenzia che, mentre il provvedimento giudiziario si fonda su un percorso psicologico e ormonale documentato, restano questioni non banali sulla capacità di un minore di 13 anni di comprendere pienamente le conseguenze a lungo termine di scelte con possibili esiti irreversibili sulla propria identità corporea, sociale e psicologica.
Parallelamente, viene richiamata l’attenzione sul fatto che il consenso informato in età prepuberale è oggetto di discussione anche in letteratura specialistica e giuridica, soprattutto quando si tratta di decisioni che incidono direttamente sull’integrità socio-psico-fisica dell’interessato12.
3. Autodeterminazione del minore?
Le questioni della consapevolezza dell’identità dell’io e della capacità di autodeterminazione della persona che accompagnano l’intero sviluppo evolutivo, sono state ampiamente indagate dalla psicologia
e dalle scienze umane del Novecento e contemporanee.
Queste ne descrivono la formazione come un processo graduale, influenzato da fattori biologici, cognitivi, relazionali e sociali, e come una competenza non pienamente definita in età precoce.
La letteratura neuroscientifica sullo sviluppo cerebrale indica che lo sviluppo della corteccia prefrontale (implicata nella regolazione degli impulsi, nel giudizio, nella pianificazione e nel controllo emotivo), continua ben oltre l’adolescenza e non è completato fino ai 25 anni circa.
Questo è rilevante perché tali funzioni sono correlate alla capacità di autodeterminazione e decisione matura13.
Neuroscienze e psicologia dello sviluppo quindi, suggeriscono che la piena maturazione delle funzioni cognitive e decisionali legate alla corteccia prefrontale non è completata prima dei circa 25 anni, e che la prima età adulta rappresenta un periodo di consolidamento dell’identità e della capacità di autodeterminazione.
Il tema ha assunto recente rilevanza nel dibattito internazionale a seguito del caso di Keira Bell, femmina transitata maschio, che ha promosso nel 2020 – quando aveva 23 anni – un ricorso contro la Tavistock and Portman NHS Foundation Trust14.
Nel motivare la propria azione giudiziaria, Keira Bell ha richiamato in più occasioni l’inadeguatezza della propria età al momento dell’avvio del percorso clinico, “interrogandosi retrospettivamente sulla possibilità che le dichiarazioni espresse intorno ai 12–13 anni potessero essere considerate manifestazione di una volontà pienamente consapevole e informata”15. In particolare, Keira ha posto l’accento sulla responsabilità degli adulti e delle istituzioni sanitarie, domandandosi come fosse stato possibile attribuire valore decisionale a convinzioni espresse in una fase dello sviluppo, caratterizzata da immaturità cognitiva, emotiva e identitaria.
Anche se Keira, pur avendo vinto in primo grado il ricorso del 2020, ha perso in appello nel 2021, ciò non annulla né delegittima le questioni che ha sollevato. Al contrario, la sua azione ha innescato l’intero processo di revisione istituzionale sulla DG nel Regno Unito, culminato nella pubblicazione della revisione indipendente, richiesta dal Servizio Sanitario Nazionale Inglese, nota come Cass Review16 e nella chiusura nel 2022, “per criticità emerse in ambito clinico e istituzionale”, del Gender Identity Development Service, l’ambulatorio del Servizio Sanitario Nazionale inglese dedicato alla valutazione e al trattamento dei minori con DG, operante presso la Tavistock and Portman NHS Foundation Trust.
Il caso Keira Bell ha contribuito a riportare al centro dell’attenzione il nodo critico della capacità del minore di comprendere le conseguenze a medio e lungo termine di decisioni che incidono in modo significativo e potenzialmente irreversibile, sul corpo e sul percorso di vita, distinguendo il diritto all’ascolto del minore, dal riconoscimento automatico della sua autodeterminazione in ambito sanitario. Ne è derivata una riflessione più ampia, successivamente ripresa anche in sede istituzionale, sulla necessità di criteri rigorosi per la valutazione del consenso informato in età evolutiva, nonché sul ruolo di tutela che spetta ai professionisti e alle istituzioni quando le richieste provengono da soggetti non ancora pienamente maturi.
Un’ulteriore recente conferma di attenzione è rappresentata dalla Raccomandazione CM/Rec (2025)7
del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa del 7 ottobre 2025, sui diritti delle persone intersessuali17, adottata da tutti gli Stati membri (quindi anche l’Italia).
Testo che segna una tappa storica nella protezione dei diritti umani (in questo caso delle persone nate con variazioni delle caratteristiche sessuali).
Tale strumento raccomanda agli Stati di proibire interventi medici non consensuali su bambini intersessuali e di posticipare ogni eventuale intervento fino a quando la persona non sia in grado di esprimere un consenso libero, consapevole e informato.
La raccomandazione si fonda sul principio di integrità fisica e autonomia del corpo e sottolinea l’importanza di garantire che decisioni di natura medica o anagrafica che incidono profondamente sulla vita di un individuo, non siano adottate senza la piena partecipazione e comprensione della persona interessata.
Un valido esempio di come, nell’ambito dei diritti umani, l’autodeterminazione e il consenso informato e consapevole vengano considerati criteri imprescindibili per i soggetti in età evolutiva, richiedendo alle autorità nazionali di bilanciare la tutela della salute, del benessere e dell’integrità del minore con ogni provvedimento che ne coinvolga decisioni rilevanti.
Il DDL C.2575 richiama nel testo illustrativo che la questione disforia e minori ha già ricevuto l’attenzione del Comitato Nazionale per la Bioetica (CNB), in particolare in relazione al quesito posto dall’AIFA sull’uso off-label della triptorelina.
Tuttavia, il richiamo non sembra menzionare specificamente le pronunce o raccomandazioni più recenti emesse dal CNB, incluso il documento del dicembre 202418 che ha affrontato criticamente l’impiego della triptorelina nei minorenni.
