No, i genitori non dovrebbero costretti ad affermare il loro figlio con disforia di genere
No, Parents Shouldn’t Be Browbeaten into ‘Affirming’ Their Gender-Dysphoric Children
“Raramente un singolo articolo accademico riesce a racchiudere l’intera gamma di errori intellettuali commessi dagli attivisti del “genere” in ambito pediatrico. Una “prospettiva clinica” del giugno 2026 pubblicata sul Journal of the American Academy of Child & Adolescent Psychiatry ci va molto vicino… Basta una semplice occhiata a “Using a Cognitive Behavioral Family Therapy Model to Join Caregivers of Transgender and Gender Expansive Youth” di Michal J. McDowell et al. per far capire al lettore di trovarsi in un territorio decisamente strano… Il punto centrale dell’articolo è che la terapia cognitivo-comportamentale familiare… dovrebbe essere usata per far cambiare idea agli adulti ricalcitranti che non riescono ad “affermare l’identità del proprio figlio”. Eppure, alla base di questa affermazione ci sono le tipiche forzature degli attivisti e i travisamenti delle evidenze… Per cominciare, l’articolo sostiene in modo fuorviante che “l’accesso alle cure di affermazione di genere per le persone [transgender e con espressione di genere non conforme]… ha dimostrato di fornire una moltitudine di benefici psicologici e di altro tipo”… A sostegno di questa tesi vengono tirati in ballo i singoli studi spesso sfoderati dagli attivisti del “genere”… ma nessuna revisione sistematica. Non c’è da stupirsi: quasi due dozzine di revisioni sistematiche non hanno trovato alcuna prova credibile a supporto degli interventi di “genere” descritti. L’articolo prosegue affermando che “l’accesso agli ormoni di affermazione di genere desiderati durante l’adolescenza… è stato collegato a livelli più bassi di depressione e ideazione suicidaria in età adulta”. Anche questo non trova riscontro nelle innumerevoli revisioni sistematiche effettuate… La Tabella 1 ridefinisce le normali preoccupazioni dei genitori… come un pensiero errato (“distorsioni”) che deve essere ristrutturato verso l’affermazione. Infatti, l’articolo consiglia ai clinici di “guidare i caregiver nella ristrutturazione cognitiva per sostituire i modelli di pensiero distorti o poco utili”… L’articolo esorta i caregiver a “usare il nome e i pronomi del figlio in modo coerente”, ad “attivarsi presso il sistema scolastico” e a “comunicare con i membri della famiglia allargata riguardo all’affermazione dell’identità”, tre misure che renderanno inevitabilmente più difficile per il minore con disforia di genere desistere dalla propria identificazione transgender… Se un bambino manifesta confusione di genere, i genitori dovrebbero rimanere calmi, ascoltare attentamente e fornire un supporto amorevole e concreto, mantenendo saldo il legame con la realtà biologica… I genitori in tali circostanze dovrebbero cercare l’aiuto di professionisti — non di attivisti — che esplorino e trattino le cause profonde della disforia di genere così come eventuali condizioni coesistenti… anziché ricorrere di default all’affermazione immediata.”