Il dibattito canadese sulla disforia di genere si infiamma: il ripensamento della Dr.ssa Khatchadourian
Sono sempre di più i medici che, dopo aver applicato l’approccio affermativo e sottoposto bambini, adolescenti e giovani adulti e cure ormonali a vita e interventi chirurgici, iniziano a prenderne le distanze.
Il caso della Dr.ssa Khatchadourian
Karine Khatchadourian rappresenta un caso paradigmatico dell’evoluzione che sta attraversando la comunità clinica specializzata nelle cure di genere per i minori.
Pediatra, endocrinologa e professore associato di pediatria all’Università di Ottawa, è stata tra le prime mediche canadesi a erogare ormoni a giovani con identità transgender.
Nel 2014 ha firmato, come prima autrice, il primo studio canadese — il secondo in Nord America — sulla gestione medica dei minori con disforia di genere. Tra il 2022 e il 2024 ha ricoperto il ruolo di co-direttrice medica della clinica per la diversità di genere del Children’s Hospital of Eastern Ontario (CHEO).
In un intervento tenuto nel febbraio 2025 su invito del Women and Children’s Health Research Institute dell’Università di Alberta, Khatchadourian ha offerto una valutazione critica delle evidenze alla base dell’approccio canadese nel trattamento dei giovani con distress di genere. Come riportato dal National Post, la dottoressa ha definito il campo come una “zona grigia ad alto impatto” caratterizzata da “risultati contraddittori nella migliore delle ipotesi” (Kirkey, 20251). Centrale nella sua argomentazione è il riconoscimento che le evidenze disponibili non consentono di affermare con certezza se la soppressione puberale produca benefici psicologici, e che i mutamenti demografici in corso — con una netta prevalenza di femmine biologiche che si presentano alle cliniche con complessi quadri di salute mentale e senza storia nota di distress di genere nella fanciullezza — rendono difficile prevedere se la disforia o l’incongruenza di genere persisterà nel tempo.
Ancor più significativo sul piano clinico è il cambiamento esplicito nella sua posizione pratica:
“Posso dire che, alla luce di tutto ciò che so ora, al momento mi opporrei alla medicalizzazione della maggior parte dei giovani che si rivolgono alle cliniche”, ha dichiarato in un’intervista.
Pur sottolineando la sua convinzione nel valore di questo tipo di cura per coloro che ne beneficiano realmente, Khatchadourian ha insistito sulla necessità che essa “sia affrontata con rigore e cautela, date le posta in gioco estremamente elevate in questo campo” (Kirkey, 2025).
Degna di nota è anche la sua preoccupazione per la pressione sociale come fattore esplicativo nell’aumento delle presentazioni non binarie tra gli adolescenti:
“So che i social media e i coetanei hanno una maggiore influenza durante l’adolescenza. Non vedevo nessuno identificarsi come non binario dieci anni fa, quando mi stavo formando”.
Questa osservazione clinica si inserisce in un dibattito scientifico più ampio sull’ipotesi della disforia di genere a insorgenza rapida.
Il contesto canadese
Il caso Khatchadourian non è isolato nel panorama canadese. Come riportato dalla dott.ssa Laura Targownik — scienziata, gastroenterologa e professoressa di medicina all’Università di Toronto, nonché donna transgender — diversi professionisti che operano nel settore le hanno confidato di essere diventati “più cauti, riconoscendo di non poter più fungere da facilitatori della transizione in tutti i casi” (Targownik, 20262). Targownik segnala altresì un declino significativo del sostegno pubblico alle cure di genere per i minori, non limitato all’elettorato conservatore ma esteso a chi si definisce moderato o progressista.
Particolarmente rilevante, sul piano dell’epistemologia della pratica clinica, è la dinamica del silenzio professionale descritta in questo contesto. I medici canadesi, secondo Targownik, temono che qualsiasi preoccupazione espressa venga “usata come arma” e strumentalizzata per eliminare tutte le cure, anche per coloro che ne trarrebbero genuinamente beneficio. Questa logica del “tutto o niente” configura un ambiente intellettuale in cui l’espressione del dubbio clinico viene percepita come un atto politico, piuttosto che come un imperativo epistemologico della medicina basata sulle evidenze.
Gordon Guyatt, scienziato di fama internazionale dell’Università di McMaster e co-ideatore del sistema GRADE per la valutazione della certezza delle evidenze, ha guidato tre revisioni sistematiche che hanno concluso che la certezza delle prove sui bloccanti puberali, sugli ormoni di affermazione di genere e sulla mastectomia nei giovani è così bassa da rendere impossibile determinare se siano utili o dannosi.