Le argomentazioni sopraesposte portano a riconsiderare quanto indicato dalla Legge n. 219/2017 (art. 3)19 che, come è noto, afferma il principio generale del consenso informato per i trattamenti sanitari e specifica che
“il minore ha diritto alla valorizzazione delle proprie capacità di comprensione e di decisione, nel rispetto della sua età e del grado di maturità. In caso di minorenne, il consenso informato è espresso o rifiutato dagli esercenti la responsabilità genitoriale o dal tutore, tenendo conto delle volontà del minore stesso, in relazione alla sua capacità di comprendere e decidere”
Pare di poter dire che la Legge 219/2017 si presenti come legge-cornice, non pensata per le complesse decisioni riguardo: trattamenti off-label; irreversibilità potenziale; interventi su identità in sviluppo.
Uno specifico nuovo intervento del CNB su questi aspetti, potrebbe servire, in questo caso, non tanto come smentita della legge, ma come strumento di “attualizzazione interpretativa”.
4. Desistenza e detransizione
Sui due termini sussistono interpretazioni non sempre uniformi. Qui noi consideriamo per desistenza il mancato mantenimento nel tempo dell’identificazione transgender in soggetti che, in età infantile o adolescenziale, avevano manifestato DG, senza aver intrapreso trattamenti medici irreversibili.
Con detransizione invece, l’interruzione e/o l’inversione, totale o parziale, di un percorso di transizione già avviato.
Sebbene gli adulti transgender ricevano terapie ormonali e interventi chirurgici da diversi decenni, fino
a circa il 2016 le informazioni e il dibattito pubblico sui tassi di detransizione erano scarsi e permangono tutt’ora di complessa valutazione20.
Un elemento rilevante, non adeguatamente considerato, riguarda il fenomeno per cui i soggetti interrompono i trattamenti o cessano il contatto con i servizi sanitari senza darne comunicazione e spiegazione.
Ne consegue che le stime di detransizione basate sui controlli clinici successivi, che dovrebbero segnalare il cambio di campione di riferimento (cosa che non avviene praticamente mai), non risultano attendibili. Il dato assume rilevanza, in quanto le poche ricerche sono frequentemente associate a perdite di pazienti ai controlli successivi. Perdite che alcuni studi riportano per il 30–40% dei casi e che, in mancanza di dati certi, non vengono ipotizzate o interpretate come detransizioni. Come, invece, è presumibile che siano.
La scarsità di dati nei minori è strutturale, ne consegue che le evidenze sugli adulti, sono un segnale di allerta, non una prova definitiva. La letteratura scientifica sulla desistenza e detransizione in età minorile risulta ancor più limitata anche in ragione di rilevanti vincoli etici, metodologici e di tutela dei soggetti coinvolti. I principali studi di follow-up clinico e recenti revisioni istituzionali21, indicano che una quota molto elevata di minori trattati con bloccanti della pubertà — compresa tra il 96% e il 98% — prosegue successivamente con la somministrazione di ormoni cross-sex.
Diversi autori e analisi istituzionali hanno ipotizzato un “effetto di canalizzazione” (pipeline effect), mettendo in discussione la rappresentazione dei bloccanti come intervento neutro o meramente temporaneo22. Tale evidenza risulta difficilmente conciliabile, poi, con quanto documentato dalla letteratura sul decorso naturale della DG in età evolutiva, che segnala elevate percentuali di risoluzione spontanea nel corso dell’adolescenza, stimate intorno all’80–85%23.
Uno studio basato su registri nazionali finlandesi (1996–2019), ha analizzato 1.359 soggetti che avevano intrapreso una terapia ormonale di riassegnazione di genere.
Nel periodo di osservazione, il 7,9% ha interrotto il trattamento ormonale.
L’interruzione risulta più frequente nei percorsi avviati negli anni più recenti (2013–2019) rispetto a quelli precedenti e gli autori segnalano che l’abbassamento della soglia di accesso ai trattamenti (l’età sempre più precoce) può aumentare il rischio di decisioni cliniche non adeguatamente ponderate24.
Studi condotti su giovani adulti che hanno successivamente rinunciato a una precedente identificazione transgender (rilevando, peraltro, un netto miglioramento psicologico) offrono elementi utili per comprendere criticità e possibili errori nei percorsi clinici precoci.
Lo studio statunitense di Littman, O’Malley et alii25 , per esempio, mostra che la maggior parte di questi soggetti aveva intrapreso una transizione sociale e spesso anche farmacologico-medica in età adolescenziale, pur in assenza di aspetti clinici chiaramente ascrivibili alla DG. Il campione, composto in netta prevalenza da persone nate femmine, testimoniava anche un’elevata presenza di comorbidità
psichiatriche26, spesso antecedenti all’identificazione transgender.
Circa la metà dei partecipanti alla consultazione, riconduceva la propria esperienza a un’insorgenza improvvisa della DG in adolescenza.
Una quota significativa di partecipanti si identificava, all’epoca della rilevazione, come omosessuali.
Consapevolezza verosimilmente acquisita dopo la detransizione.
5. Il contagio sociale
Non si parla di “imitazione banale”, ma di processi noti in psicologia dello sviluppo e sociologia.
La prima suggestione sistematica di una possibile influenza di fattori sociali o di “contagio tra pari” nell’insorgenza di alcune forme osservate di disforia di genere in adolescenza è stata avanzata da Lisa Littman27 nella sua ricerca del 2018 sul fenomeno definito Rapid-Onset Gender Dysphoria (ROGD), che ha ipotizzato un collegamento tra dinamiche di gruppo e comparsa improvvisa di disagio di genere.
Nel 2022 l’Académie Nationale de Médecine francese interviene con fermezza sulla questione DG con il documento “La medicina di fronte alla transidentità di genere nei bambini e negli adolescenti”28 con il quale si fa riferimento ai possibili meccanismi che agiscono influenzando le/gli adolescenti (es. uso esagerato dei social network, maggiore accettabilità sociale o esempi negli amici, a scuola e nella famiglia) affermando che al momento quello dei minori con GD è un fenomeno che si può definire di tipo epidemico, poiché non si tratta solo della comparsa di casi, ma addirittura, di focolai di casi.
