Australia: qualcosa inizia a muoversi

Il 14 giugno 2023 il Parlamento dello Stato australiano del Queensland ha approvato un disegno di legge[1] che consente a qualsiasi persona che si identifica come transgender di aggiornare il proprio sesso e nome sul certificato di nascita, sulla base di una semplice dichiarazione di supporto resa da qualcuno che la conosce da almeno dodici mesi. In base a questo sistema di mera “autoidentificazione”, non sono più necessari rapporti psicologici o medici, né tanto meno l’espletamento di percorsi terapeutici ormonali o chirurgici, al fine di ottenere legalmente il cambio di genere. Le uniche limitazioni introdotte prevendono che il cambio legale di nome e di genere possa avvenire per un massimo di tre volte nel corso della vita e per non più di una volta all’anno.

Con tale pronuncia il Queensland si allinea ai provvedimenti legislativi già emanati dagli stati federati australiani South Australia, Tasmania e Victoria. Attualmente solo il New South Wales e la Western Australia richiedono un preliminare trattamento di riassegnazione medico o chirurgico, al fine di consentire la modifica legale dei dati anagrafici.

Tale impianto normativo è sintomatico dell’approccio culturale con cui l’Australia affronta la tematica transgender, il quale trova conferma anche nel modello adottato per il trattamento della disforia di genere per adolescenti e bambini. Al momento gli standard di cura australiani prevedono per i bambini e gli adolescenti la transizione sociale, il blocco della pubertà, la somministrazione di ormoni sessuali incrociati e, in ultima analisi, gli interventi chirurgici, senza alcun obbligo di effettuare indagini psicosociali individuali sulle possibili cause del disagio legato al genere.

Nel paese di derivazione anglosassone l’approccio affermativo viene adottato in modo più spinto rispetto ad altre realtà, con un metodo interventista che non si riscontra altrove. 

Per comprendere l’ampiezza del fenomeno è sufficiente ricordare la denuncia operata dal quotidiano inglese Daily Mail in data 8 luglio 2023[2], il quale riporta il caso di alcune ragazze australiane appena 13enni a cui è stata effettuata una doppia mastectomia dopo un solo consulto dallo psichiatra.

Come in tutto il resto del mondo anche in Australia negli ultimi anni si è assistito a una esplosione di casi riguardanti minori che affermano di sentirsi transgender

Dal punto di vista numerico il fenomeno è in aumento come altrove. Il numero di minori iscritti alle cliniche di genere degli ospedali pediatrici statali è passato da meno di 500 nel 2016 a più di 2.000 nel 2021, con il maggior numero di casi riscontrati negli Stati di Victoria e Queensland[3]. Alla data del 9 maggio di quest’anno, il servizio ambulatoriale ospedaliero Queensland Children’s Gender Service aveva 642 minori di età compresa tra i 4 e i 17 anni in lista d’attesa per una valutazione sulla disforia di genere. Nel 2022 il servizio sanitario ha prestato assistenza a ben 922 pazienti[4].

Il boom è innegabile, anche se negli ultimi mesi sono intervenuti alcuni accadimenti che hanno dato nuova linfa al dibattito scientifico, accomunando sempre più voci autorevoli dissenzienti rispetto all’approccio sanitario finora adottato in Australia sulla disforia di genere.

Il caso della Dr.ssa Spencer

Il primo evento risale al mese di aprile di quest’anno, quando la dottoressa Jillian Spencer, psichiatra infantile, è stata licenziata dal Queensland Children’s Hospital per aver denunciato i potenziali danni dei bloccanti della pubertà sui bambini. Preferiva adottare un approccio neutrale verso i minori che presentano confusione di genere, piuttosto che applicare indiscriminatamente il cosiddetto “modello affermativo” che avvia rapidamente i bambini alla transizione di genere, destinandoli a una medicalizzazione a vita. 

Nel mese di giugno 2023, nel corso di un recente Forum tenutosi a Sydney[5], è stata la stessa Dr.ssa Jillian Spencer a sollecitare l’avvio di un’indagine federale urgente sul modello di cura per il trattamento dei bambini con disforia di genere[6], dichiarando pubblicamente quanto segue:

Vorrei dire che la stragrande maggioranza degli psichiatri dell’infanzia e dell’adolescenza nutre serie preoccupazioni riguardo al modello affermativo, ma parlare nel clima attuale o anche adottare un approccio clinico più cauto può mettere a rischio il loro impiego…

Siamo entrati nel nostro campo come psichiatri per cercare di aiutare i bambini a crescere, poi sono state istituite le cliniche di genere e gli psichiatri sono stati costretti ad affermare la transizione sociale di tutti i bambini e convenire con l’idea che i bloccanti della pubertà e gli ormoni sessuali incrociati porteranno benefici. Non ci viene concessa alcuna discrezionalità professionale sul fatto che questo sia l’approccio giusto.

È incredibilmente doloroso essere costretti a fare del male ai figli di altre persone o altrimenti affrontare la potenziale perdita della propria carriera e dei propri mezzi di sussistenza oppure essere espulsi dal posto di lavoro, come è successo a me[7]”.

