sorriso evanescente dello stregato su colori della bandiera trans

Lo strano caso della scomparsa degli «standard di cura»

Traduciamo l’articolo di Peter Jenkins sul passo indietro della WPATH di fronte alle denunce per negligenza medica presentate dai detransitioner pubblicato su Inspecting gender di Genspect il 25 marzo 2026.


In «Alice nel Paese delle Meraviglie», quando Alice si sente smarrita e non sa proprio dove andare, e si trova a chiedere indicazioni allo Stregatto, figura assai ambigua e inquietante. La risposta dello Stregatto è tanto rassicurante, quanto vaga ed evasiva: «Tutto dipende da dove vuoi andare…». Come a dire che, nella ricerca della propria strada nella vita, basta seguire i propri desideri. Che è più o meno l’esperienza che hanno fatto alcuni detransitioner con la WPATH, l’Associazione Professionale Mondiale per la Salute Transgender. Convinti dall’apparente solidità dei famosi Standard di Cura, in molti ritengono che l’autorità della WPATH sulla transizione, specialmente quella medica, sia fuori discussione. Tuttavia, seguendo i primi casi legali portati in tribunale dai detransitioner, scopriamo che la WPATH e i suoi tanto decantati Standard di Cura sono evanescenti, un po’ come lo Stregatto. E, come ci avverte Alice, lo Stregatto sembra mansueto ma “ha artigli molto lunghi e un gran numero di denti…”. Sarà forse il caso che noi (come Alice) si debba fare attenzione?

Il caso di malasanità di Fox Varian

Iniziamo con il caso rivoluzionario intentato da Fox Varian contro la sua terapeuta, la Dottoressa Einhorn, e il suo chirurgo plastico, il Dottor Chin, che ha portato al risarcimento di 2 milioni di dollari disposto dal tribunale di New York nel febbraio 2026 (Jenkins, 2026). Ad oggi, negli Stati Uniti, è la prima causa intentata e vinta da una persona che ha effettuato la detransizione. Sebbene gli atti processuali siano stati secretati dal giudice, per proteggere la privacy della ricorrente, il caso è stato riportato in dettaglio dal giornalista Ben Ryan, che ha reso disponibili informazioni chiave, come le perizie dei testimoni esperti (Ryan, 2026a). Altri 24 casi di negligenza medica sono attualmente pendenti negli Stati Uniti, compreso quello intentato da Soren Aldaco (Ryan, 2026b). La donna sta cercando di ribaltare l’attuale legge del Texas, che, per i casi di detransizione, pone il limite irragionevole di due anni per portare in tribunale la causa per negligenza (Jenkins, 2026). Ciò è in netto e sfavorevole contrasto rispetto alla finestra temporale ben più estesa concessa per portare in tribunale vecchi casi di abuso sui minori, che ora viene applicata in molte giurisdizioni statunitensi.

Tuttavia, il tentativo di limitare il danno legale ha ormai preso il via. Si sta cercando di ridurre il caso Fox Varian a un caso di rilevanza limitata, sulla base delle sue caratteristiche eccezionali, così che non possa costituire in alcun modo un precedente per altri casi simili in arrivo. Sì, Fox Varian ha vinto la sua causa per negligenza medica, avendo subito una doppia mastectomia all’età di 16 anni in quanto “minore matura”, ma, in questa narrazione, ciò non dovrebbe compromettere l’assistenza medica di affermazione di genere nel suo complesso.

Dovere di diligenza, standard di cura

Per vincere una causa di questo tipo, il paziente come parte in causa deve dimostrare che i professionisti coinvolti avevano nei suoi confronti un dovere di diligenza, che vi è stata una violazione di tale dovere e, cosa fondamentale, che questa violazione ha causato direttamente alla paziente un danno fisico e/o psicologico. Potrebbe sembrare semplice, ma questi casi sono notoriamente difficili da vincere in un tribunale civile. Nei casi di medicina specialistica, la decisione si riduce al bilanciamento delle prove presentate per stabilire l’esistenza di una violazione del dovere di diligenza e il nesso causale del danno. Il tribunale si affida in larga misura alle testimonianze di esperti per decidere se i medici abbiano mancato al loro dovere di diligenza. Quindi, in sostanza, si tratta di un sistema di difesa tra pari estremamente solido, in cui spesso materiale di natura estremamente tecnica deve essere tradotto in termini quotidiani facilmente comprensibili da un giudice e da una giuria. Quali sono dunque le caratteristiche che hanno reso eccezionale il caso di Fox Varian? Insolitamente, il caso ha coinvolto come imputati sia la psicologa che il chirurgo della paziente.