Si introduce, quindi, per la prima volta in medicina, l’ipotesi del contagio sociale e il tema della GD viene interpretato di natura prevalentemente sociale, con l’interessante ipotesi che si basi in parte sulla messa in discussione della visione sociale troppo dicotomica dell’identità di genere, da parte di alcuni dei giovani interessati.
Queste interpretazioni del fenomeno, sono confermate da numerosi studi e revisioni istituzionali che indicano che l’insorgenza della disforia di genere in adolescenza può essere influenzata oltre che da fattori sociali, relazionali e culturali, quali l’influenza dei pari, l’esposizione ai social media e a contenuti online, anche dall’influenza di narrazioni identitarie fortemente semplificate e medicalizzanti.
Le evidenze raccolte nell’ambito della Cass Review mostrano che molti giovani e genitori faticano a distinguere tra normale disagio adolescenziale e disforia di genere clinicamente significativa, anche a causa di informazioni online che tendono a interpretare il malessere come segnale di identità transgender, talvolta amplificate da figure influenti sui social media.
Le testimonianze delle famiglie, incluse quelle raccolte da associazioni di genitori audite in questa sede, pur non avendo valore probatorio in senso stretto, presentano elementi ricorrenti che rafforzano l’esigenza di valutazioni cliniche approfondite e di un approccio prudenziale, capace di considerare l’intero contesto di vita del/la minore prima di orientare verso percorsi medicalizzati. Colpisce, ad esempio, la ricorrenza di narrazioni analoghe nelle testimonianze29, nelle quali i genitori descrivono un
cambiamento repentino del benessere emotivo delle figlie (abbiamo detto che al momento il fenomeno
interessa molto più le femine) — spesso precedentemente solari e socialmente attive — in concomitanza
con il periodo del lockdown pandemico e con un uso sempre più intensivo dei social media, seguito dall’emergere di un disagio identitario.
Alcuni Paesi hanno già adottato o annunciato misure restrittive sull’accesso dei minori ai social media, riconoscendone l’impatto potenzialmente nocivo sullo sviluppo psichico.
In Australia nel 2025 è stato annunciato il divieto di accesso ai social per i minori di 16 anni, mentre in
Francia l’accesso sotto i 15 anni è consentito solo con consenso genitoriale. Tali misure si collocano in
una logica di prevenzione e tutela della salute mentale, fondata sul principio di precauzione e sulla responsabilità dell’ambiente digitale.
6. La progressiva erosione del consenso sull’approccio affermativo
Già nel 2019 la descrizione di un pattern emergente di insorgenza rapida della DG in età adolescenziale30 aveva sollevato interrogativi sull’eterogeneità dei percorsi e sull’opportunità di evitare interpretazioni univoche. Alcuni volumi pubblicati tra il 2020 e 202131, pur non avendo determinato direttamente modifiche normative, hanno avuto un ruolo significativo nel rompere il consenso culturale e professionale attorno all’approccio affermativo, contribuendo a riaprire un dibattito che, in molti contesti clinici e accademici occidentali, tendeva a essere considerato chiuso o non legittimamente discutibile.
Sono state infatti messe in evidenza questioni fino ad allora marginalizzate quali: desistenza, detransizione, comorbidità psicologiche, ruolo del contesto sociale e dei pari. È stato segnalato il sorgente fenomeno (non ancora sufficientemente approfondito e compreso nella sua specificità) di un
consistente numero di femmine che stanno chiedendo l’avvio del percorso di transizione. È stato documentato come, in alcuni contesti, l’approccio affermativo abbia assunto un carattere normativo,
limitando il margine di valutazione clinica, l’analisi differenziale dei casi e la possibilità di esprimere un dissenso professionale, anche in relazione a pressioni culturali e attivistiche che possono incidere sulle scelte sanitarie. Il contributo principale di queste pubblicazioni è stato quello di spostare la discussione da una contrapposizione prevalentemente ideologica a un’analisi che qui condividiamo e intendiamo promuovere, centrata su profili di sanità pubblica quali l’appropriatezza clinica, il principio di precauzione, la solidità delle evidenze scientifiche e, non da ultimo, l’indispensabile attenzione alla tutela psicofisica dei minori.
6.1. Revisioni istituzionali internazionali
La natura inedita e la complessità dei percorsi di presa in carico dei minori con DG sono state di conseguenza oggetto, negli ultimi anni, di approfondite revisioni istituzionali internazionali. In particolare, la già citata Cass Review nel Regno Unito (2024) ha evidenziato significative lacune nelle evidenze di efficacia e sicurezza degli interventi farmacologico-medicali, raccomandando approcci più cauti e olistici; analoghe indicazioni emergono dalle linee di indirizzo adottate in Finlandia32 e in Svezia33, che hanno rivisto le raccomandazioni cliniche, limitando gli interventi farmacologicomedicali precoci.
A queste si sono aggiunte Norvegia, Danimarca, lo Stato australiano del Queensland e nel 2025 anche la Nuova Zelanda, che hanno rivisto profondamente i protocolli clinici.
Merita particolare attenzione quanto avvenuto negli Stati Uniti d’America nel corso dell’ultimo anno:
una serie di atti di indirizzo politico-amministrativo e di iniziative governative ha determinato un significativo riposizionamento del dibattito pubblico e istituzionale sul trattamento medico della DG in età evolutiva34, con un incremento del numero di Stati che hanno adottato restrizioni o divieti ai trattamenti medici per i minori, oggi stimabile in almeno 27 con misure già in vigore, cui si aggiungono ulteriori Stati in cui analoghi provvedimenti sono stati discussi o avviati35.
Va inoltre sottolineata la riemersione, nel dibattito pubblico e istituzionale, del tema del consenso informato e della capacità decisionale in età evolutiva, con un progressivo spostamento dell’attenzione dall’autodichiarazione identitaria, alla tutela dello sviluppo psicofisico del minore.