Nel panorama canadese un contributo scientifico rilevante in questo dibattito proviene da Chan Kulatunga-Moruzi, studiosa indipendente con specializzazione in salute mentale degli adolescenti e disforia di genere. Insieme a colleghi pediatri canadesi — tra cui Ian Mitchell, Darrell Palmer e Ari R. Joffe — ha pubblicato nel 2024 una lettera critica su Paediatrics and Child Health3, la rivista ufficiale della Società Canadese di Pediatria, chiedendo una revisione urgente della posizione ufficiale della Società, che continua a raccomandare un approccio pienamente affermativo. In un articolo successivo e più esteso pubblicato nel 2025 su Archives of Sexual Behavior, Kulatunga-Moruzi e colleghi hanno argomentato in modo sistematico che l’approccio affermativo adottato dalla Società Canadese di Pediatria è fondato su un’impostazione di tipo “diritti-centrico” piuttosto che su un rigoroso scrutinio delle evidenze, come invece raccomandato dalla Cass Review (Kulatunga-Moruzi et al., 20254). Tra i punti più critici sollevati dagli autori vi è la mancata considerazione, nella posizione ufficiale, della possibilità che le comorbidità psichiatriche e i fattori traumatici precedano l’insorgenza della disforia di genere, anziché seguirla come effetto dello stigma. Kulatunga-Moruzi ha sintetizzato questa posizione anche in termini divulgativi, sostenendo che il Canada rischia di rimanere un “outlier” rispetto ai paesi scientificamente più avanzati che hanno già intrapreso il cammino della rivalutazione critica delle proprie pratiche cliniche (Kulatunga-Moruzi, 20255; Kulatunga-Moruzi et al., 20266).
Il dibattito sull’insorgenza tardiva e i fattori sociali confondenti
Un elemento centrale nel ripensamento clinico di Khatchadourian riguarda le caratteristiche demografiche della nuova popolazione che si presenta alle cliniche di genere: prevalentemente femmine biologiche, con comparsa della disforia in adolescenza, senza storia di distress di genere nell’infanzia, e con frequenti comorbidità psichiatriche. Questa osservazione clinica si interseca con il dibattito scientifico sull’ipotesi della disforia di genere a insorgenza rapida (Rapid-Onset Gender Dysphoria, ROGD).
Il termine è stato introdotto da Lisa Littman in uno studio del 2018 pubblicato su PLOS ONE, basato su resoconti parentali, che descriveva una sottopopolazione di adolescenti — prevalentemente femmine biologiche — che sviluppavano una disforia di genere durante o dopo la pubertà, senza precedenti infantili, in un contesto di forti influenze di pari e dei social media (Littman, 20187).
Nonostante la correzione apportata da Littman a seguito delle critiche metodologiche sollevate nei confronti dello studio (Littman, 20198), la nozione di ROGD non è stata riconosciuta come diagnosi clinica formale.
Tuttavia, il cambiamento demografico nelle presentazioni cliniche — con la progressiva inversione del rapporto maschi/femmine nelle cliniche di genere europee e nordamericane — è un dato empirico ampiamente riportato da ricercatori con posizioni diverse nel dibattito (Kaltiala-Heino et al., 20199; de Graaf et al., 201810). La Cass Review stessa ha rilevato che questo cambiamento rende difficile estrapolare i risultati degli studi originali del “Dutch Protocol” — condotti su una popolazione con storia infantile di disforia marcata — alla nuova popolazione clinica.
Khatchadourian, senza abbracciare un’ipotesi causale definitiva, esprime questa preoccupazione nei termini di una riflessione clinica sobria:
“È così difficile sapere, quando si vede un paziente, quanta parte di questa storia sia davvero la storia di quella persona e quanta sia basata sull’influenza dei coetanei e dei social media” (Kirkey, 2025).
Questa incertezza non implica negare la realtà della disforia di genere, ma riconosce che l’eterogeneità della popolazione clinica attuale richiede strumenti diagnostici e approcci terapeutici differenziati.
Il clima professionale e l’autocensura del dubbio clinico
Uno degli aspetti più significativi emersi dall’intervista di Khatchadourian — e confermati da numerosi altri clinici — riguarda il clima professionale all’interno del quale si svolge questo dibattito. La medicina di genere è descritta come un campo “turbolento e carico di emozione” in cui i professionisti sono riluttanti a esprimere dubbi per timore di essere emarginati dai colleghi o condannati dagli attivisti come “transfobici” (Kirkey, 2025).