In altri casi, come quello intentato da Soren Aldaco, la paziente ha dovuto intentare una serie di cause legali separate contro quattro o cinque diversi professionisti coinvolti nella propria transizione medica. Questo chiaramente comporta un dispendio di tempo e denaro molto maggiore per i ricorrenti. Nel caso di Fox Varian, la causa legale ha portato in primo piano il terapeuta che ha inviato la paziente. Nel sistema statunitense, i pazienti che richiedono interventi medici di affermazione di genere necessitano generalmente di una lettera di invio da parte di un terapeuta. (Nel Regno Unito, è improbabile che i terapeuti che lavorano al di fuori di una clinica specializzata in questioni di genere siano coinvolti in questa procedura.) Si tratta di uno sviluppo chiave, in quanto il caso Fox Varian conferma che il terapeuta e il chirurgo condividono la responsabilità per la presunta negligenza medica. Questo è un chiaro segnale di avvertimento per i terapeuti che lavorano in questo campo, sia negli Stati Uniti che nel Regno Unito.

Definizione di uno standard di cura concordato

Una delle caratteristiche eccezionali che contraddistinguono il caso Fox Varian riguardava un’apparente mancanza di accordo tra terapeuta e chirurgo sulla corretta etichetta diagnostica necessaria per autorizzare una doppia mastectomia. La lettera di invio del terapeuta indica “Disturbo da dismorfismo corporeo” (F45.22 del DSM-5), ovvero una preoccupazione ossessiva per le caratteristiche del corpo. Il chirurgo avrebbe invece dedotto che si trattasse di “disforia di genere” (302.6 del DSM-5), ovvero una marcata incongruenza tra il genere vissuto/espresso dal paziente e il genere assegnato (APA, 2025). Queste differenze diagnostiche non sarebbero state poi adeguatamente approfondite o risolte attraverso il coordinamento tra i due professionisti coinvolti (Ryan, 2026a). La giuria ha inoltre ritenuto che la lettera di invio del terapeuta violasse il dovere di diligenza, in quanto consisteva in soli tre paragrafi, mentre un esperto ha suggerito che una lettera di questo tipo potrebbe dover arrivare anche a trenta pagine di valutazioni dettagliate sulle condizioni del paziente (Ryan, 2026c).

Come fa quindi un giudice (e una giuria, se coinvolta) a decidere cosa sia una pratica “sufficientemente buona” o addirittura “sufficientemente cattiva”, sia che venga svolta da un terapeuta, sia da un chirurgo plastico? È qui che entra in gioco il concetto di standard di cura. Lo standard di cura è la qualità del trattamento che viene concordata come appropriata, sulla base del parere di un perito, con riferimento alle linee guida professionali esistenti e alla giurisprudenza precedente. Nel caso di Fox Varian, dato che il suo intervento chirurgico è stato eseguito nel 2019, si potrebbe supporre che lo standard pertinente da applicare fossero gli Standards of Care (SOC 7) (WPATH, 2012), in vigore all’epoca, poi sostituiti dagli Standards of Care 8 nel 2022 (Coleman et al, 2022). La differenza cruciale tra SOC 7 e SOC 8 era che il primo si basava in ultima analisi su opinioni, mentre il SOC 8 dichiarava di “utilizzare un approccio basato sull’evidenza” (DHHS, 2025: 156).

WPATH come standard di cura di riferimento?