Nel loro insieme, tali sviluppi mostrano una convergenza crescente, pur in contesti giuridici differenti, verso una rivalutazione prudenziale dell’approccio farmacologico-medico alla DG in età evolutiva, in linea con analoghi processi di revisione istituzionale avviati nel Regno Unito e in ambito europeo, e centrati sulla qualità delle evidenze, sul principio di precauzione e sulla tutela del minore.
Processo al quale il DDL C.2575 in discussione si allinea in modo coerente.
6.2. Revisioni professionali e raccomandazioni – panorama internazionale
- 2020 – il Consiglio per le Scelte nell’Assistenza Sanitaria, massima autorità sanitaria finlandese, ha emanato le nuove Raccomandazioni36 che impongono nel trattamento dei casi di DG in minori, un nuovo metodo alternativo al precedente, improntato all’estrema cautela; l’intervento di prima linea per la varianza di genere durante l’infanzia e l’adolescenza dev’essere quello del supporto psicosociale e, se necessario, una terapia esplorativa di genere37, con trattamento per i disturbi psichiatrici in comorbidità. Nelle Raccomandazioni vien detto che, anche se le informazioni sui potenziali danni delle terapie ormonali si stanno accumulando molto lentamente, per la consolidata abitudine di non inviare sistematicamente i dati (abitudine comune anche ad altri Paesi!), si constata il preoccupante fenomeno dei disturbi dello spettro autistico, che, sono sovra rappresentati tra gli adolescenti che soffrono di GD. Le nuove Raccomandazioni pongono l’accento sulle numerose comorbilità non trattate, che affliggono la nuova platea di giovani disforici e stabiliscono che “considerando le evidenze attuali, la riassegnazione di genere nei minori è considerata una pratica sperimentale”, con l’importante precisazione che “gli interventi chirurgici non sono inclusi tra i metodi di trattamento per la GD nei minori”.
- 2021 – l’American Psychological Association, pur avendo storicamente sostenuto modelli di affermazione dell’identità dichiarata, ha avviato negli ultimi anni una riflessione critica sull’applicazione esclusiva dell’approccio affermativo. Riconosce infatti la necessità di procedere a una revisione sistematica delle evidenze disponibili, in particolare in relazione agli interventi in età evolutiva, segnalando i limiti di un approccio unidirezionale e l’esigenza di valutazioni cliniche più articolate e basate sull’evidenza38.
- 2022 – la National Association of Practising Psychiatrists (NAPP) associazione nazionale di psichiatri praticanti australiani, dedicata al mantenimento di una qualità elevata nell’assistenza sanitaria mentale, con una lunga storia di advocacy per politiche sensate e a favore dei pazienti, sviluppa nuove raccomandazioni che suggeriscono un modello alternativo di cura. Incoraggia per i casi di GD, un approccio più cauto, rispettoso e di supporto. Conferma che gli interventi medici per bloccare la pubertà e il trattamento ormonale incrociato per raggiungere la femminilizzazione e la mascolinizzazione in base al genere percepito e dichiarato dal minore, non sono completamente reversibili e che possono causare effetti avversi significativi sullo sviluppo fisico, cognitivo, riproduttivo e psicosessuale. Il tutto è accompagnato da raccomandazioni a che gli interventi psicosociali individualizzati (ad es. psicoeducazione, terapia individuale, collegamento scuola-casa e terapia familiare), vengano offerti ai giovani con DG come primi trattamenti. L’approccio che anche il NAPP denomina come psicoterapia esplorativa, vien detto che dovrebbe essere offerto a tutti i giovani alle prese in modo problematico con il tema genere, per identificare le eventuali molte altre potenziali fonti di angoscia nella loro vita, prima di assumere farmaci sperimentali che bloccano la pubertà e altri interventi medici.
- 2023 – l’American Academy of Pediatrics (AAP) che in precedenza aveva espresso un sostegno generale all’approccio affermativo, ha avviato un aggiornamento delle proprie posizioni sul trattamento della DG nei minori, riconoscendo la necessità di una revisione sistematica delle evidenze scientifiche alla base delle raccomandazioni cliniche ed evidenziando i limiti metodologici della letteratura, in particolare sugli interventi medici precoci e sugli esiti a lungo termine, aprendo così una fase di ripensamento istituzionale, improntata a maggiore cautela39.
- 2024 – la European Academy of Paediatrics (EAP)40 richiama la necessità di un approccio prudente nella gestione clinica della DG in età evolutiva, sottolineando la limitata solidità delle evidenze disponibili sugli interventi medici precoci e l’importanza di valutazioni individuali, multidisciplinari e orientate al superiore interesse del minore. L’EAP invita pertanto a evitare automatismi terapeutici, rafforzare la valutazione individuale e multidisciplinare dei casi e garantire che il superiore interesse del minore, inteso anche come diritto a uno sviluppo aperto e non prematuramente condizionato, rimanga il criterio guida delle decisioni cliniche.
- 2024 – l’American Psychiatric Association (APA – Psychiatry), mantiene invariato il DSM-5-TR, che non indica né raccomanda modelli terapeutici specifici per la disforia di genere in età evolutiva, ma in una “nota cautelativa” 41 ha riconosciuto pubblicamente la necessità di ulteriori ricerche e di cautela clinica, soprattutto in ambito pediatrico.
7. La situazione italiana
Dalla Cass Review in poi l’indicazione internazionale è verso una presa in carico olistica, che preveda come prima tappa la terapia esplorativa di cui abbiamo appena descritto le caratteristiche.
In Italia, invece, l’offerta di servizio sanitario — pubblico e privato — è ancora quasi interamente di tipo affermativo. La terapia esplorativa, in Italia, non gode ancora di una base condivisa tra i professionisti e non esistono ancora percorsi formativi sul metodo, riconosciuti e validati.
