Il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS) pubblica un rapporto che smaschera la codifica fraudolenta delle assicurazioni per le procedure di rifiuto del sesso sui minori
HHS Releases Report Exposing Fraudulent Insurance Coding For Sex-rejecting Procedures On Minors
“Il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti (HHS) ha pubblicato oggi il rapporto “Lupi in camice bianco: come medici e ospedali hanno promosso e tratto profitto dalla frode della ‘medicina di genere'”, un rapporto commissionato che esamina le pratiche di codifica assicurativa, gli incentivi finanziari perversi e la fornitura di procedure di rifiuto del sesso per i minori. Basandosi sulle linee guida dei Centers for Medicare & Medicaid Services (CMS), sulle indagini del Dipartimento di Giustizia (DOJ), sulla letteratura scientifica peer-reviewed, sulle cartelle cliniche ospedaliere, sulle testimonianze di informatori, sulle analisi dei sinistri assicurativi a livello nazionale e sulle interviste con pazienti e genitori, il rapporto presenta i risultati e le raccomandazioni dell’HHS sul settore che promuove e trae profitto dalla cosiddetta ‘medicina di genere’. Insieme al rapporto è stato pubblicato anche un opuscolo che illustra i risultati e mette in luce le storie delle vittime di pratiche mediche predatorie basate sul genere. Secondo il rapporto, oltre 225 ospedali e sistemi sanitari hanno istituito programmi pediatrici per la definizione del genere a livello nazionale. Il rapporto analizza inoltre i dati relativi alle richieste di rimborso a livello nazionale dal 2015 al 2025 e identifica circa 50 milioni di dollari di richieste di rimborso assicurativo per bloccanti della pubertà fatturate utilizzando il codice diagnostico per disturbi endocrini E34.9 (Disturbo endocrino non specificato). Il rapporto segnala inoltre che quasi 11 milioni di dollari di richieste di rimborso per pazienti di età compresa tra 13 e 17 anni sono state fatturate utilizzando il codice diagnostico per pubertà precoce E301: risultati che, secondo il rapporto, giustificano un’ulteriore revisione delle pratiche di codifica assicurativa.”