Dr.ssa Jillian Spencer

Tale denuncia ha lanciato un segnale d’allarme dirompente all’opinione pubblica[8], attirando l’attenzione su un fenomeno di dissenso sempre più crescente e catalizzando il consenso di tutti quegli operatori del settore sanitario che in ogni parte del mondo ritengono che si stia realizzando il più grande scandalo medico del nuovo millennio.

La denuncia della Dr.ssa Pertot

Negli stessi giorni, precisamente il 28 giugno 2023, la dottoressa Sandra Pertot, una psicologa clinica con cinquant’anni di esperienza, ha pubblicato alcune osservazioni[9] in merito all’iniziativa parlamentare posta in essere dallo Stato del Queensland.

In tale accurata disamina la Dr.ssa Pertot riporta gli esiti della sua esperienza personale:

Negli anni ’70 e ’90, ho visto molti giovani mettere in discussione il proprio orientamento sessuale ed era mio compito aiutarli a trovare la strada giusta per loro, etero, gay o bisessuale. Ho anche visto persone che presentavano disforia di genere, che è la sensazione di disagio o angoscia che potrebbe verificarsi in persone la cui identità di genere differisce dal loro sesso biologico.

A quel tempo, i clienti che sperimentavano il disagio della disforia di genere erano tipicamente maschi adulti e c’erano criteri rigorosi da soddisfare prima che un individuo potesse accedere a interventi medici e chirurgici.

Dal 2015 circa mi sono preoccupata per il rapido aumento delle donne adolescenti che presentano affermazioni di disagio per il proprio corpo e ho osservato che alcuni di questi giovani non soddisfacevano i criteri per essere transgender.

Quando ho espresso preoccupazione e ho dichiarato la mia opinione che fosse necessario sviluppare un percorso di diagnosi differenziale, in modo che un medico potesse lavorare con il giovane per sviluppare una diagnosi certa, sono stata etichettata come transfobica ed è stata presentata una denuncia contro di me all’Australian Psychological Society. Fortunatamente, l’associazione ha sostenuto il mio diritto di esprimere preoccupazioni cliniche.

Nel frattempo i criteri per essere considerati transgender sono stati ammorbiditi sempre più, tanto che ora per accedere alla terapia ormonale è sufficiente affermare di essere transgender e voler essere identificati come transgender… quando i criteri vengono indeboliti per qualsiasi categoria, il tasso di errore, cioè la percentuale di classificazioni errate, aumenterà, ma applicare tale verità alla politica di affermazione del genere è sufficiente a produrre una valanga di abusi.

Tuttavia, c’è un aumento delle persone (note come detransitioners) che si pentono della loro transizione e tornano al loro sesso/genere originale, alcune con effetti collaterali irreversibili. Il resoconto della loro esperienza con il sistema sanitario è inquietante[10]”.

Dr.ssa Sandra Pertot

I recenti interventi della Dr.ssa Spencer e della Dr.ssa Pertot, entrambi sostenitrici del modello della “vigile attesa”, non rappresentano affatto voci isolate nel panorama dei sanitari australiani.

Sulla stessa linea si pongono anche altre personalità autorevoli, come la psicologa Dianna Kenny, fautrice del ricorso alle terapie “esplorative” di genere, o il professor John Whitehall, presidente della Fondazione per la pediatria e la salute dei bambini presso la School of Medicine della Western Sydney University, il quale sostiene da tempo che la maggior parte dei bambini che soffrono di disforia di genere soffra contestualmente di altri disturbi mentali. 

Altrettanto critici si sono dimostrati noti professionisti sanitari del settore come il Dr. Carey Breakey, il Dr. Dylan Wilson e il Dr. Philip Morris, il quale ha invitato i medici australiani a prestare massima attenzione nel prescrivere i bloccanti della pubertà e gli ormoni sessuali incrociati a bambini e adolescenti, in quanto tali farmaci hanno dimostrato di avere “gravi effetti collaterali[11]“.

Le critiche del Dr. Breakey e del Dr. Wilson

Lo psichiatra infantile e adolescenziale Dr. Carey Breakey, fondatore nel 1983 della prima unità di salute mentale ospedaliera per adolescenti nello stato del Queensland, nell’anno 2020 è stato convocato in qualità di esperto, per la sua autorevolezza in materia, a un’audizione parlamentare in merito ad alcuni emendamenti legislativi proposti per la cura della disforia di genere[12].

In tale occasione il Dr. Breakey ha criticato duramente l’approccio affermativo, sostenendo quanto segue:

Gli interventi attuali prevedono l’uso di trattamenti ormonali (con effetti collaterali potenzialmente ad alto rischio e sterilità quasi certa) e successivamente la chirurgia. Qualsiasi nuovo trattamento farmacologico, soprattutto per i bambini, è soggetto a ricerche approfondite e a una rigorosa regolamentazione prima dell’uso clinico. Ciò non è avvenuto in questo caso.

Qualsiasi intervento psicologico o emotivo verso il bambino e la famiglia è focalizzato solo a supportare la conversione del minore verso il genere prescelto (senza affrontare le sottili ma potenti dinamiche familiari). La legislazione proposta imporrà funzionalmente questo come un percorso di trattamento automatico per tutti i bambini che segnalano problemi di genere[13]”.