Si suggerisce, a tal proposito, che il DDL C.2575 inserisca una forte esortazione all’attivazione di percorsi formativi rapidi e qualificanti sulla terapia esplorativa, almeno per i professionisti dei centri pubblici. Non va inoltre trascurato il fatto che, in Italia, le famiglie — e con loro, i minori — in piena
tempesta disforica (il coming out dei figli può generare veri e propri uragani emotivo-relazionali) sono
spesso lasciate sole. È necessario costruire un’offerta di supporto pubblico reale e tempestivo.
Si ribadisce qui l’importanza di una accurata diagnosi differenziale, che si propone, nelle indicazioni
del DDL C.2575, come aggiuntiva e vincolante.
Sappiamo delle enormi lacune conoscitive del fenomeno, anche in Italia. Un sito curato dall’Istituto
Superiore di Sanità42 elenca 121 presidi per la DG, di cui 46 ambulatori del Servizio sanitario Nazionale e 75 denominati come “privati”, ma non esiste un elenco validato ufficialmente.
E il dato — non verosimile — secondo cui in Italia non esisterebbero desisters e detransitioners mostra una opacità strutturale, finora volutamente non affrontata.
Per tutto quanto detto, suggerisco che la Commissione valuti l’inserimento nel DDL C.2575 della proposta di un Osservatorio Nazionale sulla Disforia di Genere in Età Evolutiva, incardinato presso l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali, così da garantire un flusso strutturato e continuo di dati sia, dai centri pubblici che dai privati, provenienti dai Servizi sanitari regionali e dalle Province autonome.
I minori — e le loro famiglie — che vivono sofferenze legate all’identità sessuale e di genere meritano ascolto, tempo, competenza e prudenza. Non dobbiamo anticipare percorsi irreversibili che solo nell’età adulta possono essere valutati con autentica consapevolezza.
A margine, pur non essendo giurista, segnalo una ambiguità ricorrente nel dibattito sulla disforia di genere: l’enfasi sulla libertà di scelta e sull’autodeterminazione non chiarisce come gli interventi possano essere legittimamente finanziati e organizzati dal servizio sanitario, se non in quanto prestazioni riconducibili alla tutela della salute.
Proposte di integrazione del testo del Disegno di Legge C.2575
Le integrazioni proposte sono finalizzate a rafforzare le possibilità conoscitive e di monitoraggio del decisore pubblico, quali presupposti essenziali per l’appropriatezza clinica, la tutela dei minori e il corretto esercizio delle responsabilità istituzionali.
- In coerenza con le raccomandazioni CNB, a cui il DDL C.2575 fa riferimento, e viste le difficoltà rendicontative manifestate da AIFA anche nel corso di queste audizioni, si potrebbe valutare l’opportunità che AIFA stessa introduca una specifica classificazione (o codifica) delle prescrizioni di triptorelina effettuate in relazione alla diagnosi di DG, distinta da quelle riferite ad altre indicazioni cliniche, quali patologie oncologiche o pubertà precoce;
- Si propone che il DDL C.2575 esprima una forte esortazione all’attivazione di percorsi formativi rapidi e qualificanti sulla terapia esplorativa, per i professionisti dei centri pubblici e convenzionati;
- Il DDL C.2575 subordina la somministrazione di farmaci e ormoni nei minorenni con diagnosi di DG, all’acquisizione del consenso informato ai sensi dell’art. 3, Legge n. 219/2017, all’interno di criteri di appropriatezza definiti da protocolli ministeriali. E definisce che nelle more della loro adozione, è prevista una garanzia etica aggiuntiva, attraverso il previo assenso del Comitato etico nazionale pediatrico. In tale quadro, un eventuale ulteriore contributo del Comitato Nazionale per la Bioetica potrebbe svolgere funzione di orientamento bioetico e di attualizzazione interpretativa, senza porsi in contrasto con la Legge n. 219/2017.
- Si propone che il DDL C.2575 esorti l’allestimento di un Osservatorio Nazionale sulla Disforia di Genere in Età Evolutiva, incardinato presso l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali, così da garantire un flusso strutturato e continuo di dati provenienti dai Servizi sanitari regionali e dalle Province autonome. Ciò consentirebbe di:
➡️ coordinare il rafforzamento di un’offerta pubblica strutturata di supporto psicologico e relazionale per minori e famiglie coinvolti in situazioni di DG, superando l’attuale frammentazione e solitudine dei percorsi di accompagnamento;
➡️mappare le strutture dedicate alla trattazione dei casi di disforia di genere e di rendicontazione analitica dei casi in carico (andamento complessivo dei casi di sospetta o accertata DG in carico, inclusi quelli ancora in fase di accertamento e le eventuali interruzioni del percorso assistenziale) al fine di garantire trasparenza, appropriatezza dei percorsi assistenziali e supporto alle decisioni di programmazione sanitaria;
➡️ costruire una banca dati, nel rispetto dell’autonomia scolastica, che consenta la rilevazione delle “carriere alias” riconosciute, con il coinvolgimento del Ministero dell’Istruzione e del Merito;
➡️ raccogliere i dati riferiti all’eventuale riconoscimento di transizione anagrafica in soggetti di minore età. - Si suggerisce inoltre che:
• a corredo di un’eventuale prescrizione di farmaci bloccanti la pubertà, vengano documentati in modo puntuale contenuti e modalità informative per il consenso informato rivolte sia ai genitori che al minore, in relazione al percorso di medicalizzazione;
• venga valutata l’eventuale necessità di acquisire dati biomedici conoscitivi sullo stato organico del minore, prima di procedere a un’eventuale assunzione di farmaci bloccanti la pubertà43;
• la documentazione clinica dia atto obbligatoriamente dell’eventuale prefigurazione e/o ricorso a pratiche di crioconservazione dei gameti, nonché delle motivazioni cliniche e decisionali sottese, ai fini della tracciabilità e della tutela del/la minore. Questo, non a promozione della pratica, ma per obbligo di tracciabilità e rendicontazione, quando venga anche solo prospettata;
• i percorsi psicologici e terapeutici proposti vengano documentati e improntati a un approccio psicologico di tipo esplorativo, e che la documentazione clinica dia conto dell’avvenuta considerazione di una diagnosi differenziale e delle relative valutazioni;
• dettagli l’avvenuta considerazione, nei percorsi di valutazione e monitoraggio, degli effetti dell’esposizione ai social media e all’ambiente digitale, sui minori.