Questo fenomeno solleva questioni di rilevanza epistemica fondamentale per la pratica medica. La medicina basata sulle evidenze (EBM) si fonda sul principio che le pratiche cliniche debbano essere costantemente rivalutate alla luce dei dati emergenti e che l’espressione del dubbio e dell’incertezza sia un atto epistemicamente virtuoso, non un atto di ostilità verso i pazienti. Quando questo principio viene compromesso da pressioni ideologiche — provenienti da qualsiasi direzione — la qualità della cura ne soffre.
Implicazioni per la pratica clinica e la ricerca futura
La testimonianza della dott.ssa Karine Khatchadourian rappresenta un contributo raro e prezioso al dibattito sulla medicina di genere in età evolutiva: quello di una clinica esperta, pioniera nel campo, che ha avuto il coraggio intellettuale di riconsiderare pubblicamente la propria pratica alla luce di dodici anni di esperienza clinica e di evidenze scientifiche in evoluzione. La sua posizione improntata alla richiesta di maggior rigore e cautela differenziata incarna i principi fondamentali della medicina basata sulle evidenze, i quali devono essere applicati anche a un contesto straordinariamente difficile come quello del trattamento della disforia di genere.
La sfida per la comunità medica nei prossimi anni sarà quella di costruire una base di evidenze solida attraverso studi longitudinali ben disegnati, registri clinici e collaborazione internazionale, che consenta di rispondere con maggiore certezza alle domande fondamentali ancora aperte: per quali pazienti, in quale momento dello sviluppo, e con quali interventi, le cure di genere producono benefici che superano i rischi?
Nel frattempo, l’onestà intellettuale richiede di comunicare con trasparenza a pazienti e famiglie il livello di incertezza attuale, un imperativo che figure come Khatchadourian stanno coraggiosamente indicando come prioritario.
- Kirkey S. (2025, marzo). ‘We need to reassess’: The evolution of one gender care doctor, in National Post.https://nationalpost.com/news/canada/evolution-transgender-care-doctor. ↩︎
- Targownik L. (2026). Alberta has restricted access to gender based medical care for trans youth. Will the rest of Canada soon follow?, in Healthy Debate. https://healthydebate.ca/2026/01/topic/alberta-gender-based-medical-care/ ↩︎
- Kulatunga-Moruzi, C., Mitchell, I., Palmer, D., & Goldade, R. (2024). Letter to the Editor: Response to the Canadian Paediatric Position Statement on transgender and gender-diverse youth in Paediatrics and Child Health. https://doi.org/10.1093/pch/pxae070 ↩︎
- Kulatunga-Moruzi, C., Sim, P., Mitchell, I., Palmer, D., & Joffe, A. R. (2025). The Cass Review and gender-related care for young people in Canada: A commentary on the Canadian Paediatric Society Position Statement on transgender and gender-diverse youth, in Archives of Sexual Behavior. https://doi.org/10.1007/s10508-025-03335-8 ↩︎
- Kulatunga-Moruzi, C. (2025). Why is Canada falling behind the science in treating gender-distressed youth? Macdonald-Laurier Institute Commentary. https://macdonaldlaurier.ca/why-is-canada-falling-behind-the-science-in-treating-genderdistressed-youth-chan-kulatunga-moruzi/ ↩︎
- Kulatunga Moruzi C., Sim P., Mitchell I., Palmer D., Joffe A.R. (2026). The Canadian Paediatric Society Is Trapped in a Pre-Cass Time Warp, in Quillette (Substack). https://quillette.com/2026/02/06/the-canadian-paediatric-society-is-trapped-in-a-pre-cass-time-warp-gender-medicine/ ↩︎
- Littman, L. (2018). Parent reports of adolescents and young adults perceived to show signs of a rapid onset of gender dysphoria, in PLOS ONE. ↩︎
- Littman, L. (2019). Correction: Parent reports of adolescents and young adults perceived to show signs of a rapid onset of gender dysphoria, in PLOS ONE. ↩︎
- Kaltiala-Heino, R., Työläjärvi, M., & Lindberg, N. (2019). Gender dysphoria in adolescent population: A 5-year replication study, in Clinical Child Psychology and Psychiatry. ↩︎
- de Graaf, N. M., Giovanardi, G., Zitz, C., & Carmichael, P. (2018). Sex ratio in children and adolescents referred to the Gender Identity Development Service in the UK (2009–2016), in Archives of Sexual Behavior. ↩︎