Dr. Carey Breakey

Attualmente il Dr. Breakey è un convinto sostenitore della necessità di avviare un’indagine nazionale sull’approccio terapeutico affermativo, suggerendo come modello alternativo quello proposto in Inghilterra dalla pediatra Dr.ssa Hilary Cass[14], la quale ha contribuito alla decisione di chiudere la clinica Tavistock con sede a Londra, fino a quel momento il più grande servizio di genere per minori esistente al mondo. 

Anche il pediatra Dylan Wilson si è schierato apertamente contro l’approccio affermativo e nel 2022 ha inviato una “Lettera aperta ai medici australiani[15]” sostenendo quanto segue:

Il problema sono i bloccanti della pubertà e il problema è questo: gli endocrinologi pediatrici nelle cliniche di genere in Australia e in tutto il mondo stanno prendendo una coorte di bambini fisicamente sani e stanno sopprimendo la pubertà di questi bambini nella sua prima fase attiva, Tanner Stage 2.In conseguenza di ciò la pubertà per questi bambini non può progredire. I corpi di questi bambini sono congelati per sempre in questa fase, anche se stanno invecchiando cronologicamente. Contrariamente alla credenza popolare, i bloccanti della pubertà non sono una “pausa”.

Ora sappiamo che almeno il 98% dei bambini che iniziano i bloccanti della pubertà continuano lungo il percorso affermativo verso gli ormoni sessuali incrociati. Quando le cliniche di genere affermano che i bloccanti della pubertà sono reversibili dicono una verità, ma non sono sinceri. Quando dicono che i bloccanti della pubertà sono una “pausa” per dare ai bambini il tempo di pensare, sono certamente parsimoniosi con la verità. Sanno che quei bambini vengono indirizzati lungo questo percorso. Non c’è pausa. Non c’è inversione.L’endocrinologo pediatrico prende quindi quel corpo, congelato allo stato fisico della prima pubertà, e lo mascolinizza o femminilizza, a seconda del sesso del bambino. Stanno creando una coorte di adulti con corpi di bambini, solo adulterati dal testosterone o dagli estrogeni[16].

Dr. Dylan Wilson

Il Dr. Stathis esce allo scoperto

Ad avvalorare le affermazioni del Dr. Wilson sono intervenute delle sorprendenti dichiarazioni rilasciate recentemente dal Dr. Stephen Stathis, il quale, nel corso di una conferenza di psichiatria tenutasi il 23 luglio al Royal Australian and New Zealand College of Psychiatrists (RANZCP) a Cairns, nel Queensland, ha riconosciuto che la base di prove per il trattamento di genere medicalizzato è di bassa qualità e ha ammesso che sussistono dubbi sulla reversibilità dei farmaci che bloccano la pubertà

Le sue affermazioni hanno suscitato grande clamore[17], in quanto il dottor Stathis, direttore medico del servizio di salute mentale per bambini e giovani presso il Children’s Health Queensland, non solo è uno dei principali clinici di genere australiani, ma è anche lo psichiatra infantile e adolescenziale che nel 2017 ha fondato la clinica di genere presso il Queensland Children’s Hospital, dove il numero dei pazienti è passato da 48 nel 2014 a 635 nel 2021. Egli rimane convintamente affermativo, ma la sua retromarcia su alcuni aspetti è eclatante, in quanto proveniente da un soggetto che ha sempre appoggiato il modello interventista. Sui bloccanti della pubertà lo psichiatra è stato netto:

Ho cambiato idea sulla base delle prove; non è davvero una pausa per la stragrande maggioranza dei giovani[18]”.

Dr. Stephen Stathis

Egli riconosce che se il 98 per cento dei i bambini che iniziano con i bloccanti della pubertà continua poi ad assumere ormoni sessuali incrociati, è probabile che si tratti di un “instradamento” verso la transizione, più che di una pausa per consentire la riflessione. 

Nel suo discorso, il Dr. Stathis ha ammesso anche che sussistono dubbi sulla reversibilità dei bloccanti per sopprimere lo sviluppo sessuale indesiderato nei bambini che si identificano come trans o non binari, i quali, peraltro, vengono somministrati off-label, cioè senza approvazione normativa per il trattamento di tale disagio. Attualmente, infatti, nonostante il loro uso nella pratica, nessun farmaco per il trattamento della disforia di genere è stato approvato dalla Therapeutic Goods Administration (TGA) australiana o sovvenzionato dal Pharmaceutical Benefits Scheme (PBS)[19].

Il Dr. Stathis ha confermato che il rischio di osteoporosi precoce è noto da sempre, mentre ciò che attualmente preoccupa a livello internazionale sono gli effetti sconosciuti dei bloccanti della pubertà sul cervello dell’adolescente. Tale preoccupazione deriva dal fatto che la soppressione degli ormoni sessuali naturali nelle pecore ha influenzato la loro funzione cognitiva. Inoltre ora la comunità scientifica è in possesso di dati che dimostrano il declino cognitivo negli uomini sottoposti a soppressione ormonale per cancro alla prostata avanzato. 