Documento originale disponibile qui
- https://www.intgsm.org/ ↩︎
- Ove non indicato diversamente, i contenuti del presente scritto, sono tratti da Signani, F. (2024) Potenziare la Gender Medicine. I saperi necessari, Mimesis/UNIFEStUm. Pubblicazioni precedenti: Signani, F., Natalini, N., Vagnini, C. (2019) Minori gender variant: il ruolo che un’Azienda Sanitaria può (deve?) svolgere, in “Genius – Rivista di studi giuridici sull’orientamento sessuale e l’identità di genere, Focus I minori gender variant: aspetti e punti di vista”, Online first, 2, pp. 4-13 e Varani, K., Signani, F. (2019) Benefici e rischi nel trattamento farmacologico con triptorelina nella disforia di genere, in “Genius – Rivista di studi giuridici sull’orientamento sessuale e l’identità di genere, Focus I minori gender variant: aspetti e punti di vista”, Online first, 2, pp.67-78, https://www.geniusreview.eu/2019/dossier-i-minori-gender-variant-aspetti-e-punti-di-vista/ ↩︎
- The 11th International Congress of the International Society for Gender Medicine (18-19 Sept 25, Magdeburg)- Book of Abstract OP5 – The international resonance of paediatric gender medicine: the case of gender incongruence/dysphoria, Fulvia Signani; Chan Kulatunga-Moruzi; Stefano Dal Maso; Lorena Franušić https://issuu.com/pensiero/docs/11th_congress_of_the_international_society_of_gend ↩︎
- Si ricorda che le principali fonti di indicazione diagnostica della DG sono costituite dal Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM) dell’American Psychiatric Association e dalla International Classification of Diseases (ICD) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Nel DSM-5 (2013) e nella sua versione aggiornata DSM-5-TR (2022), la disforia di genere è mantenuta come categoria diagnostica in ambito psichiatrico, con specifici criteri clinici distinti per età evolutiva e adulta. L’ICD-11, adottata dall’OMS nel 2019, ha invece riclassificato la condizione come incongruenza di genere, collocandola al di fuori del capitolo dei disturbi mentali, pur mantenendo una codifica diagnostica, che viene giustificata “a fini clinici e statistici”. ↩︎
- Un approccio attento alla diagnosi differenziale richiede di distinguere la GD da: varianti dello sviluppo psicosessuale; condizioni psicopatologiche concomitanti; disagio legato all’orientamento sessuale; effetti di stress, trauma o contesto sociale. Fonte: American Psychiatric Association. (2022). DSM-5-TR. Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (5th ed., text rev.). Washington, DC: APA.Cfr. sez. Differential Diagnosis, capitolo Gender Dysphoria. ↩︎
- Laidlaw, M. K., Lahl, J., & Thompson, A. (2025). Fertility preservation: Is there a model for gender-dysphoric youth? Frontiers in Endocrinology, 16, 1386716. ↩︎
- Calcaterra, V., Tornese, G., Zuccotti, G., Staiano, A., Cherubini, V., Gaudino, R., Fazzi, E. M., Barbi, E., Chiarelli, F., Corsello, G., Esposito, S. M. R., Ferrara, P., Iughetti, L., Laforgia, N., Maghnie, M., Marseglia, G., Perilongo, G., Pettoello-Mantovani, M., Ruggieri, M., Russo, G., Salerno, M., Striano, P., Valerio, G., Wasniewska, M., Null, N., Agosti, M., Agostoni, C. V., Aiuti, A., Azzari, C., Badolato, R., Balduzzi, A., Baraldi, E., Canani, R. B., Biffi, A., Biondi, A., Bisogno, G., Pierri, N. B., Carnielli, V., Cianfarani, S., Cogo, P., Corvaglia, L., Dani, C., Di Salvo, G., Fagioli, F., Fanos, V., Ferrero, G. B., Francavilla, R., Galli, L., Gazzolo, D., Giaquinto, C., Giordano, P., Gitto, E., Grosso, S., Guarino, A., Indrio, F., Lanari, M., Lionetti, P., Locatelli, F., Lombardo, F., Maffeis, C., Marino, B., Midulla, F., Del Giudice, E. M., Del Giudice, M. M., Montini, G., Parenti, G., Parisi, P., Peroni, D., Perrotta, S., Piacentini, G., Pietrobelli, A., Raimondi, F., Ramenghi, U., Ravelli, A., Romano, C., Rossi, F., Rossi, P., Damiano, V. S., Spalice, A., Suppiej, A., Troncone, R., & Verrotti, A. (2024). Adolescent gender dysphoria management: Position paper from the Italian Academy of Pediatrics, the Italian Society of Pediatrics, the Italian Society for Pediatric Endocrinology and Diabetes, the Italian Society of Adolescent Medicine and the Italian Society of Child and Adolescent Neuropsychiatry. Italian Journal of Pediatrics, 50(1), 73. Società scientifiche italiane firmatarie: Italian Academy of Pediatrics; Italian Society of Pediatrics; Italian Society for Pediatric Endocrinology and Diabetes; Italian Society of Adolescent Medicine; Italian Society of Child and Adolescent Neuropsychiatry ↩︎
- Transgender Kids Pioneer Early Changes to Identity, Body — ABC News (reportage televisivo su minori trans, contiene la citazione “Would you rather have a dead son than a live daughter?”).
https://abcnews.go.com/Health/transgender-kids-pioneer-early-identity-body/story?id=14404963; The Dangers of “Gender-Affirming Care” for Minors — Workshop Transcript — Federal Trade Commission (9 luglio 2025).
