Controtransfert, stato mentale e preservazione del pensiero simbolico negli stati borderline
Countertransference, mental state and the preservation of symbolic thought in borderline states
“Il lavoro psicoanalitico richiede che il materiale clinico venga compreso in relazione allo stato mentale da cui viene comunicato, piuttosto che essere trattato come significativo di per sé. Questo articolo presenta uno studio di caso composito tratto dalla valutazione di Jane, una donna di 23 anni con una storia di ansia, depressione e disturbo dell’identità. Concentrandosi su quattro consultazioni iniziali, l’articolo esamina come i rapidi cambiamenti degli stati mentali – paranoico, depressivo e maniacale – siano stati comunicati principalmente attraverso le pressioni esercitate nel transfert e nel controtransfert. Particolare attenzione è dedicata all’uso del controtransfert come guida diagnostica e tecnica in condizioni in cui il bisogno di certezza del paziente preclude al clinico la capacità di pensiero indipendente. L’identità di genere viene qui trattata non come una categoria clinica separata, ma come un caso particolarmente critico del problema tecnico generale: la richiesta al clinico di rispondere al contenuto della certezza del paziente piuttosto che allo stato mentale da cui essa scaturisce. In questo quadro, le questioni relative all’identità di genere non sono intese come affermazioni fisse sul sé, bensì come espressioni di particolari stati mentali, in cui la certezza difensiva e il pensiero concreto possono temporaneamente soppiantare la comunicazione simbolica. L’articolo ha evidenziato la difficoltà tecnica di mantenere un atteggiamento analitico riflessivo quando sia il paziente sia il più ampio contesto culturale e istituzionale esercitano pressioni verso certezze o azioni premature, e sostiene che il lavoro psicoanalitico può fungere da contrappeso a tali pressioni, preservando le condizioni per il pensiero simbolico laddove le forze culturali e istituzionali potrebbero altrimenti precluderlo”.