Il dottor Stathis ha concluso la sua disamina affermando quanto segue: 

Il modello di cura transgender, a mio parere, fornisce la base di prove più forte per il trattamento, ma la qualità delle prove rimane da debole a molto debole[20]”.

Dr. Stephen Stathis

Il dottor Stathis sembra essere uno dei primi medici affermativi australiani ad accettare pubblicamente i risultati delle revisioni sistematiche poste in essere da Finlandia, Svezia, Norvegia e Regno Unito, secondo cui la base di prove per la transizione medica dei minori è di bassa qualità e molto incerta. La sua dichiarazione in proposito è chiara:

La base delle prove sta emergendo e sta cambiando. E così stiamo costantemente rivedendo la base delle prove e adattando il nostro modello di cura in considerazione delle nuove evidenze[21]“.

Dr. Stephen Stathis

Questa presa di coscienza da parte di chi gestisce cliniche di genere e sostiene il modello affermativo non può che essere un rilevante punto di svolta. Significa che le prove richiamate dai Paesi Nordeuropei non possono più essere ignorate.

La posizione della National Association of Practicing Psychiatrists

In Australia non esistono protocolli ufficiali approvati dal governo o da organi ministeriali per la valutazione o il trattamento della disforia di genere. La prassi comunemente adottata dalle cliniche di genere fa riferimento alle linee guida[22] emanate nello stato di Victoria dal Dr. Telfer e da altri colleghi del Royal Children’s Hospital di Melbourne e pubblicate sul Medical Journal of Australia con la denominazione “Australian Standards of Care and Treatment Guidelines for Transgender and Gender Diverse Children and Adolescents”. Il documento supporta il modello affermativo di genere, ritenendo che “il processo decisionale dovrebbe essere guidato dal bambino o dall’adolescente ove possibile; questo vale per le opzioni riguardanti non solo l’intervento medico, ma anche la transizione sociale[23]”. Assecondare il bambino in modo acritico è quindi il punto centrale dell’intero impianto terapeutico.

A contrastare tale interpretazione[24] è intervenuta la National Association of Practicing Psychiatrists (NAPP), che nello stato del New South Wales ha sviluppato delle linee guida che suggeriscono un modello alternativo di cura, incoraggiando un approccio maggiormente cauto, rispettoso e di supporto. Le linee guida NAPP[25] raccomandano che “gli interventi psicosociali individualizzati (ad es. psico-educazione, terapia individuale, collegamento scuola-casa e terapia familiare) dovrebbero essere trattamenti di prima linea per i giovani con disforia/incongruenza di genere. La psicoterapia esplorativa dovrebbe essere offerta a tutti i giovani che fanno domande sul genere per identificare le molte potenziali fonti di angoscia nelle loro vite, oltre alle loro preoccupazioni di genere. I clinici possono applicare una serie di interventi psicologici (ad es. psicoterapia di supporto, CBT, psicoterapia dinamica e terapia familiare) per aiutare il giovane a chiarire e risolvere questi fattori concomitanti. Tali approcci sono coerenti con i principi protesi a un’assistenza sanitaria giovanile completa e sistemica. Dovrebbero essere intrapresi prima di assumere farmaci sperimentali che bloccano la pubertà e di altri interventi medici (ad es. ormoni sessuali incrociati, interventi chirurgici di riassegnazione del sesso)[26]“.

La NAPP ribadisce che “gli interventi medici per bloccare la pubertà e il trattamento ormonale incrociato per raggiungere la femminilizzazione e la mascolinizzazione in base al genere percepito dal giovane non sono completamente reversibili e possono causare effetti avversi significativi sullo sviluppo fisico, cognitivo, riproduttivo e psicosessuale[27]“.

In merito al follow-up delle cure intraprese la NAPP sostiene che “attualmente, mentre alcuni individui segnalano una transizione di successo, non siamo a conoscenza di studi pubblicati sui risultati a lungo termine che dimostrino benefici sostanziali con riferimento ad adulti che abbiano subito una transizione infantile o adolescenziale[28]”.

La NAPP ritiene che “questo approccio cauto si rispecchi anche nella guida clinica generale degli organismi consultivi nazionali per il trattamento in Finlandia, Svezia, Francia e Regno Unito[29]”, i quali hanno rivisto le proprie linee guida alla luce delle nuove evidenze scientifiche emerse.

Lo scoop del “The Weekend Australian”

Ad alimentare il dibattito nel territorio australiano su tale tematica è poi intervenuta di recente la rivista “The Weekend Australian[30]”, la quale ha pubblicato uno scoop il 7 luglio 2023, secondo cui il Medical Affairs Committee della Endocrine Society of Australia (ESA) già nel mese di novembre 2019 aveva messo in dubbio la validità del modello guida attuato proprio dal Royal Children’s Hospital (RCH) di Melbourne, le cui pratiche attualmente vengono seguite in tutte le altre cliniche australiane.