È qui che è stata sganciata la prima bomba giuridica. Uno dei testimoni chiave comparso per Fox Varian, ha affermato che gli Standard di Cura WPATH, Versione 7, «…non sono considerati lo standard di cura». “Lo standard di cura in base al quale sto valutando questo caso è ciò che un medico ragionevole farebbe in quelle circostanze” (Ryan, 2026b). Dato che il testimone esperto è egli stesso un membro di spicco della WPATH, questa sembra essere una rivelazione a dir poco sconvolgente. Solo nell’agosto 2024, “la WPATH è stata presentata in un importante caso giudiziario come ‘l’associazione leader dei professionisti medici che trattano le persone transgender’ e inoltre ‘le principali organizzazioni mediche e di salute mentale della nazione riconoscono [SOC-8] come riflesso dello standard di cura accettato per il trattamento della disforia di genere’ (DHHS, 2025: 182). La WPATH è ampiamente considerata “l’autorità de facto per la definizione della competenza clinica, dei criteri di ammissibilità al trattamento e dei quadri etici in gran parte della medicina statunitense” (DHHS, 2025: 154). “Le principali compagnie assicurative private statunitensi… fanno esplicito riferimento al SOC-8 per definire la necessità medica, i criteri di ammissibilità e le decisioni di copertura (2025: 154).

A confondere ulteriormente le acque, un secondo testimone esperto, fortemente critico nei confronti del terapeuta nel caso Fox Varian, ha fatto esplicito riferimento al SOC WPATH nel comunicare alla corte che la pratica del terapeuta si discostava dallo Standard of Care (WPATH) accettato nel paragrafo 19: “In base agli standard di cura in vigore all’epoca, come dettato dalla WPATH, prima che un adolescente venga candidato a un intervento chirurgico di riassegnazione di genere, il paziente dovrebbe sottoporsi a interventi completamente reversibili, ovvero l’uso di (analoghi del GNRH…” (Ryan, 2026a).

Sembra dunque esserci un grado sorprendente di divergenza tra gli esperti, in termini di affidamento alla WPATH. Sembra che gli Standard di Cura della WPATH siano (e allo stesso tempo assolutamente non sianolo standard di cura da applicare nel caso della medicina di affermazione di genere.

Qui si intravedono le sfumature di un altro famoso gatto, ovvero il gatto di Schrödinger, che potrebbe teoricamente esistere e non esistere esattamente nello stesso momento, nello strano nuovo mondo della fisica post-quantistica (Gribbin, 1992).

WPATH e i suoi Standard di Cura: domande senza risposta

Con una sorprendente inversione di rotta, sembra ora che gli “Standard di Cura” (la versione 7 in questo caso specifico) non siano più “lo standard di cura” alla base delle decisioni in un importante caso legale. E, se un esperto decide di abbandonare gli Standard di Cura WPATH, su cosa deve basarsi il suo standard di cura alternativo? Si basa su prove scientifiche confutabili (che possono essere contestate in tribunale), o sull’opinione personale dello stesso esperto?

Se gli Standard di Cura WPATH possono essere così facilmente abbandonati in un tribunale, dopo essere stati proposti e accettati in altri procedimenti giudiziari come lo standard di cura pertinente, allora su quali basi nei futuri procedimenti giudiziari si potrà ritornare ai soliti vecchi Standard WPATH? Chi decide se questa scelta sia appropriata in termini legali?

Se gli Standard di Cura WPATH non sono effettivamente lo standard di cura, allora che senso ha averli? E se gli Standard di Cura WPATH vengono scartati così facilmente (“ora valgono, ora non valgono”), allora qual è esattamente il senso della WPATH?

Ci sono tante domande senza risposta…

Dare un senso a tutto questo

Che senso possiamo dare a tutto questo? Naturalmente, il nostro punto di partenza deve essere che gli Standard di Cura WPATH non sono standard clinici nel senso comunemente inteso del termine. Ovvero non sono standard, come invece le linee guida NICE del Regno Unito, che sono basate su prove di alta qualità, preferibilmente studi randomizzati controllati, che sono essenziali per poter chiamare i medici a rispondere in tribunale. Gli Standard di Cura (WPATH) sono solo linee guida indicative, fin troppo facilmente sacrificabili, come abbiamo potuto constatare, non appena si rivelano un tantino scomode per i medici da seguire alla lettera. E tuttavia gli Standard di Cura forniscono uno scudo protettivo, sotto il quale si nasconde il concetto centrale relativo al presunto trattamento di affermazione di genere, ovvero il fatto di considerarlo una “necessità medica”. Senza questa etichetta alla base, non esisterebbe alcuna copertura assicurativa e, cosa fondamentale, nessun trasferimento regolare di fondi ai clinici. Dopotutto, per quanto possano affermare di essere appassionati di identità di genere, nessuno fa questo “lavoro” gratuitamente. A lungo termine, senza la finzione collusiva della “necessità medica”, che lubrifica gli ingranaggi e li mantiene in funzione, non esisterebbe quindi alcuna industria medico-finanziaria che fornisce la transizione medica a pagamento.