Documento pubblico che riporta discussioni e in alcuni passaggi richiami alla narrazione di alternative “suicidio vs affermazione”; Treatment for Pediatric Gender Dysphoria: Review of Evidence and Best Practices — U.S. Department of Health and Human Services (HHS) / Office of Population Affairs (report, 1 maggio 2025). Il report cita l’espressione originaria di ABC News e discute il contesto nel quale è stata usata.
https://opa.hhs.gov/sites/default/files/2025-11/gender-dysphoria-report.pdf
https://www.ftc.gov/system/files/ftc_gov/pdf/FTC-The-Dangers-of-Gender-Affirming-Care-for-Minors-Transcript.pdf ↩︎ - Affermazione peraltro non supportata da evidenze che ne giustifichino l’uso. A tal proposito si rimanda alla pubblicistica dedicata. ↩︎
- Dirimè – Diritti in Rete. (2024, 4 giugno). Carriera alias a scuola. https://www.dirime.com/carriera-alias-ascuola/ ↩︎
- ANSA (2025). Via libera al cambio di genere per un ragazzo di 13 anni: è il più giovane d’Italia. Online: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2025/12/21/via-libera-al-cambio-di-genere-per-un-ragazzo-di-13-annie-il-piu-giovane-ditalia_1b06a3b1-e6a6-4660-acf3-e5170981e36d.html ; Corriere della Sera (2025). Cambia sesso a 13 anni, il via libera del tribunale al nuovo nome.; RAI News – TGR Liguria (2025). Cambia sesso a 13 anni: è il caso più giovane in Italia. Online: https://www.rainews.it/tgr/liguria/articoli/2025/12/cambia-sesso-a-13-anni-e-il-caso-piu-giovane-in-italia-b73c74fe-1740-42ca-857b-998518c52ae8.html ↩︎
- Scandroglio, T. (2025, 22 dicembre). L’ultima folle violenza giudiziaria: cambia sesso a 13 anni. La Nuova Bussola Quotidiana. https://lanuovabq.it/it/lultima-folle-violenza-giudiziaria-cambia-sesso-a-13-anni ↩︎
- Arain M, Haque M, Johal L, Mathur P, Nel W, Rais A, Sandhu R, Sharma S. Maturation of the adolescent brain. Neuropsychiatr Dis Treat. 2013;9:449-61. ↩︎
- Bell v Tavistock and Portman NHS Foundation Trust (2020) EWHC 3274 (Admin). High Court of Justice
(England and Wales). https://www.judiciary.uk/judgments/bell-v-tavistock-and-portman-nhs-foundation-trust/ ↩︎ - citata in Bell v Tavistock… (2020) EWHC 3274 ↩︎
- NSHE – National Health Service in England (2024) The Cass Review – Independent review of gender identity services for children and young people: Final report. Online publication:
file:///C:/Users/utente/Downloads/CassReview_Final.pdf ↩︎ - Con il termine intersessuali (un tempo definiti ermafroditi) si indicano persone che nascono con variazioni congenite delle caratteristiche sessuali biologiche (cromosomi, gonadi, genitali o profilo ormonale) che non rientrano nelle definizioni tipiche di maschio o femmina. Si tratta di condizioni biologiche, quindi non vanno confuse con le persone trans che modificano intenzionalmente le caratteristiche biologiche e anatomiche. Council of Europe, Committee of Ministers. (2025, October 7). Recommendation CM/Rec(2025)7 on equal rights for intersex persons. Strasbourg, France: Council of Europe. https://rm.coe.int/prems-153725-gbr-2530-fiche-cmrec-2025-7/4880290049. ↩︎
- Comitato Nazionale per la Bioetica. (2024, 16 dicembre). Risposta al quesito del Ministero della Salute sull’utilizzo della triptorelina nel caso di diagnosi di disforia di genere nei minori [Parere]. Presidenza del Consiglio dei Ministri. https://bioetica.governo.it/it/documenti/risposte/risposta-al-quesito-del-ministero-dellasalute-sullutilizzo-della-triptorelina-nel-caso-di-diagnosi-di-disforia-di-genere/ ↩︎
- https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2018/1/16/18G00006/sg?utm_source=chatgpt.com ↩︎
- Irwig, M. S. (2022). Detransition among transgender and gender-diverse people—An increasing and
increasingly complex phenomenon. The Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism, 107(10), e4261–e4262 ↩︎ - Cohen-Kettenis et al. (2011). Puberty suppression in a gender-dysphoric adolescent: A follow-up study. Archives of Sexual Behavior, 40(4), 843–847; de Vries et al. (2014). Young adult psychological outcome after puberty suppression and gender reassignment. Pediatrics, 134(4), 696–704; la già citata NSHE – National Health Service in England (2024) Cass Review. ↩︎
- Biggs, M. (2020). Puberty blockers and suicidality in adolescents suffering from gender dysphoria. Archives of Sexual Behavior, 49(7), 2227–2229; Biggs, M. (2023). The Dutch protocol for juvenile transsexuals: Origins and evidence. Journal of Sex & Marital Therapy, 49(4), 348–365;Zucker, K. J. (2019). Adolescent gender dysphoria: Reflections on some contemporary clinical and research issues. Archives of Sexual Behavior, 48(7), 1983–1992; Littman, L. (2018). Parent reports of adolescents and young adults perceived to show signs of a rapid onset of gender dysphoria. PLOS ONE, 13(8), e0202330; Littman, L. (2021). Individuals treated for rapid onset gender dysphoria: A follow-up study. Archives of Sexual Behavior, 50(7), 3353–3364. ↩︎
- van der Loos et al. 2022; Jorgensen et al. 2022; Biggs 2022; Clayton 2023; Wiepjes et al 2023; Poteat et al. 2023; van der Loos et al. 2023; NSHE 2024, cit. in Signani (2024), op. cit., pp.66-67 ↩︎
- Kaltiala, R., Helminen, M., Holttinen, T., & Tuisku, K. (2024). Discontinuing hormonal gender reassignment: A nationwide register study. BMC Psychiatry, 24, 566. ↩︎
- Littman, L., O’Malley, S., Kerschner, H., & Bailey, M. J. (2024). Detransition and Desistance Among Previously Trans-Identified Young Adults. Archives of Sexual Behavior, 53(1), 57–76. ↩︎