“The Weekend Australian” ha rivelato che l’ESA, prima di approvare tale modello, nel 2019 aveva scritto una missiva al Royal Australasian College of Physicians (RACP) sostenendo quanto segue:

L’ESA in questo momento non può supportare l’approvazione formale da parte del RACP del documento prodotto dal Royal Children’s Hospital. Si tratta di un’area complessa, la base di evidenze scientifiche è limitata e il documento RCH riflette in gran parte l’opinione degli autori perché, come affermano gli stessi autori, “le evidenze pubblicate sull’argomento hanno proibito la valutazione del livello (e della qualità) delle evidenze per queste raccomandazioni”. In secondo luogo, le preoccupazioni espresse nella corrispondenza ricevuta dal RACP e da altre parti sono sufficienti a giustificare ulteriori indagini prima di prendere una decisione sull’approvazione[31].

Medical Affairs Committee dell’ESA, novembre 2019

Il documento prosegue evidenziando le criticità che sottendono all’uso dei bloccanti della pubertà, ribadendo che “ci sono delle lacune nelle evidenze che il documento RCH non affronta adeguatamente, come ad esempio l’affermazione che gli analoghi del GnRH (ormoni di rilascio delle gonadotropine) per bloccare la progressione della pubertà sono reversibili. L’evidenza nei bambini per questa affermazione è limitata: viene citata una revisione del follow-up a lungo termine di bambini trattati con analoghi del GnRH per la pubertà precoce centrale. Per i ragazzi vengono menzionati gli unici quattro studi disponibili, molto piccoli, eterogenei e inconcludenti, due dei quali non descrivono alcun follow-up a lungo termine e nessuno ha mostrato alcuna prova significativa della “completa reversibilità”[32]“.

Queste preoccupazioni all’epoca sono state sottaciute e l’ESA alla fine ha ritrattato la propria posizione, dando il via libera all’approvazione dell’approccio affermativo adottato dal Royal Children’s Hospital.

Le recenti rivelazioni diffuse poche settimane fa dalla rivista “The Weekend Australian” hanno suscitato notevoli reazioni, tanto da far richiedere a più voci l’istituzione di una commissione d’inchiesta[33], volta ad accertare in base a quali motivazioni sia intervenuta la successiva approvazione dell’ESA.

Si osservi, peraltro, che proprio il Royal Children’s Hospital Melbourne (RCH) nel 2017 aveva commissionato uno studio denominato Trans20[34], “al fine di indagare i risultati a lungo termine (genere, salute mentale, salute fisica, istruzione, funzionamento familiare, qualità della vita) per coloro che ricevono interventi di affermazione di genere[35]”. Lo studio di coorte longitudinale[36], comprendente 620 bambini e adolescenti studiati dal febbraio 2017 al febbraio 2020 e finanziato dalla Fondazione del Royal Children’s Hospital e dalla Fondazione NHMRC Hugh Williamson, ammette in premessa quanto segue: “Essere transgender è spesso accompagnato da disforia di genere, che spesso coesiste con problemi di salute mentale. In molti paesi è stato osservato un aumento degli indirizzi di giovani transgender e di genere diverso (TGD) alle cliniche di genere. Tuttavia, ci sono dati empirici limitati sulla presentazione e sui risultati di questi pazienti, e c’è un urgente bisogno di ulteriori prove per garantire interventi medici e psicosociali ottimali[37]”.

I dubbi sollevati dal mondo assicurativo

Un’ulteriore spinta verso la revisione del metodo meramente affermativo è arrivata alcune settimane fa anche dal mondo assicurativo, allorquando la MDA National, uno dei principali assicuratori australiani in ambito sanitario ha comunicato l’abbandono della copertura assicurativa per i medici privati ​​che effettuano il trattamento ormonale negli adolescenti con disforia di genere. MDA National, inoltre, ha affermato che non assicurerà più i medici privati, come i medici generici, da rivendicazioni legali derivanti dalla valutazione di idoneità ai trattamenti di transizione di genere riferita a pazienti di età inferiore ai 18 anni[38]. La decisione della MDA National decorre dal 1° luglio 2023 e arriva dopo che l’ente assicurativo ha riesaminato i rischi medico-legali alla luce delle seguenti novità:

  • “c’è una crescente critica a livello globale della ricerca che sostiene la transizione medica e chirurgica dei bambini in risposta alla disforia di genere;
  • studi recenti suggeriscono che i tassi reali di detransizione o interruzione sono molto più alti dell’1% o del 2% precedentemente riportati; 
  • c’è stato un drammatico aumento della domanda di questi servizi da parte dei bambini in Australia;
  • per quanto riguarda i minori di 18 anni, è probabile che i tribunali accolgano i ricorsi per molti anni dopo che gli statuti lo consentirebbero normalmente;
  • questo rischio esiste anche con il consenso dei genitori e/o del tribunale della famiglia[39]“.

Tale scelta deriva dalla comparsa anche in territorio australiano dei primi casi di detransitioner, i quali hanno messo a nudo la mancanza di qualsiasi cautela medica da parte dei professionisti sanitari nel prescrivere trattamenti invasivi.

Grande clamore ha suscitato il caso patrocinato da Anna Kerr, avvocato della Feminist Legal Clinic, la quale ha proposto azione contro uno psichiatra che aveva approvato l’asportazione del seno di una 21enne dopo un solo appuntamento. La giovane, pentitasi in seguito della procedura, ha smesso di identificarsi come uomo e ha deciso di citare in giudizio lo psichiatra per negligenza professionale[40].