Mancanza di una base di prove

Quindi, la principale debolezza della WPATH sembra essere la mancanza di una solida base di prove per l’attuazione della cosiddetta cura di affermazione di genere. Dopotutto, l’identità di genere è semplicemente una convinzione interna non verificabile, un’esperienza di incongruenza corporea. In sostanza, la medicina di affermazione di genere si basa sul processo di fornire un trattamento medico, che passa rapidamente dai farmaci alla chirurgia, per trattare il sistema di credenze discordante di un individuo. Ad oggi la WPATH (SOC 8) non è riuscita a fornire una revisione sistematica dei trattamenti per i minori a giustificazione delle proprie raccomandazioni, nonostante verosimilmente disponesse dei mezzi accademici e di ricerca necessari per farlo (Coleman et al, 2022: S46Jenkins, 2023). Le revisioni sistematiche commissionate alla Johns Hopkins University sarebbero state censurate e lasciate inedite, quindi escluse dal dominio pubblico (DHHS, 2025: 170). La dottoressa Hilary Cass, nella sua storica revisione delle politiche, ha pubblicamente descritto la base di prove a sostegno della medicina di genere come “notevolmente debole” (2024: 13). Anche la discussione un po’ confusa sulle diagnosi di dismorfismo corporeo o di disforia di genere per Fox Varian fa emergere una questione ovvia, cioè che se la psicoterapia è universalmente accettata (e dimostrata) come la risposta più appropriata alla condizione transitoria e rara del dismorfismo corporeo, allora a maggior ragione lo è nel caso di incongruenza di genere o disforia di genere. I tribunali e i loro periti devono essere molto più incisivi nel contestare l’adeguatezza del WPATH come standard di cura predefinito del settore, o, laddove venga accantonato, le ragioni di ciò e la base di prove a sostegno di qualsiasi sostituzione adottata. Per quanto riguarda i terapeuti, la questione non è più se la loro lettera di invio sia lunga tre paragrafi o trenta pagine, ma se esista un criterio psicologico in grado di giustificare l’imposizione di una doppia mastectomia a una ragazzina in difficoltà.

Cambiamenti attuali nel campo della medicina di genere

Anche se il caso Fox Varian può presentare alcune particolarità, senza dubbio ci indica da che parte tira il vento. L’American Society of Plastic Surgeons ha appena invitato a sospendere definitivamente gli interventi chirurgici sui minori, a causa della mancanza di prove (BMJ, 2026). Il settore assicurativo statunitense della responsabilità civile professionale sarà sicuramente il prossimo a dare segnali di un progressivo ritiro da questo campo controverso, seguendo la strafa recentemente tracciata dai colleghi australiani (MDA National, 2025).

E per quanto riguarda la WPATH, le previsioni per il futuro sono piuttosto cupe. Come uno Zeppelin ormai irreparabilmente condannato a morte, potrebbe metterci più tempo a sgonfiarsi di quanto alcuni di noi vorrebbero. Ma per tornare al tema originale di Alice nel Paese delle Meraviglie, la comparsa e la graduale scomparsa degli Standard di Cura potrebbe forse offrire una qualche speranza concreta a chi ha interrotto la transizione e sta valutando un’azione legale riguardo alle cure mediche e terapeutiche ricevute. Forse, in futuro, tutto ciò che rimarrà della WPATH e dei suoi Standard di Cura sarà solo un sorriso sornione…

Riferimenti cartacei:

Carroll, L. (1985) Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie. In: Le opere illustrate complete di Lewis Carroll. Chancellor, Londra.

Gribbin, J. (1992) Alla ricerca del gatto di Schrödinger: Fisica quantistica e realtà. Black Swan, Londra.

Peter Jenkins è un consulente, supervisore, formatore e ricercatore nel Regno Unito. Ha pubblicato numerosi libri sugli aspetti legali della terapia, tra cui Professional Practice in Counselling and Psychotherapy: Ethics and the Law (Sage, 2017).

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