- 26Ruuska, S.-M., Tuisku, K., Holttinen, T., & Kaltiala, R. (2024). All-cause and suicide mortalities among adolescents and young adults who contacted specialised gender identity services in Finland in 1996–2019: A register study. BMJ Mental Health, 27(1), e300940. ↩︎
- Littman, L. (2019). Correction: Parent reports of adolescents and young adults perceived to show signs of a rapid onset of gender dysphoria. PLOS ONE, 14(3), e0214157 ↩︎
- Il documento integrale: https://www.academie-medecine.fr/la-medecine-face-a-la-transidentite-de-genre-chezles-enfants-et-les-adolescents/. Il documento lancia anche l’allarme per la preoccupante situazione francese, dove le mastectomie sono autorizzate a partire dai 14 anni e raccomanda che l’uso dei bloccanti della pubertà e degli ormoni cross-sex – al momento dell’uscita del documento, ancora possibili senza limitazioni di età. ↩︎
- GenerAzioneD. (2023–2024). Testimonianze e materiali informativi sul disagio di genere in età adolescenziale. Associazione GenerAzioneD. https://www.generazioned.org ↩︎
- Littman, L. (2019). Rapid-onset gender dysphoria in adolescents and young adults: A study of parental reports. PLOS ONE, 14(3), e0214157. ↩︎
- Shrier, A. (2020). Irreversible damage: The transgender craze seducing our daughters. Regnery Publishing; Stock, K. (2021). Material girls: Why reality matters for feminism. Fleet; Joyce, H. (2021). Trans: When ideology meets reality. Oneworld Publications. ↩︎
- Finnish Council for Choices in Health Care (PALKO). 2020 Treatment of gender dysphoria in minors, Ministryof Social Affairs and Health, Helsinki, https://palveluvalikoima.fi/en/recommendations ↩︎
- National Board of Health and Welfare (Socialstyrelsen). 2022 Care of children and adolescents with gender dysphoria, Socialstyrelsen, Stockholm, https://www.socialstyrelsen.se/en/ ↩︎
- L’intervento federale in materia di trattamenti per la disforia di genere in età minorile si è articolato attraverso: emanazione di un ordine esecutivo presidenziale; attribuzione di un mandato alle agenzie federali competenti per la revisione delle pratiche cliniche secondo i principi di tutela del minore e di medicina basata sull’evidenza; pubblicazione di un rapporto del Dipartimento federale della Salute (HHS) che segnala la limitata qualità delle evidenze sugli esiti a medio e lungo termine; adozione di misure regolatorie e di condizionamento dei finanziamenti pubblici; conseguenti ricadute sulle politiche statali. ↩︎
- Cfr. Executive Office of the President (2025); U.S. Department of Health and Human Services (2025); Centers for Medicare & Medicaid Services (2025); Kaiser Family Foundation (2025). ↩︎
- Recommendation of the Council for Choices in Health Care in Finland
https://segm.org/sites/default/files/Finnish_Guidelines_2020_Minors_Unofficial%20Translation.pdf. ↩︎ - Recuperiamo l’indicazione di individuare una “terza via” terapeutica, invocata dallo psichiatra e psicoterapeuta David Bell (ex Direttore dell’ambulatorio GD della Tavistock) e altri, definita terapia esplorativa, intervento psicologico che si fonda sui principi clinici ordinari: l’ascolto approfondito della persona, l’analisi della sua storia di sviluppo e del contesto di vita. Accompagna i giovani nel complesso processo di costruzione dell’identità, senza presupporre esiti predeterminati, e richiede tempo e continuità, poiché le difficoltà associate alla DG sono spesso articolate e non affrontabili in poche sedute. Per la descrizione dettagliata facciamo riferimento alla pubblicazione “A Clinical Guide for Therapists Working with Gender-Questioning Youth” (una guida clinica per terapisti che lavorano con ragazzi che si stanno interrogando sul proprio ruolo o sulla propria identità di genere, senza che ciò implichi necessariamente una DG, né l’avvio di un percorso di transizione.) elaborata dalla Gender Exploratory Therapy Association GETA un gruppo di clinici (con base negli Stati Uniti d’America, Canada e Gran Bretagna) supportati dalla Society for Evidence-Based Gender Medicine (SEGM) https://segm.org/ ↩︎
- American Psychological Association. (2021). Resolution on gender identity and sexual orientation diversity in children and adolescents. Washington, DC: Author; Hayes, J. A., et al. (2022). Psychological practice with transgender and gender-diverse youth: Limitations of an affirmative-only model. Professional Psychology: Research and Practice, 53(4), 345–356.; American Psychological Association. (2023). APA reaffirms genderaffirming care policy while authorizing a systematic review of evidence to guide updates. APA News. https://publications.aap.org/aapnews/news/25747 ↩︎
- Wyckoff, A. S. (2023, August 4). AAP reaffirms gender-affirming care policy, authorizes systematic review of evidence to guide update. AAP News. https://publications.aap.org/aapnews/news/2574 ↩︎
- Brierley, J., Larcher, V., Hadjipanayis, A., & Grossman, A. (2024). European Academy of Paediatrics statement on the clinical management of children and adolescents with gender dysphoria. Frontiers in Pediatrics. ↩︎
- American Psychiatric Association. (2022). DSM-5-TR: Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th ed., text rev.). Washington, DC: Author ↩︎
- Infotrans è un progetto finanziato nell’ambito del PON Inclusione con il contributo del Fondo Sociale Europeo 2014-2020 gestito dall’Istituto Superiore di Sanità e patrocinato da UNAR, Ufficio Nazionale antidiscriminazioni razziali e difesa delle differenze; Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali https://www.infotrans.it/ (sito consultato il 7 gennaio 2026) ↩︎