Quanto sopra esposto testimonia come negli ultimi mesi si sia assistito in Australia a un’inaspettata rottura del fronte compatto sul tema del trattamento della disforia di genere. Alcuni scienziati e operatori medici hanno deciso di manifestare pubblicamente il loro disappunto, nonostante le ritorsioni a cui si sono esposti. Alcuni medici affermativi, come il Dr. Stathis, hanno fatto pubblica ammenda su alcuni aspetti, riconoscendo l’esistenza di evidenti criticità nel modello di cura. Anche gli organi di stampa sono intervenuti a segnalare la poca limpidezza di alcune approvazioni intervenute in tale ambito, mentre alcune associazioni, come la National Association of Practicing Psychiatrists, hanno proposto soluzioni alternative, come l’adozione di approcci più cauti. Infine, tale aperto dissidio ha iniziato a sollevare dubbi anche in coloro, come le agenzie assicurative, che devono coprire i rischi dei professionisti sanitari.

Il tutto è accaduto negli ultimi mesi, come un domino inarrestabile che asseconda la spinta proveniente dal Nord Europa e che ha iniziato a fare breccia anche in molti Stati del Nord America.

Forse anche in Australia la prospettiva di un dibattito aperto sul tema e scevro da condizionamenti ideologici e da spinte lobbistiche non è poi così lontano.


[1] Per approfondimenti sulla legge e sul percorso legislativo si veda: https://www.parliament.qld.gov.au/Work-of-Committees/Committees/Committee-Details?cid=0&id=4219

[2] L’articolo è rinvenibile al seguente link: https://www.dailymail.co.uk/news/article-12268677/Girls-young-13-having-breasts-surgically-removed-boys.html

[3] Dati ricavati dal seguente articolo: https://www.genderclinicnews.com/p/shine-a-light

[4] Dati desunti dal seguente articolo: https://www.abc.net.au/news/2023-07-13/qld-medical-insurer-drops-cover-private-doctors-gender-dysphoria/102592298

[5] Per visualizzare l’intero intervento si veda il link: https://watch.adh.tv/why-can-t-women-talk-about-sex-2/videos/dr-gillian-spencer-why-can-t-women-talk-about-sex

[6] Richiesta formalizzata il 9/7/2023 sulle pagine del quotidiano The Australian: https://community.amaq.com.au/viewdocument/call-for-independent-inquiry-into-t?CommunityKey=5fc78670-25e3-47a1-9619-20ae2e965b1c&tab=librarydocuments.

[7] “I would say that the vast majority of child and adolescent psychiatrists hold very serious concerns about the affirmation model. But to speak up in the current climate, or even to take a more cautious clinical approach puts their employment at risk… We entered our field as psychiatrists to try to assist children to thrive, but the gender clinics have been set up, and psychiatrists are being forced to affirm the social transition of all children and go along with the idea that puberty blockers and cross sex hormones will lead to benefit. We are not being allowed any professional discretion as to whether that is the right approach. It is incredibly distressing to be forced into harming other people’s children, or otherwise face potential loss of one’s career, livelihood or to be cast out of the workplace, as has happened to me”. 

[8] Per approfondimenti su tali esternazioni si veda: https://genderclinicnews.substack.com/p/forced-to-affirm

[9] Per visualizzare l’intero intervento si veda: https://www.genderclinicnews.com/p/self-id-is-not-safe?utm_source=post-email-title&publication_id=627677&post_id=131352357&isFreemail=true&utm_medium=email

[10] “In the 1970-90s, I saw many young people questioning their sexual orientation and it was my role to help them find the right pathway for them, straight, gay or bisexual. I also saw people presenting with gender dysphoria, which is the feeling of discomfort or distress that might occur in people whose gender identity differs from their biological sex. At that time, clients experiencing the distress of gender dysphoria were typically adult males, and there were rigorous criteria to be met before an individual was able to access medical and surgical interventions. From around 2015 I became concerned about the rapid increase in adolescent females presenting with claims of distress about their body, and formed the view that some of these young people did not meet the criteria for transgender. When I expressed concern, and stated my view that a differential diagnosis pathway needed to be developed so that a clinician could work with the young person to develop their safe outcome, I was labelled transphobic and a complaint was made against me to the Australian Psychological Society. Fortunately, the society upheld my right to express clinical concerns. Since then, the criteria to be considered transgender have been increasingly relaxed, so that now for a person to gain access to hormone therapy it can be enough for them to say they are transgender and want to be identified as the other gender… when criteria are weakened for any category, the error rate, that is, the percentage of misclassifications, will increase, but applying that truth to the gender-affirming policy is enough to bring down an avalanche of abuse. Nevertheless, there is an increase in people (known as detransitioners) regretting their transition and changing back to their original sex/gender, some left with irreversible side effects. Their account of their experience with the health system is disturbing”. 

[11] Dichiarazione resa a Sky News Australia: https://www.skynews.com.au/australia-news/australian-doctors-warned-to-use-caution-when-prescribing-puberty-due-to-serious-side-effects/news-story/449ac0dd38d6aafca68f6b0ce06aa702

[12] Per l’intero intervento del Dr. Cary Breakey si veda il documento al seguente link: https://documents.parliament.qld.gov.au/com/HCDSDFVPC-48D8/RN3256PHLA-3046/submissions/00000107.pdf

[13] “Current interventions are using hormone treatments (with potentially high risk side-effects and almost certain sterility), and subsequently surgery. Any new pharmacological treatment, especially for children, is subject to extensive research, and stringent regulation before clinical use. This has not happened here. Any psychological or emotional interventions with the child and family are focussed only on supporting the conversion of the child to their chosen gender (not addressing subtle but powerful family dynamics). The proposed legislation will functionally impose this as the automatic treatment pathway for all children reporting gender issues”.

[14] Affermazione contenuta nell’articolo pubblicato il 23/06/2023, rinvenibile al link https://genderclinicnews.substack.com/p/forced-to-affirm?publication_id=627677&utm_medium=email&isFreemail=true , il quale riporta quanto segue: “He suggested as a model England’s youth gender dysphoria review led by paediatrician Dr Hilary Cass. Her interim report has highlighted risks with the gender-affirming treatment approach and led to a decision to close the London-based Tavistock clinic, the world’s largest youth gender service”.

[15] Per la lettura si rinvia al link: https://drdylanwilson.substack.com/p/an-open-letter-to-australias-doctors?s=r&fbclid=IwAR1PZj2YZsEI_NQtkHbaJBe87CrSHCEaue4n4lZkzsSGLw_X9S3q0d78bFY

[16] “The problem is the puberty blockers and the problem is this: Paediatric endocrinologists in gender clinics in Australia and around the world are taking a cohort of physically healthy children and they are suppressing the puberty of these children at its earliest active stage, Tanner Stage 2. Puberty for these children is never allowed to progress. The bodies of these children are frozen forever at this stage, even though they are growing chronologically older. Contrary to the popular belief, puberty blockers are not a “pause”. We now know that at least 98% of children who commence puberty blockers continue along the affirmative pathway onto cross sex hormones. When gender clinics say puberty blockers are reversible they are telling a truth, but they are being disingenuous. When they say puberty blockers are a “pause” to give children time to think, they are certainly being economical with the truth. They know that those children are now set along this pathway. There is no pause. There is no reversal. The paediatric endocrinologist then takes that body, frozen at the physical state of early puberty, and masculinises or feminises that body, depending on the child’s sex. They are creating a cohort of adults with children’s bodies, just adulterated by testosterone or oestrogen”

[17] Si vedano in proposito i seguenti approfondimenti: https://www.spectator.com.au/2023/08/truth-telling-the-dark-side-of-queenslands-gender-clinics-and-affirmation-care/https://www.genderclinicnews.com/p/yes-our-evidence-is-weakhttps://feministlegal.org/truth-telling-the-dark-side-of-queenslands-gender-clinics-and-affirmation-care-the-spectator-australia/;https://www.binary.org.au/australian_gender_clinic_founder_questions_use_of_puberty_blockers.    

[18] “I’ve changed my mind based on the evidence; it’s really not a pause for the vast majority of young people”.

[19] Affermazione contenuta nello studio citato a nota 24 e rinvenibile al seguente link: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC9955757/

[20] “The transgender model of care, in my opinion, provides the strongest evidence base for treatment, but the quality of evidence remains weak to very weak”. Affermazione riportata dal seguente sito: https://www.genderclinicnews.com/p/yes-our-evidence-is-weak

[21] “The evidence base is emerging, and it’s changing. And so, we’re constantly reviewing that evidence base and adapting our model of care to take into consideration the new evidence”. Dichiarazione tratta da: https://www.abc.net.au/news/2023-07-10/transgender-children-westmead-hospital-research-four-corners/102568570

[22] Per consultarle si veda: https://www.rch.org.au/uploadedFiles/Main/Content/adolescent-medicine/australian-standards-of-care-and-treatment-guidelines-for-trans-and-gender-diverse-children-and-adolescents.pdf

[23] “…decision making should be driven by the child or adolescent wherever possible; this applies to options regarding not only medical intervention but also social transition”. Si veda in proposito il documento di cui alla nota 22, a pagina 5.

[24] Per un confronto fra le due linee guida si veda lo studio “Developmental Pathway Choices of Young People Presenting to a Gender Service with Gender Distress: A Prospective Follow-Up Study” di J. Elkadi, C. Chudleigh, A.M. Maguire, G.R. Ambler, S. Scher, K. Kozlowska, pubblicato nel febbraio 2023 sulla National Library of Medicine. Lo studio è rinvenibile al link: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC9955757/

[25] Consultabili sul sito dell’associazione: https://napp.org.au/2022/03/managing-gender-dysphoria-incongruence-in-young-people-a-guide-for-health-practitioners-2/

[26] “Individualised psycho-social interventions (e.g. psychoeducation, individual therapy, school-home liaison and family therapy) should be first-line treatments for young people with gender dysphoria/incongruence. Exploratory psychotherapy should be offered to all gender-questioning young people to identify the many potential sources of distress in their lives in addition to their gender concerns. Clinicians can apply a range of psychological interventions (e.g. supportive psychotherapy, CBT, dynamic psychotherapy and family therapy) to assist the young person clarify and resolve these contributory factors. Such approaches are consistent with established principles of comprehensive and systemic youth health care. They should be undertaken before experimental puberty-blocking drugs and other medical interventions (e.g. cross-sex hormones and sex reassignment surgery) are considered”.

[27] “Medical interventions to block puberty and cross-hormone treatment to achieve feminisation and masculinisation according to the young person’s perceived gender are not fully reversible and can cause significant adverse effects on physical, cognitive, reproductive and psychosexual development”.

[28] “Currently, while some individuals report a successful transition, we are not aware of published long-term outcome studies that have followed up adults who have undergone childhood or adolescent transition that show substantial benefit”.

[29] “This cautious approach is also mirrored in general clinical guidance by national treatment advisory bodies in Finland, Sweden, France and the United Kingdom that recommend treatment methods for gender dysphoria in minors”. Per approfondimenti sulle linee guida di tali paesi si veda il sito di GenerazioneD al link: https://www.generazioned.org/

[30] L’articolo menzionato è consultabile al seguente link: https://www.theaustralian.com.au/subscribe/news/1/?sourceCode=TAWEB_WRE170_a&dest=https%3A%2F%2Fwww.theaustralian.com.au%2Fnation%2Fendocrinologists-challenge-to-the-medical-transition-of-genderquestioning-children-silenced-by-medical-college%2Fnews-story%2F27d8b2cb34c2b82ca67d5b2ec4ea4c22&memtype=anonymous&mode=premium&v21=dynamic-groupb-test-noscore&V21spcbehaviour=append

[31] “ESA does not support formal RACP endorsement of the RCH document at this time. This is a complex area, the evidence base is limited, and the RCH document largely reflects the authors’ opinion because, as the authors themselves state, ‘The published evidence on the topic prohibited the assessment of level (and quality) of evidence for these recommendations.’ Secondly, there are sufficient concerns expressed in the correspondence received by RACP and by other parties to warrant further inquiry prior to making a decision on endorsement”.

[32] “There are gaps in the evidence that the RCH document does not adequately address, one instance being the statement that GnRH (gonadotropin-releasing hormones) analogs to block puberty progression are reversible. The evidence in children for that statement is limited: one review is cited of long-term follow-up of children treated with GnRH analogs for central precocious puberty. For boys, that summarises the only four very small, disparate, and inconclusive studies available, two of which describe no long-term follow-up, and none showed any meaningful evidence of ‘full reversibility’”.

[33] Per approfondimenti si veda: https://www.spectator.com.au/2023/07/why-we-need-a-royal-commission-into-gender-conversion-for-children/

[34] Per approfondimenti si veda il sito: https://lifecourse.melbournechildrens.com/cohorts/trans20/

[35] “…to investigate long-term outcomes (gender, mental health, physical health, schooling, family functioning, quality of life) for those receiving gender affirming interventions”.

[36] Si veda in proposito: “What are the health outcomes of trans and gender diverse young people in Australia? Study protocol for the Trans20 longitudinal cohort study“ di M.A. Tollit, C. Pace, M. Telfer, M. Hoq, J. Bryson, N. Fulkoski, C. Cooper e K. Pang, reperibile al link: https://bmjopen.bmj.com/content/9/11/e032151

[37] “Being transgender is frequently accompanied by gender dysphoria, which often coexists with mental health concerns. Increased referrals of transgender and gender diverse (TGD) youth to gender clinics have been observed in many countries. Nevertheless, there are limited empirical data on the presentation and outcomes of these patients, and there is an urgent need for more evidence to ensure optimal medical and psychosocial interventions”.

[38] Si veda la comunicazione presente sul sito della Compagnia assicurativa: https://www.mdanational.com.au/gender-dysphoria

[39] La comunicazione della MDA National afferma:

  • “there is growing criticism globally of the research that underpins medical and surgical transition of children in response to gender dysphoria;
  • recent studies suggest the real rates of detransition or discontinuance are much higher than the previously reported 1% or 2%; 
  • there has been a dramatic increase in demand for these services from children in Australia; 
  • with regard to people under 18, the Courts are likely to allow claims for many years after the statutes would normally allow;
  • this risk exists even with the consent of the parent(s) and /or the family court”.

[40] Per maggiori dettagli si veda il resoconto effettuato dal giornale The Sydney Morning Herald: https://www.smh.com.au/national/absolutely-devastating-woman-sues-psychiatrist-over-gender-transition-20220823-p5bbyr.html?fbclid=IwAR3HAL2D1R8lUGLN7Vt6Soa2mqSvuQQjlZKbbiChY3TlDBmFV21QZm2arEA

Ti potrebbe interessare anche

"Foto di Enriscar, 'FIRENZE-NUOVO PALAZZO DI GIUSTIZIA', distribuita sotto licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0), via Wikimedia Commons."

Reparto disforia di genere del Careggi: la procura di Firenze apre un’inchiesta

Perché non mi hanno fermata?

Suicidio. Nuovi studi, vecchi studi e un mito intramontabile

Genspect non vuole sostituire la WPATH (vogliamo proprio chiuderla!)